Tadej Pogačar festeggia il suo 3° successo in carriera al Giro delle Fiandre © Pagina Facebook UAE Emirates-XRG
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A Oudenaarde va la Ronde di Tadej: Pogacar conserva il trono del Giro delle Fiandre

La corsa si accende sul Molenberg per merito degli UAE Emirates-XRG: 17 corridori al contrattacco. Lo sloveno attacca sul secondo Kwaremont, dove restano con lui van der Poel ed Evenepoel (poi attardato sul Paterberg). MVDP resiste fino all'ultimo OK

05.04.2026 17:55

La caccia al Grande Slam continua: Tadej Pogacar prosegue la sua serie vincente nelle classiche monumento, aperta dalla Liegi-Bastogne-Liegi 2025, aggiudicandosi per la terza volta il Giro delle Fiandre. La sfida annunciata con Mathieu van der Poel è proseguita fino a 18 chilometri dall'arrivo, quando il campionissimo di Komenda ha definitivamente sgretolato la resistenza del figlio e nipote d'arte, l'ultimo a tenergli testa dopo aver distanziato sul primo Paterberg un ottimo Remco Evenepoel, 3° alla sua prima partecipazione alla Ronde. E dire che il campione olimpico e mondiale a cronometro avrebbe potuto persino rientrare sui primi due se solo non avesse trovato sulla sua strada un Pogačar più che mai motivato a scongiurare il rientro del capitano della Red Bull-BORA-Hansgrohe, un possibile elemento di disturbo nel finale. Per la verità, la corsa si è accesa molto prima di affrontare la sequenza Oude Kwaremont-Paterberg: l'accelerazione di Florian Vermeersch (poi 8° al traguardo) sul Molenberg ha ristretto la platea dei candidati alla vittoria a 17 uomini, inclusi Wout van Aert e Mads Pedersen che, una volta perso contatto dai primissimi, hanno duellato fino all'Oude Kwaremont per il 4° posto finale, poi aggiudicato al belga della Visma-Lease a Bike. Ad ogni modo, una prova convincente per entrambi in vista della Parigi-Roubaix di domenica prossima, anche se l'impressione è che soltanto MVDP possa negare a Pogi la vittoria che gli manca per completare la collezione delle monumento. Due parole sulla scarna pattuglia italiana: Matteo Trentin è stato nel vivo della corsa fino alla discesa del Koppenberg, dov'è finito rovinosamente in un fossato, perdendo per un attimo i sensi. Il migliore è stato perciò l'ex vincitore del Fiandre Alberto Bettiol, 24°. Una menzione, infine, per il giovane Edoardo Zamperini, bravo a entrare nella fuga che ha scandito la prima parte della corsa. 

La cronaca del Giro delle Fiandre

Per una coincidenza nient'affatto singolare, le celebrazioni della Santa Pasqua coincidono con l'inizio della settimana più attesa della stagione ciclistica, che propone in successione il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix. La 110ª edizione della Ronde segue abbastanza fedelmente il canovaccio degli ultimi anni: partenza da Anversa, arrivo a Oudenaarde dopo 278,2 km. Vento a parte, i primi 140 chilometri filano via su strade ampie e pianeggianti, punteggiate soltanto dal pavé di Lippenhovestraat (1100 metri) e Paddestraat (1400 metri). Dopo aver raggiunto l'abitato di Kluisbergen, ecco il primo totem della corsa: l'Oude Kwaremont (2200 metri in larga parte lastricati che salgono al 4% medio ma raggiungono nel tratto più impegnativo una pendenza del 22%). Da quel momento in avanti, si comincia a ballare sul serio: il menu propone l'Eikenberg (1200 metri sulle pietre al 5,2% che raggiungono un picco del 10%) e il Wolvenberg, un muro di 650 metri circa al 7,9% che si arrampica fino al 17,3%, inframmezzati dal settore lastricato di Holleweg (700 metri). Ancora due tratti sulle pietre (i 1400 metri di Kerkgate e i 700 metri di Jagerij) prima di affrontare in sequenza il Molenberg (460 metri, pendenza media del 7% e punte del 14,2%), il più morbido Marlboroughstraat (poco più di 2 chilometri al 3% e un massimo del 7%) e il Berendries, un'altra rampa breve ma impegnativa (circa 940 metri al 7% che raggiungono nel punto più impegnativo il 12,3%). A questo punto, mancano poco meno di 90 chilometri alla fine ed è logico pensare che la corsa sia abbondantemente entrata nel vivo. Tuttavia, bisogna aspettare i -75 per assistere alla fase decisiva della Ronde: uno dopo l'altro, si affrontano il Berg Ten Houte (1100 metri in pavé al 6% che raggiungono un picco del 21%), il Nieuwe Kruisberg/Hotond (2,1 km con una pendenza media del 4% e un massimo dell'8,5%), il secondo Kwaremont, il Paterberg, forse il muro più impegnativo della serie (appena 360 metri di pavé al 12,9% che toccano il 20,3% a ridosso della vetta), e il successivo Koppenberg (600 metri all'11,6% medio e un massimo del 22%). Dopo aver affrontato il pavé di Mariaborrestraat (2400 metri), ecco un altro totem del Fiandre: il Taaienberg, 530 metri in larga parte sulle pietre che salgono al 6,6% e raggiungono un massimo del 15,8%. Dopo il passaggio nell'abitato di Ronse (-31 al traguardo), si affronta l'ultima serie di muri: Hotond, Kwaremont-ter e Paterberg-bis. Scalata l'ultima rampa, mancheranno 13,2 chilometri al capolinea di Oudenaarde. Poche curve e tanti rettilinei fin sul traguardo, che i corridori vedranno ben prima del triangolo rosso. 

Il tempo di superare il chilometro 0 e comincia la lunga tiritera di scatti e controscatti, quasi tutti vanificati dal vento contrario. L'azione giusta decolla dopo una trentina di chilometri: all'attacco i belgi Dries De Pooter (Jayco-AlUla), Frederik Frison (Pinarello-Q36.5), Luca Van Boven (Lotto-Intermarché) e Victor Vercouillie (Flanders-Baloise), il britannico Connor Swift (INEOS Grenadiers), l'italiano Edoardo Zamperini (Cofidis), il mongolo Jambaljamts Sainbayar (Burgos Burpellet-BH), gli olandesi Hartthijs De Vries (Unibet ROSE Rockets) e Julius van den Berg (PicNic PostNL), il polacco Kamil Gradek (Bahrain Victorious), lo statunitense Luke Lamperti (EF EasyPost), lo svizzero Silvan Dillier (Alpecin-Premier Tech) e l'uruguaiano Eric Antonio Fagúndez (Burgos). I 13 battistrada viaggiano con un margine di poco superiore ai 3' fino ai -210 dal traguardo, quando una parte del gruppo è costretta a fermarsi all'altezza di un passaggio a livello. In base al regolamento, la testa della corsa può regolarmente proseguire e, in questo modo, riesce ad ampliare le distanze fino a un massimo di 5'11" a 195 chilometri dalla linea bianca. Nel frattempo, le gerarchie sono ben definite in gruppo: la UAE Emirates-XRG - interamente schierata al fianco dello sloveno Tadej Pogačar (UAE Emirates-XRG) - scorta tutto il gruppo, con gli uomini della Red Bull-BORA-Hansgrohe e della Groupama-FDJ United subito a ruota. 

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L'italiano Edoardo Zamperini, in fuga al Giro delle Fiandre © Getty Images

Man mano che il gruppo si avvicina al primo passaggio sul Kwaremont, i bianconeri degli Emirati aumentano sensibilmente il passo: su impulso del danese Mikkel Bjerg (UAE Emirates), il ritardo dalla testa scende a circa 4'30" quando mancano 156 chilometri al traguardo. Al tempo stesso, la compagnia si spezza in due tronconi: ne fa le spese almeno una cinquantina di corridori, nessuno dei quali appartiene al lotto dei favoriti. Ad ogni modo, il calo della velocità ne agevolerà le operazioni di rientro nello spazio di qualche chilometro e restituisce slancio ai 13 attaccanti, che si presenteranno ai piedi del Vecchio Kwaremont con un margine di 5'21" su chi rincorre. 

Nonostante il gran passo imposto dalla UAE, il primo approccio al Kwaremont del gruppo è piuttosto tranquillo: Tudor, Groupama, INEOS Grenadiers e Red Bull-BORA-Hansgrohe affrontano a passo regolare il muro di Kluisbergen, oltretutto battuto da raffiche laterali abbastanza sostenute. Risultato: distanze immutate dalla testa (5' circa) a poco meno di 140 chilometri dall'arrivo. Anche il passaggio sull'Eikenberg non lascia tracce. Tuttavia, è interessante annotare il cambio della guardia in testa al gruppo: gli UAE cedono il testimone ai Red Bull, in corsa con il belga Remco Evenepoel (Red Bull-BORA-Hansgrohe). Un paio di inconvenienti per le due squadre più forti: incidente meccanico per il belga Gianni Vermeersch (Red Bull) ai piedi del secondo muro della Ronde; caduta a inizio salita per il francese Benoît Cosnefroy (UAE Emirates). Prima di affrontare l'Eikenberg, scivola a terra anche Swift: il britannico rientrerà sulla testa a ridosso del lastricato di Kerkgate.

Qualcosa sembra muoversi sul Wolvenberg, con un attacco di una decina di corridori che si esaurisce presto tanto quanto la sortita dei francesi Christophe Laporte (Visma-Lease a Bike) e Paul Magnier (Soudal Quick-Step) ai -112 e il successivo attacco del ceco Tomáš Kopeckŷ (Unibet). Un brivido sul pavé per il campione lussemburghese Arthur Kluckers (Tudor), che finirà fuori strada dopo la foratura della ruota posteriore. Qualche problema muscolare, invece, per il norvegese Per Strand Hagenes (Visma-Lease a Bike).

Lo scenario comincia a cambiare ai -103 dal traguardo: un cambio di direzione invoglia il tedesco Nils Politt (UAE Emirates) a selezionare il gruppo appena prima di affrontare il Molenberg, dove passa al comando il belga Florian Vermeersch (UAE Emirates). La sua accelerazione restringe sensibilmente il lotto degli inseguitori, di cui fanno parte i belgi Stan Dewulf (Decathlon CMA CGM), Remco Evenepoel (Red Bull), Wout van Aert (Visma), quest'ultimo rientrato in un secondo momento insieme al danese Mads Pedersen (Lidl-Trek), Tim van Dijke (Red Bull), Jasper Stuyven (Soudal Quick-Step) e Gianni Vermeersch, il campione britannico Magnus Sheffield (INEOS Grenadiers) e il suo connazionale Samuel Watson (INEOS), l'italiano Matteo Trentin (Tudor), il lussemburghese Rick Pluimers (Tudor), l'olandese Mathieu van der Poel (Alpecin), lo sloveno Matej Mohorič (Bahrain) e i già menzionati Laporte e Pogačar. La potente fiammata dei bianconeri polverizza il vantaggio a disposizione di De Pooter, De Vries, Dillier, Fagúndez, Frison, Gradek, Lamperti, Swift, van den Berg, Van Boven, Vercouillie e Zamperini, cui restano poco più di 2' ai piedi del Berendries, dove sarà oltretutto raggiunto e staccato Sainbayar. Alle loro spalle, invece, tocca al danese Kasper Asgreen (EF) provare a organizzare un inseguimento che, a questo punto, appare assai complesso, a maggior ragione perché il ritardo dal gruppo Pogačar-van der Poel-Evenepoel-van Aert ha già superato il mezzo minuto.

La sensazione è che la partita sia ormai ristretta ai 17 contrattaccanti, tra i quali la collaborazione è particolarmente proficua, tant'è vero che il margine sulla concorrenza - trainata da Lotto-Intermarché e Pinarello-Q36.5 - ha ormai superato il minuto ai -85. Al tempo stesso, la bella avventura dei 12 superstiti della fuga iniziale sta per arrivare ai titoli di coda: il riaggancio è compiuto ai -78 da Oudenaarde. 

Prime schermaglie tra i big sul Ten Houte, dove Evenepoel decide di aumentare il passo, sollecitando la pronta reazione del campione europeo e mondiale in carica. Un cambio di passo che costringe alla resa alcuni dei fuggitivi del mattino: De Pooter, De Vries, Dillier, Frison e Vercouillie. Alle loro spalle, l'ora della resa è sempre più vicina: distacco superiore al minuto e mezzo in cima al Ten Houte. 

L'intesa tra i 23 corridori al comando si incrina nel tratto che precede il muro di Hotond: allungo di Florian Vermeersch in compagnia di Watson e Pluimers. Dopo un'iniziale fase di controllo tra gli altri attaccanti, Laporte si incarica di chiudere sul terzetto: strappo ricucito a 65 chilometri dalla fine. A quel punto, il Toro Rosso si assume la responsabilità di guidare la truppa fino ai piedi del secondo Kwaremont, dove Pogačar porta la prima, decisa stoccata. Alla sua ruota si porta un reattivo van Aert, mentre van der Poel è costretto a rimontare da dietro per riprendere la ruota di Pedersen - che andrà in difficoltà poco più avanti - ed Evenepoel. A metà strappo, il figlio e nipote d'arte riesce a chiudere sul campione del mondo e su van Aert, con il capitano della Red Bull a brevissima distanza dai primi tre. Sul tratto più duro, poi, seconda accelerazione di Pogačar, a cui replicano subito VDP ed Evenepoel, mentre van Aert lascerà sul terreno una cinquantina di metri. Il belga di casa Visma, però, non riesce a chiudere nel successivo falsopiano, dove i tre di testa distanzieranno sia van Aert, sia Pedersen, rimasto tutto solo alle spalle dei quattro protagonisti annunciati del Fiandre.

