Tutti in piedi per Van Aert a Overijse © Getty Images Sport
Tutti in piedi per Van Aert a Overijse © Getty Images Sport

Non si uccidono così anche i cavalli?

Il ritmo folle di Wout Van Aert schianta uno sfortunato Van Der Poel nel finale di Coppa del Mondo a Overijse: l’attesa per il Mondiale si fa spasmodica

Dobbiamo ripeterci, più o meno nei stessi termini, ciclicamente: viviamo in un età dell’oro del ciclocross,  e forse mai come in questa epoca abbiamo il privilegio di assistere a uno dei duelli più intensi tra due campioni contemporanei, complementari nelle caratteristiche in maniera tale che nel cross, non li vediamo quasi mai duellare testa a testa come accade invece nella strada, ma nonostante ciò riescono sempre a regalare grandi emozioni agli appassionati.
E non ce ne voglia Mathieu Van Der Poel, ma le grandi emozioni spesso corrispondono a grandi vittorie di Wout Van Aert; un po’ perché la gara si fa aperta solo su certi percorsi, un po’ per quel modo di correre del belga così inesorabile dove i dislivelli e il fango rendono la corsa dura, della serie “fino alla fine li stendo tutti”. Non che Wout non soffra, ma la sua sofferenza non è paragonabile al crollo fisico e psicologico che ha indotto in questa succosissima pre-mondiale (che poi era anche la chiusura della Coppa del Mondo, neanche bruscolini) nel campione del mondo, crollo viziato dalle sue sfortune, a cominciare da una foratura che lo ha costretto ad una ardimentosa rimonta mancata proprio sul più bello.

Partenza già a tutta: il primo giro è orgasmico
La corsa è da emozioni forti già al via. Intanto, premessa: parliamo di uno dei più bei percorsi di tutto il Belgio, il Druivencross di Overijse che non potrà non ospitare un mondiale, prima o poi. C’è tutto: una bellissima partenza in salita, un po’ come a Geerardsbergen (ma prevalentemente in asfalto), seguita da fangosissime discese, pavé, scalate ripide altri sali scendi a metà tra il ciclocross e la MTB, e infine, quando c’è pubblico, anche la possiblità che un cane insegua gli atleti. Un percorso lunghissimo e completo, tra l’altro in condizioni ideali.
Partenza con violenta caduta che fa fuori i giovani inglesi Ben Turner e Cameron Mason, una potenziale tegola in vista del mondiale under 23, e poi dopo i primi tratti tecnici Wout Van Aert che si porta subito in testa con Mathieu all’inseguimento. I due fanno la differenza già nel primo giro con tonnellate di accademia, una prova che andrebbe fatta vedere e rivedere nelle scuole di ciclismo (anche se rasenta l’inumano, con discese affrontate saltando giù dalla bici e ‘pattinando’ a piedi per non cadere), un Van Aert solidissimo e sicuro al comando con un Mathieu che resta in piedi per stargli dietro violando ogni legge della fisica e con un gioco di equilibri sulle gambe degni di un ballerino del Bolshoi.

La foratura di Mathieu e l’inseguimento
La corsa sembra avviata verso un testa a testa da sciogliere nella seconda parte, ma un fattore di disturbo interviene al termine del secondo giro, con Van Der Poel che fora e con la salita seguente perde 25″ prima di arrivare al cambio bici. È ancora troppo presto per mollare e difatti l’olandese non molla: spinge verso il recupero, cercando di sfruttare i pur minimi errori di Van Aert per limare quei secondi necessari per averlo a vista.
Nel corso del quinto giro degli otto previsti, con Van Aert ormai a un pugno di secondi, l’azzardo: Mathieu non cambia la bici e accelera, arrivando quasi sulle code del rivale. Ma al termine del giro succede il patatrac: nello stesso punto dove aveva forato, Van Der Poel sbaglia rapporto, si pianta, perde secondi e concentrazione. A quel punto non ne ha più per recuperare: quando cambia bici ha di nuovo 30″ di ritardo e la concentrazione è andata. Mathieu comincia a cadere una, due volte: al termine del sesto giro ha di nuovo 50″ di ritardo. Gara ormai conclusa, a favore di Van Aert che invece è in giornata di grazia e come a Dendermonde va avanti sempre del suo stesso passo, verso la vittoria della tappa e della Coppa del Mondo. All’arrivo Mathieu accuserà 1’10”.

