Martina Alzini impegnata nell'Inseguimento individuale © FCI
Martina Alzini impegnata nell'Inseguimento individuale © FCI

Ripubblichiamo su Cicloweb, nelle modalità tradizionali, l'intervista a Martina Alzini, che apriva il trentanovesimo numero di Muri || la Newsletter breve ma intensa di Cicloweb. Iscriviti qui per leggere in anteprima i nostri contenuti, ricevendo la nostra newsletter sulla tua casella email ogni martedì!

Argento nell’inseguimento a squadre, quarta nell’individuale dopo la finale per il bronzo persa: Martina Alzini ha chiuso i Mondiali su pista di Shanghai 2026 con due piazzamenti pesanti e, a suo dire, al termine della stagione su strada più bella della carriera. L’abbiamo sentita a caldo, mentre era ancora al velodromo nell’ultima giornata, per parlare di podio, di quartetto, di tempi lenti e di un obiettivo “di vita”: la maglia azzurra su strada.

Il quartetto femminile con Martina Alzini, Martina Fidanza, Elisa Balsamo e Vittoria Guazzini ai mondiali di Shanghai 2026 ©swpix_cycling
Il quartetto femminile con Martina Alzini, Martina Fidanza, Elisa Balsamo e Vittoria Guazzini ai mondiali di Shanghai 2026 ©swpix_cycling

Che sensazioni ti ha lasciato la medaglia d’argento nell’inseguimento a squadre? Nella foto del podio sembravate un meme della giornata storta: ne abbiamo dedotto che ci credevate più di tutte nel confermare il titolo.

C’è stata un po’ di incomprensione: mi spiace che passi il messaggio che non fossimo contente. Ci hanno immortalato in un momento in cui di certo non sorridevamo, ma eravamo molto consapevoli. Da campionesse del mondo uscenti è normale ambire a mantenere uno standard alto, e secondo me va letto in chiave positiva: non ci si accontenta di nulla. Al momento questo è il tempo che valiamo e c’è una nazione più forte di noi al mondo: chapeau, le si stringe la mano. Perdere una finale per un millesimo rode di più, perché pensi a cosa hai sbagliato, a un cambio fatto male. Una finale così [persa con 4’09”967 contro il 4’04”610 della Gran Bretagna, ndr] invece manda un messaggio chiaro: c’è una squadra superiore. Punto.

Il quartetto femminile con Martina Alzini, Martina Fidanza, Elisa Balsamo, Chiara Consonni e Vittoria Guazzini ai mondiali di Shanghai 2026 ©swpix_cycling
Il quartetto femminile con Martina Alzini, Martina Fidanza, Elisa Balsamo, Chiara Consonni e Vittoria Guazzini ai mondiali di Shanghai 2026 ©swpix_cycling

Dopo le qualifiche ho pensato: “Se ci fosse stata Federica Venturelli sarebbero prime!”. Poi ho visto la prestazione mostruosa della Gran Bretagna e mi sono detto che, Venturelli o no, cucire quel margine si fa dura nei prossimi anni.

A me hanno sempre insegnato che lo sport si fa senza se e senza ma. Venturelli è parte integrante del gruppo, non c’era a questi Mondiali perché ha avuto dei problemi fisici. Ma per dirti: l’anno scorso con un 4’09 abbiamo vinto il Mondiale, quest’anno con un 4’06 abbiamo passato una semifinale. Io la vedo più da gara che da tempo. Abbiamo fatto un bel torneo.

Negli ultimi due anni sei diventata titolare fissa (scusa l’espressione orrenda) del quartetto, mentre fino a Parigi eri rimasta nel ruolo di quinta. Siete in tante: con Venturelli, Paternoster e anche Sanarini potreste fare due quartetti da medaglia. È un problema cambiare elementi e trovare i meccanismi?

Secondo me è una risorsa: significa che a livello di nazione c’è tanto interesse da parte di più atlete a lavorare ad alto livello in una specialità che va preparata e a cui non si lascia nulla al caso. È una specialità di gruppo: bisogna trovarsi e allenarsi insieme, e magari in un allenamento ne manca una per i programmi su strada, o ne manca un’altra. L’importante è continuare a lavorare in questa direzione. Parlo da atleta, sembra quasi che stia parlando da allenatore, ma a me è piaciuta molto la direzione che ha preso il nostro gruppo e spero di continuare a migliorarmi.

Per ogni rassegna c’è una selezione di nomi e bisogna rispettare le scelte, ma posso solo dirmi onorata: a parte il Mondiale 2023, dal 2021 ho sempre fatto parte del quartetto, ed è già un bel segnale. Un altro bel segnale è che i tecnici, tranne rarissime occasioni, hanno sempre sfruttato il massimo dei posti: il quartetto si fa in cinque, e vuol dire che tutte le iscritte alla specialità possono partecipare e vincere. Sono orgogliosa del gruppo di cui faccio parte, non solo per la medaglia o il risultato. Nell’inseguimento, se una settimana fa mi avessero detto che sarei finita in una finale, ci avrei messo la firma. Una volta lì, di certo non sono contenta di essere arrivata quarta, ma la parola è consapevolezza: qualcosa di buono è stato fatto, ora si continua a lavorare per migliorarsi e restare una delle nazioni di riferimento al mondo, un esempio anche per le più giovani. E pensando, ora più che mai, alla qualifica olimpica.

