Piganzoli, il Lussemburgo è tuo. Van der Poel fa il matto per 175 km nell'ultima tappa
Piganzoli vince la classifica generale dopo la vittoria a crono di ieri, mentre Van der Poel chiude il Tour de Luxembourg 2026 con un attacco di oltre 170 chilometri

Davide Piganzoli aveva già messo una mano sulla coppa ieri, vincendo la cronometro e battendo Andrea Raccagni Noviero, ma oggi ha dovuto metterci anche l'altra. Il valtellinese ha difeso il primato nella quinta e ultima tappa del Tour de Luxembourg, una frazione che Mathieu van der Poel ha trasformato in un numero da circo: attacco praticamente dal chilometro zero, 175 chilometri da solo e una vittoria che sa tanto di prova generale in vista del Mondiale di Montréal. Piganzoli, invece, ha amministrato, ha chiuso quarto e ha portato a casa una classifica generale che impreziosisce ulteriormente una stagione già molto solida. È il quarto italiano a vincere questa corsa a tappe negli ultimi dieci anni: prima du lui Antonio Tiberi (2024), Diego Ulissi (2020) e Andrea Pasqualon (2018).
Un Giro d'Italia di ottimo livello, un Tour de France discreto e ora il successo in Lussemburgo: non è difficile leggere in questa settimana un altro passo avanti nella crescita del 24enne valtellinese, che tra pochi giorni vestirà la maglia azzurra in Canada. La vittoria nella crono di ieri aveva consolidato il suo vantaggio e oggi gli è bastato controllare la situazione alle spalle del fuggitivo più ingombrante possibile, quel Van der Poel che nei due giorni precedenti, dopo aver vinto la prima frazione, era rimasto lontano dalla lotta per la classifica e che evidentemente aveva ancora voglia di fare una cosa alla Van der Poel.
Tour de Luxembourg 2026, la cronaca della quinta tappa
La quinta tappa, 177 chilometri da Mersch a Luxembourg, era tutt'altro che una passerella. Quasi 3000 metri di dislivello, una prima parte costantemente su e giù e un circuito finale nella capitale, da ripetere affrontando anche la Pabeierbierg, 830 metri all'8,8%. Insomma, il genere di percorso sul quale era possibile inventarsi qualcosa.
Mathieu van der Poel (Alpecin Premier Tech) non aveva aspettato neppure che la corsa prendesse davvero forma. Sulla prima salita non categorizzata della giornata aveva accelerato e, quando mancavano circa 176 chilometri al traguardo, si era ritrovato solo. Alle sue spalle avevano provato a organizzarsi Moritz Mauss (UAE Emirates-XRG), Johannes Adamietz (REMBE | rad-net), Morten Nortoft (ColoQuick), Fausto Penna (Lotto Kern-Haus), Loïc Bettendorff (Hrinkow Advarics) e Larry Valvasori (AC Bisontine).
Il sestetto aveva collaborato, ma Van der Poel aveva continuato ad allungare. Un minuto, poi un minuto e mezzo, poi due. A 100 chilometri dall'arrivo il neerlandese era già da un'ora abbondante tutto solo, e a 70 chilometri dalla conclusione il suo vantaggio aveva superato i tre minuti. Il gruppo, però, non era rimasto a guardare.
La Visma | Lease a Bike di Piganzoli aveva preso in mano l'inseguimento insieme a EF Education-EasyPost e Soudal Quick-Step, cercando di tenere sotto controllo il margine. Il vantaggio di Van der Poel era arrivato fino a circa cinque minuti, poi aveva cominciato lentamente a scendere. Gli inseguitori erano stati riassorbiti e il neerlandese si era ritrovato nuovamente solo contro tutta la corsa.
Piganzoli controlla, Reinderink ci riprova
Entrati nel circuito finale, a una quarantina di chilometri dall'arrivo, Van der Poel aveva ancora circa tre minuti e mezzo. La strada bagnata aveva reso la sua cavalcata ancora più spettacolare e anche più rischiosa, con il neerlandese costretto a prendersi qualche rischio nelle discese.
A 25 chilometri dalla conclusione era stata la volta di Pepijn Reinderink (Soudal Quick-Step), terzo nella tappa precedente e già vincitore della terza frazione, che aveva provato ad andarsene dal gruppo dei migliori. Alle sue spalle, però, la Visma aveva continuato a controllare e Piganzoli, insieme a Marijn van den Berg (EF Education-EasyPost), aveva reagito all'azione. Reinderink aveva così dovuto rialzarsi.
Poco dopo era partito Mikkel Frølich Honoré (EF Education-EasyPost). Il danese era riuscito a prendere un margine e aveva provato a risalire verso Van der Poel, ma il distacco restava superiore ai due minuti. Davanti, intanto, il neerlandese aveva continuato a pagare qualcosa, ma senza mai dare davvero l'impressione di poter crollare.
All'ingresso dell'ultimo giro, quando mancavano circa dieci chilometri, Van der Poel aveva ancora più di due minuti di vantaggio. Dietro, Piganzoli aveva provato a sua volta ad accelerare, mentre gli uomini che avevano ancora ambizioni per il podio cercavano un'ultima occasione.
La corsa è di Piganzoli, la tappa è di Van der Poel
Van der Poel aveva poi completato la sua mostruosa azione solitaria di oltre 170 chilometri e aveva potuto alzare le braccia con un minuto e quattro secondi su Honoré. Reinderink aveva chiuso terzo, ancora una volta protagonista dopo il successo di venerdì, mentre Piganzoli era arrivato quarto.
Per il neerlandese della Alpecin-Premier Tech era arrivata la seconda vittoria della settimana, dopo quella conquistata nella prima tappa. Un successo completamente diverso dal precedente, costruito attraverso un'azione che aveva avuto inizio quando al traguardo mancavano ancora 176 chilometri.
Per Piganzoli, invece, era arrivato qualcosa di più pesante: la classifica generale del Tour de Luxembourg, conquistata dopo aver prima attaccato in salita, poi preso la maglia e infine consolidato il primato con una vittoria a cronometro.

Il Lussemburgo finisce così nel modo più adatto a raccontare questa settimana: un azzurro con la maglia gialla, un neerlandese che parte a 176 chilometri dall'arrivo e un terzo protagonista, Reinderink, ancora sul podio. Per Piganzoli, soprattutto, è l'ultimo segnale prima del viaggio verso il Canada.