Nans Peters conquista una preziosa vittoria al Tour de France © PresseSports - Franck Faugère
Nans Peters conquista una preziosa vittoria al Tour de France © PresseSports - Franck Faugère

Sui Pirenei vincono Peters e lo spettacolo

Il Tour de France si anima sulle montagne: il francese azzecca la fuga, in gruppo se le danno sul Peyresourde. Yates fatica ma resiste, Pogacar guadagna. Dumoulin in versione gregario, crisi per Pinot

La prima delle due frazioni pirenaiche fa selezione, finalmente, e intacca ancora una volta le ambizioni dei tifosi di casa. Il Tour de France 2020 si anima nella Cazères sur Garonne-Loudenvielle di 141 km. Tre note salite nel menu come Menté – 6.9 km all’8.1%, ma ad oltre 80 km dalla fine, Port de Balès – 11.7 km al 7.7% a 36 km dalla fine e Peyresourde – 9.7 km al 7.8%, con vetta a 11.5 km dal traguardo raggiunto dopo una veloce discesa. È nell’ultima che accade di tutto, regalando quello spettacolo mancato sinora.

Parte subito la fuga di tredici, il nome nobile è quello di Zakarin
Primo a muoversi, non appena Christian Prudhomme sventola la bandiera alle 13.36, è Søren Kragh Andersen; il danese del Team Sunweb è l’iniziatore del tentativo che caratterizza la giornata. Lo seguono, fino a formare un drappello di tredici unità, i francesi Benoît Cosnefroy (AG2R La Mondiale), Jérôme Cousin (Total Direct Energie), Fabien Grellier (Total Direct Energie), Quentin Pacher (B&B Hotels-Vital Concept), Nans Peters (AG2R La Mondiale) e Kévin Réza (B&B Hotels-Vital Concept), il belga Ben Hermans (Israel Start-Up Nation), il danese Michael Mørkøv (Deceuninck-Quick Step), lo statunitense Neilson Powless (EF Pro Cycling), il lettone Toms Skujins (Trek-Segafredo), lo spagnolo Carlos Verona (Movistar Team) e il russo Ilnur Zakarin (CCC Team).

Proprio quest’ultimo è, di gran lunga, il nome più atteso del drappello; partito per fare classifica, il tataro è subito apparso in difficoltà, perdendo tempo in salita e nei ventagli, ritrovandosi già a oltre un quarto d’ora dalla maglia gialla. Il gruppetto, nonostante un tentativo di inserimento del Team Arkéa-Samsic con Dayer Quintana, parte definitivamente attorno al km 4, iniziando una lunga giornata con il vento in faccia.

Maxivantaggio per gli attaccanti, sul Col de Menté si ritira Nizzolo
Il gruppo si disinteressa totalmente dell’azione, lasciando loro un margine mai toccato in quest’edizione della Grande Boucle. Già al km 20 il margine ammonta a 6′, superando quota 10′ prima di approcciare il km 40. Poco dopo giunge il traguardo volante di Sengouagnet (km 42.5), oggi senza sfida tra i fuggitivi e favorevole al barbuto Cousin, che si avvantaggia prima ancora di Mørkøv; in gruppo, invece, per la quattordicesima piazza e i 2 punti in palio fa la volata Sam Bennett davanti a Bryan Coquard, con l’irlandese che riduce a 7 il distacco da Peter Sagan nella speciale graduatoria.

Il vantaggio massimo che i fuggitivi riescono ad accumulare supera persino i 14′ poco dopo il km 50, proprio alle pendici del Col de Menté, affrontato per la diciannovesima volta dal Tour. Proprio sull’infausta salita per Luis Ocaña si registra il primo ritiro di giornata; a mettere piede a terra è Giacomo Nizzolo (NTT Pro Cycling), alle prese da qualche giorno con problemi di stomaco. Il brianzolo conclude il suo secondo Tour con un terzo posto di Sisteron come miglior risultato.

