Gianni Bugno © CPA
Editoriale

Incredibile: un "politico" che fa quel che aveva promesso!

Gianni Bugno lascia il CPA: non si ricandiderà alla presidenza del sindacato internazionale dei corridori, ma al passo d'addio introduce una riforma elettorale epocale che lo emenda da qualche passo falso. Ora niente più alibi per i ciclisti

13.01.2023 19:50

Se la democrazia è una delizia, la sua croce è la distanza che quasi sempre e a tutti i livelli ravvisiamo tra le promesse elettorali e la loro realizzazione puntualmente difficoltosa. Per questo motivo saltiamo sulla sedia dalla felicità quando vediamo che determinate buone iniziative vengono effettivamente condotte in porto e non rimangono slogan diffusi prima delle elezioni in cambio di voti.

Se ciò è valido per la politica tout-court, tantopiù lo è per quella sportiva. Il motivo è che un politico “normale” si sottoporrà poi al giudizio degli elettori, ovvero di tutti noi; per un politico sportivo è invece più difficile pagare dazio se si comporta male, in quanto la sua rielezione dipende non solo dall'impatto che il suo operato ha avuto presso il suo bacino di riferimento, ma anche da dinamiche elettoralistiche che non sono così immediate da cogliere per l'uomo della strada.

In particolare, una vera e propria piaga in tal senso è il voto per delega. Questo escamotage nacque per permettere la rappresentanza di una moltitudine di iscritti agli enti sportivi, i quali - per ragioni logistiche - non potrebbero partecipare tutti insieme alle assemblee elettive e quindi delegano (attraverso precedenti votazioni ristrette) un limitato numero di persone a votare per loro. Il problema è che ciò genera un elettorato molto ridotto e quindi più facilmente controllabile e indirizzabile. È l'esperienza di anni di elezioni federali, nazionali o internazionali, a dirci ciò. Non è un caso che sia molto difficile per un presidente federale (o di altri enti sportivi) non farsi rieleggere, in particolare in Italia si instaurano delle vere e proprie satrapie (quanti mandati presidenziali ha fatto Renato Di Rocco alla FCI?).

Ebbene, siamo qui a commentare un cambiamento epocale in tali dinamiche. È successo che Gianni Bugno, presidente uscente del sindacato internazionale dei corridori (CPA) di cui è stato chairman per tre mandati a partire dal 2010, abbia dato seguito a quanto aveva promesso in occasione della sua ultima elezione. Vivaddio (o vivallah, o vivapastafari)!

In quel frangente, Bugno venne investito da forti polemiche da parte di diversi corridori che denunciavano proprio la difficoltà di votare in presenza e contestavano il sistema del voto per delega. "Il monzese" (così lo definivamo quando correva per evitare ripetizioni del nome!) promise allora che avrebbe cambiato le regole elettorali del CPA per permettere il voto elettronico, o voto a distanza. Una promessa che più volte abbiamo sentito in passato da altri presidenti che poi strada facendo hanno dimenticato l'impegno (tanto per dirne uno, possiamo citare ancora l'ineffabile RDR). Ma stavolta, vedi la novità, la promessa è stata mantenuta.

Il 17 marzo prossimo si svolgeranno le nuove elezioni per il sindacato, chiunque voglia misurarsi potrà inviare al CPA la propria candidatura entro 15 giorni prima di quella data, e poi nel dì dell'assemblea tutti gli associati potranno partecipare in presenza o in remoto, dopo previa registrazione. Non solo questo: i corridori e le corritrici potranno votare anche tramite un'app che è stata messa a punto dallo stesso sindacato.

Di colpo, con un balzo ipersonico, ci ritroviamo teletrasportati nel… presente. E sì, non certo nel futuro, dato che da almeno un decennio sarebbe stato possibile mettere a punto sistemi di votazione a distanza. Bravo Bugno che ci è arrivato per primo, e complimenti sinceri per aver onorato l'impegno assunto a suo tempo. Speriamo che anche altri soggetti del ciclismo si mettano in scia e prevedano prossimamente soluzioni simili per superare il vetusto voto per delega che tanto soffoca il ricambio ai vertici. Pensiamo, tanto per cambiare, alla Federciclismo: presidente Dagnoni, se ci sei batti un colpo!

