Diego Bragato: “Lavoriamo per dare una medaglia olimpica anche al quartetto femminile”
Con Diego Bragato, che dal 2025 affianca Marco Villa alla guida della nazionale di inseguimento femminile su pista, abbiamo fatto il punto sulla nazionale femminile a due anni dall’appuntamento di Los Angeles 2028

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Dopo che già l'anno scorso avevamo sentito Marco Villa e due settimane fa Dino Salvoldi, commissario tecnico della pista maschile, completiamo il dittico con Diego Bragato, che dal 2025 affianca proprio Villa alla guida della nazionale di inseguimento femminile su pista. Trevigiano, ex corridore fino agli Under 23, laureato in Scienze dello Sport, Bragato è da anni il responsabile del Team Performance della Federciclismo e conosce quindi il gruppo femminile da vicino ben prima di ricoprire il ruolo tecnico. Con lui abbiamo fatto il punto sulla nazionale femminile a due anni dall’appuntamento di Los Angeles 2028.
Diego Bragato, facciamo un po’ un bilancio, visto che siamo a metà del quadriennio olimpico: tra poco arrivano i mondiali e si comincia a contare i punti per la qualificazione olimpica. Volevo chiederle come vede formarsi la squadra nazionale di inseguimento femminile su pista in prospettiva olimpica, sia a livello di disponibilità delle atlete, sia a livello di scelte tecniche:
Dici bene: siamo a metà, ma adesso si inizia a fare sul serio. A ottobre avremo il mondiale a Shanghai, che è l’inizio della qualifica olimpica. Devo dire che iniziamo questa qualifica molto motivati e anche ambiziosi. Sappiamo di avere un gruppo di ragazze interessante e forte.
Arriviamo bene dal mondiale dell’anno scorso, che abbiamo vinto [con riferimento all’inseguimento a squadre, ndr]— ma l’abbiamo vinto con la consapevolezza che non è un punto di arrivo, era un punto di partenza. Dobbiamo crescere, perché sappiamo che le avversarie cresceranno molto e sono già molto forti: ci sono due o tre nazioni di riferimento che per noi saranno uno stimolo a competere con loro.
Le ragazze si sono dimostrate motivate e molto sul pezzo durante questa stagione, che comunque è impegnativa perché hanno un sacco di impegni, un calendario molto fitto. Hanno trovato dei momenti per esserci, hanno partecipato quasi tutte, tra europei e mondiali, e hanno avuto anche l’occasione di partecipare a qualche evento internazionale per tenersi in forma. Abbiamo già programmato tutti i prossimi passi fino a ottobre e la loro disponibilità è massima; c’è solo qualcosa da aggiustare con la collaborazione con le squadre, per quello che è normale essendo in finale di stagione — c’è chi ha esigenze di raccogliere punti fino alla fine — ma sono le normali situazioni che gestiamo sempre.
Le ragazze sono sul pezzo, siamo motivati e in questi due anni abbiamo lavorato con una logica di costruzione in funzione dei quattro anni: stiamo guardando a Los Angeles, continuiamo il percorso di lavoro in quella direzione. Questo blocco di lavoro che inizierà ora, a settembre, con un altro step importante che passa dai mondiali, in realtà è pensato sempre in funzione del 2028.

A questo proposito, la pista femminile arriva da risultati straordinari, perché l’ultimo oro olimpico l’ha portato proprio la pista femminile. Però c’è questo quartetto che vince mondiali, vince europei, e gli manca solo la medaglia olimpica: insomma questo quartetto la medaglia se la merita.
E lavoriamo per quello, perché queste ragazze stanno facendo un ciclo che secondo me non si concluderà con Los Angeles, perché sono comunque ancora molto giovani. È un ciclo che continuerà, ma sono arrivate a un livello di maturità tale che si meritano una medaglia, e quindi stiamo lavorando per quello.
Siamo un gruppo forte, e abbiamo dimostrato anche agli ultimi europei che, pur cambiando dei tasselli, restiamo sempre competitivi — cosa che non tutte le nazioni riescono a permettersi, perché in tante nazioni, cambiando un elemento, la squadra cambia completamente, mentre noi, pur ruotando la rosa, siamo competitivi. Questo è un po’ il nostro punto di forza, e continueremo comunque a cercare dei salti di qualità, che sono quelli che servono per arrivare a completare con le medaglie.
Parlando dei tasselli: io conto Alzini, Consonni, Guazzini, Paternoster, Balsamo, Venturelli, Sanarini, Fidanza….potreste fare praticamente due quartetti da medaglia olimpica. Siamo tutti contenti di questo, però magari, in una specialità dove sono importanti anche gli automatismi, avere così tante opzioni può anche essere un problema?
