
Edgar Cadena, l'ex bambino iperattivo ora vince tra i professionisti
Il messicano iniziò a fare sport dopo una diagnosi di disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività. Alla Vuelta Asturias ha dato spettacolo, vincendo due tappe consecutive e la classifica a punti
Undicesimo appuntamento dell’anno con Mondo Continental. In questa puntata: Tour d’Algérie, Belgrade Banjaluka, Rutland-Melton CiCLE Classic, Campionati Nazionali, Grand Prix de la Ville d’Alger, Tour of Bostonliq e Edgar Cadena, che ha regalato al Team Storck-MRW Bau le prime vittorie professionistiche.
Le corse della settimana
Tour d’Algérie e Grand Prix de la Ville d’Alger

Tornato nel calendario UCI nel 2023 dopo cinque anni di assenza, il Tour d’Algérie, corsa a tappe della durata di dieci giorni, sta acquisendo sempre maggiore importanza. Quest’anno erano presenti al via diciotto squadre: sei Continental, tre nazionali e nove formazioni dilettantistiche.
La gara si è aperta con una tappa dal profilo abbastanza ondulato e con il finale in salita (anche se le pendenze non erano proibitive). È stata una buona giornata per la fuga e il crossista Yorben Lauryssen (Tarteletto-Isorex) ha centrato il primo successo internazionale su strada. Il belga, anche primo leader della corsa, ha battuto in volata Alexander Erasmus (Tshenolo), con Olivers Skrapcis (Energus) che ha completato il podio a 6”.
La seconda frazione presentava l’arrivo in cima a una salita di 9 km, ma con una pendenza media che non superava il 4%. Quindici corridori hanno chiuso con lo stesso tempo e Reinardt Janse van Rensburg (Tshenolo) è stato il più veloce. Il sudafricano, alla ventisettesima vittoria UCI in carriera, ha preceduto il compagno di squadra Emile van Niekerk e il capoclassifica Yorben Lauryssen.
La terza tappa era più semplice delle precedenti e sembrava avere il profilo giusto per la prima volata generale. Un errore di percorso nel finale, però, ha spinto l’organizzazione ad annullare tutto e a non considerare i risultati. A rimanere beffato è stato il polacco Przemysław Kotulski (Cyklotym Havířov-Tirana), che aveva tagliato per primo il traguardo e si è visto, quindi, privato del primo successo in carriera.
La quarta frazione non presentava grandi difficoltà altimetriche, ma si è rivelata comunque molto selettiva: solo quattordici uomini, infatti, si sono giocati la vittoria. Timothy Dupont (Tarteletto-Isorex), probabilmente il miglior velocista in gara, è rimasto davanti e ha rispettato i pronostici, mettendosi dietro Gustav Basson (Tshenolo) e Hamza Amari (Madar). Yorben Lauryssen ha conservato la testa della classifica.
La quinta tappa proponeva la principale asperità a circa 40 km dal traguardo. Non c’è stata particolare selezione ed è stato quindi il giorno della prima volata generale. Dopo il successo di Dupont, la Tarteletto-Isorex ha scelto di puntare su Arne Santy e il venticinquenne ha ripagato la fiducia della sua squadra, imponendosi davanti a Yacine Hamza (Madar) e Gustav Basson. In classifica generale non ci sono state novità di rilievo.
La sesta frazione era probabilmente la più semplice della corsa, con l’ultimo GPM situato a circa 60 km dal traguardo. Circa quarantacinque uomini si sono giocati il successo e Yacine Hamza è riuscito a trovare la diciassettesima vittoria nella corsa di casa. L’algerino ha avuto la meglio su Arne Santy e Reinardt Janse van Rensburg. Yorben Lauryssen ha mantenuto la maglia di leader.
Anche la settima tappa strizzava l’occhio alle ruote veloci: pur non essendo completamente pianeggiante, era lunga appena 100 km e non presentava asperità troppo complicate. Meno di cinquanta corridori sono rimasti davanti e lo sprint ha premiato, un po’ a sorpresa, il lituano Nikolas Klimavičius (Energus), che si è messo alle spalle Gustav Basson e Arne Santy. Nella generale c’è stato il crollo del secondo, Alexander Erasmus, finito a oltre 7’.
