Mattias Skjelmose Jensen dopo la sua vittoria di tappa al Tour de Luxembourg © Trek-Segafredo - SprintCycling
Sogni in Bicicletta

La scelta giusta

Mattias Skjelmose Jensen, danese tra i più interessanti dell'ultima generazione, capì giusto in tempo di non poter fare il calciatore... Giusto in tempo per diventare un ciclista professionista

19.12.2022 11:45

Poco più di trent'anni fa, nel giugno del 1992, in Svezia si realizzò uno di quegli avvenimenti catalogabili alla voce "favole sportive" o "miracoli sportivi": la Danimarca, ripescata all'ultimo momento in seguito all'impossibilità della Jugoslavia (sanzionata in seguito allo scoppio della guerra nei Balcani, dopo aver vinto tutte le partite di qualificazione) di prendere parte al Campionato Europeo di calcio, si aggiudicò tra la sorpresa generale il titolo continentale, al termine di un torneo esaltante culminato col successo nei confronti della Germania. Un risultato incredibile pensando al fatto che i giocatori danesi erano praticamente già partiti tutti per le vacanze, dopo la fine dei campionati in cui erano stati impegnati, dovendo rientrare così in fretta e furia per poter disputare l'Europeo. 

A Mattias Skjelmose Jensen, nato otto anni dopo le gesta dei propri connazionali, probabilmente avranno raccontato più di una volta quella storia, tanto che da bambino volle provare a divertirsi dando calci ad un pallone (peraltro era stato proprio uno Jensen, che di nome fa John, a segnare la prima rete nella finale con la Germania, per cui...). Certe volte però le cose non vanno esattamente come ce le si immagina ed in questo lo stesso Mattias è stato sempre molto schietto e sincero rivelando, senza alcun giro di parole, che lui a giocare a calcio era «veramente una merda».

Essere sedentari era però escluso, in quanto i suoi genitori lo esortarono a scegliersi un altro sport. A casa possedevano una vecchia bicicletta da corsa e così, dopo averla sistemata, Mattias cominciò a pedalare nella natia Copenhagen, divertendosi parecchio. Assieme allo svago però crebbe anche la determinazione e la voglia di fare le cose in un certo modo, cosicchè il giovane Skjelmose Jensen si decise a dedicarsi al ciclismo per provare ad essere un corridore. Mai scelta si rivelò più azzeccata, giacché i risultati furono subito confortanti, finché tra gli juniores qualcosa in più in quel ragazzo si cominciava ad intravedere: podio alla Parigi-Roubaix (terzo), podio alla Corsa della Pace (secondo), gradino più alto del podio al Tour du Pays de Vaud, prima vittoria di un certo prestigio internazionale. 

Le cose però sarebbero potute volgere al peggio quando una squalifica di dieci mesi a causa dell'assunzione di un integratore alimentare vietato rischiò di stroncare già sul nascere la parabola sportiva di Mattias ma nel suo caso la voglia di continuare a pedalare fino a riuscire a diventare un ciclista professionista ha prevalso, tanto da far cominciare a circolare la domanda: che tipo di corridore è Mattias Skjelmose Jensen? Già, perché uno che va molto forte sul passo, che è dotato di un notevole spunto veloce e che sa cavarsela egregiamente anche in salita in teoria non si vede precluso nulla.

La Trek-Segafredo ha deciso di scommettere su di lui e dopo un primo anno di buon rodaggio, Mattias ha risposto con un 2022 a livelli molto interessanti: difficilmente infatti lo si è visto uscire dai primi 20, dalle iniziali e da lui amate gare francesi passando per un buon piazzamento alla Freccia Vallone (diciottesimo) per poi proseguire col primo Giro d'Italia e ancora tante ottime prestazioni, fino all'agognato primo successo al Giro del Lussemburgo, favorito dalla bella affermazione nella frazione a cronometro. E che dire poi di Wollongong dove, entrando nell'azione buona, stava per mettersi al collo una medaglia, se solo non avesse indugiato con gli altri protagonisti che si stavano concretamente giocando gli altri gradini del podio alle spalle di Evenepoel?

Nel ciclismo occorre sapere molto bene quel che si vuole ed essere prontissimi a rialzarsi di fronte alle avversità. Mattias l'ha materialmente fatto nella seconda tappa del Giro di Catalogna, dopo essere volato giù in una breve scarpata dopo aver urtato un muretto all'uscita di una curva ed essersi rialzato quasi come se non fosse successo nulla (la buona stella ci ha inevitabilmente messo lo zampino). Così come per ora non ha affatto intenzione di lasciare Copenhagen e i suoi affetti per andare ad allenarsi altrove quando non si trova in ritiro col team.

Certo è che se non avesse capito subito che il pallone non faceva per lui non ci troveremmo a parlare di uno dei giovani di maggior prospettiva di un movimento che da anni si sta rivelando tra i più floridi ed interessanti. Per capire se saranno le classiche o i grandi giri il suo terreno prediletto servirà ancora del tempo ma intanto lui pedala con l'obiettivo di migliorarsi ulteriormente. Per onorare se stesso e quella scelta che inevitabilmente gli ha cambiato la vita.

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