L'urlo liberatorio di Van Aert per la prima vittoria stagionale © Jumbo-Visma
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Nello splendido pomeriggio di Harelbeke vincono il ciclismo, lo spettacolo e Van Aert!

E3 Saxo Bank Classic: schermaglie fra Wout, Van der Poel e Pogacar, attesi protagonisti del Giro delle Fiandre. Alla fine la spunta il belga, Mathieu secondo. Filippo Ganna decimo, Bettiol nei 15

24.03.2023 17:44

Gli mancava l'acuto in stagione, ma soprattutto gli mancava battere Van der Poel in un appuntamento di primissimo livello dopo le batoste subite al Mondiale di Hoogerheide e alla Milano-Sanremo la settimana scorsa. Certo, non che il GP di Harelbeke possa consolarlo particolarmente, ma vincere al termine di una corsa come quella a cui si è appena assistito, con tre fenomeni a sfidarsi sin dagli ottanta chilometri alla conclusione e un nuovo testa a testa con MVDP, era particolarmente importante per il morale di WVA. Il suo avvicinamento al Fiandre (che passa anche dalla Gand-Wevelgem di domenica, altra corsetta di cui bisserebbe volentieri il successo ottenuto nel 2021) potrà ora essere decisamente più sereno, anche perché oggi si è dimostrato capace di reagire ad un momento di difficoltà sull'Oude Kwaremont e anche questo può dare consapevolezze importanti in vista di domenica prossima. Unica nota poco lieta il comportamento della sua Jumbo: da registrare la caduta di Van Baarle, Benoot è sempre stato fuori gara e Laporte abbastanza opaco. Danno invece soddisfazioni i due connazionali Van Der Sande e soprattutto Van Hooydonck, che si sta dimostrando sempre più scudiero prezioso dell'ex campione belga. Anche Edoardo Affini è una garanzia di solidità e determinazione. Nonostante la gara complessivamente positiva, al di là del successo di WVA, per il team neerlandese c'è ancora del lavoro da fare prima della Ronde. 

Due parole a parte le meritano anche gli altri due protagonisti di questo pomeriggio che ci ha reso sempre più innamorati del ciclismo, perché quando ci sono campioni di tale calibro ad accendere le corse è soprattutto lo sport a giovarne. Van der Poel si è confermato in grandissima condizione e in vista del Fiandre può forse a ragione considerarsi il favorito numero uno, spalleggiato da una formazione che seppur non forte quanto la Jumbo si è dimostrata molto solida in particolare grazie allo splendido lavoro di Kragh Andersen, uomo che potrebbe rivelarsi cruciale anche tra nove giorni. Per Mathieu ora è tempo di recuperare le energie: in programma non c'è la Gand-Wevelgem (la Alpecin punterà su un fortissimo Jasper Philipsen), ma solamente la rivincita alla Ronde. 

Stesso discorso anche per Tadej, ancora una volta esaltante nel suo modo aggressivo ma allo stesso tempo solare e tranquillo di affrontare le corse. Sul Paterberg e sul Kwaremont ha messo alle corde i due più forti uomini da classiche degli ultimi anni e con una cinquantina di chilometri in più sulle gambe, nella “Vlaanderen Mooiste”, potrebbe persino riuscire a staccarli: lui ci crede e dovrebbe farlo anche la sua squadra, la UAE, la quale oggi l'ha lasciato presto solo al proprio destino e troppo indietro rispetto ad una posizione congeniale che deve difendere chi punta a giocarsi la vittoria.