Sì, assolutamente. Diciamo che quest’anno ho voluto mescolare le carte, d’accordo con Marco Villa, perché il prossimo anno ci saranno tre coppe del mondo di qualificazione, tutte in periodo primaverile, quindi il gruppo principale non potrà essere sempre disponibile. Abbiamo dovuto per forza allargare la rosa, per avere altre ragazze, delle giovani che abbiamo inserito, che ci danno una mano a tenere alto il livello, a fare buone prestazioni e a coprire tutte le coppe del mondo.
Le porte comunque non sono mai chiuse per nessuno, perché guarda cosa è successo con Milan nel 2021, che abbiamo inserito l’ultimo anno prima dei Giochi. Al di là di un netto salto di qualità, alcune di queste ragazze giovani sanno che stanno lavorando anche per la qualifica del gruppo principale, ma passata Los Angeles inizierà il loro ciclo. È comunque l’occasione per crescere, per essere sul pezzo e per portarsi a casa dei risultati nel percorso. E poi mai dire mai — come è successo con Jonathan Milan, a un anno dai Giochi, dopo lo spostamento dal 2020 al 2021.
Nel femminile c’è un po’ meno settorialità rispetto al maschile, il caso estremo è Wiebes che fa un po’ di tutto. Mi chiedevo, visto che ad esempio Fidanza in passato ha fatto anche velocità, se visti i pochi posti a disposizione per le olimpiadi, c’è l’idea di prendere qualche atleta del quartetto e provarla nella velocità e viceversa, o se le due specialità restano ben divise.
Diciamo che noi abbiamo comunque un gruppo di 5-6 ragazze — le campionesse del mondo, più Balsamo — che è solido, motivato, ed è la base su cui stiamo appoggiando il lavoro. Si sono strutturate in questi anni e sono motivate: è un obiettivo importante che abbiamo tutti in testa, quindi non abbiamo pensato ad aggiungere altre discipline o mescolare, anche perché il gruppo velocità sta crescendo per conto suo, con delle ragazze giovani, ed è giusto che quel gruppo cresca con le loro funzioni e i loro obiettivi.
Per ora siamo concentrati sulle discipline olimpiche — quartetto, omnium e Madison— anche perché hai nominato una Wiebes che è un’atleta super che ci darà sicuramente filo da torcere in tutte le discipline, aggiungici l’Olanda che sta preparando un quartetto che fa paura: le olandesi sono molto molto forti.

È facile che qualcuna di queste ragazze finisca anche a fare la prova su strada, come è successo a Parigi sia nel maschile che nel femminile
Sì, quello è molto più facile, anche perché le top della pista, nel gruppo femminile, fanno parte anche delle top della strada. Su questo ci sederemo a tavolino con Velo, con cui in questi anni abbiamo sempre lavorato molto bene, e organizzeremo i ruoli e i passaggi tra una disciplina e l’altra.
Nella Madison avete le due campionesse in carica uscenti, e sappiamo che Fidanza può farla con entrambe in caso di riserva. Sull’omnium invece ne abbiamo visto un po’ di tutte: Paternoster, Consonni, Guazzini — c’è qualche nuova idea in vista di Los Angeles?
Ci metterei anche Balsamo: anche lei in questa disciplina può fare molto bene. In realtà le abbiamo anche dovute far gareggiare perché, con il regolamento attuale, per essere convocabili le atlete devono avere almeno 500 punti internazionali, e non abbiamo tante occasioni per fare punti: a volte sfruttiamo anche gli eventi di Coppa del Mondo o europei per far punti utili alla convocazione ai mondiali. A volte la scelta è anche in funzione dei punti — questo lo concordiamo prima con le ragazze. Ma dobbiamo far sì che si cimentino nelle varie discipline, perché le cinque che porteremo devono coprire tutte le discipline: nel quartetto, nella Madison, nell’omnium, devono saper fare un po’ di tutto, perché in caso di riserva è da quelle che dobbiamo pescare. Le ragazze devono avere un background che garantisca buone prestazioni anche nelle altre discipline.
Nelle interviste del Tour de France, Elisa Balsamo e Letizia Paternoster, dopo la caduta della prima tappa, non se le sono mandate a dire… pensa sia una cosa che rientrerà velocemente?
Tra di loro anche in passato non se le sono mai mandate a dire, c’è un rapporto molto diretto. Però sono atlete, sono professioniste, quando le è stato chiesto di essere squadra hanno sempre fatto il loro. Anche agli ultimi europei a Konya erano nello stesso quartetto... sono atlete che sanno essere professionali e sanno cosa vuol dire vestire la maglia azzurra.