L’arrivo dell’ottava frazione era situato in cima a una salita di 4 km al 5%. L’ascesa finale ha sgranato il gruppo e solo sette corridori sono stati cronometrati con lo stesso tempo: il leader della generale Yorben Lauryssen è stato il più forte e ha tagliato il traguardo davanti a Bizay Tesfu Redae (Madar) e Vainqueur Masengesho (Nazionale Ruanda), conservando, ovviamente, la testa della classifica.
La nona tappa era la più dura, con una salita di 18 km al 7% a caratterizzare il finale e a fungere da giudice della corsa. Due uomini hanno staccato tutti e si sono divisi la posta: Bizay Tesfu Redae ha conquistato il successo, mentre Dimas Nur Fadhil Rizqi (Jakarta) si è impossessato della maglia di leader. Vainqueur Masengesho ha limitato i danni, chiudendo terzo a 19”, mentre tutti gli altri hanno accusato distacchi superiori al minuto e mezzo.
La gara si è conclusa con una frazione molto più semplice, che prevedeva la principale difficoltà nella prima metà del percorso, e si concludeva con una rampetta di 1500 metri al 4%. È andata via una fuga e la Tarteletto-Isorex ha dominato: dopo la debacle della giornata precedente, Yorben Lauryssen si è riscattato, trovando il suo terzo successo parziale. Il belga ha tagliato il traguardo davanti al compagno di squadra Iben Rommelaere e al velocista algerino Yacine Hamza.
Dimas Nur Fadhil Rizqi ha conquistato il successo finale (e anche la maglia di miglior giovane), con 19” di margine su Vainqueur Masengesho e 1’39” su Anatolii Budiak (Madar). Yorben Lauryssen ha vinto la classifica a punti, mentre il re dei GPM è stato il tedesco Heiko Homrighausen (Embrace The World). La Madar, infine, si è aggiudicata la graduatoria a squadre.
Due giorni dopo l’ultima tappa , si è disputato anche il Grand Prix de la Ville d’Alger. Corsa a tappe nelle sue prime edizioni, ha ridotto la sua durata a un giorno nel 2023. Al via si sono schierate diciassette squadre, tutte quelle che avevano partecipato al Tour d'Algérie, con l’esclusione della Jakarta, la formazione del vincitore Dimas Nur Fdhil Rizqi.
Il percorso era particolarmente adatto alle ruote veloci, nonostante non fosse totalmente pianeggiante. Si tratta, infatti, di un circuito di 11,5 km per le vie della capitale algerina, che prevede tre strappetti in rapida successione (lunghi fra i 500 e i 700 metri) e lunghissimi tratti di respiro che permettono di recuperare. Dopo un Tour d’Algérie in cui ha vinto una sola volta (poco, se si considera che nel 2025 si era imposto in sette occasioni), Yacine Hamza è riuscito a prendersi una bella rivincita, conquistando il GP de la Ville d’Alger per la seconda volta consecutiva.
In un gruppo ridotto a sole ventitré unità, il velocista della Madar ha avuto ragione dell’esperto sudafricano Reinardt Janse van Rensburg e del giovane tedesco Meo Amann (Embrace The World). Ai piedi del podio si sono piazzati altri due corridori di casa: Abdelraouf Bengayou (Mouloudia Club d’Alger) e Hamza Amari, compagno di squadra del vincitore.
Belgrade Banjaluka

In settimana si è disputata la Belgrade Banjaluka, corsa a tappe di quattro giorni che prende il via dalla capitale serba, spostandosi dalla seconda frazione in Bosnia-Erzegovina. Quest’anno al via c’erano diciotto squadre: undici Continental, cinque formazioni dilettantistiche, la selezione nazionale serba e una compagine chiamata Republika Srpska che, pur chiamandosi come l’entità politica in cui è situata la città di Banja Luka (in Bosnia), comprendeva soltanto corridori serbi.
La prima frazione si divideva in due semitappe. Quella di apertura, molto breve e quasi completamente priva di difficoltà altimetriche, ha visto un’andatura altissima, con sei corridori che hanno anticipato il gruppo. Dušan Rajović (Nazionale Serbia) è stato il più forte e ha battuto in volata Veljko Stojnić (United Shipping). I due si erano avvantaggiati sui compagni di fuga e hanno staccato di 3” Adam Bradáč (Factor).
