Il norvegese Fredrik Dversnes, 29 anni, precede a Milano Mirco Maestri e Martin Marcellusi © Giro d'Italia
Giro d'Italia

Giro d'Italia, a Milano vince... la fuga: Fredrik Dversnes batte Maestri e Marcellusi

Clamorosa beffa per le ruote veloci, che hanno rincorso invano i quattro fuggitivi di giornata. Tappa neutralizzata ai -16 per i pericoli (invisibili) del circuito cittadino. Vingegaard in rosa alla vigilia dell'ultima sosta

24.05.2026 17:40

La volata c'è stata, come da pronostico. Solo che - al posto degli attesissimi Groenewegen, Magnier e Milan - i protagonisti sono stati… i fuggitivi. Dunque, complimenti a Fredrik Dversnes, Mirco Maestri, Martin Marcellusi e Mattia Bais, che ci hanno creduto fin dall'inizio della tappa, gestendosi con intelligenza nel velocissimo circuito cittadino di Milano. Nonostante tutti si aspettassero la loro resa, le squadre dei velocisti - arrivate a corto di energie dopo due settimane di Giro senza tregua - non sono riuscite a chiudere il buco. E cosi, il quartetto dei coraggiosi ha potuto giocarsi il successo sul traguardo di Corso Venezia. Benché Marcellusi e Maestri avessero un ottimo spunto veloce, il più brillante di tutti è stato Dversnes, che ha preceduto i due italiani della Polti VisitMalta e della Bardiani CSF-7Saber. Alle spalle della fuga, Magnier ha vinto la volata che tutti si aspettavano, ma che assegnava soltanto i posti di retroguardia. Giornata senza patemi per gli uomini di classifica, che hanno ottenuto persino la neutralizzazione anticipata dei tempi per il timore che potesse verificarsi qualche caduta nel finale. Non è accaduto alcunché: buon per i corridori, meno per la giuria e gli organizzatori, che sono parsi ancora una volta vulnerabili davanti alle richieste (a parere di chi scrive ingiustificate) del gruppo. Ovviamente, non sia mai che una serrata così compatta avvenga dall'altra parte delle Alpi…

La cronaca della 15ª tappa del Giro d'Italia

Lo spirito della città che ha battezzato il Giro d'Italia è andato perduto per sempre, tra boschi verticali, manovre speculative finite sotto la lente della magistratura, una strategia di esclusione chirurgica del ceto medio - complice un mercato immobiliare fuori controllo - e un'immagine internazionale più congeniale a un emirato che all'antica capitale morale della nostra penisola. Tuttavia, il ritorno a Milano della corsa rosa è sempre una festa. A maggior ragione per i velocisti, che dovrebbero contendersi il successo di tappa alla vigilia del terzo e ultimo giorno di riposo. I 157 chilometri che uniscono Voghera (Pavia) - già patria di casalinghe assurte a fastidioso stereotipo -alla metropoli lombarda sono sostanzialmente anonimi dal punto di vista altimetrico: non l'ombra di un cavalcavia o di un Gran Premio della Montagna dall'inizio alla fine. Il principale motivo di interesse è il circuito conclusivo di 16,3 chilometri - da ripetere per quattro volte - che attraverserà le direttrici più importanti di Milano. La tavola è apparecchiata per i treni dei velocisti, che troveranno davanti a sé un rettilineo d'arrivo lungo 2 chilometri. 

Poco dopo la partenza, si muove un quartetto formato dagli italiani Mattia Bais (Polti VisitMalta), Martin Marcellusi (Bardiani CSF 7Saber) e Mirco Maestri (Polti) e dal norvegese Fredrik Dversnes (Uno-X Mobility). Così come accaduto negli ultimi giorni di corsa, il gruppo è restio a concedere spazio agli attaccanti, al punto che Alpecin-Premier Tech e Soudal-Quick Step tengono gli attaccanti sotto scacco per una decina di chilometri. Tuttavia, l'inseguimento rifluisce abbastanza presto: il gruppo si allarga e concede più spazio agli attaccanti di giornata, che accumulano un vantaggio massimo di 2'34" sugli inseguitori, pilotati a turno da Lidl-Trek - in corsa con l'italiano Jonathan Milan (Lidl-Trek) - Soudal, schierata intorno al velocista di riferimento della corsa, il francese Paul Magnier (Soudal-Quick Step), e Unibet ROSE Rockets, al servizio dell'olandese Dylan Groenewegen (Unibet ROSE Rockets). 

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Mattia Bais, Mirco Maestri e Martin Marcellusi all'attacco nella 15ª tappa del Giro d'Italia © Giro d'Italia

La testa della corsa galleggerà stabilmente con circa 2' di margine sul gruppo anche all'ingresso del circuito finale, dove si registra la caduta (senza conseguenze) dello spagnolo Enric Mas (Movistar). Questo episodio mette in allarme il gruppo: il belga Victor Campenaerts (Visma-Lease a Bike) si rivolge all'auto della giuria per chiedere un intervento ufficiale. Che si materializza a circa 50 chilometri dalla fine: i tempi per la classifica generale saranno presi ai -5 dal traguardo, dov'era già prevista la neutralizzazione in caso di caduta o incidente meccanico. Una decisione forse poco avveduta, sia perché la giuria è stata assai meno solerte in altre situazioni ben più pericolose di questa, sia perché il circuito disegnato dagli organizzatori non presenta alcuna vera insidia. Fatto sta che, in questo modo, gli uomini di classifica avranno un prezioso salvacondotto in caso di incidente. 

