Una mostruosa Madison per Simone Consonni e Michele Scartezzini a Roubaix 2021 © FCI
Una mostruosa Madison per Simone Consonni e Michele Scartezzini a Roubaix 2021 © FCI

Consonni-Scartezzini, è un argento meraviglia!

Mondiali su Pista di Roubaix, la coppia azzurra corona col secondo posto una fantastica Madison; primi i soliti danesi, podio per il Belgio. Nella Corsa a punti vinta da Lotte Kopecky è bravissima Silvia Zanardi, quinta

La medaglia più sudata, l’argento forse più inatteso, ma una prestazione straordinaria per Simone Consonni e Michele Scartezzini in una Madison che consacra la coppia azzurra tra i mostri sacri della disciplina. Ai Mondiali su pista di Roubaix 2021 la nona medaglia azzurra, alle spalle dei soliti danesi, arriva al termine di una prova tanto intelligente quanto coraggiosa per i ragazzi di Marco Villa, e dire che la gara era partita subito male, con Michele Scartezzini caduto dopo 6 giri insieme al neozelandese Corbin Strong dopo un contatto con un messicano. Poco male, l’azzurro si è ripreso rapidamente, e l’ha dimostrato già al quarto sprint, vinto d’autorità su Australia e Gran Bretagna, ma soprattutto dopo 60 giri, precisamente ai -139, quando il veronese è partito come una scheggia in un momento in cui gli altri traccheggiavano.

Era stato del resto un avvio di Madison molto controllato, senza attacchi e con la tensione che esplodeva solo ogni dieci giri, nelle volate. La caccia azzurra si è completata ai -130, contemplando al suo interno anche la vittoria del settimo sprint, e a quel punto, a un terzo di gara, i nostri si catapultavano al comando con 30 punti davanti a Belgio (15), Danimarca (11), Francia e Gran Bretagna (10), Svizzera e Australia (5), ma queste due – lo possiamo anticipare – non sarebbero mai state dei fattori per il podio.

Da qui e per 80 giri la coppia azzurra sarebbe rimasta al comando della classifica; dovendo però prendere atto dell’inesorabile riavvicinarsi di Michael Mørkøv e Lasse Norman Hansen, i due spauracchi danesi che, allungo dopo sprint dopo allungo dopo sprint (hanno vinto quattro volate su otto in questa fase centrale), sono arrivati al sorpasso ai -50: 38 per loro, 37 per l’Italia, 31 per il Belgio (sempre a punti, una volta vincente), 29 per la Francia (che dopo il giro conquistato dagli azzurri aveva vinto tre volate), 18 per una Gran Bretagna insolitamente spenta.

Nell’ultimo quarto di gara, i fuochi d’artificio: attacco francese ai -43 (con annesso sprint vinto), quindi lunga caccia britannica (prima o poi Ethan Hayter e Oliver Wood si sarebbero dovuti muovere) con due volate vinte, e gruppo – ridotto assai, alla fine sei coppie sulle 17 partenti non avrebbero concluso la prova – completamente sparpagliato, tanto che era difficile capire su chi si dovesse prendere il giro, dato che i contendenti erano uno qua, uno là, uno su e uno giù.

Mentre la Gran Bretagna era fuori, la Danimarca riusciva a precedere sistematicamente un’Italia comunque reattiva, brava a reagire mettendosi sulle tracce degli scandinavi che a propria volta erano sulle tracce dei britannici. Ai -18 l’azione UK si è esaurita, Danimarca e Italia sono rientrate e tutti sono stati felici perché in quel momento le tre coppie hanno preso il giro; al contempo però Francia e Belgio non erano rimaste a guardare, perché nell’inseguire le tre coppie al comando si erano ritrovate pure loro in caccia, col Portogallo, e avrebbero coronato il loro assalto con il giro preso ai -7, dopo che il 19esimo sprint era stato vinto da Kenny De Ketele-Robbe Ghys.

Indi per cui, alla vigilia dello sprint conclusivo avevamo Danimarca prima con 64 punti, Italia seconda con 62, Francia terza con 58, Belgio quarto con 56 e Gran Bretagna quinta con 48. Tutto aperto, addirittura anche le porte per un incredibile oro azzurro erano spalancate: bastava (anzi: “bastava”, mettiamoci qualche virgoletta) precedere la Danimarca andando a punti (senza che però Francia o Belgio ne facessero più di noi). Più o meno facile a dirsi, ma complicatissimo da realizzare, in particolare con quella iena di Mørkøv che badava bene di tenersi dietro Consonni e Scartezzini.

La Gran Bretagna ha forzato il finale avendo la pallida possibilità di strappare un bronzo (vincendo la volata finale e sperando che Francia e Belgio restassero a secco), in effetti Hayter-Wood hanno sfiorato l’impresina, perché la volata l’hanno vinta, ma alle loro spalle si è piazzato il Belgio, che ha così conquistato il gradino più basso del podio. A seguire son transitate Danimarca e Italia, che a scriverlo così pare che siamo andati vicinissimi allo storico sorpasso, ma guardando la gara si vedeva a occhio nudo che di speranze non ce n’erano, dato che i danesi, dopo averci tirato il collo, ci hanno addirittura tolto di ruota nell’ultimo giro.