La seconda semitappa misurava soltanto 34 km e consisteva in un circuito completamente pianeggiante, nell’abitato di Veliko Gradište. Come prevedibile, il gruppo è arrivato compatto al traguardo, ma il vincitore non è cambiato: Dušan Rajović si è confermato il più forte e ha avuto la meglio su Bartłomiej Proć (Wibatech Lubelskie Perła Polski) e Patryk Stosz (Voster).
Anche la seconda frazione era abbastanza semplice e l’unico GPM di giornata era piazzato nei primi chilometri di gara. È stata nuovamente volata, ma il vincitore è cambiato: il campione nazionale greco Nikiforos Arvanitou (United Shipping) è riuscito a mettere nel sacco Dušan Rajović, che, per una volta, si è dovuto accontentare del secondo posto. Adam Bradáč ha concluso in terza posizione.
La terza tappa era la più impegnativa della corsa, con una salita di 6 km che si concludeva ai -18. Nonostante le asperità, non c’è stata molta selezione ed è stata, ancora una volta, volata. Dušan Rajović ha rimesso le cose a posto e si è preso la rivincita su Nikiforos Arvanitou. Sul terzo gradino del podio di giornata è salito Patryk Stosz.
Contrariamente al solito, la corsa non si concludeva a Banja Luka, ma la città bosniaca faceva comunque parte del percorso dell’ultima frazione. Era presente qualche strappetto, ma niente di trascendentale. Come prevedibile, c’è stato un altro sprint di gruppo, che ha visto prevalere nuovamente Dušan Rajović. Il corridore della Solution Tech NIPPO Rali ha preceduto Radosław Frątczak (Wibatech Lubelskie Perła Polski) e Patryk Stosz.
Per il secondo anno consecutivo, Dušan Rajović ha conquistato il successo finale, con 34” di margine su Veljko Stojnić e 35” sul miglior giovane della corsa, Adam Bradáč. Igor Sęk (Wibatech Lubelskie Perła Polski) è stato il re degli scalatori, mentre la classifica degli sprint intermedi ha premiato Christoph Holzer (WSA KTM Graz). Il Team United Shipping, infine, si è aggiudicato la graduatoria a squadre.
Rutland-Melton CiCLE Classic

In una Gran Bretagna in cui il ciclismo è in grande crisi, oltre al Tour of Britain c’è una corsa di un giorno che resiste nel calendario UCI: si tratta della Rutland-Melton CiCLE Classic. Al via dell'edizione di quest'anno si sono presentate ben trentuno squadre, ma il livello non era altissimo: erano presenti, infatti, solo tre Continental, accompagnate da quattro rappresentative regionali e ventiquattro formazioni dilettantistiche.
La corsa ha un profilo che ricorda quello del Tro Bro Leon, con tanti strappi e ben undici settori di sterrato. L'azione decisiva è nata a circa 65 km dal traguardo, quando Otto van Zanden (Azerion/Villa Valkenburg) e Magnus Lorents Nielsen (Atom 6 Bikes-Cycleur de Luxe) hanno attaccato. Solo Thomas Armstrong (Wheelbase-Cabtech) è riuscito a rientrare, mentre il gruppo principale ha perso subito più di un minuto. I tre hanno incrementato il proprio margine oltre i 2’ e hanno potuto gestire il finale, in modo da preparare senza troppo stress lo sprint.
La volata per la vittoria ha premiato Otto van Zanden, che, proprio negli ultimi metri, è riuscito a rimontare Thomas Armstrong. Magnus Lorents Nielsen, che aveva provato la carta della volata lunga, si è dovuto accontentare del terzo posto. A 1’19”, Oliver Dawson (Jakroo Handsling) e Sam Walsham (BC East Midlands) si sono presi i piazzamenti ai piedi del podio, anticipando di pochi secondi il grosso del gruppo.
Campionati Nazionali

La stagione europea è da tempo entrata nel vivo, ma nell’America Centrale è ancora tempo di campionati nazionali: negli ultimi giorni è stato il turno di Costa Rica e Panama.
