Editoriale

Muri #12: Nel nome di Wout

Nel dodicesimo numero di Muri si parla della via Crucis di Van Aert prima dell'agognata vittoria di domenica e di cosa significhi vedere la Roubaix da bordo strada

13.04.2026 23:32

l dodicesimo numero della newsletter Muri sarà online domani mattina. La Parigi-Roubaix 2026 è andata, e Wout van Aert ha vinto. Sappiamo tutti che non è una vittoria come le altre, e per capire cosa significa davvero abbiamo deciso di ripercorrere tutto quello che era venuto prima: quattordici sconfitte, alcune delle quali sembravano scritte apposta per farlo cedere, e una tenacia che ha finito per trasformare un corridore in qualcosa di più vicino a un simbolo. 

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“Ho smesso di crederci, ma mi sono sempre rialzato”

Wout van Aert vince la Parigi-Roubaix davanti a Tadej Pogačar © Profilo X @parisroubaix
Wout van Aert vince la Parigi-Roubaix davanti a Tadej Pogačar © Profilo X @parisroubaix

Il primo articolo di questo numero è una via Crucis in quattordici stazioni. Dal terzo posto alla Strade Bianche 2018, caduto per lo sfinimento sul muro di Santa Caterina, rialzato, ripartito; fino alla Dwars door Vlaanderen 2026, dove Filippo Ganna lo ha ripreso e sopravanzato negli ultimi cento metri dopo una foratura e la rottura del manubrio. In mezzo, tutto: i secondi posti nei mondiali, le forature alla Roubaix nel momento peggiore, la caduta alla Dwars del 2024 con clavicola, sterno e costole rotte, la Vuelta finita su un brecciolino ai Lagos de Covadonga. Quattordici volte in cui sembrava finita, e quattordici volte in cui Van Aert ha trovato il modo di ricominciare. Fino al velodromo di domenica scorsa, con il sampietrino in mano e le lacrime sulla faccia.

Tre giorni sulle pietre per un singolo attimo di catarsi

Il passaggio sulla Foresta di Arenberg ©Umberto Bettarini
Il passaggio sulla Foresta di Arenberg ©Umberto Bettarini

 

Nel secondo articolo, Umberto Bettarini racconta la Roubaix dall'altra parte delle transenne: l'aereo accolto dai pompieri per un guasto ai freni, il bikepacking controvento verso le zone di gara, la Paris-Roubaix Challenge interrotta da tre forature, e infine quell'attimo nella Foresta di Arenberg: pochi secondi in cui passa tutto, i corridori scompaiono e cala il silenzio. E poi la fan zone di Sars-et-Rosières, centinaia di persone strette davanti a un maxischermo, la tensione dell'ingresso nel velodromo e quel grido liberatorio quando Wout esce dalla scia di Pogačar all'esterno dell'ultima curva. Un racconto su cosa significa andare fino in fondo per vivere un attimo.

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