Diego Ulissi vince in solitaria la quarta tappa del Giro d'italia 2016 a Praia a Mare @ Bettiniphoto
Diego Ulissi vince in solitaria la quarta tappa del Giro d'italia 2016 a Praia a Mare @ Bettiniphoto

Ulissi in plastico volo, e la corsa esplode

Gran vittoria del toscano, giornata spettacolare con attacchi in serie; Dumoulin riprende la maglia rosa

Oggi abbiamo sentito un botto. Quel classico botto che si avverte quando una corsa entra nel vivo, e oggi in Calabria il Giro d’Italia 2016 è per l’appunto entrato nel vivo, dopo le giornate olandesi, “più belle che utili” avrebbe detto Giuanin Lamiera, ovvero stordenti dal punto di vista dello scenario, meno da quello tecnico. Oggi non si è scherzato, e con buona pace di chi vedeva i velocisti potenzialmente proiettati verso un altro sprint si è fatto sul serio, più di 50 chilometri di battaglia furente, uomini da classiche a proprio agio nel loro brodo di coltura, e uomini da classifiche chiamati a mettere il naso davanti, perché in tappe come la Catanzaro-Praia a Mare (200 km totali) perdere 5′ e con essi la speranza di vincere il Giro è un attimo.

Saliscendi, strade strette, caldo, ritmo altissimo sin dall’inizio: era inevitabile che ne derivasse uno sparpaglìo generale; meno certo era che a mettere il cappello su questa bellissima frazione fosse Diego Ulissi, non perché il livornese non fosse accreditato della capacità di far sua la vittoria di giornata, ma perché in un finale tanto difficile da interpretare erano tanti i nomi che turbinavano nei pronostici. E venire a capo della questione da vincente è una grossa soddisfazione per il 26enne della Lampre-Merida.

Ulissi non ha solo vinto, ha vinto in maniera convincentissima, ha vinto attaccando dove doveva attaccare, alzando il livello dello scontro, e ha vinto soprattutto difendendo coi denti un vantaggio minimo negli 8 km finali, dopo la salita del Fortino (ribattezzata opportunamente Praienberg, visto che ricorda le secche côte belghe) sulla quale ha posto le basi per il suo successo. Un successo (il quinto al Giro per Diego) che non solo aggiorna il palmarès del toscano, ma si inscrive in una certa crescita del ragazzo, il quale qualche settimana fa ha ottenuto i migliori risultati in carriera in classiche come Amstel e Freccia, dando a se stesso e ai suoi tifosi la speranza di un futuro da protagonista anche sulle strade del nord.

Una giornata di gran bel ciclismo, stiamo raccontando insomma; conclusa peraltro dalla riconquista della maglia rosa da parte di Tom Dumoulin, a sottolineare ulteriormente il grado di significatività di questa quarta tappa, che rimette al comando della classifica uno dei protagonisti più attesi, l’olandese gentile di cui tutti si chiedono fino a quando terrà: anche dalle sue prestazioni passa un surplus di interesse per il Giro d’Italia 2016.

 

La Nippo fa fuoco e fiamme per restare fuori dalla fuga
Una prima ora di gara a 51 km orari si spiega o con una strada in discesa, o con una squadra intenzionata a fare il diavolo a quattro. L’opzione odierna è naturalmente la seconda, con la Nippo-Fantini a vestire i panni del team on fire. Gli uomini di Pelosi si son fatti sfuggire la fuga buona, partita al km 11 con Nicola Boem (Bardiani-CSF), Matej Mohoric (Lampre-Merida) e Joey Rosskopf (BMC), e rimpolpata al km 21 dall’ingresso nel drappello di Matthias Brändle (IAM). Il quartetto ha guadagnato subito 3′, poi i Nippo si son messi pancia a terra per riavvicinare le lepri e permettere a qualcuno dei loro di aggregarsi alla fuga. Nei pressi del traguardo volante di Marinella (km 35) il margine era stato abbattuto a 10″ o anche meno, e lì Eduard Grosu ha tentato il ricongiungimento, senza però riuscire nel suo intento. Sicché la fuga ha ripreso il largo, e si è a quel punto garantita un altro centinaio di chilometri di protagonismo.

Passati da un vantaggio massimo di 4’50”, arrivati con 2’40” di margine ai piedi della salita di Bonifati (ai -80) con Boem involato a prendere i 7 punti del Gpm, allo scollinamento i quattro di testa si ritrovavano un vantaggio di 3’40”. Un minuto secco guadagnato sui 6 km di ascesa, e ovviamente il motivo non è da ricercarsi nel fatto che gli attaccanti avessero innestato una marcia da scalatori (che non avevano), quanto nel fatto che il gruppo era tirato dalla Etixx-Quick Step della maglia rosa. E siccome la maglia rosa in questione era Marcel Kittel, era logico che i suoi compagni tenessero un ritmo molto controllato, per non mettere in difficoltà il loro uomo-copertina. Era altrettanto logico che quell’andazzo non sarebbe durato a lungo, perché tante altre squadre avevano invece l’interesse opposto, ovvero far staccare Kittel e quelli come lui (gli uomini veloci, per farla breve).

