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Anche tu sei stato bannato da Simon Yates? (Dopo il ritiro, pare stia bloccando mezzo mondo...)

Dopo il ritiro improvviso dalle competizioni, il vincitore uscente del Giro d’Italia ha iniziato a bloccare numerosi account legati al ciclismo su X, una piattaforma che in realtà non utilizza da quasi cinque anni

Il ritiro repentino di Simon Yates dalle competizioni aveva già lasciato molte perplessità nel mondo del ciclismo. Ora, a distanza di pochi giorni dall’annuncio, si aggiunge un ulteriore elemento che sta facendo discutere: una serie di blocchi massivi su X (ex Twitter) ai danni di giornalisti, analisti, podcaster, media e semplici appassionati di ciclismo.

Il tutto avviene su una piattaforma che lo stesso Yates ha sempre frequentato pochissimo. Il suo ultimo tweet risale infatti al 3 aprile 2020, e il profilo è rimasto praticamente inattivo negli anni successivi, mantenendo anche una vecchia foto profilo con la divisa di un precedente team, la Mitchelton-Scott.

Un ritiro che ha colto tutti di sorpresa

La decisione di lasciare il ciclismo professionistico è arrivata in modo inatteso, non solo per l’opinione pubblica ma anche per la sua stessa squadra. Yates, ultimo vincitore del Giro d’Italia, aveva preso parte regolarmente ai ritiri di novembre e dicembre e figurava nei programmi stagionali con un ruolo di primo piano, anche in ottica Tour de France.

Il timing dell’annuncio e la comunicazione estremamente essenziale hanno inevitabilmente acceso il dibattito. Senza entrare nel merito delle motivazioni personali — sulle quali Yates non ha fornito spiegazioni dettagliate — il suo addio ha lasciato spazio a interpretazioni diverse, tra chi lo considera un ritiro “dal top della carriera” e chi invece sottolinea l’anomalia della scelta e delle modalità. 

Simon Yates sul Colle delle Finestre  © Profilo Instagram Giro d'Italia
Simon Yates sul Colle delle Finestre  © Profilo Instagram Giro d'Italia

I blocchi a raffica su X

Nelle ultime ore diversi account hanno segnalato di essere stati bloccati dal profilo di Simon Yates: il blocco è una semplice azione con cui si impedisce a un account di seguire o interagire con il proprio. Tra questi figurano anche volti noti dell’informazione ciclistica internazionale, come 
Lukáš Ronald Lukács, o il giornalista Benji Naesen.

C’è chi ha reagito con ironia, come l’utente @LosBrolin, che ha dedotto:"Simon Yates non ha solo smesso di andare in bici, ha abbandonato Internet. Bloccare tutti è un proposito d'eccezione per la pensione".

Altri hanno semplicemente constatato il fenomeno, come O País Do Ciclismo, che ha confermato di essere stato bloccato, ricordando vecchie prese di posizione critiche nei confronti dei gemelli Yates, o @NairoInGreen che si chiede se non si tratti di un suo momento di esaurimento.

In ogni caso, il dato oggettivo resta: il britannico ha iniziato a utilizzare attivamente uno strumento, il blocco, su un social che non usava da anni, e lo ha fatto proprio nel momento di massima attenzione mediatica sulla sua figura.

Un gesto che alimenta interrogativi

Sembra che nessuno riesca a spiegarsi l'improvvisa elusività del britannico, è ovviamente libero di gestire la propria presenza online come meglio crede. Sarebbe bastato ignorare la piattaforma, abbandonarla o creare un nuovo profilo privato. La scelta di bloccare in massa account legati al ciclismo — da una pagina inattiva dal 2020 — rischia invece di produrre l’effetto opposto: aumentare le domande, senza offrire risposte.

Non stiamo qui facendo finta di non vedere l'elefante nella stanza: su quella piattaforma più che su qualsiasi altra erano comparse le insinuazioni di chi altra non trovava altra spiegazione che quella di una questione legata al doping. Tuttavia pare che il ban sia stato rivolto solo ad account che avevano in comune non tanto la notorietà, ma l'interessarsi genericamente di ciclismo (purtroppo Cicloweb.it ha da tempo rimosso il proprio, quindi non sappiamo dirvi cosa ne sarebbe stato di noi…) e la maggior parte di questi era del tutto estraneo a queste insinuazioni (e d'altra parte chi ne era responsabile per ora tace).

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