Corse

Presentato il percorso della Tirreno-Adriatico 2026

Ancora un'edizione dai chilometraggi elevatissimi, con tanto dislivello (pure lo sterrato), ma senza arrivi in montagna: salite non lunghe ma molto ripide decideranno la corsa insieme alla crono di apertura

Il percorso della Tirreno-Adriatico 2026 un po' come lo scorso anno propone qualche soluzione nuova, ibrida, spingendosi ancora oltre. Per la prima volta compaiono le strade bianche, con un arrivo in salita a San Gimignano che si accoppia perfettamente con quello in Piazza del Campo a Siena di una settimana prima; dopo la classica volata per fondisti tre frazioni sull'Appennino decidono la classifica, ma senza l'arrivo in montagna che di solito popola il percorso, un po' come avvenuto nel 2019. Tuttavia rispetto a questo precedente, le tappe decisive sono decisamente più cattive e rendono comunque gli scalatori leggermente favoriti rispetto agli scattisti, con salite ripidissime troppo lunghe per essere chiamate muri. Spicca poi un dato impressionante: dalla seconda alla sesta tappa (escludendo quindi la cronometro e la passerella finale) si sommano 1016 km, ovvero oltre 203 km al giorno, ancora più dello scorso anno. Tutte queste sono peraltro molto raramente pianeggianti: sarà una vera corsa di fondo.

 

Le tappe nel dettaglio

Lunedì 9 marzo - 1a tappa: Lido di Camaiore - Lido di Camaiore (Cronometro individuale - 11.5 km)

Altimetria 1a tappa

Si comincia con la solita cronometro andata e ritorno a Lido di Camaiore, tutta pianeggiante e tutta sul lungomare, quindi facilmente condizionabile dal vento. La distanza è la stessa dello scorso anno
 

 

Martedì 10 marzo - 2a tappa: Camaiore - San Gimignano (206 km)

Altimetria 2a tappa

Prima tappa in linea e subito di grande interesse, tanto tecnicamente quanto esteticamente. Dopo la partenza in salita verso Montemagno (4 km al 4%), il percorso è quasi perfettamente pianeggiante - eccetto alcune ondulazioni dopo Collesalvetti - fino in Val di Cecina, dove inizia la salita verso Pomarance dal Cerreto (8.3 km al 3.6%, max 16% all'imbocco; già percorsa più volte come finale di tappa), subito seguita da quella a Castelnuovo Val di Cecina (10 km al 3.4%; la media è falsata da tratti di discesa e gli ultimi 1500 metri sono all'8.7%). Qui si respira con una lunga discesa spezzata da 9 km più o meno pianeggianti, quindi nuovo toboga: si sale a Monteguidi (4 km al 5.7%, max 10%), al Bivio di Mensano (1.2 km al 6.5%, max 10%) e a Casole d'Elsa (2.2 km al 5.6%, max 9%). Dopo una breve discesa si incontra un nuovo tratto più dolce (ma comunque moderatamente mosso) di quasi 10 km fino alle porte di Colle Val d'Elsa, prima di affrontare la veloce discesa da Borgatello. In fondo si imbocca lo sterrato di 5.3 km aperto dalla salita a Pietrafitta (1.2 km all'8.5%, max 14%), poi seguita da 4 km di continue ondulazioni su strada bianca. Tornati sull'asfalto rimane l'ultimo troncone di salita verso San Gimignano (1.3 km al 7%, max 15%; ultimi 300 metri in lastricato, max 11%).

 

Mercoledì 11 marzo - 3a tappa: Cortona - Magliano de' Marsi (225 km)

Altimetria 3a tappa

Classica tappa lunghissima per velocisti ma con tanto dislivello tracciata pensando alla Sanremo. Dopo 30 km si incontrano le prime ondulazioni con lo strappo di Monte Buono (300 metri al 12%), quindi le salite di Pietraia (1 km al 5%), Spina (1.4 km al 4.6%) e Cerqueto (2.3 km al 4.9%, primi 1200 metri al 7%). Dopo altri 20 km quasi pianeggianti si sale a Todi (2.4 km al 5.4%), quindi si incontra un tratto ondulato, una dozzina di km in fondovalle e la salita al sito archeologico di Carsulae (circa 3.5 km al 4.3%). Dopo una lunga discesa si arriva a Terni, per poi fare la salita delle Marmore (6.5 km al 3.8%). Si respira per quasi 40 km prevalentemente pianeggianti, prima di salire ancora fino allo svincolo di Petrella Salto (6 km al 4.2%), dove però non ci sarà discesa, ma altri 16 km ondulati fino al Bv. per Spedino. Qui la strada scende molto dolcemente (tutta da pedalare) per 3 km, prima dell'ultima dozzina di km perfettamente pianeggianti. Qualche velocista potrebbe essersi perso per strada e quello che hanno resistito potrebbero piantarsi sulla leggerissima pendenza che porta al traguardo (1-2%).
 