La cronaca della corsa

La sessantacinquesima edizione dell'E3 Saxo Bank Classic, già nota come come E3 BinckBank Classic e soprattutto come E3 Prijs Harelbeke, si snoda attorno alla cittadina belga delle Fiandre Occidentali per un totale di 204.1 chilometri conditi da ben 17 muri e 5 tratti in pavé (non paragonabile per difficoltà a quello presente alla Parigi-Roubaix). Punti chiave della corsa, che è universalmente riconosciuta come prova generale in vista del Giro delle Fiandre - “mini-Ronde” la chiamano - sono il Taaienberg (0.6 km al 7.3% medio e punte che sfiorano il 20%) intorno ai -80 km all'arrivo, la terribile accoppiata Paterberg (0.4 km al 9%)-Oude Kwaremont (2.2 km al 4.2%) ai -40, iconica conclusione delle difficoltà presenti alla Ronde, e poi gli ultimi due muri, vale a dire Karnemelkbeekstraat (1.4 km al 5.7%) ai -30 e Tiegemberg (0.8 km al 4.8%) ai -20.

Il meteo può rendere la gara ancor più dura di quanto non dicano le stesse difficoltà altimetriche e planimetriche. Il forte vento può infatti rompere la corsa prima del previsto e la possibile pioggia rischia di diventare un ulteriore fattore di primaria importanza nella risoluzione della gara. La tensione in gruppo è notevole, per stessa ammissione dei protagonisti attesi di giornata, e la fuga di giornata fatica un po' prima di partire. Dopo una trentina di chilometri prendono il largo una manciata di corridori: Thomas Bonnett (TotalEnergies), Mathias Norsgaard (Movistar), Mathis Le Berre (Arkéa-Samsic), Kelland O'Brien (Team Jayco-AIUIa) e Martin Urianstad (UNO-X Pro Cycling Team); il plotone non concede loro mai un grande vantaggio, mantenendo il gap sempre sotto i quattro minuti grazie al lavoro di UAE-Team Emirates e Jumbo-Visma, due delle squadre più attese insieme alla Alpecin-Deceuninck.

La situazione si fa più tesa in gruppo mano a mano che ci si avvicina alle zone focali e prima del Knokteberg (-95, 1.2 km al 7.3%) si registrano i problemi di Krists Neilands (Israel-Premier Tech), Mikkel Bjerg (UAE) e soprattutto di uno dei favoritissimi: Mathieu van der Poel (Alpecin). Per il vincitore della Milano-Sanremo nessun problema nel rientrare nel plotone lanciato ma ancora compattissimo. Sull'Hotondberg prima sorpresa, si stacca Greg Van Avermaet (AG2R Citroën Team), non certo al livello di un tempo ma comunque non così in declino da mollare così presto; probabilmente il belga non ha trovato buone sensazioni durante i primi chilometri. 

Sul Kortekeer (0.9 km al 6.7%), ai -85, si sgancia Dries De Bondt (Alpecin), il quale in un batter d'occhio si riporta sui cinque battistrada, i quali mantengono ormai solamente una trentina di secondi di vantaggio sul plotone. La mossa del belga è volta ad anticipare il Taaienberg in modo da garantire un aiuto a Van der Poel dopo il muro che spesso apre la corsa. La lotta per le posizioni è senza quartiere, con lo stesso Julian Alaphilippe (Soudal Quick-Step) ad attaccare in discesa, seguito da Mathieu. La Jumbo fa buona guardia e scorta Wout van Aert nelle primissime posizioni all'imbocco del Taaienberg

Qui è proprio MVDP a sferrare la prima fucilata, che ovviamente provoca la reazione di WVA, unico capace di rimanergli a ruota. Nulla da fare né per Alaphilippe, né per Kasper Asgreen (Soudal), né tantomeno per Mads Pedersen (Trek-Segafredo): lo scatto del portacolori Alpecin è tremendo, una delle azioni più debordanti dell'anno. I due crossisti si riportano velocemente sulla testa della corsa ma dietro, una volta terminato il muro, si riorganizzano e sotto la spinta di Tadej Pogacar (UAE), rimasto indietro prima del Taaienberg, si rifanno sotto. Drappello con quasi tutti i corridori più attesi, circa venticinque unità, in testa alla corsa a 77 chilometri dal traguardo.