Il quartetto femminile sul podio ai mondiali di Shanghai 2026 ©Arne Mill
Il quartetto femminile sul podio ai mondiali di Shanghai 2026 ©Arne Mill

Nell’individuale sei stata sorprendente fino a un certo punto, perché ai Mondiali sei migliorata ogni anno: 13a, 9a, 7a, 4a. Credo tu abbia fatto il personale in qualifica, correggimi se sbaglio. Ti sei data una spiegazione dei due secondi in meno tuoi e dei due secondi in più della tua avversaria? E nella qualifica hai potuto beneficiare un po’ della scia di chi ti precedeva?

Sì, ho migliorato di tre secondi rispetto all’anno scorso. Ieri sono ancora qui, a casa a mente fredda farò le mie riflessioni per capire cosa posso ancora migliorare. Di sicuro, vedendo l’avversaria con cui mi sono trovata nella finale per il bronzo Lisa Klein, non posso che avere tutto il rispetto: la conosco bene, è un’eterna rivale nelle prove contro il tempo, specie a quartetto. L’abbiamo ritrovata più volte in finale agli Europei e ai Mondiali. Ha una grande qualità sul fondo, sui quattro chilometri, più di me in generale, non solo in questo torneo, e ha già vinto medaglie nell’individuale, dove il mio miglior risultato era un quarto posto ai Mondiali di Roubaix nel 2021, quando però i chilometri erano tre. A livello mentale è uno sforzo diverso, che va dosato di più: la vedo così.

Però sono soddisfatta dei miei Mondiali, non posso dire diversamente. Credo molto nel processo, come su strada, dove è stata la mia più bella stagione. È un percorso partito dal 2024 in poi, anche di stima nei miei confronti, che un tempo non avevo: credere in me stessa è un lavoro che parte dalla testa e poi segue quello fisico. Questi Mondiali li abbiamo preparati, e la stagione su strada, fortunatamente, l’ho preparata bene senza intoppi.

Martina Alzini impegnata nell'Inseguimento individuale © FCI
Martina Alzini impegnata nell'Inseguimento individuale © FCI

Quest’anno sei tornata a vincere anche in corse di prima fascia, non solo di secondo piano. Penso che il merito principale sia non aver avuto infortuni, come l’anno scorso.

Assolutamente. L’anno scorso avevo preparato bene, ma quando devi fermarti e ripartire in continuazione è difficile creare un processo. Quest’anno ho cambiato preparazione e la stagione mi ha permesso di lavorare con più continuità: non mi sono ammalata, ho avuto un programma lineare, nessuna caduta o infortunio. L’anno scorso purtroppo la rottura della scapola mi ha tenuta fuori due mesi e mezzo dalle competizioni. Appena sono riuscita a lavorare bene ho vinto una gara in Belgio a fine agosto e a ottobre avevo la giusta freschezza nelle gambe anche per la pista.

Una curiosità: a parte Milan, i tempi non sono mai stati incredibili e pare che nessun altro abbia abbattuto record. Puoi confermarci che la pista è un po’ più lenta, e se è per com’è fatta o per altro?

Non posso dirlo con certezza, ma se guardo i miei valori ho fatto una prestazione di tutto rispetto, per niente inferiore a quella di altre gare. Penso che in semifinale abbiamo fatto il record italiano e, se aggiungi che la pista non era delle più scorrevoli, io la reputo una bellissima prestazione.

Martina Alzini con la divisa del Team Cofidis ©Mathilde L'Azou
Martina Alzini con la divisa del Team Cofidis ©Mathilde L'Azou

 

Capitolo strada: è tanto che non fai un grande giro femminile. Qual è lo scenario più realistico: trovare spazio nella selezione per il Tour o essere invitata a Giro o Vuelta?

Per me ora la stagione è finita e non so ancora i programmi per l’anno prossimo. Mi piacerebbe partecipare a un grande giro, ma sono una persona molto realista: se il calendario sarà buono e lineare come quest’anno, bene. Da italiana mi piacerebbe tornare sul Giro d’Italia. Non so darti un’idea di cosa farò l’anno prossimo io e la mia squadra: ne riparleremo a fine novembre, inizio dicembre.

Tra Europei dell’anno prossimo e Mondiali 2028 e 2029 pare ci saranno occasioni per ragazze veloci: un pensierino alla nazionale su strada l’hai mai fatto?

Forse più che un obiettivo di stagione è un obiettivo di vita. Mi piacerebbe, prima di chiudere la carriera, non so tra quanto e non mi sono ancora posta dei limiti, essere convocata su strada almeno per un evento. Non dico che sia un sogno: per me è un obiettivo, e farò di tutto per raggiungerlo.

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