Roma all'alba © La Florence Rando
Cicloturismo

Questione di distanze: dalla Sanremo alla Firenze-Roma-Firenze

Una chiacchierata con Donato Agostini che ci racconta il mondo delle randonnée e di quando la sfida non è vincere ma andare lontano

23.03.2026 19:00

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Se la Milano-Sanremo è considerata la corsa professionistica più lunga del calendario, esiste un ambito del ciclismo amatoriale in cui quella distanza può apparire poco più di un riscaldamento. Stiamo parlando del mondo delle randonnée, dove la passione per le lunghe distanze spinge i partecipanti a pedalare per giornate intere, sfidando chilometraggi impressionanti in completa autonomia.

Solo nel calendario italiano di Audax Randonneur Italia, l’organizzazione che coordina le randonnée nel nostro Paese, nel 2026 sono previste ben tre prove oltre i mille chilometri: la Sicilia No Stop, l’Alpi 4000 e la nuova Firenze-Roma-Firenze. Quest’ultima, alla sua prima edizione che partirà da Scandicci il 18 agosto, porterà i partecipanti a percorrere 1215 chilometri con circa 13.000 metri di dislivello, attraversando quattro regioni del Centro Italia tra Toscana, Umbria, Abruzzo e Lazio.

Un lungo viaggio per ascoltare il tempo

A raccontarci come nasce la Firenze Roma Firenze è Donato Agostini della Polisportiva Castellina, storico randonneur toscano e organizzatore dell’evento. Nonostante la distanza che ai più potrebbe sembrare folle, l’idea alla base dell’evento, spiega, è di creare una prova non particolarmente estrema, con un percorso che permetta ai partecipanti di attraversare il cuore dell’Italia nel modo più bello possibile.

«Volevamo costruire un viaggio più che una sfida», racconta. «Un percorso dove non devi rincorrere il tempo ma imparare ad ascoltarlo».

Per questo la traccia attraversa alcuni degli angoli più suggestivi dell’Italia centrale evitando le strade a maggior scorrimento. Dopo la partenza da Firenze, il percorso si dirige subito verso le foreste di Vallombrosa, una salita storica ma poco utilizzata negli itinerari ciclistici più noti, prima di scendere nel Casentino attraversando borghi come Poppi. Da qui i randonneur entreranno nella Valtiberina passando per Anghiari e Città di Castello, per poi proseguire verso Gubbio e attraversare l’Umbria toccando luoghi simbolici come Assisi, Foligno e Spoleto.

Il viaggio continua lungo uno dei tratti più scenografici dell’Appennino centrale, con il passaggio alle Cascate delle Marmore e l’ingresso nell’alto Abruzzo, dove il percorso sfiora il lago di Turano prima di dirigersi verso Subiaco e scendere infine verso Roma. Da lì la randonnée riprenderà la strada verso nord attraversando la zona dei laghi laziali prima di raggiungere il suggestivo scenario di Civita di Bagnoregio e il centro storico di Orvieto, per poi rientrare in Toscana. Nel finale è previsto anche un anello nella zona lucchese, che porterà i partecipanti a toccare le mura di Lucca e alcune delle ville storiche della campagna circostante prima del ritorno a Firenze. La prima metà del percorso è la più impegnativa, mentre dopo il passaggio su Roma le altimetrie saranno più dolci.

Donato Agostoni in azione alla Parigi Brest Parigi © Ari Audax Randonneur Italia
Donato Agostini in azione alla Parigi Brest Parigi © Ari Audax Randonneur Italia

Novanta ore per attraversare l’Italia centrale

Benché non siano gare in senso stretto - non esiste infatti una classifica finale - le randonnée restano prove estremamente impegnative. La presenza di un tempo massimo entro cui completare il percorso, nel caso della Firenze-Roma-Firenze 90 ore, obbliga infatti i partecipanti a gestire con attenzione ogni sosta e a pedalare anche nelle ore notturne. Per non complicare ulteriormente le cose e favorire una partecipazione più inclusiva, il percorso della Firenze Roma Firenze è stato addolcito, limando le salite più impegnative.

«Non è una prova per principianti, ma nemmeno una sfida estrema. Abbiamo cercato di costruire un percorso che un randonneur medio possa affrontare senza distruggersi». Agostini lo ha testato personalmente nell’estate del 2025, percorrendo l’intera traccia per verificarne la sostenibilità. Durante quella prova si è fermato ogni notte per mangiare, fare una doccia e dormire qualche ora, riuscendo comunque a rimanere entro il tempo massimo. «L’idea è che uno possa vivere la randonnée come un viaggio. Pedali, ti fermi, dormi qualche ora e riparti. È inutile voler fare il tempo: il tempo è relativo a quello che vedi».