 

Giovedì 12 marzo - 4a tappa: Tagliacozzo - Martinsicuro (190 km)

Altimetria 4a tappa

Si torna a scrivere la classifica con una tappa lunga ed esigente, che si corre per metà in montagna e per metà sui muri marchigiani. Da Tagliacozzo il percorso è quasi pianeggiante per 25 km, quindi di sale a Ovindoli (10.4 km al 5.7%, rampa di 1.3 km al 9.5% all'imbocco). Si attraversa l'Altopiano delle Rocche, quindi si affronta una lunga discesa prima di salire nel centro de L'Aquila (1.1 km al 7.5%, max 11%). Una decina di km pianeggianti precedono la salita al Valico delle Capannelle (13.8 km al 4.4%, max 7%), a cui segue la lunghissima discesa in provincia di Teramo, che si trasforma lentamente in falsopiano. Dopo questo lungo tratto di respiro si entra nella fase calda della corsa, con la salita a Castellalto: in tutto sono 7.8 km al 4.5%, ma la salita è praticamente finita già molto prima; si sale per 1.5 km al 6%, quindi si resta in falsopiano per 1 km; a questo punto inizia il tratto più arcigno che in 2.5 km all'8.2% (max 15%) porta a Feudo Alto; un tratto ondulato con un paio di strappi di alcune centinaia di metri porta al GPM. Mancano ancora poco meno di 50 km, ma sarà un primo passaggio importante, anche perché poi la strada scende per una dozzina di km e ci si trova già proiettati nel finale. Due strappi di 500 metri l'uno precedono la salita a Mosciano Sant'Angelo (3.3 km al 3.9%), subito seguita da quella di Cavatassi (2 km al 5.8%); in vetta si incontra un'ulteriore contropendenza fino alle porte di Tortoreto, prima di scendere di nuovo fino ai piedi del Muro di Badetta (1.6 km al 9.1%, max 20%). A 12.6 km dall'arrivo sarà sicuramente il punto decisivo, con 3 km di discesa tecnica a precedere l'ingresso nei lunghi rettilinei pianeggianti sul litorale fino a Martinsicuro.
 

 

Venerdì 13 marzo - 5a tappa: Marotta-Mondolfo - Mombaroccio (186 km)

Altimetria 5a tappa

Ecco la prima delle due frazioni decisive, che con salite di media lunghezza ma pendenze cattive, accumula quasi 4000 metri di dislivello. Si parte praticamente in salita, incontrando quasi subito quella di Stacciola (2.8 km al 4.2%), seguita da quasi 20 km di continui su e giù che sull'altimetria sono impercettibili. A Orciano di Pesaro inizia una discesa di 4 km, quindi un breve tratto pianeggiante prima di salire a Villa del Monte (1.8 km al 9%, max 22%); in vetta al muro si incontra un tratto ondulato prima di una nuova rampa verso Santa Vittoria (1.8 km all'8.4%, max 12%). Si respira grazie a 7 km di discesa e una dozzina di pianura prima di salire a Monterolo (3.5 km all'8.6%, massime che sfiorano il 20%). Con 8 km di discesa e 7 di pianura si arriva ai piedi della salita più dura del giorno, il Monte delle Cesane (7 km al 7.2%, molto irregolari; primo tratto di 2.3 km all'11%, max 18%). Dopo 3 km di altopiano comincia una discesa tecnica di 8 km, quindi dopo un breve tratto lievemente mosso ecco il muro di Montefelcino (800 metri al 12%, max 20%). Si respira per 8 km e poi si sale al traguardo volante di Saltara (1.8 km al 5.6%, ma con due brevi rampe al 15%). Un ultimo tratto agevole di 5 km precede l'inferno conclusivo, che inizia con la salita di Salomone (2.6 km al 6.6%, max 15%), subito seguita da quella a Monte della Mattera (in tutto 6.3 km al 5.2%, ma estremamente irregolare, con almeno 5 strappi ripidi, max 18%). Si scende su Mombaroccio dove iniziano i due giri conclusivi: la discesa di 6.5 km è spezzata dallo strappo di Villagrande (600 metri al 12%), poi si sale subito all'Alberone (1.6 km al 5.9%, max 13%); 7 km ondulati precedono la salita finale al Santuario Beato Sante (4.2 km al 6.3%; con un primo troncone di 1.3 km al 9.3% e un secondo di 1.2 km al 9.2%, max 18%). Tutta questa dolce follia da ripetere due volte termina a soli 1600 metri dal traguardo.
 

