Thomas Guillermo Silva, 24 anni, vince sul traguardo di Veliko Tӑrnovo e scrive una pagina indimenticabile nella storia del ciclismo uruguaiano © Giro d'Italia
Giro d'Italia

Capolavoro del Mago Silva in un giorno funesto: Thomas porta l'Uruguay sulla mappa del Giro

Tappa condizionata da una bruttissima caduta a 23 chilometri dal traguardo: ne fanno pesantemente le spese Adam Yates, Morgado e Gee. Vingegaard attacca sul Monastery Pass con Pellizzari e Van Eetvelt, ma l'azione si esaurisce prima del traguardo

09.05.2026 17:32

Due giorni di corsa e gli spunti di riflessione non mancano, nel bene e nel male. Partiamo dalle note negative: per un motivo o per un altro, il Giro d'Italia paga spesso un conto pesantissimo alla cattiva sorte, perdendo sistematicamente per strada alcuni dei suoi potenziali protagonisti. Il fattaccio si è verificato a 23 chilometri dal traguardo di Veliko Tărnovo: la pioggia trasforma l'asfalto in uno strato di sapone, attirando in trappola un uomo della UAE Emirates-XRG, che si trascina dietro non meno di 40-45 corridori. Ne fanno pesantemente le spese almeno tre dei possibili candidati al podio finale: Derek Gee-West, Antònio Morgado e soprattutto Adam Yates, che ha incredibilmente ripreso a pedalare nonostante fosse visibilmente malmesso. Colpa dei corridori o della strada bagnata? Se la caduta del giorno prima a Burgas è stata propiziata da una scelta indifendibile degli organizzatori, questa volta possiamo dire che i capricci del meteo hanno creato le condizioni perché il gruppo - ormai lanciato a forte velocità verso l'ultima salita - piombasse giù. A quel punto, era lecito pensare che la tappa potesse essere congelata, lasciando ai cacciatori di traguardi l'opportunità di giocarsi il successo. Non è andata così: il Monastery Pass ci ha regalato le prime emozioni della 109ª edizione. E ci ha detto che Jonas Vingegaard è il naturale favorito per il successo finale. Niente di strano, potrebbe pensare qualcuno. Eppure, quando il danese ha misurato la febbre agli altri uomini di classifica, soltanto Giulio Pellizzari e Lennert Van Eetvelt gli hanno tenuto testa. Peccato che, come le mucche evocate dal leggendario coach Aleksandar Nikolić, i tre al comando abbiano sferrato un calcio al secchio pieno di latte, consegnandosi al ritorno dei primi inseguitori appena prima del traguardo. E così, il giallo si è risolto in volata. Con un vincitore che può davvero dire di aver scritto la storia: Thomas Guillermo Silva (8 successi da professionista, tre dei quali nel 2026) è il primo corridore uruguaiano della storia ad aver vinto una tappa al Giro e, più in generale, una corsa di questo livello. Si è imposto con uno sprint perfetto, propiziato da un eccellente Christian Scaroni, che lo ha lanciato a 150 metri dall'arrivo. Florian Stork e Giulio Ciccone hanno cercato di affiancarlo, ma il sudamericano li ha messi in riga con un perfetto colpo di reni. Silva è anche il nuovo capoclassifica dopo il (prevedibilissimo) passo indietro di Paul Magnier. 

La cronaca della 2ª tappa del Giro d'Italia

Dalle sponde del Mar Nero al cuore della Bulgaria: la tre giorni oltreconfine del 109° Giro d'Italia prosegue con una tappa lunga e impegnativa: i 222,4 km che uniscono Burgas a Veliko Tărnovo serviranno a saggiare la condizione dei favoriti e dei cacciatori di traguardi. Per la verità, i primi 100 chilometri - che si sviluppano su strade ampie e rettilinee - possono essere considerati un lungo preambolo alle difficoltà che punteggeranno la seconda parte di corsa, prima fra tutte il Biyala Pass (3ª categoria, 7,7 km al 4,6% e un breve tratto al 6%), seguito dal Vratnik Pass, un altro GPM di 3ª categoria che misura poco più di 9 chilometri, la cui pendenza non supera il 4%. Di lì in avanti, la strada procede ondulata fino all'ingresso nell'abitato di Lysakovets, quando mancheranno 16 chilometri dal traguardo. Qui inizierà la terza e ultima salita di giornata: il Monastery Pass (3ª categoria, poco meno di 3 chilometri che sfiorano il 7% medio e superano la doppia cifra nel primo tratto). Raggiunta la cima, mancheranno 9400 metri alla fine. A discesa finita, i corridori affrontano un finale piuttosto movimentato, caratterizzato da un paio di tratti di pavé. Il secondo settore lastricato è l'ingrediente in più dello strappo che conduce all'ultimo chilometro, che tocca il 9% nel punto più impegnativo. La curva conclusiva a 500 metri dalla linea bianca.