Anche la scelta di fissare la partenza il 18 agosto risponde a questa logica. Una data che per molti coincide con le ferie estive e che permette ai partecipanti - ma anche ai tanti volontari che rendono possibile l’evento - di essere presenti senza dover chiedere permessi dal lavoro.
Tuttavia, il mese di agosto potrebbe far pensare a condizioni climatiche proibitive. In realtà, spiega Agistoni, «ormai non c’è più la stagione giusta per correre in bicicletta». Negli ultimi anni, infatti, la seconda metà di agosto ha spesso regalato giornate più fresche e persino diversi temporali: un elemento di incertezza che, paradossalmente, può rendere la prova più gradevole rispetto ad altri mesi caldi.

Roma all’alba e una piccola sorpresa per i partecipanti

Il momento clou della manifestazione arriverà intorno al seicentesimo chilometro, quando i partecipanti entreranno a Roma. Il passaggio nella capitale è stato progettato affinché la maggior parte dei randonneur arrivi tra la tarda sera e le prime ore dell’alba. In questo modo si potrà attraversare la città nelle ore più silenziose della notte, quando il traffico è minimo e Roma assume un’atmosfera quasi a misura di bicicletta. Il percorso passerà accanto ad alcuni dei luoghi più iconici della capitale, con il transito nei pressi del Colosseo e dei Fori Imperiali, prima di dirigersi verso l’uscita nord della città.

«Roma passata all’alba in bicicletta è una cosa che almeno una volta nella vita bisogna provare», assicura Agostini. «Se trovi la luce giusta sul Colosseo o sui Fori Imperiali ti dà delle sensazioni che non dimentichi».

Dopo il passaggio romano, il percorso proseguirà verso i laghi a nord della capitale. Ed è proprio sulle rive del lago di Vico che gli organizzatori stanno preparando una piccola sorpresa per i partecipanti con un ristoro speciale pensato per rompere la routine delle lunghe distanze.

L'arrivo dei partecipanti alla Fléche in piazza San Pietro © Audax randonneur Italia
L'arrivo dei partecipanti alla Fléche in piazza San Pietro © Audax randonneur Italia

Alcuni numeri

La prima edizione della Firenze-Roma-Firenze partirà il 18 agosto 2026 dal Castello dell’Acciaiolo di Scandicci, alle porte di Firenze. Per sostenere i partecipanti lungo i 1215 chilometri del percorso, l’organizzazione ha previsto una struttura logistica piuttosto articolata: 11 tappe, 10 ristori, 6 dormitori e 7 punti doccia, pensati per permettere ai randonneur di gestire al meglio una prova che si sviluppa nell’arco di più giorni. Sono inoltre previsti tre bag drop per il trasporto del materiale personale - a Foligno (300 km), Ciampino (600 km) e Castiglione del Lago (900 km) - oltre a un sistema di tracciamento GPS per monitorare la posizione dei partecipanti lungo il percorso.

Al momento gli iscritti sono circa ottanta, con una presenza internazionale che rappresenta poco più di un terzo dei partecipanti. Gli organizzatori speravano in numeri più alti, ma quest’anno il calendario delle lunghe distanze è particolarmente ricco e nello stesso periodo sono in programma diversi eventi analoghi in Europa, come la Gijón–Madrid–Gijón, che si svolgerà proprio in concomitanza con l’evento italiano. Nonostante questo, l’organizzazione conta che il numero dei partecipanti possa crescere ancora nelle prossime settimane con l’avvicinarsi della partenza.

Né forte né piano, ma sempre lontano

A prima vista eventi come la Firenze-Roma-Firenze possono sembrare quasi folli. Non è da tutti, infatti, immaginare di percorrere più di 1200 chilometri in bicicletta, pedalando anche la notte. In realtà, spiegano molti randonneur, la logica che li governa è molto più semplice di quanto si possa immaginare. Non serve essere i più forti, ma avere costanza. Se in molte forme di ciclismo amatoriale l’obiettivo è andare sempre più veloce, qui la sfida è esattamente l’opposto: trovare il proprio ritmo, respirare, alimentarsi con regolarità e continuare a pedalare, chilometro dopo chilometro.

Anche per questo, tra i randonneur raramente si incrociano i fisici scolpiti che popolano il ciclismo agonistico. Più spesso sono uomini e donne di mezza età, all’apparenza normalissimi, senza l’ansia del peso o della prestazione. Quello che conta davvero è l’esperienza. Un randonneur deve saper gestire le energie, attraversare i momenti di crisi e affrontare con calma gli imprevisti che, su distanze così lunghe, prima o poi arrivano sempre.

Non a caso il loro motto è: “né forte né piano, ma sempre lontano. E in questo movimento lento e continuo si scopre qualcosa anche di sé stessi. Si incontrano persone con la stessa passione, si condividono pezzi di strada e si riscopre la bellezza di pedalare nella notte, quando il traffico scompare e si rimane come sospesi in mezzo alla natura.

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Umberto Bettarini
Milanese di nascita, calabrese per vocazione. Dopo la sua prima randonnée, ha scelto la famosa “pillola rossa” per scoprire quanto è profonda la tana del Bianconiglio ed è rimasto intrappolato in una grave forma di dannazione ciclistica