Biniam Girmay sul podio della Gand-Wevelgem 2022 © Het Nieuwsblad / EPA-EFE
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Di Bini in meglio

Biniam Girmay vince per il terzo anno consecutivo il Premio di Miglior Ciclista Africano e dopo la storica vittoria della Gand-Wevelgem si prepara ad una nuova stagione da protagonista

20.12.2022 18:25

Undici anni fa gli organizzatori della Tropicale Amissa Bongo, breve corsa a tappe africana che si svolge in Gabon, crearono il premio di Miglior Ciclista Africano dell’anno. Un riconoscimento dovuto e meritato per promuovere il ciclismo africano che negli ultimi anni – e forse anche qualcosa di più - ha visto nascere e crescere giovani talenti che si sono affermati in pianta stabile anche nel World Tour. Eritrea e Sudafrica sono per adesso i capifila del movimento ciclistico africano e l’elenco degli atleti che si sono distinti nel tempo è abbastanza lungo e variegato. In ordine sparso ed incompleto possiamo citare, tra quelli più recenti, i nomi degli eritrei Natnael Berhane, Merhawi Kudus, Natnael Tesfatsion, Amanuel Gebreigzabhier, dell’etiope Tsgabu Grmay e dei sudafricani Daryl Impey, Louis Meintjes e Ryan Gibbon. Ed un accenno lo meritano anche ciclisti del passato come Mekseb Debesay, Timothy Jones, Alan Van Heerden, John-Lee Augustyn e Robert Hunter, E poi come non nominare Chris Froome, la cui carriera ciclistica iniziò su licenza del Kenya. 

Per il terzo anno consecutivo il premio in oggetto se l’è aggiudicato l’eritreo Biniam Girmay, dopo un 2022 da ricordare. Il ciclista di Asmara è ormai nella storia, essendo stato il primo africano ad aver vinto la Gand Wevelgem. Lo scorso 27 Marzo Girmay regolò in una volata ristretta un ridotto drappello di ciclisti che si era avvantaggiato sul gruppo principale quando mancavano una ventina di km alla conclusione. Girmay ebbe la meglio su Christophe Laporte e Dries van Gestel, con Jasper Stuyven quarto ed il gruppo che giungeva a 8 secondi di ritardo regolato da Søren Kragh Andersen. In ottantaquattro edizioni la corsa fiamminga, tra i capisaldi della tradizione ciclistica europea, aveva ‘aperto le porte’, per così dire, alle Americhe con la vittoria dello statunitense George Hincapie nel 2001 e persino all’Asia, con l’affermazione altrettanto storica dell’uzbeko Djamolidine Abdoujaparov nel 1991 e quest’anno Girmay ha finalmente rotto il tabù facendo sedere simbolicamente l’Africa al tavolo dei grandi in una corsa di grandissima storia e tradizione.  

L’eritreo non si accontentava e dopo cinque top five al successivo Giro d’Italia, coglieva la sua prima vittoria in un GT proprio nella decima tappa da Pescara a Jesi. Girmay, al termine della consueta tappa marchigiana con una seconda parte di percorso infarcita di muri e con pochissima pianura, batteva in una volata di una trentina di ciclisti Mathieu van der Poel. Quel giorno il ciclista eritreo recuperò tantissimo in classifica a punti sul diretto avversario Arnaud Demare e la lotta tra i due si sarebbe protratta quasi certamente fino a Verona se Girmay avesse stappato la bottiglia di spumante con maggiore attenzione…

A coronamento di una stagione complessivamente positiva, Girmay ha messo in carniere altre due vittorie: quella del Trofeo Alcudia e quella della prova nazionale a cronometro. Da segnalare anche il decimo posto alla Milano Sanremo, il quinto all’E3 Saxo Bank Classic ed il terzo al GP de Quebec, a dimostrazione che nonostante i suoi 22 anni ha ancora molti margini di miglioramento. L’Intermarchè-Circus-Wanty del resto se lo tiene stretto, avendogli allungato il contratto lo scorso aprile fino al 2026. Il 2023 potrebbe essere per lui l’anno della definitiva consacrazione.

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