
Vadim Pronskiy, dalla lite sul Grappa al trionfo in Thailandia
Il kazako torna a vincere una corsa internazionale a quasi otto anni dall'ultimo successo. Nel 2021 un clamoroso errore tattico di un compagno gli impedì di trionfare nel tappone dell'Adriatica Ionica Race
Ottavo appuntamento dell’anno con Mondo Continental. In questa puntata: The Princess Maha Chakri Sirindhorn’s Cup Tour of Thailand, Volta ao Alentejo, Olympia’s Tour, Grand Prix Syedra Ancient City, Classic Loire Atlantique, Annemasse Classic, Velika Nagrada Novega Mesta e Vadim Pronskiy, tornato a vincere a livello UCI dopo quasi otto anni di digiuno.
Le corse della settimana
The Princess Maha Chakri Sirindhorn’s Cup Tour of Thailand

La scorsa settimana è andato in scena il The Princess Maha Chakri Sirindhorn's Cup Tour of Thailand (o più semplicemente Tour of Thailand), corsa a tappe di sei giorni che fa parte del calendario UCI dal 2006. Sebbene sia una gara di categoria 1, al via non c’erano formazioni professionistiche: la start list comprendeva, infatti, diciassette Continental e le selezioni nazionali di Thailandia e Singapore, per un totale di diciannove squadre.
La gara si è aperta con una tappa non troppo lunga e del tutto priva di difficoltà altimetriche. La volata generale era l’ipotesi più probabile e non ci sono state sorprese: in una sfida tra ex professionisti, il francese Pierre Barbier (Terengganu) ha avuto la meglio sul danese Alexander Salby (Li Ning Star) e ha conquistato, ovviamente, anche la maglia di leader. Il terzo gradino del podio, invece, è stato occupato dall’estone Oskar Nisu (China Anta-Mentech).
Anche la seconda frazione era adattissima alle ruote veloci, dato che presentava un profilo quasi totalmente pianeggiante. I battuti del giorno precedente avevano, quindi, la possibilità di prendersi subito la rivincita, ma l’esito non è cambiato: il leader Pierre Barbier si è imposto nuovamente, superando ancora una volta Alexander Salby. Sul terzo gradino del podio, stavolta, è salito il franco-thailandese Athit Poulard (Roojai Insurance Winspace).
La terza era la tappa regina della corsa: si concludeva, infatti, in cima a una salita di 6 km, con una pendenza media di poco superiore al 5%, ma con tratti che sfioravano la doppia cifra. Tre corridori hanno fatto la differenza su tutti gli altri e si sono giocati la vittoria allo sprint: lo spunto migliore è stato quello del kazako Vadim Pronskiy, che ha regalato il terzo successo consecutivo alla Terengganu. Alle spalle dell’ex corridore dell’Astana, nuovo leader della corsa, si sono piazzati l’argentino Eduardo Sepúlveda (Li Ning Star) e il britannico Daniel Whitehouse (St.George), che nella volata ha perso 3” dagli altri due.
Il percorso tornava a sorridere ai velocisti nella quarta frazione, anche se, a metà gara, era presente una salita di 4 km. Per una volta, è stata una giornata buona per una fuga, con sei uomini che sono riusciti a beffare il gruppo. Dopo tre secondi posti, la Li Ning Star è riuscita a centrare il bersaglio grosso, sfruttando al meglio la superiorità numerica nel drappello di testa. La volata tra i battistrada è stata senza storia, con l’australiano Cameron Scott che ha battuto nettamente i connazionali Cyrus Monk (FNIX-SCOM) e Kane Richards (Roojai Insurance Winspace). Non ci sono stati cambiamenti nelle prime cinque posizioni della generale.
Anche la quinta tappa era particolarmente adatta alle ruote veloci: la principale difficoltà altimetrica di giornata, infatti, era uno strappo di 1 km al 5%, situato ai -30. Volata doveva essere e così è stato: Alexander Salby è riuscito a prendersi la sua rivincita, precedendo il rivale Pierre Barbier. Il neerlandese Jesper Rasch (China Anta-Mentech) ha completato il podio di giornata. Vadim Pronskiy ha conservato la testa della classifica.
L’ultima frazione era completamente pianeggiante e non presentava alcun GPM. Ancora una volta è stata volata e la lotta per la vittoria ha riguardato i soliti due: Alexander Salby ha resistito alla rimonta di Pierre Barbier, portando in parità sia la sfida personale con il francese che quella tra Li Ning Star e Terengganu. In terza posizione si è piazzato il malese Mohamad Izzat Hilmi Abdul Halil (Malaysia).
Vadim Pronskiy ha conquistato il successo finale (oltre alla maglia dei GPM), con 3” di vantaggio su Eduardo Sepúlveda e 9” su Daniel Whitehouse. Alexander Salby ha vinto la classifica a punti e la Li Ning Star si è aggiudicata la graduatoria a squadre.
Volta ao Alentejo

In settimana si è corso anche in Portogallo, dove è andata in scena la quarantatreesima edizione della Volta ao Alentejo, corsa a tappe di cinque giorni. Quest’anno vi hanno partecipato venti squadre: tredici Continental e sette formazioni dilettantistiche. A differenza dello scorso anno, quindi, non erano presenti compagini professionistiche.
La corsa si è aperta con una tappa non troppo complicata: c’erano degli strappi, ma niente che potesse fare effettivamente selezione. Il gruppo si è presentato sostanzialmente compatto nel finale e la volata per la vittoria è andata al figlio d’arte Jens Verbrugghe (NSN Development). Il belga, primo leader della corsa, si è messo alle spalle Leangel Linarez (Tavfer-Ovos Matinados) e Roger Pareta (Movistar Academy).
La seconda frazione era un po’ più ondulata della precedente, ma la principale difficoltà era rappresentata dagli ultimi 700 metri, che salivano al 6%. Santiago Mesa (Anicolor/Campicarn) è stato nettamente il più forte sulla rampa finale e ha centrato l’accoppiata tappa e maglia. Il colombiano ha tagliato il traguardo con 2” di margine su Nicolás Tivani (Aviludo-Louletano) e 4” su Albert Roca (Caja Rural-Alea).
La terza tappa era una cronometro individuale di 23 km, dal profilo sostanzialmente pianeggiante, anche se nel finale era prevista una rampa di 300 metri con una pendenza dell’8%. La Anicolor/Campicarn ha dominato la prova, mettendo a segno la tripletta: si è imposto Artem Nych, con 4” su Rafael Reis e 6” su Enzo Leijnse. Santiago Mesa ha perso quasi 3’ e ha ceduto la maglia di leader a Rafael Reis.
La quarta frazione era la più impegnativa, con diverse asperità negli ultimi 50 km e l’arrivo in salita. L’Anicolor/Campicarn ha vissuto una giornata dal sapore agrodolce: da un lato, la formazione lusitana ha conquistato la terza vittoria consecutiva, con Alexis Guérin che si è imposto con 6” su Tiago Antunes (Efapel) e 17” su Ugo Fabries (UAE Team Emirates Gen Z), ma dall’altro ha perso il comando della classifica. Tiago Antunes, infatti, è passato in testa alla generale, dato che il francese aveva perso parecchio nella crono.
La gara si è conclusa con una tappa non troppo complicata, ma con l’arrivo su una salita in lastricato. Al termine di una volata combattutissima, Jens Verbrugghe ha avuto la meglio su Santiago Mesa e ha conquistato il secondo successo personale. I due hanno fatto la differenza sul resto del gruppo, staccando di 2” Nicolás Tivani, terzo, e altri quattro uomini.
Tiago Antunes ha conquistato il successo finale, con 46” di margine su Alexis Guérin (vincitore della maglia dei GPM) e sul miglior giovane della corsa, Ugo Fabries. Santiago Mesa si è portato a casa la classifica a punti, mentre la graduatoria a squadre è andata alla Efapel.
Olympia’s Tour

Nei Paesi Bassi si è disputato l’Olympia’s Tour, corsa a tappe di cinque giorni, giunta quest’anno alla settantunesima edizione. Si sono schierate al via ventisei squadre: ventuno Continental, quattro formazioni dilettantistiche locali e una danese.
La corsa si è aperta con una tappa completamente pianeggiante, che, un po’ a sorpresa, non si è conclusa con una volata di gruppo. Sedici uomini hanno fatto la differenza e si sono giocati la vittoria allo sprint: il più veloce (e primo leader della gara) è stato Roy Hoogendoorn (Metec-SOLARWATT), bravo a mettersi alle spalle Ed Uptegrove (EEW-VDK) e Morten Nørtoft (ColoQuick).
La seconda frazione era una cronometro di 11 km, del tutto priva di difficoltà altimetriche. La INEOS Grenadiers Academy ha sgominato la concorrenza, mettendo a segno la doppietta: si è imposto, infatti, Nicolas Milesi, con 6” di margine sul compagno di squadra Cameron Rogers. Henry Hobbs (Visma|Lease a Bike Development) ha completato il podio di giornata, a 11”. Kristian Egholm (Lidl-Trek Future), quinto a 19”, è passato in testa alla classifica generale.
La terza tappa, come la prima, era completamente pianeggiante e si è conclusa allo stesso modo, con il gruppo spezzato in vari tronconi e la fuga in porto. Rik van der Wal (EEW-WDK) è stato il più forte e ha preceduto di 1” Ashlin Barry (Visma|Lease a Bike Development) e Mads Andersen (Swatt Club). Il neerlandese, che era secondo in classifica alla partenza, ha scavalcato Kristian Egholm e ha conquistato la maglia di leader.
La quarta frazione era la più impegnativa, con l’arrivo posto in cima al celebre VAM-berg, salita che andava affrontata per dieci volte. Per il secondo giorno consecutivo, Ashlin Barry è stato grande protagonista, ma questa volta ha staccato tutti e ha trovato la sua prima vittoria internazionale tra i grandi, dopo un brillante biennio tra gli juniores. Lo statunitense ha staccato di 5” un quartetto, regolato dal suo compagno di squadra Aldo Taillieu davanti a Max Kroonen (BEAT CC p/b Saxo). In classifica generale c’è stato un altro cambiamento e al comando è passato Mads Andersen.
La corsa si è conclusa con un’altra tappa priva di difficoltà altimetriche, ma, ancora una volta, la volata di gruppo è stata scongiurata. Ha fatto festa il danese Matias Malmberg (Swatt Club), che ha tagliato il traguardo in solitaria. Il vincitore della prima frazione, Roy Hoogendoorn, si è dovuto accontentare del secondo posto a 10”, appena davanti al compagno di squadra Roan Konings.
Mads Andersen ha conquistato il successo finale, con 18” di margine su Joshua Gudnitz (ColoQuick) e 26” sul miglior giovane della corsa, Mats Vanden Eynde (Lidl-Trek Future). Roy Hoogendoorn ha vinto la classifica a punti, mentre la graduatoria a squadre è andata alla ColoQuick.
Grand Prix Syedra Ancient City

Il calendario di corse turche prevedeva nel weekend il GP Syedra Ancient City, prova di un giorno giunta alla quarta edizione. Quest’anno la gara ha avuto una start list abbastanza scarna, con soli cinquantasette atleti al via, in rappresentanza di nove squadre: sei Continental, una selezione nazionale kazaka e due formazioni dilettantistiche (una locale e una canadese). Un passo indietro rispetto al 2025, quando parteciparono ben ventidue compagini, di cui diciotto UCI. A sorpresa non era al via il Team Istanbul.
Rispetto alla scorsa stagione, il percorso era leggermente più semplice: il circuito, che comprendeva due salite, è stato ammorbidito (una delle scalate è stata eliminata dal percorso) e i giri sono diminuiti da quattro a due. In compenso è stato allungato il tratto in linea iniziale (quasi totalmente privo di difficoltà) ed è stato confermato il traguardo nell’antica città di Syedra, in cima a un’ascesa di 3 km con pendenza del 10%. Il più forte è stato il kazako Rudolf Remkhi, che ha regalato la prima storica vittoria internazionale alla Muğla Büyükşehir, Continental turca nata quest’anno.
A 10”, il quarantaduenne spagnolo Benjamín Prades (VC Fukuoka) si è preso il secondo posto, migliorando i terzi posti conquistati nelle ultime due edizioni. Il podio è stato completato dal britannico Calum Johnston (Li Ning Star), ex portacolori della Caja Rural-Seguros RGA, che ha pagato 16”. Lo spagnolo Gerard Ledesma (VC Fukuoka) ha chiuso in quarta posizione a 20”, anticipando il duo del Team Amani composto dall’etiope Amaniel Desta e dall’ugandese Shafik Mugalu.
Classic Loire Atlantique e Annemasse Classic

Dopo l’annullamento dello scorso anno, la venticinquesima edizione della Classic Loire Atlantique si è effettivamente disputata, anche se gli organizzatori sono stati costretti a farla scendere di categoria. Al via erano presenti diciannove squadre: due ProTeams (la Caja Rural-Seguros RGA e la MBH Bank CSB), otto Continental e nove formazioni dilettantistiche.
Il percorso, che si snodava intorno alla città di Nantes, prevedeva tantissimi strappetti, ma anche diversi tratti pianeggianti in cui era possibile recuperare. Un drappello abbastanza numeroso è uscito dal gruppo a 30 km dal traguardo e cinque dei suoi componenti si sono avvantaggiati ai -9: Eduard Prades (Caja Rural-Seguros RGA), Christian Bagatin (MBH Bank CSB), Mavric Beaune (VC Rouen 76), Marcus Sander Hansen (BHS-PL Beton Bornholm) e Gianni Marchand (Tarteletto-Isorex). L’azione dei cinque si è esaurita nell’ultimo chilometro e alla fine è stata una volata di una cinquantina di uomini a decidere la corsa.
Lo spunto vincente è stato quello del forte pistard portoghese Iúri Leitão (Caja Rural-Seguros RGA). Il ventisettenne ha preceduto il polacco Marcin Budziński (MBH Bank CSB) e il sorprendente Mavric Beaune, ancora in grado di sprintare dopo essere stato all’attacco. Ai piedi del podio, invece, si sono piazzati Antoine Hue (VC Rouen 76) e Alfred George (Elite Fondations). Da segnalare che, come Beaune, anche Eduard Prades è riuscito a centrare un buon piazzamento dopo essere stato ripreso dal gruppo: il trentottenne ha chiuso in ottava posizione e ha comunque potuto festeggiare il successo del suo compagno di squadra.
Il giorno successivo, sempre in Francia, si è disputata l’Annemasse Classic, corsa di un giorno che faceva il suo esordio nel calendario UCI, dopo tante edizioni in quello dilettantistico nazionale. Vista l’enorme distanza da Nantes, la start list era completamente diversa da quella della Classic Loire Atlantique: al via erano presenti nove Continental e tredici formazioni dilettantistiche, per un totale di ventidue squadre.
Il percorso era molto impegnativo, con un tratto in linea iniziale che prevedeva la salita di Chez Padon (lunga quasi 9 km) e tre giri di un circuito caratterizzato dalla scalata di Gratte Loup (5,5 km al 5,5%) e dallo strappo di Les Echelettes (800 metri al 7,5%). Il gruppo è andato forte sin dall’inizio e il primo tentativo di fuga importante, formatosi dopo Chez Padon, si è esaurito a 94 km dal traguardo. Trenta km dopo si è avvantaggiato al comando un drappello di dieci uomini, sul quale a, poco meno di 50 km dall’arrivo, sono rientrati Rémi Daumas e Victor Loulergue (entrambi della Groupama-FDJ Continentale). All’ultimo passaggio sulla salita di Gratte Loup, i due hanno staccato tutti gli altri e si sono involati verso il traguardo.
Tra i due non c’è stata volata e Rémi Daumas ha conquistato la sua prima vittoria internazionale, davanti a Victor Loulergue, che si era imposto nel 2025, quando la corsa non era nel calendario UCI. Sacha Bergaud (SCO Dijon Team Matériel-Vélo.com) ha chiuso terzo a 48”, relegando ai piedi del podio Joel Plamondon (Charvieu Chavagneux Isère), staccato di 50”. Rémi Arsac (Decathlon CMA CGM Development), che era stato l’ultimo a perdere contatto dai due dominatori della gara, ha completato la top five, con un ritardo di 2’.