Alla fuga sono sufficienti 200 metri per prendere il decollo: all'attacco l'italiano Mirco Maestri (Polti VisitMalta) e lo spagnolo Diego Sevilla Lopez (Polti). La coppia al comando riceve immantinente il via libera dal gruppo, che concederà ai primi un vantaggio massimo di 5'27" dopo una trentina di chilometri, per poi iniziare gradualmente a ridurre le distanze su impulso dell'irlandese Ryan Mullen (NSN), a cui si accodano gli uomini della Visma-Lease a Bike e della UAE Emirates-XRG. 

La cronocoppie della Polti prosegue a passo regolare per tutta la parte centrale della tappa, che assicura a Sevilla 12 punti nella classifica degli scalatori: lo spagnolo, già in fuga nel primo giorno di scuola, rientrerà in Italia con la maglia azzurra sulle spalle. Dietro accade assai poco: la pioggia è forse la principale insidia per gli inseguitori, che aumentano il passo sul Vratnik Pass, dove perdono contatto il norvegese Erlend Blikra (Uno-X Mobility), l'olandese Dylan Groenewegen (Unibet ROSE Rockets) e soprattutto il belga Arnaud De Lie (Lotto-Intermarché), ancora debilitato dopo i problemi intestinali che lo hanno afflitto all'indomani della Famenne Ardenne Classic. Attardato di 1'20" circa in cima al secondo GPM di giornata, il Toro di Lescheret approfitterà della successiva discesa (e del passo relativamente moderato del gruppo) per riunirsi alla compagnia. Fatto sta che la sua salute appare ancora abbastanza precaria. Per il resto, la rimonta del gruppo procede abbastanza spedita: ridotto il distacco sotto i 2' sul Vratnik Pass, le distanze scendono ulteriormente a ridosso dei -40: 1'40" da recuperare a Maestri e Sevilla.

mirco-maestri-diego-pablo-sevilla
Mirco Maestri e Diego Pablo Sevilla in fuga nella 2ª tappa del Giro d'Italia © Giro d'Italia

Finito il gran lavoro di Mullen, Netcompany INEOS, Visma-Lease a Bike e UAE Emirates si incaricano di accelerare i tempi del riaggancio, che si concretizzerà ai -27 da Veliko Tărnovo. Dopo una giornata relativamente tranquilla, le acque si agitano ai -23 per una maxicaduta che coinvolge almeno una cinquantina di corridori, innescata da uno scivolone di un atleta della UAE Emirates-XRG sul lato sinistro della strada. Tra i corridori coinvolti, i britannici James Shaw (EF EasyPost) e Adam Yates (UAE Emirates-XRG), il campione nazionale canadese Derek Gee-West (Lidl-Trek), il colombiano Santiago Buitrago (Bahrain Victorious), il francese Rémi Cavagna (Groupama-FDJ United), gli italiani Andrea Vendrame (Jayco-AlUla) ed Edoardo Zambanini (Bahrain Victorious), il neozelandese Corbin Strong (NSN), il portoghese António Morgado (UAE Emirates), l'olandese Wilco Kelderman (Visma-Lease a Bike). I più malconci sono però l'australiano Jay Vine (UAE Emirates), il norvegese Ådne Holter (Uno-X) e lo spagnolo Marc Soler (UAE Emirates): tutti e tre saliranno in ambulanza. Così come accaduto un anno fa nella tappa di Napoli, la giuria decide di neutralizzare immediatamente la corsa per assicurare i soccorsi ai feriti. A differenza di allora, però, si ricomincia senza congelare il finale, nonostante le condizioni dell'asfalto siano assai proibitive. 

Doppiato il Red Bull KM, che premia il colombiano Egan Bernal (Netcompany INEOS) con 6" di abbuono, il gruppo già selezionato affronta a buona andatura la salita del monastero di Lyaskovets, dove prendono l'iniziativa gli italiani Christian Scaroni (XDS-Astana) e Martin Marcellusi (Bardiani CSF-7Saber). Ad ogni modo, gli uomini di classifica - in testa il danese Jonas Vingegaard (Visma) e l'italiano Giulio Pellizzari (Red Bull-BORA-Hansgrohe) non si lasciano sorprendere. Di contro, le immagini documentano le difficoltà di Gee-West, Morgado e del campione nazionale ecuadoriano Jhonathan Narváez (UAE Emirates), pesantemente attardati dal gruppo dei migliori. Staccato anche il francese Paul Magnier (Soudal Quick-Step): la maglia rosa avrà un nuovo padrone a Veliko Tărnovo. Davanti, invece, scandisce il passo l'italiano Davide Piganzoli (Visma), seguito da Vingegaard, dallo spagnolo Javier Romo (Movistar) e dallo svizzero Jan Christen (UAE Emirates). Gruppo allungatissimo nell'ultimo chilometro di salita, dove assistiamo alla prima accelerazione di Vingegaard, che si porta dietro Christen, Pellizzari, l'altro italiano Giulio Ciccone (Lidl) e il belga Lennert Van Eetvelt (Lotto-Intermarché). Il bicampione del Tour de France allunga di nuovo poco prima della cima del Monastery Pass: si accodano a Vingo soltanto il capitano della Red Bull e il belga della Lotto-Intermarché