Ciononostante, l'impressione è che questo provvedimento non abbia fugato tutti i malumori in gruppo, al punto che la maglia rosa, il danese Jonas Vingegaard (Visma), decide di parlare in prima persona con l'auto del presidente della giuria. L'opera di persuasione di Vingo - unita all'intervento dell'ammiraglia della Decathlon CMA CGM, la squadra dell'austriaco Felix Gall (Decathlon CMA CGM) - porta altri frutti: la corsa per la classifica generale terminerà al penultimo passaggio sulla linea del traguardo. Tutto legittimo, per carità. Peccato che queste cose succedano sempre e soltanto al Giro d'Italia…

Per intanto, l'azione di Mattia Bais, Dversnes, Marcellusi e Maestri prosegue di buona lena: poco meno di 2' da difendere all'alba degli ultimi 40 chilometri. Tuttavia, il gran lavoro degli Unibet riduce sensibilmente le distanze alla fine del secondo giro: distacco pressoché dimezzato, 1'10". Benché la rincorsa del gruppo prosegua di ottima lena, i primi quattro si difendono anche nel corso della penultima tornata: 58" da difendere al suono della campana. Al di là di tutto, però, colpisce lo sforzo delle squadre dei velocisti: sia la Soudal, sia la Unibet hanno già bruciato gran parte dei loro uomini per la rimonta, a questo punto affidata agli uomini della Lidl-Trek. Anche i giallorossi, però, non ne hanno più. E, quando il timone passa nelle mani dei Tudor, si capisce che la partita è quasi finita: 25" di margine ai -3 dal traguardo. 

L'estremo sacrificio dell'italiano Simone Consonni (Lidl) e del belga Jasper Stuyven (Soudal) non serve a granché: la testa della corsa viaggia ancora con un margine superiore ai 20" a ridosso del triangolo rosso. Soprattutto, non c'è più nessuno in grado di organizzare un inseguimento a questo punto senza speranza: la fuga ce l'ha fatta, contro ogni pronostico! Bais si incarica di scortare i compagni di ventura fino ai 200 metri. Alla sua ruota c'è Dversnes, che mantiene autorevolmente la testa fin sulla linea: 7° successo da professionista (il primo del 2026) per il 29enne norge, che batte Maestri, Marcellusi e Bais. Magnier (a 7") precede Groenewegen, il danese Tobias Lund Andresen (Decathlon), il britannico Ethan Vernon (NSN), il francese Paul Penhoët (Groupama-FDJ United) e l'italiano Luca Mozzato (Tudor). Il francese - che ha già conquistato due successi parziali - è il solo velocista autorizzato a sorridere: martedì ripartirà da Bellinzona con la maglia ciclamino sulle spalle.

Nessuna variazione nella generale: Vingegaard in rosa con 2'26" sul portoghese Afonso Eulálio (Bahrain Victorious) e 2'50" su Gall.

L'ordine d'arrivo

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Martedì lo sconfinamento in Svizzera

Doppiata l'ultima sosta, il 109° Giro d'Italia ripartirà martedì dalla Confederazione elvetica, che ospiterà la tappa in linea più breve del lotto: partenza da Bellinzona, arrivo a Carì dopo 113 chilometri. La lunghezza è inversamente proporzionale alle difficoltà che attendono i corridori: dopo una prima fase di relativa tranquillità, il menu prevede un circuito intermedio di 22 chilometri con le scalate multiple a Torre (3ª categoria, poco meno di 5 chilometri al 5,6% medio) e Leontica (2ª categoria, 3000 metri che salgono all'8,2% e toccano il 14% nella prima parte). Usciti dall'anello di metà tappa, la corsa attraversa la valle del San Gottardo per poi arrampicarsi sulla salita finale, un 1ª categoria di 11,7 km che attentano all'8% medio. I primi 7 km sono complessivamente i più duri, con le pendenze che non scendono mai al di sotto dell'8%. Poi, dopo un tratto di alleggerimento, ecco gli ultimi 3000 metri, in cui la strada si fa più capricciosa, anche se non mancano le incursioni (seppure isolate) in doppia cifra, fino a un massimo del 13%.

Diretta integrale su Discovery+ ed HBO Max dalle 13.30. Vista la concomitanza con il Roland Garros, Eurosport 1 dovrebbe invece collegarsi con il Giro a partire dalle 14.00 (minuto più, minuto meno). Staffetta Rai Sport HD-Raidue dalle 13.45 circa. 

Lagunas de Yara: Kastelijn batte Muzic e vince la Vuelta a Burgos
Carmine Marino

Nato a Battipaglia (Salerno) nel 1986, ha collaborato con giornali, tv e siti web della Campania e della Basilicata. Caporedattore del quotidiano online SalernoSport24, è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Campania dal 4 dicembre '23.