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E Polanc a Laigueglia disse: U-A-E la fortuna viene a me!

02.03.2022 16:42

Jan concretizza la superiorità della UAE Emirates nella prima gara italiana del calendario. I suoi compagni Juan Ayuso e Alessandro Covi sul podio, Lorenzo Rota generoso ma solo quarto


In una carriera da gregario le occasioni di successo non sono molte ma possono essere buone, e per esempio per Jan Polanc le soddisfazioni portano il nome di Giro d'Italia, di fatto la sua corsa d'elezione con ben due successi di tappa in fuga (Abetone 2015, Etna 2017) oltre a due giorni in maglia rosa nel 2019 dopo la Cuneo-Pinerolo (la tappa del Montoso). Se nei grandi giri il compito del 29enne sloveno è quello di lavorare (poi ora in squadra ha un signor connazionale da servire e riverire, si chiama Tadej, forse l'avete sentito nominare talvolta) e semmai ritagliarsi uno spazietto quando possibile (comunque al Giro ha pure un paio di top 20, 11esimo e 14esimo nel '17 e nel '19), nelle gare in linea gli sviluppi tattici possono sempre garantire qualche probabilità di stoccata, e lì bisogna essere bravi a cogliere al volo l'occasione.

Oggi al Trofeo Laigueglia il buon Polanc ha fatto esattamente questo, finalizzando una clamorosa superiorità numerica della UAE Emirates. Erano talmente tanti gli esponenti della formazione araba nell'azione che ha deciso la corsa (anzi: erano tutti e 7 quelli presenti!) che ciò ha via via e scrematura dopo scrematura permesso agli uomini di Gianetti e Matxín di conservare sempre tale superiorità, e in una sorta di conta in Duca Conte Semenzara-style (U-A-E la fortuna viene a me!) oggi è toccato proprio a Polanc, che è stato però bravissimo a non mollare mai, anche quando è stato qua e là staccato, e di mantenere sufficiente lucidità ma soprattutto gamba per piazzare lo scatto buono a poco più di un chilometro dal termine, un attimo dopo aver chiuso l'ennesimo buco della giornata, come vedremo nella cronaca qui sotto.

La tripletta UAE si è concretizzata con il giovanissimo Juan Ayuso (uno che nell'età ha ancora l'1 davanti...) e con Alessandro Covi, già molto brillante in questo primo mese di ciclismo 2022; e si è consumata ai danni di un Lorenzo Rota generosissimo ma rimasto col classico pugno di mosche in mano al termine di una gara per lui vibrante e per gli spettatori molto appagante.

202 km di corsa, partenza e arrivo a Laigueglia, tante salite (Bezzo, Vendone, Paravenna, Testico, quattro giri di circuito con Colla Micheri e Capo Mele) niente Gazprom-RusVelo al via come da ordini superiori, esordio sull'ammiraglia azzurra per il neoct Daniele Bennati (in bocca al lupo!), e una frizzante giornata di sole ad accogliere il primo appuntamento del calendario ciclistico italiano. Il primo attacco lo ha portato Federico Burchio (Work Service Vitalcare Vega), ma è durato un attimo; un po' di più son durati Miguel Heidemann (B&B Hotels-KTM) e Lorenzo Ginestra (Work Service), partiti al km 17 e a cui si sono poi accodati Gil Gelders (Bingoal Pauwels Sauces WV), Mattia Bais (Drone Hopper-Androni), Francesco Busatto (General Store Essegibi) e Alessandro Iacchi (Qhubeka), ma i sei non sono andati oltre la gittata di 10 km.

In cima alla salita di Bezzo, dopo una trentina di chilometri, è partita un'azione di più ampio respiro, con Lorenzo Roda (Biesse-Carrera), Ricardo Tosin (General Store), Jacopo Cortese e Francesco Carollo (Mg.K Vis-Color for Peace) e di nuovo Gil Gelders. Vantaggio massimo di 4'20" a metà corsa, ma a 66 km dalla fine l'azione è stata annullata e un attimo dopo, ai -61, è partito sulla discesa dal Testico (che poi è la stessa della Cima Paravenna) un nutrito contrattacco destinato a indirizzare la corsa.

La bellezza di 21 uomini si sono avvantaggiati prima dell'ingresso nel circuito finale: Samuele Battistella, Fabio Felline e Simone Velasco (Astana Qazaqstan), David Gaudu e Matthieu Ladagnous (Groupama-FDJ), Eddie Dunbar, Richie Porte, Salvatore Puccio e Carlos Rodríguez (INEOS Grenadiers), Jan Bakelants, Théo Delacroix, Quinten Hermans, Simone Petilli e Lorenzo Rota (Intermarché-Wanty), Diego Ulissi, Davide Formolo, Ivo Oliveira, Jan Polanc, Alessandro Covi, Joel Suter e Juan Ayuso (l'intera UAE Emirates!) e Lukasz Owsian (Arkéa Samsic). La Trek-Segafredo, rimasta fuori dall'azione, si è incaricata dell'onere dell'inseguimento.

