Samuele Battistella vince la prima Veneto Classic © Veneto Classic
Samuele Battistella vince la prima Veneto Classic © Veneto Classic

Battistella e Pozzato, quelle scommesse vincenti

Grande successo per la prima Veneto Classic, vittoria in solitaria per Samuele che a due passi da casa centra la prima da professionista. Hirschi e Restrepo sul podio

Un vincitore nuovo per una corsa nuova, Samuele Battistella trova il battistero del suo palmarès da professionista nella Veneto Classic, in una straordinaria coincidenza di prime volte, quella delle braccia alzate del Campione del Mondo Under 23 2019 e quella di una gara che da oggi è parte attiva del calendario internazionale UCI. Il 22enne dell’Astana-Premier Tech ha raccolto sulle strade di casa la prima gioia da quando è passato nel ciclismo maggiore, e ha conquistato la vittoria consumandosi i denti a forza di stringerli, e versando litri di sudore nella difesa strenua e spettacolare di un margine a tratti risicatissimo, ma condotto fino al traguardo, per una giornata che difficilmente il ragazzo di Castelfranco dimenticherà.

Quanto alla corsa, il suo inventore Pippo Pozzato è stato baciato anche dalla (meritata) fortuna di una bellissima giornata di sole in cui le immagini di Venezia o dei colli del Prosecco o del Ponte Vecchio di Bassano hanno potuto fare il giro del mondo in tutto il loro splendore, e si può dire senza ombra di dubbio che la scommessa per l’ex golden boy del ciclismo italiano è stata vinta su tutta la linea. Tanto pubblico, bello spettacolo in corsa, salite destinate a entrare nell’immaginario ciclistico (il Muro della Tisa, in pavé) e una collocazione in calendario che potrebbe già essere perfetta così (se intorno aumenteranno le gare italiane nel periodo), o che in ogni caso (vedi l’esempio della Strade Bianche, la cui prima edizione si svolse proprio in ottobre) potrà essere risistemata nei prossimi anni a seconda delle necessità. Diciamo “prossimi anni” perché non valutiamo l’ipotesi che questa corsa non abbia un futuro davanti a sé.

Da Venezia a Bassano del Grappa per 206.5 km con tante belle salitelle specialmente nella parte finale del percorso, la prima fuga della storia della Veneto Classic si è messa in moto al km 25 con Peter Rikunov (Gazprom-Rusvelo), Luca Pajek (Hrinkow Advarics Cycleang), Matteo Zurlo (Zalf Euromobil Fior), Lorenzo Visintainer (General Store Essegibi), Federico Burchio (Work Service Marchiol) e Simone Bevilacqua (Vini Zabù), quindi al km 35 si è accodato pure Paolo Totò (Amore&Vita-Prodir) e così abbiamo completato il computo dei sette uomini che hanno caratterizzato gran parte della gara con un’azione arrivata ad avere fino a 3’21” di vantaggio al km 75.

Il margine è rimasto per un po’ a gironzolare intorno all’asticella dei tre minuti, poi la UAE-Emirates, come si poteva prevedere, ha preso con decisione le redini della corsa nelle proprie mani (o gambe?); ai -60 il primo passaggio sul Muro della Tisa ha sparpagliato il drappello dei fuggitivi (Bevilacqua è passato per primo, poi Zurlo ha tentato il contropiede in discesa), ma pure il gruppo dietro, con Matteo Trentin (UAE) che ha forzato portandosi via il compagno Davide Formolo, Alexey Lutsenko (Astana-Premier Tech) e Guillaume Martin (Cofidis, Solutions Crédits).

La situazione, sia davanti che dietro, si è più o meno ricomposta presto, del resto il muro in pavé era sì molto duro, ma finiva presto (poche centinaia di metri la sua lunghezza); giusto Totò è rimasto staccato dal drappello al comando, mentre dietro (con un distacco sceso ormai a 1’20”) il plotone si rinfoltiva con molti rientri. Era comunque appena il primo brivido di una corsa che ne avrebbe regalati molti altri. Su una rampa ai -56 dal gruppo è uscito Marco Tizza (Amore&Vita), rimasto per un po’ a mezza strada. Poco dopo, ai -52, Bevilacqua ha accostato a bordo strada, sfilandosi dalla fuga (e venendo superato pure dal gruppo): problemi fisici per lui.

Ai -50 Riccardo Verza (Zalf) e Jonas Rapp (Hrinkow) hanno proposto un altro contrattacco dal plotone e in breve si sono portati sui battistrada, ma ormai il gruppo era a un passo; comunque Rapp ha fatto ancora in tempo ad allungare sul secondo passaggio dalla Tisa, ai -46, salvo essere superato in cima da Zurlo; intanto Trentin riportava sugli altri fuggitivi l’avanguardia del gruppo, e poi ai -43 tutti (una ventina) sui due battistrada. Corsa che di fatto ricominciava, stornata da tutte le gambe molli o esaurite, poco prima del secondo dei quattro passaggi sulla Rosina.

