Asgreen esulta sul podio della Ronde, Van der Poel accusa il colpo © Deceuninck-Quick Step - Wout Beel
Asgreen esulta sul podio della Ronde, Van der Poel accusa il colpo © Deceuninck-Quick Step - Wout Beel

Stavolta i fenomeni masticano amaro

Le pagelle del Giro delle Fiandre: sufficienza stiracchiata per Van der Poel, bocciato Van Aert. Alaphilippe funge da specchietto per le allodole, gli va bene. Gran Greg sul podio, Premio Umanità a Trentin

Kasper Asgreen – 10 e lode
A 26 anni ha già un primo e un secondo posto al Fiandre, è questo quasi quasi è il meno. Il più è il suo correre senza il minimo timore reverenziale, la sua capacità di assumersi tutte le responsabilità del caso, la sua sfrontatezza nell’accettare lo scontro aperto anche andando in direzione contraria rispetto ai pronostici. Sicuro di sé in una maniera che tutti quelli abituati a tentennare dovrebbero studiare e ristudiare. Spalle larghe, consapevolezza di sé e del ruolo, capacità di gestire la pressione che i gradi di capitano di giornata in un team come la Deceuninck automaticamente generano… e poi quella volata, quel mettersi nel taschino il dio incarnato ma subito vilipeso da un risultato che dice tutto di quanto il ciclismo sia pieno di variabili incontrollabili, che anche quando ti pare che tutto sia incanalato c’è sempre il colpo di coda che rimette tutto in discussione. Ecco, forse Kasper Asgreen in danese vuol dire proprio colpo di coda (pensate all’epilogo della E3, pensate a oggi, e dite se non è così!).

Mathieu Van der Poel – 6
Ohibò, è lui che ha spaccato la corsa, è lui che è scattato a ripetizione, sul Kwaremont, sul Koppenberg, sul Taaienberg, di nuovo sul Kwaremont. Ha dissipato la concorrenza, tutta la concorrenza meno uno. Ha indirizzato la competizione, fino a mettersi comodo con margine rispetto a tutti, lui e un altro che sulla carta gli era nettamente inferiore allo sprint. Sulla carta! Insomma ne ha fatte e disfatte, di tutti i colori come si conviene a un personaggio di tal leva. E allora perché solo 6? Perché: (tanto per dire) a Sagan abbiamo perdonato in passato di essersi fatto battere da Kwiatkowski, o da Ciolek, alla Milano-Sanremo? Arriva un momento nella carriera di un corridore in cui il secondo posto è una sconfitta, indipendentemente da quello che c’è stato prima. Il conteggio delle monumento di Mathieu resta fermo a 1, il Fiandre 2020. E lui quella classifica ha l’obbligo di muoverla, ogni volta che si mette un numero di gara e che si presenta ai nastri di partenza di una corsa di questa importanza.

Greg Van Avermaet – 8.5
Gira che ti rigira, strappa qua insegui là, soffri su conserva giù, si è tenuto un pezzetto di gamba per lo scatto finale, quello che lo ha proiettato sul podio, il quarto in carriera alla Ronde. Aveva ancora da risolvere l’impaccio di Jasper Stuyven, uno che teoricamente è più veloce, ma dopo 254 km – come si era ben capito poco prima con la volata di Asgreen e MVDP – certe certezze diventano molto traballanti. A quasi 36 anni, e considerando quelli che c’erano in gara intorno a lui, il terzo posto era quasi il massimo a cui fosse possibile ambire. L’ha centrato, e l’impresa è da rimarcare: per fare la prova, andiamo a guardare dove sono nell’ordine d’arriva quelli della sua epoca.

Julian Alaphilippe – 6.5
No, non si nascondeva mercoledì alla Dwars: è proprio che la gamba non era quella che gli avrebbe permesso di essere un fattore. Eppure, almeno marginalmente, un fattore è riuscito a esserlo comunque, facendo corsa d’attacco fino a un certo punto, fungendo da specchietto per le allodole, confondendo le idee di tanti rivali. E quando Asgreen è partito con quei due, dopo il Kruisberg-Hotond, ha potuto tirare i remi in barca, e poi si è pure staccato dal gruppetto inseguitore, fino a chiudere anonimamente in 42esima posizione. Abbiamo scritto “marginalmente”, poco sopra, perché se poi Asgreen avesse perso (come pure era possibilissimo), per la Deceuninck sarebbe stata sconfitta, e lui – che ne era il capitano – non avrebbe avuto attenuanti nei commenti del dopo. Gli è andata bene, si festeggia.