Proprio lo sloveno tenta di scappar via insieme a Søren Kragh Andersen (Alpecin) sul Berg ten Stene, ai -76, ma viene stoppato da Asgreen e Stefan Küng (Groupama-FDJ). Gli altri seguono a ruota lo svizzero e il danese. Nei chilometri seguenti è soprattutto la squadra di Van der Poel che cerca di mantenere viva l'azione dei big, mentre il gruppo rimane a una ventina di secondi tirato da UNO-X e Bora-Hansgrohe. Davanti a tutti c'è invece Matteo Jorgenson (Movistar), evaso dal primissimo gruppo sfruttando un momento di tatticismi. 

Altra botta notevole la infligge Asgreen sul Boigneberg (1km al 5.1%), sorprendendo Van Aert, il quale rientra grazie all'apporto di Nathan Van Hooydonck (Jumbo). Davanti si seleziona un drappello ancor meno nutrito, composto solamente dai due belgi succitati e Christophe Laporte per la Jumbo, Van der Poel e Kragh Andersen per la Alpecin, Pogacar per la UAE, Matej Mohoric per la Bahrain-Victorious, Sep Vanmarcke per la Israel, Küng per la Groupama e Pedersen per la Trek. L'accordo tra questi è tutt'altro che buono e infatti presto, ai -65, prendono un discreto vantaggio, sfruttando un errore di Pogacar in discesa, Kragh Andersen, Van Hooydonck e Mohoric. Dietro si fermano e così rientra sugli inseguitori il G3, precedentemente staccatosi sull'attacco di Asgreen. Il danese mette immediatamente alla frusta Yves Lampaert (Soudal) per chiudere il gap che li separa dai tre battistrada, circa 25". Il lavoro del belga non è sufficiente e così su di loro rientrano anche i superstiti dell'inseguimento organizzato dalla Bora e dalla UNO-X. Ai -60 in testa troviamo Van Hooydonck, Kragh Andersen e Mohoric, mentre il plotone, numeroso nonostante i mille sforzi, è distante una ventina di secondi.

Ancora spettacolo ai -58 sullo Stationsberg (0.7 km al 4%) e ancora grazie a Mathieu van der Poel, il quale scatena un altro dei suoi attacchi micidiali sul pavé, ancora marcato benissimo da un brillante Van Aert. Pogacar rimane un po' sorpreso, ma grazie ad un grande sforzo rientra sotto. Ai -57 i tre fenomeni si riportano sul terzetto in testa e così davanti a tutti si forma un sestetto composto da due Jumbo (Van Aert e Van Hooydonck), due Alpecin (Van der Poel e Kragh Andersen), un Bahrain (Mohoric) e uno UAE (Pogacar).

Il patto è chiaro dall'inizio: spingere a tutta sino al Paterberg e poi saranno le gambe a determinare il vincitore. In gruppo, ormai ridotto anche per colpa della caduta proprio sullo Stationsberg di Florian Sénéchal (Soudal) e Dylan van Baarle (Jumbo), due che comunque erano rimasti attardati sin dal Taaienberg, le forze sono poche; tirano Pedersen, Filippo Ganna (INEOS Grenadiers), Alberto Bettiol (EF Education-EasyPost) e Küng, ma lo svantaggio rimane attorno ai 40" dal sestetto di testa, senza mai scendere al di sotto di questa barriera.

Sull'attesissimo Paterberg è Pogacar ad accendere la miccia scatenando un'altra di quelle accelerazioni che ammazzano le gambe di acido lattico. MVDP e WVA rispondono presente, Mohoric molla qualche metro in cima ma rientra sulla successiva discesa, proprio come Van Hooydonck e Kragh Andersen; scontro a tre solamente rimandato di qualche chilometro, in arrivo c'è l'Oude Kwaremont.

