Mads Pedersen vince la Kuurne-Bruxelles-Kuurne 2021
Mads Pedersen vince la Kuurne-Bruxelles-Kuurne 2021

Mad Mathieu, Mads fa “tiè”

Van der Poel spande spettacolo a piene mani alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne, ma nel finale il gruppo rientra e vince Pedersen su Turgis e Pidcock. Trentin quarto, Colbrelli sesto

C’è un corridore che lo vedi correre, e ridi. Di gioia, felicità, allegria, ridi di pienezza e di ciclismo, ridi perché la vita è bella quando Mathieu Van der Poel è in scena. Quando Mathieu Van der Poel è in scena sai già che tutto può succedere, e puntualmente succede, e poi a volte gli va bene a volte gli va male. Alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne 2021 gli è andata male, perché a vincere è stato Mads Pedersen, e il Fenomeno colorato d’olandese non ha chiuso neanche nei 10. Ma che due ore di gaudio abbiamo avuto grazie alla sua follia, alla sua intraprendenza, alla sua sventata fantasia?

197 i chilometri da Kuurne a Kuurne, classico percorso accidentato di muri che però offre un finale ai recuperi sugli attaccanti. Al km 12 si sono mossi Maciej Bodnar (Bora-Hansgrohe) e Ludwig De Winter (Intermarché-Wanty), subito seguito da Patrick Gamper (Bora) e Artyom Zakharov (Astana Premier Tech) per una fuga che poi è stata rimpolpata anche dai rientri di Jonas Iversby Hvideberg (Uno-X) e Tom Paquot (Bingoal-Wallonie Bruxelles). Il vantaggio dei 6 ha sforato i 7′ dopo una quarantina di chilometri, ma il gruppo ha sempre confidato di poter tenere agevolmente la situazione sotto controllo. In particolare gli UAE-Emirates (per Alexander Kristoff) e i padroni di casa della Deceuninck-Quick Step (di default…) si sono occupati di tenere un’andatura di sicurezza.

A 85 dal traguardo il colpo di testa di Van der Poel
La corsa procedeva bella tranquilla, i primi muri sono stati saltati senza sussulti, i battistrada conservavano 3’30” di margine quando, a sorpresa (ma davvero?) uno a caso, a 85 km dalla fine, sul Kanarieberg, è scattato dal plotone. Uno che aveva detto prima della partenza “oggi farò da gregario per Merlier”. E insomma, si è capito che parliamo di Mathieu Van der Poel. Al capitano della Alpecin-Fenix si è prestamente accodato Jhonatan Narváez (Ineos Grenadiers), mentre Victor Campenaerts (Qhubeka-Assos) ha perso l’attimo, provando invano a evadere poco dopo.

MVDP ha limato in un batter d’occhio un minuto ai fuggitivi, mettendone al contempo uno tra sé e il gruppo. Narváez collaborava il giusto, ma l’altro non se ne curava più di troppo. Come un treno ha espletato la sua corsa fino alla prima stazione prevista, i fuggitivi: ripresi ai piedi dell’Oude Kwaremont, a 62 dalla fine; sulle rampe dell’O-K De Winter ha esercitato un’evasione dal drappello di testa ma ha avuto poca vita ed è stato raggiunto ai -58.

Intanto in gruppo si capiva che bisognava correre ai ripari: MVDP volteggiava verso i 2′ di vantaggio, troppo come bonus da lasciare a uno come lui, sicché alcuni dei big della startlist hanno incendiato pure loro il Vecchio Quare: Jasper Stuyven (Trek-Segafredo) è stato il primo a dare una botta, ed è stata la stura, al contrattaccante hanno subito risposto tanti bei nomi, come dire John Degenkolb e Frederik Frison (Lotto Soudal), Tiesj Benoot e Søren Kragh Andersen (DSM), Greg Van Avermaet e Oliver Naesen (AG2R Citroën), Matteo Trentin (UAE), Kasper Asgreen e Bert Van Lerberghe (Deceuninck), Dylan Teuns (Bahrain Victorious), Thomas Pidcock (Ineos), Bryan Coquard (B&B Hotels p/b KTM), Arjen Livyns (Bingoal), Anthony Turgis (Total Direct Énergie), Nils Politt e Ide Schelling (Bora), Erik Nordsaeter Resell (Uno-X), Clément Russo (Arkéa Samsic), poi sono stati raggiunti strada facendo De Winter, Paquot e Bodnar, mentre gli altri, lacrimando e sbuffando (soprattutto Fedorov e Gamper) riuscivano per il momento a stare con Mathieu (e Narváez e il bravo Hvideberg).

