Professionisti

Enric Masaniello guida la rivolta contro il re

04.09.2022 18:36

A Sierra Nevada Mas attacca (finalmente!) e guadagna su Evenepoel che deve parare anche i colpi di Roglic. Per ora Remco salva la baracca. Vittoria di tappa al fuggitivo Arensman, si vede Nibali, ritirato Pozzovivo


La quindicesima tappa della Vuelta a España vedeva su di sé tante attese della vigilia, tra chi la descriveva come la tappa regina di questa edizione e chi pronosticava ribaltoni in classifica generale. Dalla lettura dell'ordine d'arrivo appare invece chiaro che le aspettative più rosee non sono state soddisfatte, ma guai a credere che la tappa odierna sia stata monotona o, peggio ancora, inutile. La giornata di oggi è stata infatti un susseguirsi di diversi scenari di corsa che hanno reso i poco più di 150 km in programma godibili e mai banali dal punto di vista dello spettatore, mentre durissimi e corsi ad alte velocità sotto l'aspetto tecnico. La fuga di 29 uomini che ha preso il largo, infatti, non ha mai dato la sensazione di solidità che ci si sarebbe aspettati, mentre una tattica (quasi) perfetta della Jumbo-Visma lasciava presagire che avremmo visto un Primoz Roglic in condizione straripante, mentre lo sloveno non ha saputo mettere in eccessiva difficoltà un Remco Evenepoel che subisce ancora ma non molla la presa. In mezzo a tutto ciò una bellissima battaglia tra i fuggitivi per la vittoria di tappa, andata alla fine a quello che senza dubbio era il più forte tra gli attaccanti, un ragazzo olandese alto e magro che già abbiamo imparato a conoscere sulle strade del Giro. E poi c'è Enric Mas, che finalmente attacca e si avvicina a Roglic, per una lotta a tre che si preannuncia infuocata nell'ultima settimana.

Andiamo quindi a guardare nel dettaglio il percorso della quindicesima tappa, tra le più attese di questa Vuelta. Il chilometraggio odierno è abbastanza limitato, visti i 152 km totali da Martos fino all’arrivo in quota sulla Sierra Nevada, a ben 2.512 metri di altitudine. Il primo centinaio di chilometri si presenta come relativamente semplice, con la sola salita del Puerto del Castillo come asperità da affrontare. Nel finale invece l’accoppiata formata da Alto del Purche (9.1 km al 7.6%) e Sierra Nevada (22.3 km al 6.9%) parla da sé: si tratta di una delle principali attrazioni dell’intera corsa. La salita conclusiva può essere suddivisa in due parti: i primi 7.2 km al 10% di media corrispondono all’Alto de Haza Llanas, mentre il successivo tratto è più pedalabile, fatta eccezione per qualche breve rampa, e misura ben 15 km al 5.8%.

Ma passiamo alla cronaca. Nemmeno il tempo di sventolare la bandiera di inizio gara che cominciano i primi attacchi, mentre arriva purtroppo la notizia del ritiro per malessere di Domenico Pozzovivo (Intermarché-Wanty-Gobert). I nomi che vediamo in azione in questa primissima fase sono ben noti, uno su tutti. Vincenzo Nibali (Astana Qazaqstan) seleziona dopo qualche chilometro un terzetto con Rohan Dennis (Jumbo-Visma) e Hugh Carthy (EF Education-EasyPost) che si ritrova in testa alla corsa, mentre dietro continuano i contrattacchi. Dopo una ventina di chilometri di lotta alle spalle dei 3 battistrada si forma un numeroso drappello di fuoriusciti che riesce a resistere all’inseguimento del gruppo. Inseguimento che poco dopo s’interrompe; le squadre degli uomini di classifica danno il via libera: la fuga può partire. Anche il ricongiungimento con i 3 al comando è presto fatto, ed in testa alla corsa troviamo quindi ben 29 corridori, di cui diversi di assoluto spessore. Elencare tutti i fuggitivi sarebbe eccessivo, ci limitiamo quindi a riportare qui i nomi più noti di questo tentativo: ci sono, tra gli altri, Vincenzo Nibali e David de la Cruz (Astana Qazaqstan), Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), Jay Vine (Alpecin-Deceuninck), Gino Mäder (Bahrain-Victorious), Jai Hindley (Bora-Hansgrohe), Rigoberto Urán e Hugh Carthy (EF Education-EasyPost), Louis Meintjes (Intermarché-Wanty-Gobert), Fausto Masnada (Quick-Step AlphaVynil), Antonio Tiberi (Trek-Segafredo), Sébastien Reichenbach (Groupama-FDJ), Marc Soler (UAE) e Thymen Arensman (DSM), che è anche il meglio piazzato in classifica generale, undicesimo a 9’14”.

La qualità presente nel gruppo di testa è altissima, ma come spesso accade in fughe così numerose appare chiaro sin da subito che non tutti i presenti hanno intenzione di collaborare con costanza, e la sensazione è che da un momento all’altro questo delicato equilibrio possa essere rotto. Ciononostante il vantaggio dei 29 sale fino a 5’30” a 100 km dal traguardo, mentre la corsa attraversa gli immensi uliveti dell’Andalusia. Dietro invece l’inseguimento è ovviamente affidato alla Quick-Step AlphaVynil della maglia rossa Remco Evenepoel, riuscendo con l’infaticabile Rémi Cavagna a mantenere il distacco sui 5’/5’30”. Ad 80 km dalla conclusione, nel lungo tratto in pianura che porta ai piedi delle salite finali, arriva il primo allungo tra gli attaccanti ad opera di Lawson Craddock (BikeExchange-Jayco). Lo statunitense, sfruttando l’indecisione alle proprie spalle, riesce a guadagnare 1’ sui 28 alle proprie spalle, mentre in gruppo arriva la AG2R Citroën di Ben O’Connor a dare manforte all’inseguimento, che ora si fa decisamente interessante. Giunti ai piedi dell’alto del Purche la situazione sembra farsi più complicata per i fuggitivi, con il plotone che si trova ora a 5’30” da Craddock e a soli 4’ dagli inseguitori, che proprio non riescono a trovare un accordo.