Bardet cade in salita, Cousin prova a smuovere le acque
La selezione da dietro inizia come da prassi: nessuna sorpresa nell’individuare il gigantesco Max Walscheid come il primo a staccarsi, imitato da William Bonnet, Bryan Coquard, Elia Viviani e Caleb Ewan, quest’ultimo scortato dal fido Roger Kluge. Da segnalare anche due cadute, per fortuna prive di conseguenze, per José Joaquín Rojas e soprattutto per Romain Bardet, che rientra senza fatica in gruppo pilotato da Pierre Latour nonostante sbucciature a gomito e ginocchio sinistro. In vetta al gpm di prima categoria (km 59.5) Cosnefroy sprinta da solo consolidando la maglia a pois; il gruppo transita dopo 12′ tondi, senza la minima battaglia.

Nonostante la pericolosità, la discesa scorre via priva di sussulti, tanto che gli attardati hanno modo di rientrare nel plotone; c’è maggior animosità davanti, complice una collaborazione assai scarsa. E per non sapere né leggere né scrivere, Jérôme Cousin attacca ai meno 60 km, nel falsopiano che porta al Port de Balès; il capelluto transalpino riesce a guadagnare anche 1’30” prima di assistere ad una reazione degli ex compagni di fuga che ai meno 48 km, quando inizia il primo colle Hors Categorie dell’edizione 107, pagano 1’15”.

Zakarin e Peters se ne vanno, crolla anche quest’anno Pinot 
In contemporanea, il Team Jumbo-Visma inizia tirare con decisione con Amund Grøndahl Jansen e Tony Martin, dando l’impressione di voler finalmente fare corsa dura. Corsa dura la vuole fare anche Zakarin: forza il russo, assieme a lui restano i soli Pacher e Peters, con Skujins che si riporta sotto dopo qualche centinaio di metri. Riescono nel medesimo obiettivo anche Hermans, Kragh Andersen, Powless e Verona, per un drappello che annulla l’azione di Cousin ai meno 45.5 km, a 9 km dalla vetta. E, in questa continua sarabanda, parte subito Peters al quale si aggrappano Pacher e Zakarin, confermando l’impressione di essere loro tre i più in palla tra gli attaccanti.

La quarta accelerazione di Zakarin a 7.5 km dal gpm fa male a Pacher, che si stacca venendo preso da Powless e dagli altri. Le bellicose intenzioni dei gialloneri non si traducono in un’azione sulle dure rampe della salita, nel quale si forma subito il gruppetto e nel quale non sono presenti sorprese, non considerando come tali i vari Pozzovivo, Latour. Lutsenko, Fraile e Hirschi.

La grossa sorpresa della prima parte di Tour giunge prima di metà salita: quando ancora una sessantina abbondante di unità fa parte del gruppo maglia gialla – compresi sei Jumbo-Visma, con Robert Gesink a tirare – Thibaut Pinot si stacca e deve rimandare, per l’ennesima volta, i sogni di gloria in giallo. Il trentenne va alla deriva, ancora sofferente per le botte della tappa inaugurale che, come detto nelle interviste al mattino, si fanno sentire; nonostante tutto, Tibò era riuscito a destreggiarsi bene tra prime salite e ventagli. Ma quando la strada si fa dura, non c’è nulla da fare: attorniato dai fidati Gaudu, Küng, Madouas, Molard e Reichenbach, Pinot sale come può, perdendo comunque minuti su minuti. E per la Groupama-FDJ le cattive notizie proseguono con il ritiro dell’esperto William Bonnet; più avanti altri due abbandoni, quelli dell’acciaccato Lilian Calmejane (Total Direct Energie) e di Diego Rosa. Il piemontese del Team Arkéa-Samsic, protagonista di una caduta, deve fare i conti con la frattura della clavicola.