Nella cronometro in Costa Rica non c’è stata storia: il favorito della vigilia e campione uscente Donovan Ramírez ha dominato la prova, rifilando 1’23” a Joseph Ramírez e 2’42” a Dylan Jiménez. Anche fra gli under 23, il campione 2025 ha confermato il titolo: José Pablo Sancho si è imposto con un tempo che gli sarebbe valso il terzo posto tra gli élite. Il ventenne ha fatto meglio di 28” rispetto a Kendall Fernandez e di 34” rispetto ad Alejandro Granados.
Arrivo in solitaria nella prova in linea, con Sebastian Calderón, che ha staccato tutti. A 31” dal ventiduenne, il più esperto Leandro Varela si è preso il secondo posto, mentre il vincitore della cronometro Donovan Ramírez ha chiuso terzo a 33”, relegando fuori dal podio il campione uscente Gabriel Rojas. Tra gli under 23, il titolo si è deciso con una volata a tre, che ha visto Oscar Arroyo prevalere su Gael Sancho e Sebastián Meneses.
A Panama, la cronometro è stata dominata dalla Solution Tech-Vini Fantini, che ha monopolizzato il podio: Carlos Samudio ha bissato il titolo dello scorso anno, superando di soli 18 centesimi Franklin Archibold, con Roberto Carlos González terzo a 24”. I tre avevano chiuso nello stesso ordine anche nel 2025. Di livello abbastanza basso la prova under 23: si è imposto Emmanuel Viane, con un tempo con cui non sarebbe andato oltre il quattordicesimo posto nella prova élite. Sul podio con lui sono saliti Jahaziel Martinez, staccato di soli 3”, e Owen Herrera, che ha pagato ben 3’16”.
Il podio della prova in linea under 23 è stato lo stesso della cronometro, ma con un cambio nelle posizioni: ha vinto ancora Emmanuel Viane, ma Owen Herrera è arrivato secondo davanti a Jahaziel Martinez. Tra gli élite, la Solution Tech-Vini Fantini ha dominato anche la prova in linea, ma non è riuscita a monopolizzare il podio, fermandosi alla doppietta: Carlos Samudio si è imposto ancora, staccando di 7” il campione uscente Roberto Carlos González. In terza posizione si è piazzato Bolivar Espinosa, con un ritardo di 9”, mentre l’altro Solution Tech, Franklin Archibold, si è fermato al quinto posto, a 3’00”, battuto anche da Christofer Jurado in volata.
Tour of Bostonliq

Per il terzo anno consecutivo, in Uzbekistan si è disputato il Tour of Bostonliq, una corsa a tappe che nelle due edizioni precedenti era di tre giorni e che nel 2026 è scesa a due. Al via erano presenti sedici squadre: quattro Continental, le selezioni nazionali di Azerbaigian, India, Turchia e Uzbekistan, due rappresentative regionali locali e sei formazioni dilettantistiche.
La corsa si è aperta con una tappa molto impegnativa, con l'arrivo in cima a una salita che presentava, nell’ultimo tratto, pendenze in doppia cifra. Le Continental si sono dimostrate superiori alla concorrenza e Calum Johnston (Li Ning Star) ha trovato la seconda vittoria stagionale. Il britannico, ovviamente primo leader della gara, ha staccato di 3” Adne van Engelen (Terengganu) e di 8” il compagno di squadra Cristian Raileanu.
La seconda frazione era decisamente più semplice, senza particolari difficoltà e con gli ultimi 50 km che tendevano leggermente a scendere. Come prevedibile, non c’è stata selezione e la volata di gruppo è stata inevitabile. Il più veloce è stato Aliaksei Shnyrko (Li Ning Star), che ha centrato la terza vittoria stagionale. Il bielorusso ha preceduto Sergey Rostovtsev, professionista della Bardiani CSF 7 Saber in gara con la nazionale uzbeka, e Cristian Pita (Roojai Insurance Winspace).
Calum Johnston ha conquistato il successo finale, con 7” di vantaggio su Adne van Engelen e 14” su Cristian Raileanu. Con due uomini sul podio, la Li Ning Star, salita a quindici successi stagionali, si è portata a casa anche la graduatoria a squadre.
