Max Walscheid in allenamento © Team Sunweb
Max Walscheid in allenamento © Team Sunweb

Ai Confini del World Tour – Max Walscheid

Intervista al tedesco del Team Sunweb, il corridore più alto del massimo circuito

Durante questo periodo di pausa forzata che ci separa dalla stagione 2019, abbiamo scelto di scavare più a fondo, di contattare quei ciclisti che godono di minore spazio mediatico ma che, comunque, guidano il World Tour in determinate statistiche o aspetti. È qui che nasce il progetto “Ai Confini del World Tour” che si articolerà in una serie di interviste.

In questo viaggio verso le “estremità” del World Tour partiamo da Max Walscheid, venticinquenne tedesco del Team Sunweb, che con il suo metro e 99 d’altezza risulta essere il ciclista più alto del circuito mondiale. Nonostante la stazza, Walscheid non è un passista bensì uno sprinter molto promettente, che si è rivelato al mondo sfiorando la vittoria al Campionato Nazionale 2016 alle spalle di André Greipel.

Nel corso della stagione appena conclusa ha alzato le braccia in due occasioni: al Tour de Yorkshire e al Münsterland Giro battendo i connazionali Degenkolb, Greipel e Ackermann, dimostrandosi uno dei più talentuosi corridori per le volate.

Hai debuttato in un grande giro alla Vuelta, puoi parlarci di questa esperienza?
«È stata davvero un’ottima esperienza. Sono stato molto contento di portare a termine il mio primo grande giro e di tenere un livello stabile per tutte e tre le settimane. I miei risultati allo sprint non sono stati ottimali ma, in questo mio momento di crescita, non erano la priorità. In generale sono stati 23 giorni molto duri, ma ottimi per il mio futuro»

Che voto daresti alla tua stagione? Quali sono stati il miglior ed il peggior momento?
«Mi darei 8 come voto. Non ho fatto una serie di piazzamenti e vittorie ma sono cresciuto tanto in generale. È qualcosa di difficile da misurare ma sono migliorato in tantissimi aspetti che vanno oltre il risultato. Vincere il Münsterland Giro è stato il miglior momento, anche perché è la mia corsa preferita; quest’anno c’erano tantissimi sprinter di livello per cui era ancora più difficile ottenere il massimo bottino. Per fortuna nel 2018 non ho avuto incidenti o giornate particolarmente storte per cui non ho avuto brutti momenti: forse sono rimasto un po’ deluso dalla Scheldeprijs, dove ho fatto sesto ma pensavo di poter fare meglio»

Ti abbiamo visto vincere il Münsterland Giro sprintando da seduto. È stata una scelta “scientifica”?
«Assolutamente no. La mia posizione sui pedali è buona ed aerodinamica, in relazione alla mia stazza. In quella specifica situazione avevo sentito un indolenzimento al penultimo giro per cui ho deciso di sprintare da seduto per ridurre la possibilità che i crampi mi colpissero nel bel mezzo della volata. Per fortuna è bastato per vincere»

Sei sempre stato il più alto da quando hai iniziato a correre? Era un grande vantaggio da piccolo?
«Ho iniziato a correre dalla categoria juniores, ero alto ma non il più alto. È da lì che ho iniziato a crescere veramente e a raggiungere il metro e 99, per cui da ragazzo non ho tratto vantaggio dalla mia altezza. Ero più alto della media ma, per esempio, nella mia classe c’era gente più alta di me»

Sei sempre stato uno sprinter oppure da giovane eri un passista o un cronoman, data la tua stazza?
«Ho iniziato tardi con il ciclismo per cui tra gli juniores e gli under 23 ho dovuto imparare tante cose, dallo stare in gruppo alle varie tattiche. Non avevo la stessa base degli altri per cui ho costruito pian piano la forza fisica necessaria e anche le abilità per sprigionare a pieno la mia potenza negli sprint: in allenamento ero sempre velocissimo ma poi in gara mi mancavano resistenza e abilità nel muovermi in gruppo. Sapevo di avere un ottimo potenziale ma ci ho messo un po’ a dimostrarlo agli altri»

Dove pensi che il tuo peso e la tua altezza siano un vantaggio e dove uno svantaggio? Deve essere duro per un ciclista di 90 chili scalare tute quelle montagne
«Alcuni pensavano che avrei avuto problemi nel prendere posizione in gruppo nei finali concitati ma in realtà quello è uno dei miei punti di forza. Il mio manubrio in realtà è largo solo 42 cm e mi infilo negli stessi spazi degli altri. Ho una buona abilità nello stare in bici e ovviamente, il mio peso e la mia stazza mi aiutano nel lottare per le posizioni. Le mie lunghe gambe mi permettono di produrre molta potenza ed infatti la punta massima di velocità è la mia principale arma. La mia aerodinamicità sulla bici da strada è buona, mentre soffro un po’ a cronometro. Il più grande svantaggio del mio peso si presenta ovviamente quando la strada inizia a salire: quando gli altri vanno a 400-450 watt, il mio computerino segna già 600 watt, e quelli sono valori che puoi tenere per poco tempo»

È un problema trovare la misura del telaio, delle scarpe e di altri accessori?
«Il mio telaio non è così grande; al momento ne ho uno di 58 cm, anche se il tubo della sella è personalizzato. In generale, non ho mai avuto grandi problemi con i rapporti. Ho il 46 di piedi, per cui non è eccessivo, direi»

Chi era il tuo idolo d’infanzia e qual è la corsa dei tuoi sogni?
«Il mio idolo era Fabian Cancellara mentre la corsa che vorrei vincere è la tappa degli Champs Élysées al Tour de France»

In conclusione, con la partenza di Bauhaus verso la Bahrain Merida avrai certamente più spazio nel team. Quali sono i tuoi piani per la prossima stagione? Potresti essere al via del Giro d’Italia?
«Sicuramente vorrò correre il mio secondo grande giro ma ancora non è stato deciso niente. Proverò ad ottenere più vittorie della stagione passata».

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