
Giro d'Italia, Benson contro RCS dopo la maxi caduta: “Incidente prevedibile e evitabile”
Daniel Benson critica duramente il finale della prima tappa del Giro 2026 dopo la caduta ai -600 metri: “Percorso troppo pericoloso, abbiamo normalizzato le cadute"
La prima tappa del Giro d’Italia 2026, vinta dal francese Paul Magnier sul traguardo di Burgas, ha acceso immediatamente il dibattito sulla sicurezza dei finali di tappa nelle grandi corse a tappe. A sollevare il tema è stato il giornalista britannico Daniel Benson nella sua newsletter, in cui ha criticato apertamente il disegno del finale che ha portato alla maxi caduta avvenuta ai -600 metri.
Magnier ha conquistato la prima maglia rosa della corsa grazie a una volata ristretta dopo che il gruppo si è spezzato in due proprio a causa dell’incidente. Alle sue spalle hanno chiuso il danese Tobias Lund Andresen e il britannico Ethan Vernon, mentre il migliore degli italiani è stato Jonathan Milan, quarto al traguardo.
“In certe situazioni , il livello della responsabilità deve aumentare”
Nel suo approfondimento Benson ha definito il finale “un incidente annunciato”, puntando il dito contro il restringimento della carreggiata nell’ultimo chilometro. "Tutti sapevano che la strada si restringeva negli ultimi 1.000 metri,- scrive il giornalista belga- con il gruppo che passava da un ampio viale a una strada più stretta, larga quanto una o due auto
Secondo Benson, a velocità comprese tra i 60 e i 70 chilometri orari, con tutti i velocisti e i treni impegnati nella lotta per le posizioni, non era difficile da comprendere che il rischio di una caduta fosse estremamente elevato, eppure non ci si è posti il problema di restringere improvvisamente la carreggiata, per di più con transenne con i piedini sporgenti verso la carreggiata, creando un ostacolo aggiuntivo per i corridori.
“Le cadute possono accadere in qualsiasi momento di una gara.- prosegue il commento - Purtroppo sono inevitabili nel ciclismo, ma il livello di responsabilità deve aumentare quando si intende far lottare 184 corridori freschi per la posizione su una strada che persino un pullman di una squadra dovrebbe percorrere con una certa cautela.”
Il primo a finire a terra è stato il norvegese Erlend Blikra, che secondo Benson non avrebbe alcuna responsabilità nell’accaduto. Da lì si è generato l’effetto domino che ha coinvolto diversi corridori, tra cui Kaden Groves e Dylan Groenewegen, giunto al traguardo con visibile sofferenza, per quanto non si prospetti l'abbandono della corsa da parte sua.

La "nomalizzazione delle cadute”
Uno dei passaggi più duri dell’analisi di Benson riguarda quella che definisce una “normalizzazione delle cadute” nel ciclismo moderno. Il giornalista sostiene che troppo spesso gli incidenti vengano giudicati soltanto in base alle conseguenze finali: il fatto che i corridori si siano rialzati, secondo lui, “non rende la situazione più accettabile”.
Aggiunge anche che le squadre dovrebbero protestare con maggiore forza, considerando gli investimenti fatti su atleti, preparazione e sponsor: incidenti simili rischiano di compromettere immediatamente il Giro di corridori e team già dal primo giorno di corsa.
Benson riconosce comunque anche una parte di responsabilità da parte dei corridori, parlando di gomitate e tensione nella lotta per le posizioni nel finale, ma ribadisce che il vero problema fosse il disegno del percorso: “Quel restringimento era una ricetta perfetta per il disastro”.
