La Coppa del Mondo di ciclocross sbarcò in Val di Sole nel dicembre 2021 © Giacomo Podetti
Ciclocross

L'esclusione del ciclocross dai Giochi invernali e le contraddizioni del CIO

La decisione del governo dello sport mondiale blinda le discipline della neve e del ghiaccio da qualsiasi forma di contaminazione. A questo punto, viene da chiedersi perché BMX, skateboard e arrampicata facciano parte del programma olimpico

08.05.2026 22:23

L'idea di ampliare il ventaglio delle discipline olimpiche invernali al ciclocross e alla corsa campestre è tramontata, almeno per il momento: i vertici del Comitato olimpico internazionale hanno deciso di blindare il programma della prossima edizione dei Giochi, che si disputeranno nel 2030 sulle Alpi francesi.

Il CIO dice no al ciclocross ai Giochi invernali

La massima autorità dello sport mondiale, l'ex nuotatrice Kirsty Coventry, ha confermato in una conferenza stampa che la prossima Olimpiade non contemplerà gli «sport trasversali né le discipline estive», lasciando comunque aperto uno spiraglio per l'edizione del 2034.

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Kirsty Coventry, prima presidente donna del Cio ©LaPresse

È evidente che, con questa decisione, il CIO abbia deciso di tutelare i legittimi interessi delle discipline della neve e del ghiaccio, che avrebbero altrimenti perduto spazio, considerazione e visibilità presso il grande pubblico. Semplice istinto di autoconservazione, dunque? Chi scrive non condivide appieno questa lettura: alcuni sport invernali - per esempio, la combinata nordica - hanno un seguito assai limitato nel corso del quadriennio olimpico. Pertanto, i Giochi rappresentano una vetrina fondamentale per la loro stessa sopravvivenza e, al tempo stesso, un'occasione impareggiabile per (tentare di) avvicinare nuovi investitori e nuove fasce di pubblico.

D'altra parte, però, è lecito chiedersi perché il Comitato olimpico internazionale non abbia adottato lo stesso metro con le discipline di nuova generazione (come la BMX, lo skateboard e l'arrampicata sportiva) che hanno ormai acquisito piena cittadinanza nel programma dei Giochi estivi. Qualcuno potrebbe obiettare che l'ingresso degli sport per brevità definiti estremi abbia svecchiato l'Olimpiade, portando tanti atleti giovani in gara e nuovi spettatori davanti alla tv. Per carità: è giusto esplorare nuove strade per adattare l'evento-simbolo dello sport mondiale allo spirito dei tempi. Tuttavia, il nuovismo a tutti i costi non appare come la soluzione ai mali del movimento olimpico: pensare che un'infornata di ragazzi e ragazze faccia dimenticare questioni stringenti come la sostenibilità economica e ambientale dei Giochi è un gesto ipocrita. 

L'opinione di Ilenia Lazzaro: «Hanno senso questi muri?»

A questo punto, perché blindare il perimetro delle discipline della neve e del ghiaccio, accompagnando alla porta il ciclocross e la corsa campestre? Parliamo di due discipline di grande tradizione, ben più rinomate degli sport di nuova generazione a cui sono state aperte le porte dell'Olimpiade estiva. Soprattutto, c'è un'altra questione che avrebbe meritato maggiore considerazione da parte del CIO: cosa ne sarà degli sport invernali in un futuro neppure lontano, quando la crisi climatica sarà irreversibile? A questo proposito, vale la pena di riportare l'interessante punto di vista di Ilenia Lazzaro, voce di riferimento del ciclocross e del ciclismo femminile di Eurosport/Discovery+: «Con il riscaldamento globale che incombe, è ancora attuale mettere questi muri? Oppure i Giochi olimpici invernali dovrebbero essere composti da sport (outdoor) […] che si praticano d’inverno con tutte le conseguenze e le intemperie che ne conseguono?». A quanto pare, però, i signori di Losanna avevano altro a cui pensare. 

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Carmine Marino

Nato a Battipaglia (Salerno) nel 1986, ha collaborato con giornali, tv e siti web della Campania e della Basilicata. Caporedattore del quotidiano online SalernoSport24, è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Campania dal 4 dicembre '23.