Van Aert mena forte, Zakarin in discesa va peggio del solito
Per un Robert Gesink in versione deluxe, c’è un Sepp Kuss si stacca prima ancora di lavorare, dolorante per le botte degli ultimi giorni. Staccati, fra gli altri, anche Fabio Aru, Davide Formolo e Daniel Martin, già alla partenza lontani. Una volta che il neerlandese si sposta è l’ora di quel trattore chiamato per Wout van Aert, e son dolori per tutti: il belga fa fuori due preziosi gregari di Bernal come Kwiatkowski e Van Baarle, mettendo in difficoltà Alaphilippe, Higuita e Soler, che scollinano sì in gruppo ma per un pelo.

Al gpm (km 104.5) Peters passa per primo, davanti di pochi centimetri su Zakarin; il gap di Skujins, Verona, Powless, Kragh Andersen, Pacher ammonta a 42″, il gruppo paga 9’35”, il drappello Pinot ha oltre 17’30”. Nella discesa, nulla di nuovo: nonostante non sia impossibile, Zakarin è il solito disastro e, con le mani alte, rischia il patatrac ad ogni curva. Il compagno di fuga ha così gioco facile nel distanziarlo, mettendo tra sé e il russo 40″ nello spazio di 16 km di declivio. Un rischio, ma giusto nel bivio tra la fine della discesa e l’imbocco del Col de Peyresourde, lo corre anche Powless che va lungo, trovando fortunatamente spazio nel prato; il tempo di ripartire, però, e lo statunitense vede volar via Kragh Andersen, Skujins e Verona.

Alaphilippe attacca ma salta, il gruppo si frantuma
Per un Van Aert che termina il lavoro all’imbocco del Peyresourde, sono Bennett e Dumoulin ad alternarsi nel lavoro sul colle di prima categoria; il loro passo fa subito male a Daniel Martínez, Jonathan Castroviejo e Pello Bilbao ma qui ci fermiamo. Chi va forte è Ilnur Zakarin che, sulle rampe, si avvicina al battistrada, dimezzando inizialmente quei 40″ di distacco; ma con il passare dei metri, la pedalata del russo si fa imballata, per la gioia di Peters che, pur non bello stilisticamente, riesce a guadagnare tutto quanto perso.

Ad accendere la miccia nel gruppo è chi meno ti aspetti, ossia Julian Alaphilippe: il garibaldino francese scatta secco come lui sa fare e da qui accade di tutto. Cede subito Alejandro Valverde, ma anche la stessa maglia gialla, subito ripresa dal ritmo impostato da Dumoulin, saluta una volta per tutte le ambizioni di classifica. Il neerlandese imposta un ritmo particolarmente duro: Pogacar, Martin, Quintana, Landa, Roglic, Bernal, Urán, López e Bardet restano con lui. Yates fatica oltre modo, ancora in maggior difficoltà si mostrano Buchmann e Chaves.

Al terzo tentativo Pogacar saluta la compagnia. Quanta fatica per Yates!
Il più combattivo è, senza ombra di dubbio, Tadej Pogacar: lo sloveno, tra gli sconfitti di ieri, attacca nel tratto più duro. Il connazionale Roglic rientra senza il minimo problema; l’unico a sommarsi al duo è Nairo Quintana che, zitto zitto, cresce giorno dopo giorno. Quando a loro si avvicina il gruppo Bernal, tirato solo dal detentore del titolo, Pogacar attacca di nuovo, ma i soliti due restano assieme.

Cambia, invece, la composizione del gruppetto alle loro spalle: rimangono solo Bernal, Martin, López, Landa e Urán, colo quest’ultimo che forza e riesce ad effettuare il ricongiungimento con il trio dei big portando dietro tutti gli altri. Questo causa un rallentamento, per la gioia di Yates, Carapaz, Mas, Mollema, Porte e Bardet, che tornano dentro. Ma ancora una volta, Pogacar riparte in tromba per la terza volta, e stavolta fa il vuoto; Carapaz detta il passo ma il secondo della Vuelta a España 2019 vola, iniziando a recuperare quanto perso nei ventagli di ieri. Sfruttando la marcatura altrui, Mikel Landa e Richie Porte guadagnano spazio, mettendosi nel mezzo tra Pogacar e gli altri rivali.