L'altro elemento rilevante di questa epocale svolta, relativamente al perimetro delle associazioni sindacali, è che i corridori ora non avranno più alibi per disinteressarsi delle istanze che li riguardano da vicino. Ora che possono realmente incidere, col loro voto, sugli indirizzi da dare al CPA, non potranno più nascondersi dietro a un dito. Partecipazione, partecipazione, partecipazione: questo dovrà essere il loro nuovo mantra.

Quanto al Gianni, questa scelta (unita a un altro impegno mantenuto, ovvero quello di non ricandidarsi) illumina il finale della sua presidenza, offuscata nel passato più o meno recente da qualche passo falso. Su tutti la boiata di Morbegno 2021, coi corridori del Giro che si rifiutarono di disputare la tappa adducendo risibili scuse relative alla pioggia sul percorso. Il loro presidente quel giorno si trovava a vestire gli scomodissimi panni del commentatore per la Rai, e dalle sue parole nell'occasione si capiva che se avesse potuto li avrebbe forse presi a schiaffi, solo che in qualità di numero uno del CPA si ritrovò a difendere l'indifendibile.

Una vicenda che peraltro rappresentò un peccato originale su cui si instaurò un'altra triste sceneggiata, andata in scena dodici mesi dopo, sempre al Giro, in occasione della tappa di Cortina, orrendamente deturpata a causa di un blando rischio nevischio. Scene a cui ci piacerebbe non dover più assistere. Vana speranza: l'Extreme Weather Protocol, ovvero il regolamento che prevede l'annullamento della corsa in presenza di condizioni meteo difficili, è proprio una delle misure che il CPA di Bugno vanta tra gli obiettivi raggiunti in questi 12 anni di presidenza dell'ex campione italiano.

Tra i risultati rivendicati dal sindacato internazionale ne preferiamo altri: su tutti la creazione del CPA Women (guidato in questi anni da Alessandra Cappellotto), che ha permesso di portare anche la voce del ciclismo femminile nelle sedi istituzionali; ciò ha portato a un miglioramento delle condizioni per le cicliste a livello di premi, contratti e tutele varie, non ultimo il riconoscimento della maternità.

Altri buoni traguardi: sono nati nuovi sindacati nazionali (USA, Canada, Australia, Belgio, Polonia, Colombia); è stato centralizzato il sistema del pagamento dei premi gara, tramite una piattaforma grazie a cui si può controllare ed eventualmente intervenire in caso di inadempienze; l'entità degli stessi premi è aumentata (+11,12% nel 2023) tramite accordi con l'UCI che ora obbliga gli organizzatori delle prove World Tour e Pro Series (in futuro ci arriveranno anche gli organizzatori minori) a riscuotere a parte alcune tariffe che non vengono più detratte appunto dai premi.

Ancora, il CPA in questi anni ha lavorato per ottimizzare il fondo di transizione (che aiuta il sostentamento dei corridori che dovessero trovarsi in momenti di difficoltà coi propri team) e per mettere a punto una piattaforma per il post-carriera, che accompagni i ciclisti ritirati a ricollocarsi; da non trascurare poi l'impegno per migliorare il cosiddetto Joint Agreement, ovvero l'accordo congiunto tra le parti che stabilisce le regole per i contratti (dal salario minimo alle assicurazioni alla gestione dei diritti d'immagine).

Il CPA vanta infine anche il miglioramento della comunicazione tra i corridori, tramite la creazione di gruppi Telegram ad hoc e la presenza di delegati CPA alle gare. Ma su queste ultime misure, se ripensiamo alle chat tra i ciclisti proprio in quel di Morbegno e alla figura di Cristian Salvato, delegato che quel giorno pretendeva di convincerci che 11°C siano una temperatura impossibile per gareggiare, preferiamo rinviare il giudizio a tempi migliori…

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