Mads Pedersen durante la prima tappa della Volta a la Comunitat Valenciana ©Getty Images
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"Non riuscivo a pulirmi il sedere", ma ora il recupero di Pedersen lascia i compagni di stucco

Tre settimane fa non riusciva ad alzarsi dal letto, ora Norsgaard fatica a tenergli la ruota in salita: "È assolutamente irreale"

Tre settimane fa faticava a stringere un'arancia. Ora scala a un ritmo che lascia senza fiato anche i compagni di squadra. Il recupero di Mads Pedersen dopo il pesante incidente alla Volta Comunitat Valenciana sta stupendo tutti in casa Lidl-Trek, a partire da Mathias Norsgaard, che ha raccontato la scena in modo plastico nel podcast Forhulslir di Anders Mielke.

"Qualche sera fa lo vedo in corridoio che stringe un'arancia — non so se fosse parte della riabilitazione — e lo vedo contorcersi dal dolore. Ovviamente fa malissimo: sono passati meno di due settimane dall'incidente", ha detto Norsgaard. "Poi vado a fare una lunga uscita, quattro ore più un'ora extra. Sto salendo su una salita ripida, mi giro, e vedo un corridore Lidl-Trek con la macchina di supporto. Mi avvicino e riconosco le strisce di campione del mondo. Vi giuro: non stava andando a 300 watt, stava andando a un ritmo che faticavo a tenere. Ho pensato: è assolutamente irreale."

Mathias Norsgaard ©Lidl-Trek
Mathias Norsgaard ©Lidl-Trek

Settanta all'ora, poi il vuoto

Ma come si è arrivati a tutto questo? Pedersen ha ricostruito la dinamica della caduta nel podcast del team In the Middle of Lidl-Trek con una lucidità che fa quasi male. "Era un momento di stress, tutti dovevano essere in testa per una salita. Andavamo a 70, 75 chilometri orari. In una curva a sinistra alcuni corridori si sono toccati e sono andati dritti. Non avevo scelta, sono andato fuori strada. Ho visto dei cespugli e speravo in un atterraggio morbido, ma sono caduto di circa un metro sulle pietre."

Il bilancio è stato pesante: frattura al polso sinistro, clavicola destra rotta, il viso "che ha preso un bel po'". Ma il momento più angosciante è stato l'attesa in ospedale con il collare cervicale, mentre i medici temevano una lesione alla schiena. "Lì pensi: cazzo, se ho la schiena rotta non stai pensando a tornare in bicicletta, stai pensando a quanto può essere grave." Gli esami hanno escluso danni vertebrali, ma i primi giorni di convalescenza sono stati, parole sue, "miserabili".

Pedersen non ha risparmiato i dettagli: con il polso sinistro ingessato fino al gomito e la spalla destra al collo, le attività più elementari diventavano imprese. "Non riuscivo a pulirmi il sedere. Il polso sinistro era rotto e avevo il gesso fino sopra il gomito. E la clavicola destra era rotta, quindi il braccio era al collo. Non sono riuscito ad andare in bagno per cinque giorni. È stato un parto difficile quando è finalmente successo."

Dall'operazione alla strada in tre settimane

I medici, secondo quanto riferito dallo stesso Norsgaard, avevano avvertito che il ritorno in bicicletta su strada non sarebbe arrivato "prima di 12 settimane". Pedersen era invece già sul rullo cinque giorni dopo la caduta, il 9 febbraio, e ora si trova a Maiorca per un mini ritiro con Søren Kragh Andersen, Mathias Vacek, il fratello Martin e il padre Claus.

L'ambiente del ritiro lo ha aiutato mentalmente. "Quei ragazzi passano sei ore al giorno insieme in bici, io faccio un po' meno", ha detto, aggiungendo che le lunghe serate a tavola insieme hanno rappresentato una boccata d'aria. Per ora il suo programma è circa 20 ore settimanali sul rullo e solo 3 ore su strada, perché il polso limita ancora la gestione sicura della bicicletta.

Tre volte vincitore della Gent-Wevelgem e secondo al Giro delle Fiandre nel 2025, Pedersen era atteso tra i grandi protagonisti di questa primavera, con Mathieu van der Poel e Tadej Pogačar nel mirino. Ma lui stesso invita alla cautela: "Per questo non dobbiamo entusiasmarci troppo. Stiamo spingendo i limiti del possibile. Non sappiamo come reagirà il mio corpo. Se riuscirò a fare le Classiche, saranno le mie prime gare. Senza aver corso prima, è un grande punto interrogativo capire come saranno le gambe."

Norsgaard non ha dubbi: "Non sono preoccupato. Andrà a finire bene." E Pedersen la pensa allo stesso modo: "Se non ci credessimo, non mi starei ammazzando sul rullo."

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