Bang Bang O’Connor al secondo sparo fa centro

Un’altra fuga in porto, a Madonna di Campiglio bella vittoria dell’australiano. Poco contest in gruppo, Almeida tiene la rosa senza problemi; quelli forse li avrà domani sullo Stelvio

E va bene, rinviamo ogni discorso a domani, allo Stelvio, ai Laghi di Cancano, a un unico appuntamento che può valere tre settimane di corsa, un grande giro, un intero anno di fatiche e attese. Rinviamo a domani perché oggi abbiamo scherzato, più o meno, il Bondone era lontano lontano dal traguardo di Madonna di Campiglio, la salita finale era troppo molliccia per ospitare grandi battaglie (giusto Brandon McNulty, tra quelli di classifica, l’ha pagata), e quindi no contest più o meno, punzecchiature qua e là, una dei Sunweb a metà scalata, l’inutile volatina dell’undicesimo posto. Rinviamo a domani e forse lì le esauriamo le grosse questioni, perché la notizia più importante del giorno al Giro arriva fuori dalla corsa, direttamente dalla Francia, con la municipalità di Briançon che chiude le sue porte al passaggio della corsa rosa (misure anticovid in Francia, no ad assembramenti superiori alle sei persone), e risolve così di netto ogni possibile dubbio, Agnello sì Agnello no, nevica non nevica, discesa fattibile discesa ghiacciata. Né Agnello né conseguentemente Izoard, né Monginevro. Si farà solo il Sestrière, sabato, forse tre volte addirittura, ma non sarà certo un percorso paragonabile a quello che sarebbe stato. Poi se Mauro Vegni estrae dal cilindro un Colle delle Finestre, lo perdoniamo (possibilità che accada: 0.5%).

In tema di estrazioni dai cilindri, notevolissima quella di Ben O’Connor, che a Madonna di Campiglio ci ha vinto con puntiglio, e non solo per far rima. Il puntiglio di chi ci era andato vicino il giorno prima, a San Daniele del Friuli, beffato dal solo Jan Tratnik. E allora ci riprovo, che cacchio, e subito, senza perder tempo. Ci ha riprovato, è entrato nella grande fuga del giorno, ha beneficiato (con tutti gli altri attaccanti) dei buoni uffici del gruppo che ha un certo punto è passato direttamente dal “tirare” al “tirare i remi in barca”, e sulla scalata finale ha staccato tutti quelli che erano rimasti con lui, compresi nomi di un certo peso come Hermann Pernsteiner o Thomas De Gendt. Tra un mesetto compirà 25 anni, è un corridore tutto in divenire, può essere che i GT siano il suo pane, di sicuro si sta facendo molto apprezzare, dapprima come luogotenente di Domenico Pozzovivo, e ora anche come stoccatore in proprio. Bravo lui.

E bravo João Almeida, che inanella il 15esimo giorno in maglia rosa, e fin qui, dove era per lui possibile arrivare, ci è arrivato. Per il capolavoro, o il miracolo, o vedete voi come definirlo, ci diamo appuntamento a domani, stessa ora, stesse righe, per il commento alla tappa regina e alle conseguenti misure che il portoghese attuerà per difendere la personalissima maginot di classifica.

 

La fuga con cui Guerreiro detronizzò Visconti
Pochi movimenti di rilievo nei primi 40 km in piano, la fuga della 17esima tappa del Giro d’Italia 2020, la Bassano del Grappa-Madonna di Campiglio, si è messa in moto quando già si era sulla Forcella Valbona, al km 45, con 19 uomini che qui elenchiamo: Hermann Pernsteiner (Bahrain-McLaren), Ilnur Zakarin e Victor De La Parte (CCC), Thomas De Gendt e Harm Vanhoucke (Lotto Soudal), Héctor Carretero, Eduardo Sepúlveda, Dario Cataldo e Davide Villella (Movistar), Louis Meintjes, Amanuel Ghebreigzabhier e Ben O’Connor (NTT), Rohan Dennis (Ineos Grenadiers), Geoffrey Bouchard (AG2R La Mondiale), Óscar Rodríguez (Astana), Jesper Hansen (Cofidis, Solutions Crédits), Ruben Guerreiro (EF), Kilian Frankiny (Groupama-FDJ) e Diego Ulissi (UAE Emirates). Importante la presenza di Guerreiro nel gruppettone, in chiave maglia azzurra, e non di Giovanni Visconti (Vini Zabù-KTM): per il portoghese la possibilità di raccogliere molti punti, ben 80, tra la Forcella e il successivo Monte Bondone, entrambi Gpm di 1a categoria. Era quello l’obiettivo del corridore EF, che in effetti dopo la mitica salita di Trento si è fatto da parte, non svenandosi per tenere il ritmo degli altri fuggitivi sul Passo Durone.

E il gruppo, in tutto ciò? Fino a tutta la discesa della Forcella Valbona, è stato in controllo, concedendo non più di 4′ ai 19 attaccanti. Al rifornimento nel fondovalle prima del Bondone, il fisiologico rallentamento ha abituato il plotone all’andamento lento, sicché la salita è stata percorsa a ritmo ridotto, e gli attaccanti sono volati a oltre 7′ di vantaggio, e con un margine in costante e progressivo aumento: per dire, lungo il Durone (ed eravamo già a 160 km percorsi) si è sfondato il muro degli 8′.