Tom Pidcock – 6
Lo mettiamo insieme ad Alaphilippe perché è arrivato al traguardo insieme al francese, tutti e due, 41esimo il ragazzino. Ha fatto quel che ha saputo e potuto, all’attacco dopo il primo Paterberg, bene a galla sul Koppenberg. Poi la benzina è più o meno finita, dal Taaienberg in avanti. Ma è alle prime armi, dobbiamo sempre ricordare questo particolare quando parliamo di lui. E stiamo avendo sempre più netta l’impressione che queste non siano esattamente “le sue” corse.

Matteo Trentin – 7
Premio Umanità Pasqua 2021. Quando ha forato e smadonnato in diretta tv, ed era pienamente nel vivo, pronto a giocarsi un piazzamento importante, il pubblico si è diviso in due: da un lato gli scandalizzati, dall’altro gli empatici. A suo modo, uno dei sussulti di questo Fiandre.

Alberto Bettiol – 5.5
Il migliore degli italiani ha chiuso appena 28esimo, nascosto nelle pieghe del gruppo Sagan a 2’15” dal vincitore. Prima non si era certo fatto vedere. I problemi fisici che l’hanno colpito nelle scorse settimane gli hanno fatto perdere il pezzo di stagione più importante per lui. O forse il secondo più importante, se in autunno saprà recitare da protagonista tra Mondiale e Roubaix. Lo aspettiamo.

Wout Van Aert – 5
Era il favorito numero uno, il sesto posto non rende forse giustizia alla sua prova, gagliarda e volitiva almeno fino all’ultimo Kware. Poi ha pagato l’ennesima botta di Van der Poel, e si è svenato per provare a rientrare entro il Paterberg, dove però in un modo o nell’altro sarebbe ancora rimbalzato, ragion per cui: perché non ragionare un attimo, rallentare, rifiatare, farsi riprendere e provare a inseguire con gli altri? O magari riservarsi una sparata da podio, anziché esaurirsi nell’inseguimento impossibile uno-contro-due? Zigzagare sul Paterberg come avrebbe potuto fare un qualsiasi fuggitivo del mattino non è l’immagine che sperava di portarsi a casa da questo Fiandre 2021. E non riuscire a stare con GVA e Stuyven nel finale, mancare il podio, è un esito troppo amaro per essere accettato da uno come lui.

Stefan Bissegger – 7
L’ultimo dei fuggitivi a mollare, si è fatto un tratto coi big dopo aver staccato i compagni di fuga sul secondo Kwaremont. Studia per quel che potrà essere, lui che è forse più roubelista che fiandrista.

Jasper Stuyven – 7
Continua ad avere una gamba speciale, a piazzarsi ogni volta che gli è possibile, tra l’altro col quarto posto fissa oggi il suo best al Fiandre. Peccato non possa far valere le proprie ragioni tra una settimana alla Roubaix, peccato che abbia dovuto saltare la Gand causa covid di squadra, peccato si sia comunque fatto soffiare il podio oggi da Gregga. Insomma i rimpianti non mancano in questa sua primavera, all’ombra del grande successo sanremese.

Sep Vanmarcke – 6.5
Gallina vecchia fa buono sprint, una volta che riesce a vincerne uno (quello per il quinto posto) se ne fa ben poco. Ma se non altro riprende vigore dopo un lungo periodo di bassi e bassi. C’è ancora vita nelle sue gambe martoriate!

Anthony Turgis – 7
Peperino che magari corre senza una gran visione generale, ma a lui è concesso in quanto non ha l’onere di dover rispettare i pronostici. L’unico che lo riguarda è l’essere presente, provare a vivere momenti da protagonista, chiudere con un piazzamento nei dieci. Ottavo al traguardo dopo essere scattato qua e là, aver inseguito, essere stato a tratti nei gruppetti buoni. Insomma, missione compiuta su tutta la linea.

Peter Sagan – s.v.
La bella vittoria al Catalogna aveva forse illuso i suoi tifosi che potesse esserci, a stretto giro, una rivalsa anche sui palcoscenici più importanti. Del resto alla Sanremo aveva chiuso bene, e quarto (e con qualche rimpianto per avere sprintato tardi). Ma il Fiandre non è facile come la Classicissima, e ha un parterre di avversari non paragonabile a quello affrontato nella volata catalana. Chissà se saprà tornare il Sagan di qualche anno fa, non è certo anziano anche se forse un po’ usurato (più mentalmente che altro). Oggi gli è sempre mancato quel quid per stare almeno un gruppetto più avanti. Troppe retrovie, troppa fatica. E alla fine la volata per il 15esimo posto, vinta giusto perché. Ha comunque ancora l’alibi (giustificato) di aver perso giorni e giorni di allenamento a causa del covid, due mesi fa. Lo rigiudicheremo quindi più in là.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile