Muri #19: "Sempre a tutta", intervista a Filippo D'Aiuto
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Filippo D'Aiuto: «Sempre a tutta per diventare un professionista»
La settimana scorsa parlavamo di Monica Trinca Colonel, di un Giro d'Italia Women da affrontare con realismo e ambizione, di un'atleta che si è fatta strada tardi e con pazienza. Questa settimana restiamo sul tema della crescita, ma spostiamo lo sguardo sul versante maschile e su una categoria spesso dimenticata: le Continental, le squadre di terza serie che in questa prima parte del 2026 hanno detto la loro più di quanto ci si aspettasse.
Filippo D'Aiuto ha 24 anni, è nato a Monfalcone ed è corridore della General Store-Essegibi-F.lli Curia. Non è un nome ancora sui tabelloni dei grandi palcoscenici, ma ha già dimostrato di poterci stare: il 26 marzo ha vinto la seconda tappa della Settimana Internazionale Coppi e Bartali, battendo le ruote veloci del gruppo con un'azione nel finale. Poi è andato in Belgio, alla Famenne Ardenne Classic, e ha tenuto testa al gruppo fino a quasi duecento metri dall'arrivo, prima di essere rimontato da Arnaud De Lie.

D'Aiuto è un corridore da classiche ondulate, con un profilo che mescola velocità e capacità sulle salite brevi. I numeri della sua carriera non sono ancora quelli di chi ha già sfondato, ma la traiettoria sembra aver preso una certa piega. Nell'intervista racconta la vittoria alla Coppi e Bartali, il momento in cui ha capito di potersela giocare a questo livello, e la trasferta in Vallonia. Ma racconta anche qualcosa di più: il rientro alla General Store dopo un anno in Messico con la Petrolike, il lavoro sui dettagli, la leggerezza mentale ritrovata. E il movimento italiano, che secondo lui ha perso il campione di spicco ma non il valore complessivo, mentre è il settore dilettantistico a preoccuparlo davvero.
Chiude con una frase che vale come programma: «Andrò sempre a tutta».
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