 

Sabato 14 marzo - 6a tappa: San Severino Marche (189 km)

Altimetria 6a tappa

La frazione che chiude i giochi per la classifica è quella più propriamente adatta agli scalatori: è leggermente meno nevrotica e si svolge sostanzialmente in montagna; tuttavia non cambia la sostanza, con i tre passaggi sulla salita di Camerino (non lunga, ma ripidissima) a decidere le sorti della corsa. Si parte in salita per raggiungere Costa Severino (2.9 km al 6%, max 10%), poi il percorso risulta semplice per 45 km, anche se il fondovalle a salire fino a Sarnano picchia duro. Inizia quindi la salita a Sassotetto, la più dura di questa Tirreno, lontana dal traguardo ma comunque cruciale nell'aprire i giochi e buona per fare confusione: in tutto sono 13.1 km al 7.4%, abbastanza regolari, ma con passaggi in doppia cifra nella parte centrale (max 14%). Dopo una lunga discesa, a tratti insidiosa, di 28 km - interrotta a metà dalle contropendenze di Fiastra (circa 1.5 km al 5.5) e Poggio (circa 1.5 km al 6.5%) - si respira giusto per 7 km di fondovalle, prima di salire a Camerino dal Muro delle Vallicelle (2 km al 10%; primo km al 13%, max 20%) ed entrare nel circuito finale. Si scende per 2.5 km quindi si sale a Torrone (1.4 km al 7.7%, max 13%); qui inizia una discesa di quasi 12 km, spezzata da due lievi contropendenze a Crispiero. Dopo lo strappo di 300 metri nel centro di Castelraimondo servono circa 7.5 km di fondovalle per arrivare ai piedi della salita più importante, un tratto di respiro in cui si possono rimescolare le carte e magari anche lanciare attacchi a sorpresa (soprattutto nel giro finale) rinvenendo da dietro. La salita a Camerino dalla Madonna delle Carceri è semplicemente tremenda: 2.8 km al 9.5% con una prima impennata di 800 metri al 13% (max 20%), un tratto centrale di 900 metri più agevole (media 4%) e una nuova rampa di 1.1 km al 12%, di cui gli ultimi 200 mt in lastricato. Si esce dal centro, si scende per un breve tratto e si chiude il circuito a metà della prima ascesa a Camerino; quindi si lambisce di nuovo il centro risalendo un tratto di circa 1 km al 5%, per poi risalire a Torrone, scendere a Castelraimondo e tornare ai piedi della salita finale. All'ultimo passaggio, dal GPM si continua a salire in doppia cifra per altri 300 metri fino al traguardo posto in centro storico, per un totale di 3.1 km al 9.5%.
 

 

Domenica 15 marzo - 7a tappa: Civitanova Marche - San Benedetto del Tronto (143 km)

Altimetria 7a tappa

La settimana si chiude con il format della passerella per velocisti, ormai tornata ad essere la chiusura tradizionale della Tirreno, con alcune asperità nell'entroterra seguite da un circuito pianeggiante sul lungomare, da ripetere nella fattispecie per 5 volte. I primi 25 km sono pianeggianti, poi si sale a Montefiore d'Asso (11 km al 3.4%, max 10%) e al GPM di Ripatransone (8.8 km al 4.7%, max 12%). Dopo la lunga discesa su Grottammare mancheranno tuttavia quasi 80 km di pianura, motivo per cui le salite in partenza non dovrebbero influenzare il risultato finale, se non appesantire le gambe dei velocisti più puri. L'arrivo è posto al termine di un lungo rettilineo di 800 metri, a cui si accede da una doppia curva (sinistra-destra).

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Francesco Dani
Volevo fare lo scalatore ma non mi è riuscito; adesso oscillo tra il volante di un'ammiraglia, la redazione di questa testata, e le aule del Dipartimento di Beni Culturali a Siena, tenendo nel cuore sogni di anarchia.