Il lungo inseguimento dei big
Intanto però il margine calava vistosamente fino a 40-50″, Teuns dietro tentava un assolo presto abortito, Russo rompeva la catena in un fuoristrada, gli inseguitori in ogni caso si davano manforte e provavano a ricucire, ma evidentemente la manforte non era poi così forte, perché forse qualcuno si nascondeva nelle pieghe del drappellone, e allora in un modo o nell’altro quel gap non si riusciva ad abbassare, anzi tendeva più all’insù che all’ingiù, mentre il gruppone, da dietro, non era poi così distante. Diciamo che ai -40 Degenkolb e soci erano esattamente a metà strada tra il quintetto al comando e il péloton.

L’infinito traccheggio è stato troncato da Trentin che su un pavé ai -35 (Beerbosstraat) ha forzato promuovendo un contrattacco con Teuns, Asgreen e Van Avermaet. Il quartetto non ha avuto spazio, ma se non altro ha provocato quella frustata che ha dimezzato il distacco da MVDP: 25″ in 30 km, come difenderli?

Con tanta fatica, nel vento degli stradoni intorno a Kuurne, ma il destino dei cinque sembrava segnato. Anche perché a un certo punto, diciamo all’altezza dei -12, il terzo gruppo (quello che restava del gruppone che fu) è riuscito infine a chiudere sui corridori intercalati, e quelli davanti li tenevano a vista, lì vicini vicini. In ogni caso, ai -10 erano ancora 15 i secondi da difendere per i primi, per un finale tutto da scrivere. Anche perché il vento c’era per quelli in testa tanto quanto per quelli dietro, e le trenate di Van der Poel continuavano poderose, e gli altri quattro, galvanizzati dal trovarsi con cotanto arnese a guidarli, non negavano un’importante aiuto.

Asgreen risolve la partita, ma a segno va Pedersen
Per Mathieu peraltro l’impegno non era limitato al tirare, ma anche allo scrutare i compagni d’azione, perché da un momento all’altro poteva immaginarsi la stoccata del signor Carneade Di Turno, noto approfittatore delle situazioni del ciclismo. Sia come sia, ai -5 sempre tra i 15 e i 20″ di margine. Del resto non è che fossero in tantissimi a spendersi tra gli inseguitori, Frison per Degenkolb, Teuns per Sonny Colbrelli, ma gli altri? Ci voleva un intervento risolutivo, e allora ai -4 è tornato in scena potentemente Asgreen, che conosce bene quel finale avendolo domato/dominato 12 mesi fa. Haussler sulla sua ruota, intanto i chilometri alla fine erano già 3 e quelli davanti sempre lì: davanti.

Ma la botta di Kasper ha riavvicinato di molto il G2, e ai 2500 metri di colpo lo scricchiolio s’è fatto forte tra i battistrada, di forze per i cambi non ce n’erano più, e non c’era neanche energia per il contrattacco fatale di Mathieu: e allora ecco compiersi il destino: ai 1600 metri il rientro del gruppo. Sull’ultima curva a destra il tentativo di fagianata di Dimitri Claeys (Qhubeka) è stato contrato da una trenata di Stefan Küng (Groupama-FDJ), dopodiché non rimaneva niente per alcunché d’altro se non la volata finale.

Sul lunghissimo rettilineo d’arrivo l’aire buono l’ha preso quello che di mestiere fa il giustiziere delle lotte: Mads Pedersen. L’iridato 2019, pilotato alla grande da Jasper Stuyven, non ha lasciato scampo a nessuno; Anthony Turgis (Total) si è accontentato di un altro bel piazzamento davanti a Thomas Pidcock che ha preso il terzo posto, giù dal podio Matteo Trentin quarto seguito da Jenthe Biermans (Israel Start-Up Nation) e Sonny Colbrelli, e poi ancora Politt, Van Avermaet, Van Lerberghe e Resell. Un epilogo palpitante per una corsa ultradivertente. Quasi quasi l’ordine d’arrivo è un dettaglio (vabbè, andiamolo a dire a Mads…), così come è un dettaglio l’idea che dopo gare del genere aumenta a dismisura la voglia di ciclismo in tutti noi. Un bellissimo ciclismo.

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