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Il colosso in miniatura che mise le ali a Ocaña

14.02.2022 23:17

Per la rubrica dedicata alle grandi salite d'Europa riviviamo oggi l'epopea del massiccio del Devoluy agli albori del Tour e la sua riscoperta nei primi anni '70 col Col du Noyer a far da cornice alla disfida tra Eddy e Luis


Il Devoluy è un massiccio prealpino dall'aspetto un po' dolomitico che sorveglia Gap dall'alto in basso. Un'allegra compagnia di rocce che incornicia il paesaggio senza creare disturbo agli spostamenti, dal momento che si è fatta da parte lasciando spazio all'altopiano dello Champsaur, percorso dal fiume Drac. Ed è proprio il fiume Drac, che più a nord si inabissa in una gola oggi sfruttata da centrali idroelettriche, a separare lo Champsaur dal Mathesyn, che in coppia formano la via più comoda per raggiungere Gap da Grenoble e viceversa. Tradotta in termini cartografici, non è altro che il percorso lievemente ondulato della Route Napoleon che valica il Col Bayard alle porte di Gap per entrare nello Champsaur e la Rampe de Laffrey (letteralmente la "rampa" di Laffrey) alle porte di Grenoble per entrare nel Mathesyn.

Due ascese che sono note al ciclismo: fanno la loro prima comparsa nel Tour de France del 1905, il terzo della storia, assieme al Ballon d'Alsace, sostituendo il Col de la Republique che è stata l'unica asperità delle prime due edizioni. Insomma, ben prima del Tourmalet (1910) e del Galibier (1911) il Tour aveva conosciuto le sue prime salite. E non si dica che un tempo le salite fossero pedalabili, perché quella di Laffrey è una rampa, di nome e di fatto: 7 km al 9% praticamente privi di curve, che spesso potevano risultare decisivi, soprattutto all'epoca.

Il rituale della Rampe de Laffrey si è ripetuto ogni anno in partenza da Grenoble dal 1905 al 1912 per prendere la rotta del Mediterraneo (con arrivi a Tolone nel 1905 e Nizza dal 1906 al 1912), fino ad interrompersi nel 1913, quando il Tour inizia a girare in senso opposto, affrontando così la rampa in discesa. In ogni caso la strada tra Gap e Grenoble viene percorsa praticamente ogni anno fino al 1937 (22 edizioni su 29) anni in cui il massiccio del Devoluy osserva il Tour de France passare ai suoi piedi.

Con la Seconda guerra mondiale il Tour de France sembra scordarsi della Route Napoleon, ormai offuscata dalla ripetuta presenza di Vars e Izoard, nonché dei primi sconfinamenti in Italia attraverso Monginevro e Sestriere. Ricompare solo nel 1954, ma il momento in cui torna veramente alla ribalta è il 1970. E a permettere questo è proprio il Devoluy, spettatore distratto per 65 anni, che improvvisamente viene penetrato dal Tour attraverso la sua strada più arcigna: il Col du Noyer. È un'improvvisazione sul tema che permette al Tour di arrivare a Gap attraverso le montagne, e non più gli altopiani.

In una serie infinita di colli di piccole dimensioni, il Noyer si stagliava come un colosso, perché in fondo il Noyer è proprio questo: un colosso in miniatura. Non raggiunge nemmeno i 1700 metri di altitudine, eppure è oltre la vegetazione e offre panorami selvaggi sulle vette del Devoluy che sembrano le sorelle minori delle Dolomiti. Nel 1970 il Tour sceglie il suo versante più duro che si trasforma presto in calvario per Luis Ocaña, nemesi per autodefinizione di Eddy Merckx, unica vera ossessione dello scalatore spagnolo residente in Francia. Il 9 luglio Ocaña è già fuori classifica, e sta accumulando minuti di ritardo da giorni; la tappa di Gap è semplicemente una delle giornate più difficili della sua carriera.

[caption id="attachment_100447" align="aligncenter" width="468"]L'altimetria della Grenoble-Merlette al Tour 1971 © www.ilciclismo.it L'altimetria della Grenoble-Merlette al Tour 1971 © www.ilciclismo.it[/caption]

Quando l'anno dopo il Tour torna sul Noyer dal versante opposto per raggiungere la stazione sciistica di Orcières-Merlette, Ocaña è finalmente pronto per vendicarsi. È secondo ad un solo secondo dalla maglia gialla (Zoetemelk) e con 59 secondi di vantaggio su Merckx, quarto. Dopo una manciata di km tende subito l'agguato salendo a Laffrey, mentre Merckx rimbalza sulla Rampe, restando attardato. Quando la corsa entra sull'altopiano, in testa sono rimasti Ocaña, Zoetemelk, Agostinho e Van Impe. Non appena la strada devia ed entra nel Devoluy dalla gola del Souloise, lo spagnolo scatta e affronta in solitaria l'intera ascesa al Col du Noyer. Ad Orcières-Merlette alza le braccia dopo essere stato all'attacco per 120 km, di cui la metà in solitaria; giunge con 8 minuti e 42 secondi di vantaggio sul Cannibale, adesso quinto in classifica a quasi 10 minuti dallo spagnolo. La storia ci insegna che purtroppo i sogni di Ocaña si infransero pochi giorni dopo, nella discesa dal Col de Menté, quando ormai sembrava avere il Tour in pugno con ancora 7 minuti abbondanti da difendere. Il Tour, temendo che il Noyer portasse con sé il malocchio, se lo dimentica. È ricomparso sporadicamente negli anni seguenti ma senza mai essere teatro di momenti altrettanto epici.

Nel 2010 il Tour ha riproposto quasi integralmente il percorso di quell'anno, arrivando però a Gap, ma evidentemente, per il ciclismo contemporaneo, la Rampe de Laffrey era troppo lontana e il versante occidentale del Noyer troppo pedalabile, per sperare di vedere qualcosa. Così è arrivata la fuga del mattino con un quarto d'ora di vantaggio, lasciando a Cavendish e Petacchi la volata per il piazzamento in gruppo. Il nobile Noyer ha comunque potuto riscattarsi, perché è stato rilanciato dal Criterium du Dauphiné, che ha abbinato il suo versante più impegnativo (quello orientale), alla breve salita verso la stazione sciistica di Superdevoluy. Intanto il Devoluy è sempre al suo posto, paziente, defilato, in attesa che prima o poi anche il Tour torni a dargli una giornata di gloria.
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Francesco Dani
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