Vittoria Bussi ha fatto di tutto in questi ultimi anni come atleta indipendente: sappiamo che non ha potuto dare il suo contributo in nazionale per vari motivi, tra cui il fatto che non fa discipline di squadra e quindi non può essere inserita nel quartetto, e ora è anche campionessa italiana nell’inseguimento individuale…
Con Vittoria siamo in contatto, lo siamo stati anche negli anni scorsi, anche mentre si cimentava nei vari record ci siamo sempre sentiti e scambiati informazioni. Lei è sempre stata molto collaborativa e aperta, ha una sua passione e una sua dedizione per una disciplina che, a mio parere, purtroppo non fa parte del programma olimpico, perchè l’inseguimento è la disciplina più bella secondo me, e che non sia nel programma olimpico mi dispiace molto. Mi dispiace anche per gli anni in cui lavoravo con Ganna: se avessimo potuto inserire la disciplina in questo sistema avremmo altri ori olimpici, e anche adesso con lei saremmo stati competitivi.
Il programma olimpico richiede atlete poliedriche, che sappiano cimentarsi in più discipline, comprese le prove a squadre, e questo è il suo punto debole. Per il resto, qualche occasione con la nazionale l’abbiamo programmata e fatta: l’avevo sentita anche l’anno scorso per i mondiali in Cile e per gli europei in Turchia, poi abbiamo deciso di non schierarla per la sua prova, ma non le abbiamo mai chiuso le porte — anzi, con lei siamo in contatto e c’è comunicazione.
Per quanto riguarda il mezzo tecnico, sappiamo che verrà presentata una nuova bici da parte di Pinarello — pensa che ci sia un gap da colmare rispetto agli altri, o che siamo sempre stati allo stesso livello come mezzo tecnico?
Devo dire che con Pinarello abbiamo sempre lavorato molto bene, ci ha sempre garantito standard molto alti, anche alle ultime Olimpiadi. Non credo che sia stato un gap, anche perché con quella bici Ganna ha fatto il record dell’ora, e nell’inseguimento abbiamo fatto record. E Dan Bigham, che è l’aerodinamico degli inglesi, quando parla della sua bici, usa Pinarello anche per i suoi tentativi, quindi non credo che l’abbia fatto sapendo di avere a disposizione bici più veloci.
Poi oggi siamo a un livello di estremizzazione tale per cui ogni tipo di corpo, ogni tipo disciplina, ogni prova, avrebbe bisogno di super personalizzazioni, e noi come squadra nazionale non abbiamo il budget per testare tutto, non possiamo permetterci di comprare tutti i telai: ci affidiamo a un’azienda che lo fa per noi. Abbiamo la fortuna di avere Pinarello per le bici, Campagnolo per le ruote, Vittoria le coperture, Miche per i componenti, Castelli per gli indumenti — sono aziende con cui collaboriamo, con cui sviluppiamo analisi e prodotti assieme. Penso che siamo sempre in campo con materiali all’avanguardia, e poi siamo in un settore dove la ricerca è talmente veloce che anche gli altri hanno un cervello, anche gli altri studiano e vogliono innovare, e noi facciamo la nostra parte.
Con gli atleti che abbiamo — che hanno vinto a Tokyo e sono tornati sul podio a Parigi — non avremmo potuto farlo se loro non fossero così forti e se i materiali non lo avessero permesso. Poi la prestazione degli australiani era talmente superiore a tutti che non penso sia stata solo una questione di bici: dal punto di vista atletico hanno fatto una prestazione talmente precisa e di alto livello che poi non sono stati in grado di replicarla qualche mese dopo, al mondiale — infatti non c’erano, perché quella prestazione ha chiesto loro tantissimo, per arrivare a quel livello, su quella pista, in quelle giornate lì, che era una pista dove era facile fare quei tempi.
Se dovesse dire chi è attualmente un po’ più al nostro livello come quartetto, direi Gran Bretagna — anche se ha perso Archibald credo sia ancora lì —, Paesi Bassi, Australia e Danimarca?
E ci aggiungerei la Nuova Zelanda, con Ally Wollaston e il gruppo di ragazze giovani ha un gruppo forte. Sarà divertente il torneo dell’inseguimento a squadre!
Per chiudere: cosa manca, secondo lei per la medaglia olimpica? Qualche watt in più o qualche meccanismo in più?
Io sono convinto che debba scattare qualcosa a livello mentale quando saremo lì, perché sono convinto di avere un gruppo di ragazze molto forte, che in questo tipo di disciplina può fare veramente ottimi risultati. È già scattato qualcosa nella testa di chi si è accorto che è possibile, agli ultimi Giochi, e lo stanno trasmettendo alle altre. Quando saremo lì, penso che quella scintilla scatterà anche nella loro testa.