I tre al comando arrivano compatti sul Paterberg, dove Evenepoel accetta la sfida lanciata dallo sloveno della UAE, ma finirà per perdere terreno. Di contro, van der Poel si accoda alla ruota di Pogačar: i due fenomeni sono rimasti soli, anche se il belga della Red Bull non è ancora tagliato fuori dalla sfida. Il cronometro dà invece torto a WVA, che sarà peraltro raggiunto da Pedersen nel successivo tratto di pianura: 40" scarsi da recuperare a poco meno di 50 chilometri dall'epilogo.

A dispetto delle sue doti da cronoman, Evenepoel non riesce a chiudere sulla coppia al comando, che lo distanzierà ulteriormente sul Koppenberg, dove il ritardo supererà i 20". Ancora più indietro van Aert e Pedersen, il cui margine è ormai prossimo al giro d'orologio. La partita, però, non è chiusa: Evenepoel rilancia la sua azione nel successivo tratto di alleggerimento, annusa la scia di Pogačar e van der Poel, portandosi a non più di 3-4" dai primi, ma non riesce a chiudere. E così, la coppia al comando - nella quale l'olandese è più cicala dello sloveno - torna a guadagnare qualcosa su Remco, che passa sul Taaienberg con 13" di distacco. Pedersen e van Aert ne pagano 53", mentre il secondo gruppo inseguitore - di cui fanno parte tra gli altri Stuyven, Florian Vermeersch e Laporte - ha più di 2' da recuperare. Fuori dai giochi, invece, Sheffield, Trentin e Watson, finiti a terra nella discesa del Koppenberg. Il capitano della Tudor è stato trasportato in ospedale dopo aver perso per qualche secondo i sensi

Non restano che i passaggi sul Nieuwe Kruisberg, sul Kwaremont e sul Paterberg. Benché l'iridato di Wollongong 2022 non abbia ancora deposto le armi, la sensazione è che il Fiandre sia un affare ristretto ai vincitori delle ultime 10 monumento. E la conferma arriva in cima all'Hotond, dove Evenepoel scollinerà con 25" da recuperare.

I due fuoriclasse viaggiano a passo regolare anche nell'ultimo tratto che precede il terzo e decisivo Kwaremont, dove Pogačar assesta la sua rasoiata. Benché perda subito la ruota dello sloveno, van der Poel non si rassegna alla sconfitta, viaggiando a non più di 5-6" da Pogi. Tuttavia, il numero 1 del ciclismo mondiale riesce a fare la differenza nella successiva discesa e nel tratto lievemente ondulato che precede l'arrampicata conclusiva al Paterberg: 13" di scarto. Alle sue spalle, Evenepoel (attardato di 46") deve rintuzzare il ritorno di un redivivo van Aert, che ha nel frattempo staccato il danese della Lidl-Trek.

Rimasto solo sul Paterberg, Pogačar consolida il suo margine su van der Poel, che accusa un disavanzo di 17" dal battistrada, mentre Evenepoel (il cui distacco è ormai superiore al 1') ha ormai blindato il podio dall'ultimo assalto di WVA. La sfida in pianura non ha storia: Mathieu perde inesorabilmente dal suo grande rivale, che si presenta a ridosso dell'ultimo chilometro con 40" di margine. Finale in trionfo per Tadej Pogačar, che conquista per la terza volta il Giro delle Fiandre, sale a 111 vittorie da professionista e conserva l'imbattibilità nel nuovo anno, in cui ha vinto tutte e tre le corse cui ha partecipato (Strade Bianche, Sanremo e Ronde). A 33" van der Poel, seguito da un ottimo Evenepoel (3° all'esordio sui muri del Fiandre, attardato di 1'11" dal vincitore), poi van Aert (a 2'05") e Pedersen (a 2'48"). 6° posto per Stuyven (a 4'34"), che precede in volata Florian Vermeersch e Mohoric. 5'22" di ritardo per Laporte e Gianni Vermeersch, gli ultimi ad accomodarsi nella top 10. Uscito di scena Trentin, il migliore degli italiani è stato Alberto Bettiol (XDS-Astana), 24° a 6'42".

L'ordine d'arrivo

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Carmine Marino

Nato a Battipaglia (Salerno) nel 1986, ha collaborato con giornali, tv e siti web della Campania e della Basilicata. Caporedattore del quotidiano online SalernoSport24, è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Campania dal 4 dicembre '23.