Berlato tira il drappello dei fuggitivi nella Arnhem - Nijmegen @ Bettiniphoto
Berlato tira il drappello dei fuggitivi nella Arnhem - Nijmegen @ Bettiniphoto

Ecco a voi #TheEscapeMan: Giacomo Berlato

Al 2° anno da professionista il vicentino ha fatto la sua proficua scelta di indirizzo

Il ciclismo moderno (dagli albori degli anni ’90 in poi) ha dato spazio a due grandi categorie di corridori (oltre a tante altre più piccole) che prima non esistevano o comunque restavano indefinite: quella dei cacciatori di classiche, nata anche grazie alla nascita della Coppa del Mondo, che creava una sorta di cuscinetto tra i campioni da corse a tappe e i velocisti, su un terreno di battaglia, quello delle classiche appunto, che apparteneva a loro e dove le altre due categorie potevano contendersi solo le briciole; e quella che ci interessa oggi, ossia dei fuggitivi del mattino, nobilitata da grandi maglie a pois dei cavalcavia come Jacky Durand e Jens Voigt. Passati alla storia come desperados, ma in realtà  fortissimi corridori, incapaci però di stare dietro a tatticismi e attendere gli ultimi chilometri delle frazioni per tentare il successo. Se vogliamo, classicisti e fugaioli sono due facce della stessa medaglia, è la “scelta di campo” che un corridore completo ma senza le stimmate del fuoriclasse deve fare, per il sano proseguire della sua carriera. A quanto pare, Giacomo Berlato ha deciso di stare dalla parte dei fugaioli, e in questo articolo spiegheremo anche perchè, secondo noi, fa bene.

 

Chi è Giacomo Berlato
Giacomo Berlato è vicentino: nasce a Schio ma è di Malo, ai piedi delle colline che separano il piano padano dalla Valle dell’Agno. Giacomo è il più piccolo in famiglia e ha due fratelli, Filippo ed Elena Berlato: quest’ultima diventa una delle atlete italiane più interessanti della sua generazione, militando in Safi Pasta Zara, Top Girls Fassa Bortolo e Alè Cipollini e correndo spesso a cronometro con la maglia della nazionale; ma non riuscirà mai ad aggiudicarsi un successo di peso e si ritirerà, per la precisione al termine della passata stagione. Mentre la carriera di Elena tramontava, cresceva quella del fratello, che nelle categorie giovanili a Schio conquistava diversi successi, rivelando doti di combattivo passista-scalatore: nel 2010 è terzo al Giro della Lunigiana, dopo aver vinto una tappa.

 

Un cavallo pazzo già da dilettante
Tra i dilettanti fa un po’ di fatica a emergere nei primi due anni, passando dalla Mantovani alla Zalf nel 2012. Nella formazione castellana guadagna però presto credito, rivelando le sue capacità nelle stagioni 2013-2014: è già un inesauribile attaccante, bravissimo in discesa, ma alle volte dotato di non sufficiente lucidità tattica. Un esempio concreto il Giro del Medio Brenta 2014: in grandissima forma (reduce dal successo al prestigioso Trofeo di San Vendemiano, che si disputerà domani), guida una portentosa azione scendendo dall’altopiano di Asiago che permette di chiudere sui 4 uomini al comando (tra i quali un ancora sconosciuto Primoz Roglic), ma porta con sé nessun compagno, venendo poi “cotto” dalle squadre in maggioranza numerica: vincerà attaccando lo sloveno Stimulak e la volata di gruppo andrà un suo compagno, Gianluca Milani, aumentando il senso di beffa per la scelta tattica operata.

 

3 volte in fuga lo scorso Giro
Un corridore così, forte ma non sufficientemente devastante, una volta passato professionista doveva ritagliarsi uno spazio particolare: l’ha fatto, alla Nippo Vini-Fantini, diventando l’uomo delle fughe già da neoprofessionista. Le qualità per traguardi più importanti, per carità, non mancano e non mancheranno le occasioni di rivelarlo: anche Jens Voigt, d’altronde, ha un palmares invidiabile. Ma per il momento, questa è la dimensione che permetterà a Berlato di andare avanti, di strappare contratti per anni ulteriori, perché squadre come la Nippo non hanno bisogno di altro che visibilità.

 

Obiettivo maglia azzurra
Oggi Giacomo lottava per la maglia azzurra, come ha detto ai microfoni della RAI: «Ci ho provato dall’inizio perché il mio obiettivo era quello di conquistare la maglia del Gpm. Ci sono andato vicino ma ho fatto terzo. Domani ci riproviamo ancora, di certo non mi dò per battuto, il Giro è appena iniziato, fino all’ultima tappa è ancora lunga, non molliamo» e chissà che tra le tante fughe che si susseguiranno in questo Giro, non riesca a beccarne una che gli permetta ulteriore gloria personale. Questo sarebbe il next level.

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