Qualche altro rientro prima che la scalata iniziasse ai – 36, ma già ai -40 un nuovo tentativo ispirato da Trentin e a cui hanno risposto Samuele Battistella (Astana) e il già attivo Verza. Il nuovo terzetto ha preso la Rosina con una quindicina di secondi di vantaggio, e qui Verza ha subito perso contatto ma in compenso sono usciti dal gruppo di nuovo Guillaume Martin e poi Cristian Scaroni (Gazprom), Vincenzo Albanese (Eolo-Kometa) e l’altro Cofidis Rémi Rochas. Per ultimo s’è accodato Andrea Piccolo (Nazionale Italiana), e tutti e cinque i contrattaccanti hanno raggiunto Verza a 20″ da Trentin e Battistella: con questa configurazione c’è stato lo scollinamento ai -34.

Sul successivo Muro di Contrà Soarda ai -30 Scaroni ha proposto un breve allungo tra i contrattaccanti, i quali nel frattempo si vedevano raggiungere da un secondo drappello; restava il fatto che la coppia al comando continuava a difendere a oltranza quei 20″. Ed era un margine destinato ad aumentare, perché dietro tra forze calanti e compagni dei battistrada, a tirare non ci pensava quasi nessuno: giusto i due Cofidis presenti, ma in maniera piuttosto episodica. Ai -25 Albanese ha tentato un’altra sortita ma non ha fatto troppa strada; ripreso il salernitano, ai -24 ci ha provato di nuovo Martin ma ha fatto il solletico alle mosche; il colpo di scena l’avrebbe però riservato Trentin ai -22, sulla terza Rosina: un attimo di distrazione e Matteo si è arrotato con Battistella, andando pesantemente giù e abbandonando così i sogni di vittoria.

Rialzatosi, il trentino è stato ripreso e subito si è messo al servizio di Diego Ulissi, trainando il livornese, Jhonatan Restrepo (Androni-Sidermec) e Rochas a riprendere Martin in cima alla salita. Assente, un po’ a sorpresa, Alexey Lutsenko (Astana). Battistella, bravissimo, aveva difeso il mezzo minuto con cui aveva intrapreso la scalata, certo per lui le cose non si profilavano come una passeggiata di salute: rimasto solo, lo scenario tattico non era dei migliori per il 22enne di Castelfranco Veneto, che magari avrebbe preferito fare almeno un altro tratto di strada con un compagno d’azione, e soprattutto avrebbe preferito avere un inseguitore in meno…

Altri rientri in discesa (Lutsenko, Formolo con l’altro UAE Marc Hirschi, Piccolo, Scaroni e Lorenzo Rota della Intermarché-Wanty), un piccolo problema meccanico ancora per Trentin ai -17 sul Muro di Contrà Soarda, la UAE sempre impegnata (ora soprattutto con Roccia) a inseguire la solitaria lepre, ma sempre un mezzo minutino per il bravo Samuele che anzi sul piano che precedeva l’ultimo attacco alla Rosina ha addirittura aumentato il proprio margine.

Un supremo sforzo di Formolo ha fatto una certa differenza sull’ultimo tratto prima della quarta Rosina, limata una decina di secondi al battistrada, e quando la salita è iniziata ai -8.5 Rochas è partito forte, e dietro a lui è andato Lutsenko nei panni dello stopper. Battistella, a questo punto particolarmente appesantito, ha iniziato a sentire sul collo il fiato degli inseguitori (solo 10″ per un interminabile frangente), ai quali si accodavano pure Hirschi e Restrepo. Ai -7 son rientrati sul gruppetto pure Ulissi, Rota e Martin, intanto Battistella superava il momento più critico e riusciva a riprendere qualche secondino, andando a scollinare ai -7 con 20″.

Ai -6 un allungo di Restrepo in discesa ha chiamato la nuova reazione di Lutsenko che ha tenuto il colombiano nel mirino; ai -4 l’ultimo strappo a Contrà Soarda, e Hirschi si è giocato il tutto per tutto con una sparata tutta in acido lattico che ha rischiato di far partire i titoli di coda sulla bella e tenace azione di Battistella. Lo svizzero si è portato appresso Rochas e Lutsenko e ha scollinato a 3-4″ da Samuele, non di più, il ricongiungimento sembrava cosa fatta, ma la discesa ha rimesso le ali ai piedi al ragazzo di casa, e poi dietro le energie non erano infinite, per cui riprendi un secondino, riprendine un altro, intanto i metri passavano cento alla volta e il corridore dell’Astana non veniva più riavvicinato, e allora a un certo punto ha capito che ad alzare le braccia sotto quel sospirato striscione d’arrivo sarebbe stato lui e nessun altro.

Con enorme merito Samuele ha vinto con 5″ su Hirschi, Restrepo e Lutsenko, con Rochas cronometrato a 10″; a 27″ sono arrivati Ulissi e Rota, Martin ha chiuso a 28″ e la top ten è stata completata da Piccolo e Scaroni a 54″. Un bel finale di stagione per il ciclismo italiano, in tutti i sensi. Arrivederci al 2021, con un sorriso in più.

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