Pidcock ancora da podio, Vanthourenhout insegue
La corsa degli “umani” dietro avrebbe meritato attenzione, considerando l’impegno messo dal giovanissimo Tom Pidcock e da Michael Vanthourenhout in primis. Il talentuoso britannico non ha potuto granché già dalla partenza contro i due mostri, nonostante un percorso che lo esaltasse, ed è stato insidiato ancora una volta dall’antagonista della Pauwels Sauzen, che al fin della fiera si sta rivelando il miglior “specialista puro” della stagione, almeno per continuità. Nonostante Pidcock picchiasse duro in salita, Vanthourenhout, che difendeva il terzo posto in Coppa del Mondo, non ha mollato fino all’ultimo giro, dove ha dovuto cedere al britannico giunto a 2’07” da Van Aert. 2’24” per Michael, con Toon Aerts a 2’49” e Lars Van Der Haar a 3’26”. Seguono alla spicciolata Laurens Sweeck, Corné Van Kessel, Quinten Hermans, e Gianni Vermeersch che chiude la top ten a 4’12”: sono volati i minuti, come spesso capita quando c’è il Rolling Stone di Herentals al comando. Tant’è che i nostri azzurri verranno doppiati (per ultimi, a onor di cronaca) pur arrivando nella metà alta della classifica: Jakob Dorigoni 24esimo e Gioele Bertolini 25esimo, con l’altoatesino che passa proprio all’ultima tornata disponibile, confermando la sostanziale parità tra i due con Dorigoni che stavolta è riuscito in quel sorpasso che gli è mancato due settimane fa a Lecce (seppur molto meno significativo in questa occasione).

Donne: Del Carmen Alvarado si conferma la migliore
Gara femminile più corta nei distacchi, ma dominata ancor più nettamente dalla campionessa del mondo Ceylin Del Carmen Alvarado, in forma perfetta in vista del Mondiale. Fa e disfa come vuole sui saliscendi di Overijse: lascia sfogare in partenza Marianne Vos, si porta avanti, cade, si fa riprendere, stacca di nuovo tutte in salita e arriva con 20″ su Lucinda Brand, che nel finale rischia di farsi riprendere a una sempre più interessante Manon Bakker, sul podio anche ieri. La forma della Brand, in questo weekend, è sembrata in calando. Come spesso capita nei percorsi duri, gran rimonta di Chloe Honsinger che passa Denise Betsema e si porta al quarto posto; Sanne Cant precede le britanniche Anna Kay ed Evie Richards. Tutte le prime 8 le ritroviamo in un minuto, a testimoniare il maggior equilibrio nel ciclocross femminile, sebbene sia anche qui evidente la presenza di dominatrici. Chiudono la top ten le alliteranti Vas e Vos, non danno buoni segnali le azzurre: Eva Lechner la migliore, 13esima ad 1’41”, non al meglio l’esordio in tricolore di Alice Arzuffi, 23esima a 2’53” preceduta dalla compagna di squadra su strada Silvia Persico. 26esima Gaia Realini e 30esima Francesca Baroni, difficile per loro inserirsi nella lotta per le medaglie ad Ostenda considerato l’altissimo livello attuale delle Under 23 al femminile. Infine 40esima Chiara Teocchi, dalla quale forse si poteva immaginare qualcosa di più dopo il ritorno ad alti livelli ai tricolori di Lecce.

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