Velika Nagrada Novega Mesta

Dopo il GP Slovenian Istria del weekend precedente, in Slovenia si è disputata un’altra gara di un giorno, il Velika Nagrada Novega Mesta. La prova è alla dodicesima edizione, ma ha assunto questa denominazione solo quest’anno: in passato era nota come GP Adria Mobil, ma, come l’omonima formazione Continental, ha perso lo sponsor principale e ha preso il nome della località che ospita partenza e arrivo. Al via erano presenti ben ventinove squadre: due ProTeams (la Bardiani CSF 7 Saber e la Solution Tech NIPPO Rali), ventuno Continental e sei formazioni dilettantistiche.
Il percorso, con partenza e arrivo a Novo Mesto, prevedeva le principali difficoltà di giornata nella prima metà, con il circuito finale che, pur non essendo del tutto pianeggiante, non risulta mai particolarmente selettivo: finora solo una volta la corsa ha avuto un epilogo diverso dalla volata di gruppo. Anche quest’anno la musica non è cambiata, anche se le numerose cadute, l’ultima delle quali avvenuta a circa 300 metri dall'arrivo, hanno tagliato fuori diversi protagonisti annunciati e hanno pesantemente condizionato lo sprint.
Ad approfittare al meglio della confusione è stato Tommaso Nencini (Solution Tech NIPPO Rali), che ha conquistato, così, la prima vittoria internazionale in carriera. Il corridore toscano ha preceduto sul traguardo il campione nazionale greco Nikiforos Arvanitou (United Shipping) e un altro italiano, Christian Fantini (Solme-Olmo). Nonostante i problemi che hanno tagliato fuori sia Dušan Rajović che Michele Gazzoli, la Solution Tech NIPPO Rali ha potuto festeggiare anche il quarto posto di Tilen Finkšt, vincitore della corsa nel 2023. La top five è stata completata da Marcel Gladek (Factor).
Le Continental tra i big

Otto Continental hanno preso parte alla Settimana Internazionale Coppi e Bartali. La General Store-Essegibi ha fatto vedere le cose migliori, con Filippo D’Aiuto, che ha vinto una tappa e ha indossato la maglia di leader per un giorno, e Kevin Pezzo Rosola, che ha vinto la classifica dei GPM. Da segnalare anche il diciottesimo posto finale di Davide De Cassan. Ha conquistato un successo parziale anche il Team UKYO, grazie a Tommaso Dati. In classifica generale, la Tudor U23 ha ottenuto i migliori risultati, con Robin Donzé (in prestito dal ProTeam) in sedicesima posizione e Lennart Jasch in diciassettesima.
Le compagini di terza divisione al via della Roue Tourangelle erano sette: oltre alle quattro Continental classiche francesi, c’erano la svizzera Elite Fondations, la danese BHS-PL Beton Bornholm e il vivaio della Soudal-Quick Step. La Van Rysel Roubaix ha centrato la top ten, grazie a Louis Hardouin, nono, ma la Soudal-Quick Step Devo ha fatto ancora meglio: nonostante un tentativo solitario nel finale, Stan van Tricht ha conservato energie a sufficienza per chiudere lo sprint finale in ottava posizione. La VC Rouen 76 ha raggiunto le quattro formazioni transalpine e la Elite Fondations alla Paris-Camembert. La CIC Academy è salita sorprendente sul podio, grazie al terzo posto di Maxime Vezie, ma si sono fatte valere anche la VC Rouen 76, con Antoine Hue, settimo, e la Van Rysel Roubaix, con Louis Hardouin che ha ripetuto il piazzamento della Roue Tourangelle.
Diverse Continental hanno raccolto medaglie ai Campionati Asiatici di ciclismo su pista. La Bodywrap LTwoo ha conquistato l’oro nell’inseguimento individuale con Pei Zhengyu, che ha vinto anche l’inseguimento a squadre con il compagno Yang Yang. Nella stessa specialità è arrivata la medaglia più preziosa anche per la Li Ning Star, con Sun Wentao, e per la Giant, con Wu Junjie. Quest’ultimo ha vinto anche l’omnium ed è stato argento nell’eliminazione. Anche il Team UKYO si è preso diverse medaglie: Kazushige Kuboki ha vinto l’oro nell’americana e l’argento nell’inseguimento a squadre, specialità in cui ha condiviso il podio con Tetsuo Yamamoto, anche bronzo nell’omnium.