Peters meritato vincitore, Martin non ha timore reverenziale
Davanti, intanto, Nans Peters scollina (km 129.5) con una cinquantina di secondi su Zakarin e un minuto su Skujins e Verona, che nel seguente declivio andranno a superare il russo. La discesa è una passerella: non fa la minima fatica, il francese della AG2R La Mondiale, che va a cogliere tra gli applausi del pubblico la seconda vittoria della carriera. E dato che la prima risale al Giro d’Italia 2019 in quel di Anterselva, il ventiseienne ha sicuramente buongusto.

Attacca Guillaume Martin a 2 km vetta; dopo qualche fase di studio, Quintana, Roglic, López e Urán si portano sotto al filosofo. Faticano, invece, Bernal, Bardet, Yates e Mas, che impiegano del tempo per rientrare. Quintana e Roglic giocano di esperienza e scattano pochi metri prima dello scollinamento, facendo così in modo di rientrare su Landa e Porte nei primissimi metri di discesa, riuscendo a distanziarli subito dopo. Ma nel prosieguo tanto il colombiano quanto lo sloveno sono riagguantati dal gruppo Bernal-Yates; l’unico a guadagnare, dunque, è Tadej Pogacar, indiscutibilmente il vincitore di giornata tra i big.

Skujins secondo, Pogacar guadagna 40″ sui rivali. Dumoulin, antipasto di gregariato
Alle spalle di Peters la volata per la seconda piazza a 47″ premia Toms Skujins (Trek-Segafredo) su Carlos Verona (Movistar Team). Seguono Ilnur Zakarin (CCC Team) a 1’09”, Neilson Powless (EF Pro Cycling) a 1’41”, Ben Hermans (Israel Start-Up Nation) e Quentin Pacher (B&B Hotels-Vital Concept) a 3’42”, Søren Kragh Andersen (Team Sunweb) a 4’04”.

Dal nono posto in poi è l’ora degli uomini di classifica: apre la lista Tadej Pogacar (UAE Team Emirates), che giunte a 6′ dal vincitore. Decimo a 6’38” è Romain Bardet (AG2R La Mondiale), che nel dentello finale guadagna soli 2″ su Miguel Ángel López, Adam Yates, Egan Bernal, Mikel Landa, Guillaume Martin, Primoz Roglic, Nairo Quintana, Rigoberto Urán e Richie Porte. A 7’18” arrivano Enric Mas, Damiano Caruso, Bauke Mollema, Richard Carapaz e Pierre Rolland, a 7’43” due dei delusi di giornata come Emanuel Buchmann ed Esteban Chaves. Ammonta a 8’47” il distacco di Sergio Higuita, Alejandro Valverde, Tom Dumoulin e Warren Barguil; dopo l’azzardo, Julian Alaphilippe si è rialzato per giungere a 18’07”. Il calvario di Thibaut Pinot, invece, è durato 25’23” in più rispetto al vincitore.

Yates resiste in giallo, domani ancora Pirenei a Laruns
La classifica generale vede ancora al comando Adam Yates, nonostante la documentata sofferenza; il britannico della Mitchelton-Scott ha ora 3″ su Roglic, 9″ su Martin, 11″ su Bardet, 13″ su Quintana, López e Urán, 48″ su Pogacar, 1′ su Mas, 1’25” su Buchmann, 1’34” su Landa e Porte, 2’12” su Mollema, 2’20” su Dumoulin, 2’37” su Chaves, 2’40” su Carapaz e Caruso, 2’41” su Valverde e 2’48” su Higuita, per limitarci alla top 20.

Domani si chiude il primo terzo di gara con la seconda e ultima frazione pirenaica, la Pau-Laruns di 153 km. Disegnata in maniera alquanto rivedibile, la tappa propone poco prima di metà tracciato il Col de la Hourcère, praticamente un versante inedito del Col de Soudet. Tanta pianura e falsopiano caratterizzano la giornata, con il Col de Marie Blanque (7.7 km all’8.6%) come altra difficoltà a 18 km dal traguardo, meta dei quali pianeggianti.

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