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Ciccone e un 2023 a caccia di tappe: "Parteciperò a Giro e Vuelta senza rincorrere le classifiche"

L'abruzzese prepara il suo quinto anno in Trek-Segafredo mettendo subito in chiaro quelli che saranno i suoi obiettivi: "Meglio le braccia al cielo per un successo che fare quinto in generale"

05.01.2023 18:16

Giulio Ciccone, professione cacciatore di tappe. Lo scalatore classe 1994, a cui tanti hanno in passato affibbiato l'etichetta non richiesta di futuro azzurro delle grandi tappe ha deciso cosa vuol fare da grande, e ne ha parlato ai microfoni dello spagnolo Marca.

Il bilancio personale dell'anno appena concluso è poco più che sufficiente: “È senza dubbio stato un anno difficile ma buono allo stesso tempo soprattutto per la vittoria di tappa ottenuta al Giro d'Italia. Sono tuttavia mancati gli obiettivi che mi ero posto, dunque come voto mi do un 6.5, poco più che sufficiente”.

Stavolta niente Tour de France per lui, che proprio alla Grande Boucle sfiorò nel 2019 il più prestigioso successo in carriera con una seconda piazza alla Planches des Belles Filles che gli garantì comunque una maglia gialla indossata per due tappe: “Rispetto alla stagione passata cambierà il mio calendario, poiché farò Giro e Vuelta. Inoltre cercherò di partire un po' più forte con la preparazione invernale con la speranza, come sempre, di effettuare un buon percorso”.

Per Ciccone è sbagliato vederlo come colui che raccoglierà il testimone di Nibali e Aru nella lotta per la classifica finale dei Grandi Giri: “Sono state dette tante cose, ma con gli anni molto è cambiato. Tutti abbiamo visto che posso vincere delle tappe, ma vincere la generale è un'altra cosa. Poi è chiaro che cerco di essere competitivo fino alla fine e che si vedrà dove riuscirò ad arrivare. Senza dubbio preferisco molto di più vincere tappe alzando il braccio al cielo che arrivare quinto, sesto o settimo in una generale. La vittoria è un risultato migliore”.

Non è mancata un'opinione sui big che si contenderanno le principali corse a tappe anche nel nuovo anno: “Pogacar e Vingegaard fanno parte di quella categoria di fenomeni che hanno una marcia in più e che possono fare la differenza. Con loro il livello delle corse ed il ritmo delle stesse è salito. Sono un po' come dei Messi e Ronaldo del ciclismo, coloro che per abilità riescono a mettersi al di sopra dei più”.

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