La XDS Astana Development si è aggiudicata tre medaglie d’argento: Alisher Zhumakan è stato secondo sia nella corsa a punti che nello scratch, mentre Ramis Dinmukhametov ha centrato lo stesso risultato nell’americana. Soddisfazioni anche per la Seoul, con Min Kyeong-ho argento nell’inseguimento individuale e bronzo sia nella corsa a punti che nell’inseguimento a squadre, in cui ha condiviso il risultato con Lee Jin-gu. Doppio bronzo per la HKSI nell’americana, grazie a Tso Kai-kwong e Chu Tsun-wai, con quest’ultimo che ha ottenuto lo stesso risultato nello scratch. Una medaglia del metallo meno pregiato anche per la Astemo Utsunomiya Blitzen: Sergio Tu ha chiuso al terzo posto l’inseguimento individuale.
Il ritratto della settimana: Vadim Pronskiy

Chi segue il ciclismo assiduamente conosce bene Vadim Pronskiy, corridore kazako che, con la maglia dell’Astana, ha partecipato a quattro edizioni del Giro d’Italia, svolgendo un solido lavoro per i propri capitani nelle tappe più impegnative, e, con la nazionale, ha preso parte sia ai Campionati del mondo che ai Giochi Olimpici. Nel suo quinquennio con la formazione WorldTour non ha mai trovato la via del successo, ma in qualche occasione ci è andato vicino.
La tappa regina dell’Adriatica Ionica Race 2021 sembrava l’occasione giusta per vincere, ma qualcosa andò storto. Nella salita verso Cima Grappa, Pronskiy si gestì bene ed entrò nell’ultimo chilometro al comando, con un buon margine di vantaggio. Quando sembrava ormai lanciato verso la vittoria, incredibilmente, il suo compagno di squadra Merhawi Kudus attaccò dal gruppetto inseguitore e si riportò su di lui, portandosi dietro un corridore di un’altra squadra, Lorenzo Fortunato. Nella volata fu proprio il bolognese a spuntarla, relegando i due corridori dell’Astana al secondo e al terzo posto. La classifica generale della corsa ricalcò l’ordine d’arrivo e, quindi, la beffa per la compagine kazaka fu doppia.
Lo scorso anno, nel tentativo (poi riuscito) di evitare la retrocessione, l’Astana ha tagliato drasticamente la componente kazaka e Pronskiy si è accasato alla Terengganu. Dopo un 2025 non esaltante, quest’anno ha cambiato marcia: dopo il quarto posto al GP Pedalia, dietro a tre compagni di squadra, ha vinto la tappa regina del Tour of Thailand, conquistando, di conseguenza, anche il successo finale (e pure la maglia di miglior scalatore). Due vittorie pesanti perché sono le prime in corse .1 (anche se in Thailandia non erano presenti formazioni professionistiche) e perché rompono un digiuno di successi che durava da quasi otto anni.
Dopo essersi fatto un nome in patria sin da giovanissimo, Vadim Pronskiy iniziò a competere a livello internazionale tra gli juniores. Già al primo anno, fu secondo in una tappa della Course de la Paix, prova di Coppa delle Nazioni, e partecipò ai Campionati del Mondo. Nella seconda stagione nella categoria, invece, si laureò campione asiatico a cronometro e vinse entrambi i titoli nazionali. Si impose, inoltre, in una tappa del Giro della Lunigiana e chiuse al quarto posto sia la Course de la Paix che il Tour du Pays de Vaud.
Nel 2017, per il primo anno tra gli under 23, approdò nel mondo Continental, con la maglia della Astana City. Conquistò il suo primo successo internazionale tra i grandi, aggiudicandosi la tappa a cronometro del Baltyk-Karkonosze Tour, corsa polacca in cui centrò un eccellente secondo posto in classifica generale. Fece un’ottima figura anche in una corsa dura e prestigiosa come il Giro della Valle d’Aosta, in cui si portò a casa la maglia di miglior giovane. A fine stagione disputò la prova under 23 dei Campionati del Mondo.
Nella stagione successiva, sempre con la maglia dell’Astana City, il kazako fece vedere le cose migliori nel nostro paese. Al Giro d’Italia Under 23 riuscì a fare discretamente, raccogliendo il quattordicesimo posto finale. Un mese dopo, invece, diede spettacolo al Giro della Valle d’Aosta, vincendo l’ultima tappa (dopo un secondo e un terzo nei giorni precedenti) e conquistando il successo finale, oltre che la classifica a punti. In seguito fece bene anche al Tour Alsace, che concluse in sesta posizione.