E va bene, poco male, non è oro ma è argento, un bellissimo argento, un secondo posto memorabile che Simone e Michele dovranno portarsi nel cuore finché campano, con la medaglia magari incorniciata sulla testiera del letto. Danimarca 68, Italia 64, Belgio 62 (e questo ci dice pure che se l’Italia non avesse preso quei due punti all’ultimo sprint avrebbe portato a casa il bronzo e non l’argento); giù dal podio Gran Bretagna e Francia a 58, festa mesta per il transalpino Morgan Kneisky (in coppia con Benjamin Thomas), a secco nell’ultima gara in carriera. A seguire Portogallo a 27, Svizzera a 11, Australia a 8, Nuova Zelanda a 7, Russia a 6 e Spagna a -80. Ritirate Polonia, Repubblica Ceca, Messico, Bielorussia, Austria e Ucraina.

 

Silvia Zanardi, che bella novità nella Corsa a punti!
Anche la Corsa a punti femminile è stata particolarmente entusiasmante, una lotta senza quartiere o una Lotte senza quartiere, nel senso della belga Kopecky che si è laureata Campionessa del Mondo nell’ultima gara in carriera per la statuaria Kirsten Wild. Ma è stata la corsa che ha rivelato al mondo Silvia Zanardi, autrice di una gara bellissima, conclusa con un quinto posto più che promettente al cospetto di alcune delle massime esponenti del ciclismo su pista endurance.

100 giri di corsa, dopo due volate (una vinta dalla statunitense Jennifer Valente, l’altra dalla Wild – qui quarta Silvia Zanardi) è partita la francese Marie Borras che mentre conquistava il giro ha vinto il terzo sprint (caccia conclusa subito dopo, ai -70); ma immediatamente c’è stato il contrattacco ispirato dalla britannica Katie Archibald, subito seguita proprio dalla Zanardi e dalla norvegese Anita Stenberg, a cui successivamente si sono accodate la Valente, la Wild, la Kopecky e pure la portoghese Maria Martins e l’ucraina Ganna Solovei. Archibald ha vinto il quarto sprint su Kopecky, Wild e Valente, poi a -56 tutte e 8 le attaccanti hanno preso il giro. Col quinto sprint vinto da WIld su Archibald, Zanardi e Valente siamo arrivati a metà gara con la seguente situazione: Wild a 34, Archibald a 31, Kopecky e Valente a 27, Borras a 25, Zanardi a 23, Stenberg, Martins e Solovei a 20; tutte le altre fuori causa per le medaglie.

Nella seconda metà di gara è successo di tutto: dopo il sesto sprint (vinto dalla Valente sulla Archibald) è partito un attacco secco della Kopecky, a cui hanno risposto Archibald, Martins e la bravissima Zanardi. Wild e Valente hanno provato a riportare sotto il gruppo ma l’americana non ne aveva troppa, sicché il quartetto è andato via per conquistare il giro ai -28, dopo il settimo sprint (vinto da Archibald su Kopecky, Zanardi e Martins). Allora è partito il contrattacco di Kirsten ai -25, con lei Borras e la polacca Karolina Karasiewicz; la Wild ha vinto l’ottavo sprint, riavvicinando le prime di una classifica che vedeva a questo punto Archibald al comando con 57 punti davanti a Kopecky (53), Zanardi (45), Martins (41), Wild appunto (40), Valente (32) e Borras (28).

Poco prima della volata era uscita all’inseguimento delle fuggitive ancora la Kopecky, che rapidamente si è portata sulle cacciatrici e con loro ha preso di nuovo il giro ai -15. Non sazia, Lotte è ripartita un’altra volta con una Zanardi sempre più convincente, a inseguire Archibald e Valente che si erano mosse appena prima. Le quattro si son ricompattate ai -12, subito prima del nono sprint, vinto dalla britannica sulla belga, con l’azzurra terza. Situazione a una volata dal termine: Kopecky 76, Archibald 62, Wild 60, Borras 48, Zanardi 47, Martins 41, Valente 33.

Alla fine la Wild è riuscita a riprendere le quattro rivali, e si è pure messa a urlare in faccia alla Zanardi rea – a suo modo di vedere – di non aver contrastato l’ennesimo allungo della Kopecky: per Kirsten, agli ultimi giri della carriera, pareva lesa maestà che una ragazzina poco più che ventenne non le permettesse di contrastare la belga e di giocarsi magari una medaglia più corposa del bronzo che le andava a profilarsi. Comunque quest’ultimo attacco è rientrato in vista della volata finale, a tre giri dal termine (in realtà Lotte è stata ripresa ai -2).

L’ultima volata se l’è presa di forza Archibald su Borras e Zanardi, per una classifica che è andata a chiudersi così: Kopecky iridata con 76 punti seguita da Archibald a 72, Wild a 60, Borras a 54, Zanardi a 51, Martins a 41, Valente a 33. Per Silvia uno score di 5 volate a punti su 10 (pur senza vittorie parziali) e due giri conquistati come Archibald, Wild, Borras e Martins (Kopecky ne ha presi tre), ma soprattutto ci ha riempito gli occhi il modo carismatico con cui la giovane azzurra ha interpretato la gara, senza timori reverenziali, senza subire la corsa delle titolate avversarie, e facendo il suo senza perdersi un attimo d’animo: se è stato un esame di maturità, è stato superato a pieni voti.

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