Marc Soler vince alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport
Marc Soler vince alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport

Riecco il Soler dell’Avénir

Vuelta a España, a Lekunberri buona mossa tattica della Movistar con vittoria del catalano. Roglic secondo e sempre in controllo

La seconda tappa della Vuelta a España, dopo l’esplosivo traguardo di ieri di Arrate, si sposta dai Paesi Baschi alla Navarra. La Pamplona-Lekunberri misura 151.6 km e regala quasi 2700 metri di dislivello, buona parte dovuti al terzo e ultimo gpm di giornata, l’Alto de San Miguel de Aralar, prima categoria di 9.4 km al 7.9% con scollinamento ai meno 17 km, per un finale tutto in discesa.

Cinque in fuga, c’è ancora Wellens. Altro abbandono per la AG2R
Con qualche minuto di ritardo sulla tabella di marcia, attorno alle 13.55, prende il via la frazione, animata nella prima fase da diversi km tutti bloccati dal Team Jumbo-Visma. Dopo circa 20 km si forma un’azione comprendente il colombiano Juan Felipe Osorio (Burgos BH), il belga Tim Wellens (Lotto Soudal), lo spagnolo Julen Amezqueta (Caja Rural-Seguros RGA) e il neerlandese Julius van den Berg (EF Pro Cycling). Ma neppure questo è quella buona

Già all’attacco ieri, Tim Wellens non sente la gamba e allunga in discesa dopo una trentina di km, venendo poco dopo raggiunto dallo spagnolo Alex Aranburu (Astana Pro Team), dal francese Bruno Armirail (Groupama-FDJ), dal francese Jonathan Hivert (Total Direct Energie) e dallo spagnolo Gonzalo Serrano (Caja Rural-Seguros RGA). È proprio questa la fuga che caratterizza la giornata, nella quale si assiste ad una nuova defezione per la AG2R La Mondiale: già priva di Matthias Fränk e Alexandre Geniez, la ritiratisi ieri, la compagine savoiarda deve fare a meno di Axel Domont, che conclude salendo in ammiraglia l’ultima corsa della carriera.

Wellens parte e se ne va, la Movistar cerca di sorprendere
In precedenza, il gpm di terza categoria del Puerto de Guirguillano (km 29.2), era andato a Wellens, il quale conosce l’ultima salita di giornata, da lui affrontata da under 23 alla Vuelta a Navarra. Al km 70 il vantaggio dei cinque supera di poco i 4’30”, ma al belga pare non andar bene: con la gamba frizzante, Wellens decide di attaccare a 72 km dal traguardo, giusto all’imbocco del Puerto de Urbasa.

In un battibaleno il fiammingo, che in Spagna ha colto nove delle ventotto affermazioni della carriera tra i professionisti, guadagna oltre 1′, scollinando (km 87.2) con 1’35” sugli altri quattro e quasi 6′ sul plotone tirato dal Team Jumbo-Visma. Ma subito dopo il transito, nei primi metri del falsopiano, cambia la situazione in gruppo: il Movistar Team si mette in forze in testa e apre un ventaglio con sei loro componenti; il primo a riportarsi sotto è lo stesso Roglic con Kuss a ruota, prima che anche il grosso della carovana abbia modo di agganciarsi.

Martin staccato, Carapaz scatta in pianura!
Sulle strade di casa, i navarri hanno voglia di dare una scossa ad una stagione sinora insufficiente e conducono il plotone in discesa, riducendo sensibilmente il ritardo: ai meno 50 km, infatti, Wellens vanta 1’30” sui quattro a bagnomaria e 4’15” sul gruppo, ridotto a non più di un’ottantina di unità. Tra gli assenti anche Chris Froome, la cui forma è ben lungi dall’essere vicina alla sufficienza, e Thibaut Pinot, che alla Vuelta punta ai successi di tappa. Il migliore di classifica fattosi sorprendere dal passo della Movistar è il francese Guillaume Martin, diciottesimo al mattino e costretto a vanamente inseguire in pianura con i gregari.

Sceso a più miti consigli, Wellens si rialza e attende ai meno 37 km i quattro colleghi, quando il gruppo maglia rossa è a solo 1’30” – il ritardo del drappello Martin-Elissonde è di 3′, invece. La ritrovata armonia tra i battistrada dura lo spazio di poche pedalate, con Bruno Armirail che decide di allungare in una fase totalmente confusa nel quale, non si sa manco bene come, attacca in pianura niente meno che Richard Carapaz, scortato dal fido Andrey Amador.