Le Continental tra i big

Team UKYO e Vorarlberg sono state le uniche Continental al via del Tour of the Alps. La formazione giapponese ha vinto la prima tappa e la classifica a punti con Tommaso Dati, mentre quella austriaca ha piazzato Colin Stüssi al ventesimo posto nella generale. Fra i corridori dei vivai in gara con i rami professionistici dei team, si sono distinti Lennart Jasch (Tudor U23), vincitore della quarta frazione e della maglia dei GPM, e Juan Felipe Rodriguez (EF Education-Aevolo), diciassettesimo in classifica.
Otto formazioni di terza divisione hanno preso parte alla Vuelta Asturias. La Storck-MRW Bau ha fatto le cose migliori grazie al messicano Edgar Cadena, vincitore di due tappe e della classifica a punti, oltre che eccellente sesto in classifica. Ha fatto benissimo anche la AVC Aix Provence Dole, che si è aggiudicata una frazione con Gabriel Layrac e ha centrato un buon nono posto finale con Mark Lightfoot. La REMBE|rad-net, invece, è tornata a casa con la maglia dei GPM, conquistata da Miguel Heidemann.
Ben tredici Continental hanno partecipato al Giro dell’Appennino. Dopo il secondo posto dello scorso anno, Andrii Ponomar ha portato in alto la Petrolike anche quest’anno: stavolta, però, l’ucraino si è fermato ai piedi del podio. Giornata soddisfacente anche per la svizzera Elite Fondations, che ha piazzato due uomini in top ten: Victor Jean e Nils Aebersold hanno concluso rispettivamente in sesta e in nona posizione.
Il ritratto della settimana: Edgar Cadena

Lo scorso inverno, con l’arrivo del co-sponsor MRW Bau, il Team Storck, formazione Continental tedesca la cui vittoria più importante (in tre anni di storia) era stata una contestata tappa del Tour of Mersin 2024, ha rivoluzionato il suo organico. Soltanto due corridori in rosa sono stati confermati e sono arrivati diversi corridori di alto livello: gli ingaggi più importanti sono stati quelli del velocista britannico Matthew Walls, reduce da cinque stagioni nel WorldTour, del campione nazionale austriaco Tim Wafler, dello spagnolo Alvaro Sagrado, recuperato in extremis dopo il fallimento della Illes Balears Arabay, e del messicano Edgar Cadena, reduce da una stagione molto convincente in maglia Petrolike.
Proprio quest’ultimo è entrato nella storia della squadra, conquistando, in occasione della terza tappa della Vuelta Asturias, la prima vittoria professionistica in assoluto del Team Storck, con una stupenda azione solitaria. Non contento, il venticinquenne si è ripetuto il giorno successivo, staccando nuovamente tutti e chiudendo la sua trasferta nel nord della Spagna con il successo nella classifica a punti e la sesta posizione nella generale.
Il messicano aveva già lanciato qualche segnale nelle prime gare stagionali: ha raggiunto la top ten già nella corsa d’esordio, la cronometro dei Campionati Panamericani (in cui è stato ottavo), e ha lavorato come gregario per il più veloce César Macías (poi medaglia d’argento) nella prova in linea. Il debutto con la squadra teutonica è arrivato al Circuit des Ardennes, che lo ha visto concludere sesto sia nella tappa più impegnativa che in classifica generale.
Edgar Cadena iniziò a fare sport all’età di otto anni, in seguito a una diagnosi di disturbo da deficit di attenzione e iperattività, per utilizzare al meglio la sua grande energia. Per questo motivo si guadagnò il soprannome Chuky, che lo accompagna ancora oggi. Cominciò con il nuoto e quattro anni dopo passò al triathlon. Proprio in questa specialità, dimostrò una grande propensione per la bicicletta e il suo allenatore lo convinse a spostarsi totalmente sulle due ruote. Nel 2018, alla seconda stagione tra gli juniores, ebbe la possibilità di assaggiare il ciclismo europeo, disputando diverse gare in Spagna.
