L'arrivo della Eschborn-Frankfurt 2018 © Team Sunweb
L'arrivo della Eschborn-Frankfurt 2018 © Team Sunweb

L’AK torna a sparare

Kristoff vince per la quarta volta la Eschborn-Frankfurt e si riscatta da una primavera sotto le attese; che errore di Gaviria nel finale!

Gli organizzatori cambiano e induriscono il percorso della Eschborn-Frankfurt, ma per la quarta edizione consecutiva il nome del vincitore è sempre lo stesso: a trionfare nella classica tedesca del 1° maggio è stato infatti il norvegese Alexander Kristoff che è riuscito ad avere la meglio in volata su un gruppo relativamente ristretto e a conquistare la sua terza vittoria del 2018.

La campagna delle classiche era stata al di sotto delle aspettative per il neoacquisto della UAE Team Emirates che aveva conquistato come risultati di rilievo solo un quarto posto alla Milano-Sanremo e la vittoria di oggi, seppur ottenuta in una corsa che l’anno passato è entrata nel calendario World Tour, fa cambiare di poco il bilancio stagionale fino a questo punto: il risultato odierno, però, è vitale per la UAE Team Emirates che dopo i grandi investimenti di quest’inverno spera di invertire al più presto la rotta dopo questi primi mesi avari di soddisfazioni.

Percorso più duro nella parte centrale
Le novità del percorso di questa edizione riguardavano il tratto centrale dei 212.5 chilometri previsti con l’inserimento di due passaggi sulla salita di Billtalhöhe, un tratto di 2.6 km al 6.2% che in passato era già stato affrontato al Gran Premio di Francoforte, che si univano invece ai quattro sul muro di Mammolshain che rappresenta forte il passaggio più caratteristico della corsa dove si concentra anche il maggior numero di tifosi. Nonostante tutto, gli ultimi 41 chilometri di gara erano completamente pianeggianti: sulla carta quindi c’era la possibilità di tagliare fuori i velocisti, anche perché tra caratteristiche e stato di forma attuale non erano molti quelli che davano grosse garanzie di arrivare davanti.

I primo tentativo di fuga è nato dopo pochissimi chilometri ma Trusov, Van Goethem e García Cortina non sono andati molto lontano, meglio è andata invece agli attaccanti che si sono sganciati dal gruppo attorno al chilometro 26: Antoine Warnier (WB-Aqua Protect), Floris Gerts (Roompot), David Tanner (Veranda’s Willems), Daniel Teklehaimanot (Cofidis), Alekseijs Saramotins (Bora), Aaron Gate (Aqua Blue) e Yukiya Arashiro (Bahrain) hanno preso velocemente un vantaggio di quasi cinque minuti sul gruppo principale dove sono state la UAE Team Emirates e la Sunweb di Kristoff e Matthews a farsi carico del lavoro in testa al gruppo.

A 90 chilometri dall’arrivo di anima la corsa
Sulle prime difficoltà altimetriche di giornata, la corsa è filata via liscia e l’unica cosa da segnalare è che il distacco tra la fuga ed il gruppo si è attestato attorno ai tre minuti. La gara è entrata nel vivo a circa 90 chilometri dall’arrivo al secondo passaggio sul Mammolshain: qui la Bora-Hansgrohe ha alzato notevolmente il ritmo con Emanuel Buchmann e l’effetto è stato sia quello di dimezzare il ritardo dalla testa della corsa, sia di togliere di mezzo alcuni velocisti puri, uno su tutti il tedesco Marcel Kittel.

Sulla successiva salita di Billtalhöhe a 87 chilometri dal traguardo, i battistrada sono rimasti in sei essendosi staccato Teklehaymanot mentre da dietro è partito al contrattacco un terzetto formato da Michael Gogl (Trek), Greg Mühlberger (Bora) e Bjorg Lambrecht (Lotto Soudal): questo trio è riuscito a riportarsi su Warnier, Gerts, Tanner, Saramotins, Gate e Arashiro quando mancavano 78 chilometri dall’arrivo. La situazione è quindi fatta interessante per la Bora-Hansgrohe che nel drappetto di testa ha cercato di tenere l’andatura più alta possibile disponendo di due uomini: Saramotins ha dato tutto per difendere un vantaggio di soli 25″ sul plotone tirato dalla Sunweb ed in particolare da un Simon Geschke in grande giornata.

Attacchi e contrattachi sul Mammolshain
Tra i meno 56 chilometri ed i meno 41 chilometri la corsa aveva in programma le ultime due scalate del Mammolshain che, in quanto a spettacolo, non hanno tradito le attese. Al primo giro Gogl, Lambrecht e Mühlberger hanno staccato i compagni di fuga grazie alla loro freschezza, al loro inseguimento si è formato un gruppetto con Simon Spilak e Nils Politt (Katusha), Grega Bole e Yukiya Arashiro (Bahrain), Julien Bernard (Trek), Emanuel Buchmann (Bora) ed il belga Laurens De Plus (Quick-Step Floors) al rientro proprio quest’oggi in corsa dopo il brutto incidente di quest’inverno in Sudafrica durante un allenamento con Jungels e Vakoc, quest’ultimo ancora fermo ed in lunga fase di riabilitazione.

