
"Al Giro contro l'odio", il nuovo progetto della Fondazione Michele Scarponi
Fino al 31 maggio sarà attiva la raccolta fondi per promuovere la cultura della sicurezza sulle strade italiane
Chi legge il nostro quotidiano online o segue le nostre dirette conosce bene il nostro punto di vista sul tema della sicurezza stradale. I numeri del primo quadrimestre del 2026 sono estremamente preoccupanti: 60 ciclisti morti in tutta Italia. Una strage silenziosa che dovrebbe interrogare le coscienze di tutti noi, anzitutto perché le statistiche sono perfettamente allineate al dato registrato nello stesso periodo del 2025. Anche per questo, dunque, è giusto e necessario dare voce alla nuova iniziativa della Fondazione Michele Scarponi, che ha avviato una campagna di raccolta fondi in concomitanza con l'inizio del 109° Giro d'Italia.
La Fondazione Michele Scarponi rinnova il suo impegno in nome della sicurezza
A partire dalla tappa inaugurale di Burgas, l'ente fondato in memoria del corridore marchigiano - ucciso da un furgone mentre si allenava sulle strade di Filottrano (Ancona) il 22 aprile 2017 - ha lanciato una raccolta fondi per promuovere a ogni livello la cultura della sicurezza: Al Giro contro l'odio. La campagna - che proseguirà fino al gran finale del 31 maggio - ha l'obiettivo di combattere l'odio che si abbatte sui ciclisti e sugli altri utenti fragili della strada. Tappa dopo tappa, la Fondazione Scarponi si propone di raccogliere 1,50 € a chilometro. Una cifra nient'affatto casuale, in quanto corrisponde al metro e mezzo di distanza che gli automobilisti devono rispettare mentre sorpassano un ciclista.
Chiunque volesse contribuire a questa iniziativa, può collegarsi alla piattaforma GoFundMe e alla pagina della Fondazione Scarponi, che intende superare i 5.000 € di donazioni per rilanciare i progetti di educazione stradale nelle scuole. In alternativa, sarà possibile partecipare alla campagna Al Giro contro l'odio con una donazione liberale via PayPal e Satispay oppure con un versamento sul conto corrente dell'associazione.

La denuncia di Valerio Agnoli
Il tema della sicurezza risalta ancora di più in questi giorni sia per le immagini della caduta che ha coinvolto gran parte del gruppo a ridosso del traguardo di Burgas, sia per la denuncia accorata dell'ex professionista Valerio Agnoli, vittima qualche giorno fa di un serio incidente mentre pedalava sulle strade del Frusinate. «Dopo 16 anni passati a correre in tutto il mondo, non tornare a casa questa volta per una “distrazione” sarebbe stato davvero assurdo. Alla fine possiamo dire che è andata bene: la bici si ripara, il casco si ricompra. Una vita, invece, difficilmente torna indietro. Sulla strada serve più attenzione, sempre!». Per sua e per nostra fortuna, Agnoli ha potuto raccontare ciò che gli è accaduto. Per tantissimi altri ciclisti, invece, parlano solo le lapidi.