Nel 2019 si trasferì in un’altra Continental del suo paese, la Vino-Astana Motors. Si dimostrò competitivo nelle corse a tappe, con il terzo posto al Tour de Langkawi, il settimo (con maglia di miglior giovane) al Tour de l’Ain e il secondo al Tour de la Guadeloupe. A fine stagione si guadagnò un contratto da stagista all’Astana, con cui partecipò a diverse gare italiane e alla Cro Race, che chiuse al dodicesimo posto, vincendo la maglia di miglior giovane. Per la seconda volta da under 23, inoltre, partecipò ai Campionati del Mondo.
Gli ottimi risultati ottenuti convinsero l’Astana a portarlo nel WorldTour, ma il suo primo anno nella massima categoria fu quello in cui scoppiò la pandemia. Pronskiy fu costretto a disputare un calendario piuttosto limitato, ma fece comunque discretamente al Tour de Luxembourg, in cui ottenne la dodicesima posizione in classifica generale, con un ottavo posto di tappa. A fine stagione, a Imola, partecipò al suo primo Mondiale tra gli élite.
Nel 2021 fece il suo esordio in un GT, disputando (e portando a termine) il Giro d’Italia, in cui fu bloccato da compiti di gregariato. In seguito ebbe l’occasione di fare la sua corsa all’Adriatica Ionica Race, conclusa tra le polemiche al terzo posto finale, con la magra consolazione della maglia di miglior giovane. La maggiore soddisfazione della sua stagione fu, quindi, rappresentata dalla convocazione per i Giochi Olimpici di Tokyo, anche se non concluse la gara.
Nella stagione successiva, il kazako partecipò nuovamente al Giro d’Italia: nella Corsa Rosa fu uno dei principali gregari di Vincenzo Nibali e ottenne un ventinovesimo posto finale, che, al momento, rappresenta il suo miglior risultato in un GT. In seguito confermò il podio all’Adriatica Ionica Race (ancora terzo, ma questa volta senza discussioni con i compagni). In seguito prese parte al suo secondo GT stagionale, la Vuelta a España, in cui ottenne anche un buon ottavo posto di tappa. Chiuse la sua stagione con i Campionati del Mondo.
Anche nel 2023 prese parte al Giro d’Italia e, per la prima volta, ebbe più spazio: fu protagonista di diverse fughe, ma non riuscì ad andare oltre un’undicesima posizione di tappa. Per il secondo anno consecutivo fu anche al via della Vuelta a España, ma nella corsa spagnola non riuscì mai a mettersi in luce, nonostante l’Astana non presentasse un leader per la generale. Ottenne il miglior risultato nell’ultima gara, il Tour de Langkawi: fu quinto nella tappa più impegnativa e centrò lo stesso risultato in classifica generale.
L’anno seguente fu il peggiore della sua carriera, almeno dal punto di vista dei risultati personali. Pronskiy centrò una sola top ten, la decima posizione in una tappa del Presidential Tour of Türkiye, fermandosi all’undicesimo posto in classifica generale. A ulteriore testimonianza di un’annata difficile, prese parte al suo quarto Giro d’Italia e, per la prima volta, non concluse la corsa.
Dopo un 2024 pessimo, non è stato confermato dall’Astana e non è riuscito a trovare un contratto tra i professionisti. Ha firmato, quindi, con la Terengganu, che proprio l’anno precedente aveva rilanciato il suo “amico” Kudus. Anche nella squadra malese, però, ha vissuto una stagione abbastanza deludente: i suoi migliori risultati sono stati il quinto posto nel campionato nazionale, l’ottavo al Tour de Kumano e il decimo al Tour of Huangshan.
Quest’anno, Vadim Pronskiy sembra aver ritrovato il colpo di pedale giusto e la vittoria al Tour of Thailand potrebbe rappresentare un buon trampolino di lancio per tornare tra i professionisti. Ovviamente dovrà confermarsi nelle prossime gare (al momento non si conosce ancora il suo calendario), ma le ultime stagioni hanno dimostrato che far bene alla Terengganu può aprire delle porte importanti.