L’Alto del Purche è affrontato di petto dal gruppo maglia rossa, mentre tra gli inseguitori cominciano ad entrare in azione i migliori scalatori. La maglia a pois Jay Vine alza l’andatura con l’aiuto di Arensman e di un Hindley finalmente brillante, mentre Vincenzo Nibali si stacca, con lo squalo che sembra faticare molto a trovare una buona condizione in questa Vuelta. Successivamente ci prova in solitaria lo stesso Vine, che si riporta agevolmente su Craddock e conquista altri punti per la classifica dei GPM. Nel gruppo dei migliori invece la situazione torna alla grande calma dopo un inizio di salita che lasciava presagire ben altro. In seguito alla veloce discesa la situazione è la seguente: Vine e Craddock si lasciano riprendere dai 10 inseguitori (tra cui figura anche Tiberi) che ora hanno 4’30” di vantaggio sul gruppo dei big. Il falsopiano in avvicinamento alla salita finale scorre velocemente, con il gap in fase di riduzione e una Jumbo-Visma presente in forze che sembra pronta per sferrare un attacco sulla falsariga di ieri. Ed eccoci sulle prime rampe della lunghissima salita finale con Marc Soler che ci prova subito in solitaria, mentre dietro la tanto attesa azione della Jumbo-Visma non tarda ad arrivare. L’attacco di squadra, a dire il vero un po’ disorganizzato, mette in difficoltà tanti big tra cui Carlos Rodríguez (Ineos Grenadiers), Juan Ayuso e João Almeida (UAE) con quest’ultimo che, come suo solito, sale del proprio passo.

Entrati negli ultimi 20 km i capitani sono tutti isolati, pronti ad uno scontro frontale sino in cima alla Sierra Nevada, mentre Soler deve difendere 40” su De la Cruz, Arensman, Hindley, Urán, Meintjes, Vine e Mäder, con il gruppetto maglia rossa a 2’20”. Termina però ben presto anche il tratto più difficile della salita con una sorta di nulla di fatto: nessun attacco di Primoz Roglic e nessun distacco di rilievo tra i migliori. Arriva a 10 km dal traguardo invece il primo squillo, ad opera di Miguel Ángel López (Astana Qazaqstan) seguito poco dopo da Enric Mas (Movistar), che trovano un aiuto prezioso in De la Cruz, mentre all’inseguimento restano Evenepoel, Roglic e O’Connor. Ennesimo cambio anche in testa alla corsa con Arensman che rientra su Soler e lo stacca immediatamente, lanciandosi in solitaria a 6 km dall’arrivo. Mas e López raggiungono e poi staccano uno per uno tutti gli inseguitori di un Arensman che sembra ora imprendibile, mentre Evenepoel continua imperterrito a impostare il proprio ritmo una trentina di secondi dietro il duo Mas-López. Passano senza sussulti gli ultimi chilometri, ed un fantastico Thymen Arensman conquista la Sierra Nevada con 1’25” di vantaggio su Enric Mas e Miguel Ángel López, con un bravo Jay Vine che riesce a concludere quarto poco più dietro. Nell’ultimo chilometro accelera anche Roglic, che stacca la maglia rossa e termina quinto a 1’44” seguito a ruota da Ben O’Connor. Settima posizione poi per Juan Ayuso a 1’55” con Jai Hindley e Louis Meintjes, mentre chiude la top10 proprio Remco Evenepoel ad 1’59”, pagando quindi 15” sull’accelerazione finale.

Classifica generale che subisce qualche altro cambiamento al di fuori della zona podio. Evenepoel sembra riprendersi dopo la delusione di ieri ma guida ora la classifica con 1’34” su un Roglic in lento avvicinamento. Terzo un positivo Mas a 2’01”, mentre ben più dietro Ayuso supera un Rodríguez oggi in crisi: Juan è quarto a 4’49”, Carlos quinto a 5’16”. Mantiene la sesta posizione a 5’24” un López arrembante e propositivo, mentre Almeida resta settimo a 7’00”. Bel balzo in avanti per il vincitore di giornata Arensman, ora ottavo a 7’05”; le ultime due posizioni sono invece occupate dagli australiani O’Connor e Hindley, nono e decimo rispettivamente a 8’57” e 11’36”.

Domani la corsa riposa, sperando di non dover fare ulteriormente i conti con ritiri dovuti al Covid, per poi riprendere martedì con la Sanlúcar de Barrameda-Tomares di 190 km. Si tratta di una tappa senza GPM, e quindi sulla carta pianeggiante e adatta alle ruote veloci, ma mossa negli ultimissimi km. A 11 km dalla conclusione infatti termina un primo tratto in salita di quasi 3 km, a 3.5 km dal traguardo si torna a salire nell’abitato di Tomares, per circa 1 km al 6.5% e con un breve tratto in doppia cifra, mentre gli ultimi 1500 metri tornano nuovamente in leggera salita. Il finale è dunque decisamente esigente, chissà se i pochi velocisti puri presenti riusciranno a giocarsi la tappa, o se sarà la giornata adatta a corridori più resistenti.
Dagnoni, presidente di un ciclismo da gnomi
Wiebes, una settimana da regina d'Olanda