Sul mostro che spesso ha deciso fior di Ronde van Vlaanderen è ancora il fenomeno sloveno ad attaccare. Van Hooydonck e Kragh Andersen mollano subito, Mohoric cede dopo una trentina di secondi, Van Aert e Van der Poel gli tengono la ruota. L'uomo della Jumbo però soffre molto più degli altri due ed è costretto a fare l'elastico per rientrare. Sulla seconda accelerazione di Tadej Wout risponde un po' meglio, spinto dal numerosissimo pubblico presente a bordo strada. Ai -38, in cima al Kwaremont, sono i tre più attesi di giornata nettamente in testa alla corsa; a separarli dall'arrivo ancora due muri e un segmento in pavé. 

MVDP, WVA e Pogi collaborano tranquillamente, cercando di gestire i 25" di vantaggio su Mohoric, Kragh Andersen e Van Hooydonck e i 45" sul terzo gruppetto formato da Neilands, Ganna, Jorgenson e Iván García Cortina (Movistar entrambi), Küng e Valentin Madouas (temibile coppia Groupama), evasi tra Paterberg e Oude Kwaremont dal gruppo inseguitore.

Cessazione delle ostilità tra i tre fenomeni davanti su Karnemelkbeekstraat e Varent, rispettivamente ai -32 e ai -24; il ritmo è altissimo ma regolare e solo Tadej sembra voler cercare un'ulteriore scrematura. Nei confronti degli inseguitori il margine supera il minuto, il passo dei battistrada è nettamente superiore. Alle spalle dei tre, il sestetto di Ganna rientra ai -30 sul trio Mohoric-Van Hooydonck-Kragh Andersen. Il belga e il danese ora hanno ovviamente il compito di tutelare l'attacco dei due capitani che si stanno giocando la corsa.

Sul Tiegemberg lo spazio per nuovi tentativi da parte di uno dei tre campioni è ben poco e solamente WVA prova un timido allungo in cima allo strappo, senza ovviamente fare la differenza. Tra gli inseguitori, il cui distacco è di 1'20", è Madouas a tirare, con Ganna che soffre un po' ma poi rientra; nel segmento successivo, aperto e con forte vento, sono Küng, Jorgenson e Cortina a prendere margine sulla restante parte del G2, raggiunti in un secondo momento da Mohoric.

Con oltre 1'10" di vantaggio su questo quartetto ai -15, Van der Poel, Pogacar e Van Aert si preparano alla volata finale; difficile prevedere chi possa essere il migliore: MVDP è parso molto brillante sui muri, al pari di Tadej e un filo avanti rispetto a Wout, però nei confronti dello sloveno il figlio di Adrie può contare su uno spunto finale leggermente migliore. Van Aert è forse il più forte di tutti allo sprint e Pogacar ha impressionato con la sua consueta facilità anche sul pavé, terreno che di base dovrebbe sorridere maggiormente a MVDP e WVA. L'equilibrio è totale, l'incertezza elevata.

I tre iniziano a studiarsi intorno ai cinque chilometri, perdendo secondi dagli inseguitori che sperano di sfruttare un ingente rallentamento per rientrare e giocarsi il successo allo sprint. Pogi tenta di sorprendere gli avversari prima dei tre chilometri, ma Wout è attento e chiude, rifiutando poi di dargli il cambio. Lo sloveno ci riprova prima dell'ultimo chilometro e stavolta è Van der Poel ad andargli immediatamente a ruota. L'alfiere della UAE viene lasciato in testa dagli altri due e sceglie di lanciare la volata ad alta velocità, favorendo in tal modo Van Aert, il più forte in questo tipo di sprint in cui il ritmo di partenza è elevato. Wout scatta poco dopo i 250 metri e Tadej molla subito dovendosi accontentare della terza piazza, mentre Mathieu affianca il rivale di sempre cercando il sorpasso, che però non arriva. Van Aert vince quindi per il secondo anno consecutivo l'E3 di Harelbeke e approccia nel migliore dei modi la settimana che porta al Giro delle Fiandre, grande obiettivo di tutti e tre i campioni che ci han fatto godere lo spettacolo odierno. Il migliore italiano è Filippo Ganna, decimo, ma autore di un'ottima prova che fa ben sperare per un suo futuro come uomo da classiche del Nord; bravo anche Bettiol quindicesimo. 

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