A 45 chilometri dal traguardo c’è stato il ricongiungimento in testa, dieci uomini con tre coppie di compagni di squadra pronti a rendere dura la corsa: il loro vantaggio era di 45″, ma restava ancora un passaggio in salita. I fuggitivi hanno affrontato l’ultima difficoltà di giornata a ritmo regolare, preferendo restare compatti anche a costo di cedere qualche secondo agli inseguitori: ad alzare bandiera bianca sono stati uno stremato Yukiya Arashiro che, ricordiamolo, faceva parte della fuga iniziale della gara, ed il tedesco Nils Politt, troppo pesante per reggere su certe pendenze. Da dietro invece sono scattati Michael Matthews (Sunweb), Marco Canola (Nippo), Merhawi Kudus (Dimension Data), Pieter Weening (Roomport) e Amaro Antunes (CCC) a cui è riuscito ad agganciarsi Politt: prendere l’iniziativa in prima persona come ha fatto Matthews poteva essere rischioso, ma in quella fase il gruppo era molto frastagliato e non si sapeva quando e se sarebbe riuscito a riorganizzarsi in seguito.

Otto battistrada ci credono
Nel tratto finale di pianura è iniziata quindi una bella battaglia tra i vari gruppetti. Davanti i primi otto sono andati via in grande armonia con De Plus che era l’unico a restare passivo credendo ad un arrivo in volata del gruppo compatto, i sei inseguitori erano a 25″, il gruppo principale abbastanza ristretto in termini numerisi invece era a 45″. Tra i meno 40 ed i meno 25, lo scenario è stato estremamente favorevole a Spilak, Bole, Buchmann, Gogl, Bernard, De Plus, Lambrecht e Mühlberger che hanno guadagnato terreno su tutti arrivando ad avere un minuto di vantaggio sui primi inseguitori e addirittura 1’20” sul plotone.

Ma quanto si poteva iniziare a pensare ad una corsa chiusa a favore dei battistra, tutto è cambiato: ai meno 22 il gruppo si è ricompattato alle spalle degli otto di testa e UAE Team Emirates, Quick-Step Floors, Wanty-Groupe Gobert e CCC Sprandi hanno organizzato una caccia che in pochissimi chilometri ha invertito la tendenza e riportato il gap sotto al minuto. A 10 chilometri dall’arrivo, quando la differenza era scesa a 25″, il drappello di testa si è diviso per colpa di uno spartitraffico: Simon Spilak, Julien Bernard, Emanuel Buchmann e Grega Bole hanno provato ad insistere e sono entrati in testa nel tortuoso circuito finale nel centro di Francoforte, ma poi ai meno 3 chilometri anche loro sono stati ripresi.

Gaviria, ma cosa combini?
A quel punto davanti si è iniziato a pensare alla volata, ma in pochi potevano vantare dei compagni di squadra accanto a se e comunque le strade strette e le tante curve non rendevano facile organizzarsi. All’ultimo chilometro la Bora-Hansgrohe ha messo davanti Pavel Poljanski e da quel momento se ne sono viste di tutti i colori: prima Sean De Bie (Veranda’s Willems) ha tentato di sorprendere tutti con una sorta di allungo da finisseur, ma Fernando Gaviria (Quick-Step) gli si è subito incollato in scia come un’ombra, poi lo stesso talento colombiano ha scelto di prendere l’iniziativa in prima persona a 500 metri dall’arrivo ispirandosi forse a quanto fece alla Parigi-Tours nel 2016.

L’azione di Gaviria però è sfumata ben presto perché si è fatto ingannare da una moto troppo vicina al gruppo in quel frangente ed il corridore della Quick-Step Floors anziché prendere una curva verso sinistra stava tirando dritto verso la deviazione per i mezzi di corsa: un errore incredibile se si considera il finale in circuito e che quindi i corridori erano passati da quel punto solo pochi minuti prima. Per riprendere il percorso giusto Gaviria si è dovuto quasi fermare e ha percorso le centinaia di metri che lo separavano dal traguardo imprecando contro se stesso e forse contro quella moto. Ma a sua volta Gaviria ha tratto in inganno anche l’irlandese Sam Bennett che era nella sua scia: l’irlandese della Bora in qualche modo è riuscito a fare la curva, ma poi non ha più avuto la forza di rilanciare l’andatura con il rapportone in canna.

Kristoff ringrazia e vince
Alla fine si è arrivata sul breve rettilineo finale con una situazione abbastanza caotica tra corridori che si sono ritrovati al vento quando meno se lo aspettavano: a ringraziare è stato Alexander Kristoff che si è visto poco tutta la gara e che è riuscito a piazzare la zampata giusta negli ultimi metri superando il campione belga Oliver Naesen e contenendo la rimonta di Michael Matthews che con il senno di poi potrebbe aver buttato via la vittoria con quel contrattacco a più di 40 chilometri dall’arrivo.

Matthews ha chiuso secondo, Naesen terzo mentre quarto è arrivato un ottimo Andrea Pasqualon che negli ultimi metri ha rimontato diverse posizioni e che forse in un arrivo più lineare avrebbe potuto fare anche qualcosa di meglio. La top10 è stata quindi completata nell’ordine da Sean De Bie, Sam Bennett, Edvald Boasson Hagen, Jan Tratnik e lo spagnolo Juan José Lobato della Nippo-Vini Fantini.

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