Julian Alaphilippe scherza con Wout Van Aert sul podio sanremese © LaPresse - Gian Mattia D'Alberto
Julian Alaphilippe scherza con Wout Van Aert sul podio sanremese © LaPresse - Gian Mattia D'Alberto

Wout perfetto, Nibali c’è sempre

Le pagelle della Milano-Sanremo: Alaphilippe grande sul Poggio, meno nel finale. Stoico Matthews

Wout Van Aert – 10 e lode
Cancellara nel 2008, Kwiatkowski nel 2017, Alaphilippe nel 2019 e ora lui nel 2020, gli unici che hanno vinto Strade Bianche e Milano-Sanremo nella stessa stagione – nel suo caso, nel giro di una settimana. Che dire di questo ragazzi, che un anno fa si contorceva dal dolore e temeva di dover smettere per colpa della brutta caduta nella crono del Tour de France? Non ha dominato come nel sabato senese, eppure sulle strade liguri il belga, per altro non certo attorniato da una formazione irreprensibile, ha avuto la forza e il fegato di andare a caccia dello scatenato Alaphilippe e di superarlo in volata, pur partendo al vento. È la prima monumento e «dopo oggi potrei anche smettere» dice ridendo nelle interviste post gara. Guai a te se lo fai, caro Wout, che da gennaio a dicembre ci delizi tra asfalto e fango – e, per la cronaca, si aggiunge a De Vlaeminck, Richard e Van der Poel senior tra quanti hanno vestito l’iride crossistico e vinto una monumento.

Julian Alaphilippe – 9
Aveva dichiarato nei giorni scorsi di non avere il medesimo stato di forma della primavera 2019. Grazie, lì dominò in lungo e in largo prima e dopo la Sanremo. Oggi, nonostante un problema meccanico nel concitato attraversamento di Imperia, il detentore del titolo se la gioca come meglio non poteva; attacca al momento giusto sul Poggio e se ne va da solo. Una discesa insolitamente poco pulita consente il rientro di Van Aert, col quale inizialmente collabora per poi decidere (giustamente) di lasciare la responsabilità negli ultimi 2 km, data la copertura dietro assicurata da Stybar. Nella volata se la gioca bene, l’altro sta semplicemente attraversando un momento spaziale. Il grosso rammarico è non vedere il francese sabato prossimo tra Sormano, Civiglio e San Fermo; nel congestionato calendario 2020 sarà impegnato in patria al Dauphiné. E, con questo Evenepoel schiacciasassi, potrebbe rivelarsi un campanello d’allarme in vista della futura leadership nell’armata Deceuninck.

Michael Matthews – 8
È un delitto che un corridore come lui non abbia nel palmares una maglia iridata o una classica monumento. Va forte dappertutto nelle gare di un giorno – e occhio a lui come possibile outsider per Il Lombardia – ma si trova senza una vittoria di peso; il terzo posto di oggi ripete quello ottenuto nel 2015, ma è diverso. Non solo per il percorso e per la diversa temperatura, quanto perché, stavolta, in volata li ha spazzolati tutti quanti, a cominciare dal coetaneo Sagan. E lo ha fatto dopo aver avuto un problema, come testimoniato dalla ferita su spalla e ginocchio che ha necessitato di alcuni punti di sutura. Incidente, per altro, accaduto sul Poggio, non a 50 km dall’arrivo, quando è stato stretto lungo il muretto. Sul podio 10 km più tardi da un intoppo simile, se non è record poco ci manca.

Peter Sagan – 6.5
Eh già, io sono ancora qua. Durante la gara non lo vedi quasi mai, ma a concludere con i migliori la Classicissima lui c’è sempre. Il problema è, però, che conclude sì con loro, ma di batterli non se ne parla neppure stavolta. Dieci partecipazioni alla Sanremo e, con quello di oggi, quattro quarti posti, che si sommano a due secondi, un sesto, un decimo, un dodicesimo e un diciassettesimo al debutto. Dispiace vederlo passivo e, parimenti, dispiace vederlo ancora privo di una corsa che sembra non volersi concedere. Gli anni passano e, soprattutto, la giovane concorrenza è famelica. Ci tornerà e farà ancora bene, ma l’impressione è che per salire sul gradino più alto del podio dovrà inventarsi un numero come quelli che realizzava qualche anno fa, per la disperazione di Cancellara.

Giacomo Nizzolo – 7.5
È, di fatto, l’unico velocista puro che arriva a giocarsi qualcosa di grande in Via Roma. Dimostra di avere una gran gamba sacrificando un nome importante come Valgren prima della Cipressa e, mentre i suoi abituali rivali si staccano o arrancano, lui resiste bene. Il quinto posto è prezioso e mette il sigillo sul pensiero che circola da inizio stagione: finalmente abbiamo ritrovato il vero Giacomo! Che sia di buon auspicio per il resto della stagione, dove magari può arrivare una vittoria di peso, in particolar modo in un grande giro.