All’esordio tra gli under 23, vinse subito una corsa in patria, la Clásica Día de Reyes, e poi si spostò nuovamente in Spagna, dove difese i colori del Ciclismo Riojano-Vega Bike. Nella stagione successiva, vinse nuovamente la Clásica Día de Reyes, ma, a causa dello scoppio della pandemia, non ebbe la possibilità di tornare in Europa. Riuscì, comunque, a trovare le motivazioni giuste per correre nel suo paese e si laureò campione messicano a cronometro fra gli under 23. Nel mese di ottobre, però, fu colpito da un terribile lutto: la sua fidanzata Alexia Ordóñez, anche lei ciclista, fu investita e uccisa (insieme al padre) durante un allenamento.
Chuky cercò di riprendersi mentalmente, e, nel 2021, fece il suo esordio nel mondo Continental con la A.R. Monex, formazione con licenza sammarinese, che da anni fa crescere i migliori giovani messicani. Debuttò al GP Slovenian Istria e poi disputò quasi tutte le più importanti prove italiane riservate agli under 23, ottenendo il miglior piazzamento, un ventiduesimo posto, al GP Capodarco. Ebbe la possibilità di fare il suo esordio in una corsa professionistica in Romania, al Sibiu Tour: nei quattro giorni di gara non lasciò il segno, ma riuscì a terminarla.
L’anno seguente scelse di tornare in patria, firmando per la Canel’s Zerouno, che, proprio in quella stagione, rinunciò alla licenza Continental. Dopo aver vinto per la terza volta la Clásica Día de Reyes, conquistò il primo successo internazionale in carriera, vincendo una delle tappe più dure della Vuelta a Colombia. In seguito vinse i titoli nazionali under 23 a cronometro e in linea e disputò il Tour de l’Avenir, raccogliendo un onorevole ventitreesimo posto finale. Concluse la stagione con degli ottimi risultati in corse dilettantistiche spagnole: si aggiudicò una tappa sia alla Vuelta a Salamanca, in cui si assicurò anche il trionfo finale, che alla Volta a Galicia, che chiuse in seconda posizione.
Nel 2023, passato élite, Cadena decise di riprovarci seriamente in Europa, e si accasò in una compagine dilettantistica spagnola, la Telco’m-On Clima. Dopo diversi buoni piazzamenti nel calendario nazionale iberico, si laureò campione messicano nella massima categoria e, al ritorno in Spagna, vinse nuovamente la Vuelta a Salamanca e centrò un altro successo parziale alla Volta a Galicia. A fine anno, ebbe la possibilità di correre da stagista con la Green Project-Bardiani CSF e disputò gare di alto livello come il Giro dell’Emilia e il Tour of Türkiye.
Nella stagione successiva passò alla Petrolike, formazione messicana, ma con un ampio programma di corse europee. Chuky ottenne i migliori risultati nel continente americano: vinse entrambi i titoli nazionali, fu secondo in una frazione della Vuelta al Táchira e chiuse al settimo posto la Vuelta a Colombia. In Europa fece le migliori cose alla Volta a Portugal: centrò tre top ten di tappa e la tredicesima posizione in classifica generale.
Lo scorso anno è rimasto alla Petrolike, ha scelto di limitare molto le apparizioni in Sudamerica e ha migliorato i suoi risultati europei. Ha fatto sfracelli all’Oberösterreich Rundfahrt, in cui ha centrato un primo, un secondo e un terzo posto di tappa, vincendo sia la classifica generale che quella a punti. In seguito ha chiuso in quinta posizione il Tour of Małopolska e in settima la Volta a Portugal (con quattro top ten). A fine stagione ha preso parte ai campionati nazionali, ma ha dovuto fare i conti con la presenza di Isaac del Toro e si è dovuto accontentare del secondo posto a cronometro e del quarto nella prova in linea.
Per il 2026, Edgar Cadena ha preso una decisione coraggiosa, lasciando una squadra solida come la Petrolike, per una sicuramente ambiziosa, ma ancora tutta da valutare come il Team Storck-MRW Bau. Per ora, dopo l’incoraggiante inizio al Circuit des Ardennes e le eccellenti prestazioni delle Vuelta Asturias, la scelta sembra essere stata azzeccata. Se il venticinquenne continuerà a offrire performances così convincenti, potrebbe diventare il prossimo professionista messicano e raggiungere così Isaac del Toro e César Macías.