Il primo passaggio da Colla Micheri, ai -43, ha determinato la prima sgrossata al drappellone, con Delacroix e Hermans staccati; in discesa hanno perso contatto pure Oliveira e Suter, mentre per un attimo ha attaccato Covi. Il vantaggio sul gruppo a questo punto ammontava a 1'10" e la corsa era ben più che indirizzata a poco più di 30 km dalla fine. La seconda scalata a Colla Micheri ha visto un tentativo di Dunbar a cui ha risposto Formolo, azione che ha generato ulteriore selezione, non quanta ne ha fatta la successiva discesa, laddove una caduta di Battistella, Gaudu e gli stessi Dunbar e Formolo ha ulteriormente ridotto i ranghi, lasciando al comando Porte, Rodríguez, Covi, Ayuso e Rota, poi son rientrati ancora Felline, Velasco, Puccio, Owsian, Polanc e Ulissi.

Il terzo approdo a Colla Micheri, ai -23, ha visto un attacco di Porte che ha fatto staccare Felline, Velasco, Puccio, Polanc e Owsian; intanto dal gruppo, lontano oltre 40", provava l'evasione Giulio Ciccone (Trek), ma l'abruzzese non ha mostrato una gamba sufficiente a permettergli di rientrare in gioco.

In cima alla salita, ai -21, Rota è scattato davanti con l'intento di fare la difficile discesa in solitaria; la picchiata ha ancora una volta lavorato per separare le genti (Ulissi, per dire, l'ha sofferta tanto), poi tornati sul piano Rodríguez, Covi e Ayuso son tornati su Rota mentre alle loro spalle, non distanti, si univano Ulissi, Polanc, Porte e (ai -18) Felline. Ancora più indietro Velasco, Puccio e Owsian. Ai -15 Polanc, in vista del penultimo Capo Mele (salitella che inframezzava le Colla Micheri a ogni giro del circuito), ha mollato gli amici del secondo quartetto per provare a riportarsi sul primo; e in effetti lo sloveno ai -13.5 è riuscito nel proprio intento, andando a rinforzare la quota UAE lì davanti con Covi e l'imberbe Ayuso.

Come prima cosa, Jan ha tirato dritto, inseguito e ripreso da Rota. Ai -12 la quarta e ultima Colla Micheri. Fra i tre emiratini è stato di nuovo Polanc a proporre il primo scatto: tutto stava a vedere se Rota e Rodríguez avrebbero risposto ancora, i due non UAE non hanno forzato i tempi, anche perché consci che se avessero subito ripreso lo sloveno sarebbe partito uno degli altri due, così hanno preferito tenere il battistrada a vista procedendo regolari ma senza chiudere su di lui.

Sul punto più duro della salita, ai -10, Rota ha forzato e Polanc è stato raggiunto, con Ayuso in marcatura sull'italiano della Intermarché, il quale procedeva spingendo non poco. Anche Covi è rientrato sui due in cima, sicché la superiorità numerica UAE è stata ancora una volta confermata. Ayuso ha guidato per tutta la discesa, poi sulla Via Aurelia Rodríguez è andato vicino a rifarsi sotto, ma quegli ultimi 50 metri di gap non è riuscito a chiuderli in nessun modo, e anche sull'ultimo Capo Mele non ha potuto riportarsi sui primi.

Questo anche perché Rota, pur essendo solo contro due, con fin eccessiva generosità ha continuato non solo a collaborare coi due UAE, ma a forzare l'andatura sulla salitella; il suo impegno è stato utile appunto per respingere il riavvicinamento dello spagnolo, dopodiché ai 3 km Covi ha tentato la sortita, Ayuso ha risposto, Rota ci ha messo un attimo di più ma il terzetto è rimasto insieme in vista della volata decisiva.

Ai -2, con Ayuso che provava a convincere il bergamasco a collaborare ancora ricevendo un ovvio (a quel punto) due di picche, Covi ha tentato la carta della sorpresa, ha preso 10 metri ma Rota è andato di nuovo a chiudere; Ayuso ha accennato un controscatto ma non è andato da nessuna parte, al che l'andatura del terzetto si è ammosciata non poco e ciò ha favorito il clamoroso rientro di Polanc e Rodríguez (che poco prima si erano riunificati).

Non solo i due sono rientrati (intorno ai 1200 metri), ma lo sloveno ha proprio tirato dritto e nessuno ha più potuto far nulla per togliergli una vittoria caparbia, meritata, "esultatissima". Alle sue spalle, cronometrati a 1", Ayuso e Covi hanno completato una tripletta che rappresenta il premio per una gara condotta in maniera imperiale dal team emiratino (e pure lo spagnolo ha alzato le braccia); certo Rota un podietto se lo sarebbe meritato e invece resta con un palmo di naso e col quarto posto che non rende giustizia alla sua prestazione; Rodríguez, tagliato fuori dallo sprint, ha chiuso quinto a 8", quindi a 23" Victor Lafay (Cofidis) ha anticipato un gruppetto di reduci dall'attacco a 21 e fuoriusciti last minute (anzi, last Colla), per cui nell'ordine Ulissi, Ciccone, Quentin Pacher (Groupama) e Clément Champoussin (AG2R Citroën).
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