Lo spartito tattico è chiaro: Vingegaard davanti all'inizio della discesa, gli altri due a ruota finché Pellizzari non decide di collaborare con il candidato numero 1 alla maglia rosa di Roma. Alle loro spalle, si forma un gruppo con una trentina di uomini che viaggiano con una quindicina di secondi di ritardo sulla nuova testa della corsa: tra di essi, si segnalano l'austriaco Felix Gall (Decathlon CMA CGM), assai prudente in discesa, gli australiani Ben O'Connor (Jayco) e Jai Hindley (Red Bull), Christen, Romo e Ciccone.

Alle porte di Veliko Tărnovo, i tre uomini al comando viaggiano con 24" sulla concorrenza: nonostante l'atteggiamento passivo di Van Eetvelt, i primi tre possono puntare al successo. Tuttavia, le reciproche astuzie agevolano il rientro degli inseguitori e, in particolare, di Christen, che si accoda ai fuggitivi subito dopo il triangolo rosso. Dopo aver temporeggiato a lungo, il giovane belga allunga agli 800 metri dal traguardo, ma la sua azione non sorprende i rivali, che viaggiano comunque a passo oltremodo controllato verso il rettilineo d'arrivo. Di contro, i rivali arrivano a velocità sostenuta, ricucendo lo strappo appena in tempo per lo sprint. Testa a testa incertissimo tra Ciccone, il tedesco Florian Stork (Tudor) e l'uruguaiano Thomas Guillermo Silva (XDS). Scortato da Scaroni, il sudamericano lancia il suo spunto ai 150 metri; Stork e Ciccone provano ad affiancarlo, ma Silva brucia la concorrenza con un perfetto colpo di reni. È un giorno indimenticabile per lo sport uruguaiano: non solo il primo successo di sempre in un Grande Giro, ma anche la maglia rosa. 

Facciamo ordine: Thomas Guillermo Silva vince davanti a Stork, Ciccone, Pellizzari, l'altro italiano Matteo Sobrero (Lidl), il campione nazionale norvegese Andreas Leknessund (Uno-X), Christen, l'altro norge Martin Tjøtta (Uno-X) e il francese Mathys Rondel (Tudor). Silva è ovviamente il nuovo titolare della maglia rosa con 4" su Stork e Bernal, 6" sull'olandese Thymen Arensman (Netcompany) e Ciccone, 10" sugli uomini di classifica sopravvissuti a questa giornata. A proposito: Gee-West ha lasciato per strada 1'01", lo stesso distacco accusato dall'italiano Alessandro Pinarello (NSN). Fuori dai giochi (sempre che riescano a proseguire) sia Morgado, attardato di 7'04", sia Adam Yates, che ha concluso a 13'46" dal vincitore.

L'ordine d'arrivo

Results powered by FirstCycling.com

Sofia attende le ruote veloci

La Grande Partenza del 109° Giro d'Italia si concluderà domenica con la terza e ultima tappa bulgara: partenza da Plovdiv, arrivo nella capitale Sofia dopo 175,4 km. Dopo un primo tratto completamente pianeggiante, la carovana affronta un lungo falsopiano che conduce all'unico GPM del percorso: il Borovets Pass, un 2ª categoria di 9,2 km al 5,4% medio e un picco dell'11%, posizionato a 72 chilometri dall'epilogo. A quel punto, il percorso scende costantemente fino alle porte di Sofia. Ultimi 8 chilometri completamente pianeggianti e con pochissimi cambi di direzione. 

Diretta integrale su Eurosport 1 (disponibile su DAZN, Prime Video e TIMVision) e Discovery+ dalle 12 italiane. Rai Sport HD si accenderà alle 12.20 per seguire le prime fasi della corsa, che sbarcherà alle 14 su Raidue

Inizia l'era Paula Blasi, prima Vuelta di sempre per la Spagna. Stiasny vince sull'Angliru
Cosnefroy batte il suo passato e vince ancora il Grand Prix du Morbihan
Carmine Marino

Nato a Battipaglia (Salerno) nel 1986, ha collaborato con giornali, tv e siti web della Campania e della Basilicata. Caporedattore del quotidiano online SalernoSport24, è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Campania dal 4 dicembre '23.