A quel punto della corsa non erano però più 19 gli uomini al comando: giù dal Bondone (a -80 dalla fine) Dario Cataldo si era isolato in testa, poi nel fondovalle era stato raggiunto da Pernsteiner, Zakarin, De Gendt, Vanhoucke, Carretero, Villella, Ghebreigzabhier, O’Connor e Dennis; il Gpm ai -38 (solo di 3a categoria) se l’è preso De Gendt, il quale poi nel fondovalle ha pure tentato un paio di volte di andarsene alla chetichella, puntualmente contrato da Dennis. Poi sul gruppo dei primi son rientrati Bouchard, Rodríguez e Hansen, mentre nel plotone la Deceuninck-Quick Step della maglia rosa João Almeida aumentava un tantino il ritmo, anche per rispondere a un breve intermezzo Sunweb in testa, e ciò conduceva il gruppo a prendere la salita conclusiva di Madonna di Campiglio, ai -13, con 5’30” di ritardo rispetto ai battistrada.

 

Bella vittoria per O’Connor davanti al no contest del gruppo
Carretero, Bouchard, De La Parte, Hansen, uno dopo l’altro si sono staccati già sulle prime rampe di Madonna di Campiglio, sotto i colpi di De Gendt che apparentemente lavorava per il suo giovane compagno Vanhoucke. Ai -10 Zakarin ha fatto un accennino, selezionando ulteriormente il drappello (out Villella), quindi ai 9.3 si è mosso di nuovo De Gendt con O’Connor in marcatura, al che hanno reagito Dennis, Pernsteiner, Zakarin e Ghebreigzabhier, poi son rientrati pure Frankiny, Vanhoucke e Rodríguez; ai 9 è partito Dennis, ben contrato da Zakarin. Proprio il russo poco dopo ha dato luogo all’affondo che ha portato via – alla sua ruota – i soli Dennis, O’Connor, Pernsteiner e TDG. In contropiede è scattato allora O’Connor ai -8.5, e l’azione è parsa subito quella buona. Più avanti il solo Pernsteiner sarebbe riuscito a mettersi al suo inseguimento, a un paio di decine di secondi di distacco.

Spostiamoci allora sul gruppo: la Sunweb aveva preso con decisione in mano le redini della situazione, aumentando nettamente il ritmo rispetto a quanto stava facendo già bene – negli ultimi chilometri – la Deceuninck. Ai -7 un’accelerazione da parte di Jai Hindley ha lasciato appena una decina di uomini nel gruppo maglia rosa, e a quel punto l’australiano è direttamente scattato, chiamando a inseguirlo capitan Wilco Kelderman. João Almeida, un po’ tantino nervosetto, ha chiamato a gran voce Fausto Masnada a mettersi davanti a fare un’andatura che facesse passare ai Sunweb la fantasia di far cose. Schermaglie, nulla più, del resto le pendenze di Madonna di Campiglio quello permettevano. Per la precisione, nel gruppo Almeida c’erano altri 10 corridori, ovvero i primi 12 della generale meno Brandon McNulty (UAE), staccatosi poco prima sulla sgasata di Hindley.

Tra di loro non sarebbe successo più nulla fino alla volata il cui esito stiamo per riportare. Prima dell’ordine d’arrivo, il giusto omaggio a Ben O’Connor, che si è decisamente goduto le ultime pedalate della giornata, correndo verso il primo successo in carriera nel World Tour, del resto in questa parte d’Europa si trova particolarmente a proprio agio, a pochi chilometri da qui vinse a Merano una tappa del Tour of the Alps 2018 (e lì lo scoprimmo), un po’ più su timbrò al Giro d’Austria nel 2017, ad Alpendorf; l’unico altro successo da pro’, l’arrivo in salita di Mont Bouquet all’Étoile de Bessèges, questo febbraio, ovvero un’era fa.

O’Connor ha vinto con 31″ su Pernsteiner (che dopo il traguardo con Ben si è… ben complimentato), 1’10” su De Gendt, 1’13” su Zakarin, 1’55” su Frankiny, 2’49” su Vanhoucke, 3’29” su Villella e Rodríguez, 3’30” su Ghebreigzabhier, 4’32” su Hansen. Dopodiché, il gruppo maglia rosa: oggi Almeida non si è sprecato più di tanto per guadagnare gli stessi due secondi di ieri, per cui a 5’11” in ordine di piazzamento troviamo, dall’11esimo in giù, Tao Geoghegan Hart (Ineos), Hindley, Rafal Majka (Bora-Hansgrohe), Kelderman, João, Pello Bilbao (Bahrain), Patrick Konrad (Bora), Vincenzo Nibali (Trek-Segafredo), Jakob Fuglsang (Astana) e Pozzovivo; a 5’13” Masnada, 21esimo. McNulty, 27esimo, ha chiuso a 6’50” da O’Connor.

La classifica cambia poco poco, in pratica Pernsteiner grazie alla fuga si scambia di posto con McNulty e va a insediarsi in 11esima posizione a 5’07” dal leader Almeida. Il quale conseva 17″ su Kelderman, 2’58” su Hindley, 2’59” su TGH, 3’12” su Bilbao, 3’20” su Majka, 3’31” su Nibali, 3’52” su Pozzovivo, 4’11” su Konrad e 4’26” su Masnada; Fuglsang resta 12esimo a 5’09”, a soli 2″ da Perny; McNulty scivola in 13esima a 6’10”.

Domani quindi l’attesissima 18esima tappa, da Pinzolo ai Laghi di Cancano, scenario – quest’ultimo – di fantasmagorica bellezza paesaggistica. Di mezzo, 207 km con Campo Carlo Magno subito in avvio, Passo Castrin (Gpm al km 66), lungo fondovalle, Stelvio da Prato ai 2758 della Cima Coppi (25 km di scalata a tratti durissima), quindi picchiata su Premadio e salita finale fino alle Torri di Fraele e alle dighe che contengono la massa d’acqua dei laghetti; chi conterrà la potenza degli attacchi, domani? Il fattore umano o il fattore fatica?

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