Il ritmo della Movistar fa male: si stacca anche Dumoulin
La coppia della Ineos Grenadiers con Aranburu si porta su Armirail ai meno 27 km e possiede 15″ sul plotone, dove alla Movistar si aggiunge ora il Team Jumbo-Visma. Pur iniziando le dure rampe dell’Alto de San Miguel de Aralar con qualche metro di vantaggio, Carapaz, ovviamente, non spinge e viene riassorbito dal gruppo dei big, il cui ritmo imposto da Carlos Verona si fa sentire. Anche per i gialloneri, che dopo 2/3 km di scalata perdono sia Robert Gesink che Tom Dumoulin, in un gruppo forte ancora di una trentina di elementi – e con i soli Bennett e Kuss al fianco del capoclassifica.

A 5.8 km dalla vetta allunga Luis León Sánchez (Astana Pro Team): il campione spagnolo non fa paura a nessuno e viene lasciato andare dai Movistar, che lo tengono ad una ventina di secondi. Chi si stacca dal gruppo dei big, una volta che Marc Soler prende il testimone da Verona, è Wout Poels, imitato da Nick Schultz, Gorka Izagirre e Gino Mäder, quindi poco dopo è il turno di Sergio Henao, Aleksandr Vlasov, Mattia Cattaneo, Iván Ramiro Sosa, Alberto Rui Costa e il quinto di ieri Felix Grossschartner.

In pochi davanti, Bagioli non ce la fa per poco. Soler parte in discesa
Sánchez viene ripreso ai meno 19.5 km dall’arrivo e subito si stacca, perché il ritmo di Soler fa danni: con lui solo Mas, Valverde, Kuss, Roglic, Bennett, Chaves, Carthy, Daniel Martin e uno splendido Andrea Bagioli resistono, con Formolo primo degli inseguitori. Il giovane valtellinese perde terreno all’inizio del km conclusivo di salita, quando Sepp Kuss scatta venendo però braccato da Richard Carapaz – e lo statunitense torna subito a più miti consigli.

Poco prima del gpm Carapaz attacca ma non fa la differenza, tanto che scollinano tutti assieme l’ecuadoriano con Roglic, Kuss, Mas, Valverde, Soler, Carthy, Chaves e Martin, mentre Bennett si rifà sotto nella discesa bagnata. Proprio poco dopo che la Movistar ha deciso di giocare la carta tattica mandando in avanscoperta Marc Soler: il catalano entra negli ultimi 10 km con una dozzina di secondi sul drappello dei migliori e una trentina sul gruppetto Bagioli-Formolo-De la Cruz-Nieve-Gaudu-Elissonde, per altro infastiditi nella loro azione da cinque pony inseritisi nella carreggiata.

Seconda stagionale per Soler e la Movistar, Bagioli undicesimo
Marc Soler continua a guadagnare sul gruppetto, dove tira il solo Bennett, entrando negli ultimi 2 km con 20″. Il finale è una passarella per lui: il vincitore del Tour de l’Avénir 2015 centra la seconda affermazione della sua stagione che, per altro, rappresenta per intero il bottino del Movistar Team versione 2020. Da qui deve iniziare per i navarri, che possono sorridere nella tappa di casa, un percorso di rinascita verso Madrid.

Lo sprint per il secondo posto a 19″ va ad un famelico Primoz Roglic (Team Jumbo-Visma), davanti a Daniel Martin (Israel Start-Up Nation). Completano la top ten Alejandro Valverde (Movistar Team), Enric Mas (Movistar Team), Esteban Chaves (Mitchelton-Scott), Hugh Carthy (EF Pro Cycling), Sepp Kuss (Team Jumbo-Visma) e George Bennett (Team Jumbo-Visma), tutti con il medesimo tempo. Andrea Bagioli è undicesimo a 58″, quindi a 1’01” giunge un drappello di tredici unità comprendente, tra gli altri, Costa, De la Cruz, Cattaneo, Vlasov, Grossschartner, Gaudu e Formolo. 8’20” il ritardo di Dumoulin e Guillaume Martin, quasi 19′ per Froome.

Roglic incrementa, domani arrivo in salita a La Laguna Negra
In classifica Primoz Roglic conserva la maglia rossa e, grazie all’abbuono, aumenta il proprio vantaggio. Daniel Martin paga 9″, Carapaz 11″, Chaves e Mas 17″, Carthy 20″, Kuss 26″, Bennett 56″, Grossschartner 59″ e Soler 1’04”.

Domani spazio alla Lodosa-La Laguna Negra di 166.1 km, per quello che è, a tutti gli effetti, il primo arrivo all’insù della prova iberica. Si tratta, in buona sostanza, di una frazione unipuerto con una salita che misura 8.6 km. L’ascesa finale non rientra negli abituali canoni della Vuelta, dato che la pendenza media del 5.8% e la massima del 10%, giusto in prossimità dell’arrivo, sono tutt’altro che irresistibili.

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