 

A San Pietro si cambia marcia e va di scena l’anarchia
Puntualmente, dopo la salita di Bonifati la Giant-Alpecin di Tom Dumoulin ha fatto gentilmente accomodare gli Etixx da parte, e ha aumentato vertiginosamente l’andatura, tanto da arrivare a mettere nel mirino i fuggitivi nel giro di una decina di chilometri: i quattro battistrada sono stati raccattati per strada lungo l’ascesa a San Pietro, ultimo a mollare Mohoric.

Questa seconda salita di giornata, 5 km con un tratto di 2 km con pendenze in doppia cifra, prometteva danni, e così è stato: i velocisti si sono effettivamente staccati tutti, e anche se non ci sono stati attacchi si è arrivati in cima più che mai allungati e sfilacciati; il traguardo Gpm (posto ai -50) è stato vinto da Damiano Cunego, che è scattato insieme a Stefano Pirazzi (Bardiani), promessa di quella che potrà essere una bella lotta per la maglia azzurra; maglia che è stata conquistata dal veronese, il quale con questo risultato ha dato senso al gran lavoro della Nippo in avvio di tappa.

In discesa l’Astana con Valerio Agnoli ha imposto un ritmo ancora serratissimo, ma nonostante ciò quasi tutti i velocisti staccatisi in precedenza sarebbero pian piano riusciti a rientrare, nei chilometri successivi; però la corsa era ormai andata per loro, visto che appena finita la picchiata (-40) è iniziata una serie non più finita di attacchi e contrattacchi. I primi a muoversi sono stati i due AG2R Axel Domont e Guillaume Bonnafond, e su di loro ai -30 sono rientrati molti altri corridori che si erano messi in moto approfittando di una fase di scarso controllo in testa al gruppo.

Bisogna citare gli uomini attivi in questo frangente: Moreno Moser (Cannondale), Manuel Bongiorno, Stefano Pirazzi e Sonny Colbrelli (Bardiani), Stefan Küng e Alessandro De Marchi (BMC), Tim Wellens (Lotto Soudal), José Joaquín Rojas (Movistar), Bob Jungels e Pieter Serry (Etixx), Amets Txurruka (Orica), Georg Preidler (Giant), Sebastián Henao e David López (Sky), Valerio Conti (Lampre).

Il fatto è che la strada nel finale non presentava grandi tratti di pianura, e la tortuosità del percorso invitava a scatti in serie: ai -27 hanno allungato De Marchi, Pirazzi e Domont, ai -25 son rientrati su di loro Serry, Wellens e Conti, quindi anche López, ma il gruppo non era comunque lontano (20″ più o meno), e ciò permetteva che qualche ulteriore attaccante progettasse di riportarsi sugli uomini al comando. L’ha fatto Cunego ai -22, l’hanno fatto Matteo Busato (Wilier), Pavel Kochetkov (Katusha) e Jay McCarthy (Tinkoff) ai -21, l’ha fatto soprattutto Diego Ulissi ai -17.

 

Il lavoro di Conti, l’assalto di Ulissi
Una volta che Ulissi è rientrato sul drappello di testa (composto in quel momento da altri 11 uomini: Conti, McCarthy, Wellens, Pirazzi, López, Serry, Kochetkov, Preidler, Busato e De Marchi. Alcuni tra gli attaccanti dei -40 avevano già perso contatto), Valerio Conti si è messo a tirare alla disperata per il suo capitano. L’impegno del laziale è stato in tutto e per tutto determinante, visto che ha permesso al plotoncino di guadagnare 35″ sul gruppo (tirato dalla Movistar ma senza eccessiva convinzione), e quando puoi contare su un bonus di oltre mezzo minuto sugli inseguitori, attaccare in testa e sperare poi di difenderti diventa più facile.

Appena attaccato il Praienberg ai -10, Conti si è spostato e Ulissi ha subito imposto il suo forcing, al quale ha risposto bene Pirazzi. Sulle prime hanno resistito anche Busato, Preidler, Wellens e Kochetkov, ma quando Diego ha offerto un’altra rasoiata sul tratto più duro, nessuno ha più saputo stargli dietro: e lì, a 9 km dalla conclusione, è cominciato il bel volo del livornese.

Intanto in gruppo qualcosa accadeva: prima Moser tentava di riportarsi tutto solo sui battistrada (impresa destinata a fallire), poi è stato Domenico Pozzovivo (AG2R) a imporre un cambio di ritmo che ha causato un leggerissimo cedimento (pochi metri) di Mikel Landa: solo un attimo di distrazione per il capitano della Sky, o dobbiamo presumere una gamba non al 100%? Lo scopriremo tra un paio di giorni, a Roccaraso.

 

Diego si difende strenuamente e vince, Dumoulin guadagna qualcosa
La defaillance di Landa è stata presto superata (grazie anche all’aiuto del compagno Nicolas Roche), ma intanto Jakob Fuglsang (Astana) continuava a fustigare il drappello dei migliori uscito dal Praienberg, trenando sul falsopiano in cima (ai -8) con Jungels e tutti gli uomini di classifica in fila dietro di lui. Mentre Ulissi aveva il gravoso compito di difendere i 20″ di margine che gli erano restati in cima, un drappello di poco più di 20 unità si coagulava alle sue spalle. E tra gli altri, i Bardiani – che spargevano forte l’odore di napalm, avendo Colbrelli in rampa di lancio – erano i più pericolosi per le speranze del toscano: proprio loro, infatti, potevano organizzare un inseguimento che sarebbe stato più ficcante di qualche estemporaneo – seppur legittimo – tentativo di contrattacco solitario (Gianluca Brambilla ai -7).

Ai -4 Ulissi aveva ancora 15″, ai -3 il margine era di 12″, ai -2 ancora di 10″: e in quel momento, con la Bardiani che ha smesso di tirare avendo finito il propellente, si è avuta netta la sensazione che Diego avrebbe vinto; ci ha provato Jungels, dopo un attimo di esitazione nel gruppetto, a rimettere in bilico la situazione, ma ormai era tardi per qualsiasi trenata. E allora, nel si salvi chi può del drappello, al triangolo rosso dell’ultimo chilometro sono usciti due olandesi, il puntualissimo Dumoulin e il rognoso Steven Kruijswijk (LottoNL). Uno sforzo di qualche centinaio di metri per guadagnare 1″ sugli altri inseguitori, e gli abbuoni per il secondo posto (6″ a DumDum) e per il terzo (4″ a Kruij); inutile dire che il bottino più grosso l’aveva già conquistato Ulissi, transitato sotto lo striscione d’arrivo quasi in lacrime – prima vittoria italiana al Giro 2016 la sua – un attimo prima di essere sommerso dall’affetto di Conti, giunto col drappello.

 

Dumoulin guida la classifica, ma i big sono tutti vicini vicini
A questo punto ci sta un bel recap generale: Ulissi ha dato 5″ a Dumoulin e Kruijswijk, 6″ ad Alejandro Valverde (Movistar), a cui evidentemente non servono abbuoni; e a Vincenzo Nibali (Astana), Ilnur Zakarin (Katusha), Busato, Esteban Chaves (Orica), Roche e poi ancora, fuori dalla top ten, a Sergey Firsanov (Gazprom), Rafal Majka (Tinkoff), Preidler, Pozzovivo, Kanstantsin Siutsou (Dimension Data), Rigoberto Urán (Cannondale), Rein Taaramäe (Katusha), Kochetkov, Fuglsang e Landa. Fuori dai 20, ma sempre coi migliori, anche Jungels, Michele Scarponi (Astana), Davide Formolo (Cannondale), Pirazzi, López e Colbrelli, 26esimo dopo non aver nemmeno sprintato per la quarta piazza (guaio meccanico a un pedale sul rettilineo conclusivo). Staccati, notabilmente, Andrey Amador (Movistar), Ryder Hesjedal (Trek), Igor Antón (Dimension Data) a 43″ da Ulissi, Carlos Betancur (Movistar) e Maxime Monfort (Lotto Soudal) a 1’11”, Mikel Nieve (Sky) a 4’12”. Alexandre Geniez della FDJ, papabile per una top ten finale, a Praia a Mare non ci è manco arrivato, visto che si è ritirato per problemi a un polso: secondo e ultimo francese di classifica a salutare il Giro, al cuginame non resta che sperare nelle volate di Démare e in qualche fuga per non autocondannarsi a un Giro totalmente anonimo.

In classifica Dumoulin risale in vetta e stavolta il margine gli dà più sicurezza: 20″ sul secondo e sul terzo, Jungels e Ulissi; 24″ su Kruijswijk e Preidler, 26″ su Nibali (sesto), 31″ su Valverde, 35″ su Fuglsang, 37″ su Roche e Chaves; a 39″ c’è Zakarin, a 40″ Urán, a 45″ Majka e Taaramäe, a 46″ Pirazzi, a 47″ Landa e Siutsou, a 50″ Amador, a 52″ Scarponi e a 54″ Pozzovivo, ventesimo; Firsanov è 23esimo a 57″, Hesjedal 28esimo a 1’17”.

Gli uomini di classifica sono insomma già tutti là, vicinissimi (racchiusi in un minuto) e pronti a scornarsi di nuovo magari non domani (Praia a Mare-Benevento, lunghissima coi suoi 233 km ma forse destinata agli sprinter), ma di sicuro giovedì a Roccaraso, sul primo arrivo in salita del Giro. E se l’attitudine sarà quella esibita oggi, ci sarà da divertirsi.

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