Dion Smith e Alex Aranburu – 7.5
Alzi la mano chi si aspettava di vedere il neozelandese Smith in top ten. Nessuno, probabilmente neppure i parenti. Eppure, nonostante sia stato coinvolto nella caduta che ha messo fuori gioco Trentin, l’alfiere della Mitchelton-Scott ha concluso la prima Sanremo della carriera al sesto posto davanti a nomi di ben altra nobiltà. Il ventisettenne condivide il voto, e in parte il giudizio, con Aranburu; il basco sta finalmente muovendo i primi passi all’estero dopo una eccessiva permanenza nei ranghi nazionali. I risultati danno ragione all’Astana, che ha trovato nel ventiquattrenne uno su cui puntare; dopo la piazza d’onore nel diluvio del Gran Trittico Lombardo, lo spagnolo debutta nelle monumento con un settimo posto che fa sperare i sudditi di Re Felipe. Il dopo Valverde, nelle classiche, può essere (anche) suo.

Greg Van Avermaet e Philippe Gilbert – 6
Per i due grandi (uno un po’ di più, scusa Greg ma è così) del ciclismo belga il discorso non si discosta troppo da quello di Sagan. A loro, però, si può rimproverare di non averci provato, dato che in volata non partono come favoriti – Roi Philippe ha provato la sparata a 700 metri dalla fine sulla scia di Caruso. Hanno comunque delle attenuanti, con il primo privato della preziosa spalla Trentin e il secondo bloccato dalla compresenza in squadra di Ewan. Ottavo e nono posto ci possono stare ma per loro, soprattutto per il trentottenne della Lotto, se ne va una delle ultime tre occasioni di vincere la tanto inseguita Sanremo.

Mathieu van der Poel – 5
Entra papa ed esce semplice porporato. E, a mo’ di sgarbo supremo, a salire sul trono è il suo rivale di sempre. Wva 1-MvdP 0, segna al momento il “contamonumento” a favore del belga. La sua Alpecin-Fenix lavora prima della Cipressa, segnale di come la gamba girasse. Ma quando la corsa entra nel vivo sul Poggio si fa trovare impreparato e non riesce a reagire. Nella volata è spettatore e termina tredicesimo. Saprà rifarsi presto, magari già tra sette giorni, però quella di oggi non può essere archiviata come una prova sufficiente.

Vincenzo Nibali – 6
Il decano del ciclismo italiano è il capitano dell’unica formazione che prova a scompaginare i piani: il sempre volitivo Jacopo Mosca viene mandato in avanscoperta ad inizio Cipressa, seguito poco più tardi da Giulio Ciccone, con l’abruzzese che viene però marcato stretto. Sul poggio sono sempre loro a dar fuoco alle polveri con Gianluca Brambilla, che anticipa la mossa del capitano; il siciliano ci prova poco distante aveva saputo fare la differenza nel 2018, ma stavolta le gambe non sono allo stesso livello. Alaphilippe e Van Aert gli vanno via e non è capace di chiudere il buco che si forma. Ha il merito di provarci e sabato è atteso da un ulteriore salto di qualità.

Davide Formolo – 6
La nuova, piacevole realtà del movimento tricolore (in tutti i sensi) si lascia forse sorprendere nel momento dell’attacco di Nibali; prova a rimontare, il veronese, e in discesa cerca un rientro che avrebbe del clamoroso. I due davanti vanno troppo forte e così non può fare altro; in una giornata in cui i due velocisti del team scoppiano, tanto lui quanto Tadej Pogacar tengono alta la bandiera emiratina – dodicesimo lo sloveno, sedicesimo l’italiano. E per Formolo l’ormai definitiva conferma: Davide, punta alle classiche e lascia stare i grandi giri!

Velocisti – 5
I grandi sconfitti di giornata sono loro: nessuno, Nizzolo escluso, è arrivato a giocarsi le posizioni che contano. Lo spauracchio Arnaud Démare è stato nel gruppo dei big, ma il fiato corto lo ha relegato al ventiquattresimo posto senza manco la forza di sprintare. Il migliore nel rapporto attesa/resa è Nacer Bouhanni, che cede solo sul Poggio arrivando dopo 1′ dal vincitore; deve essere uno stimolo per tornare ai livello che gli competono. Poco dopo di lui arriva sul traguardo Elia Viviani, ma il giudizio per il campione europeo non può essere lo stesso; prova a resistere come può, il veronese, ma in una giornata simile non ne ha di più. Il caldo è suo storico nemico, però Sonny Colbrelli scoppia troppo presto e finisce nelle retrovie. Fino ai piedi del Poggio pareva sgambettare bene, ma sull’ultima asperità Sam Bennett è crollato; su di lui, quantomeno, non pendevano tutte le speranze del team come in altri casi. Metà Cipressa e alza bandiera bianca Caleb Ewan, uno da cui ti aspetti qualcosa in più. I peggiori di giornata, però, sono i due della UAE Team Emirates: sia Fernando Gaviria che Alexander Kristoff hanno storicamente ben figurato alla Classicissima. Stavolta sono mere comparse.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile