Nibali festante sul podio di Sant'Anna di Vinadio © Bettiniphoto
Nibali festante sul podio di Sant'Anna di Vinadio © Bettiniphoto

Nibali, il sogno rosa è diventato realtà!

Lo Squalo stacca Chaves sulla Lombarda e va a prendersi il secondo Giro. Una grande Astana. Valverde irriducibile soffia il podio al tenace Kruijswijk, tappa a Taaramäe

Tripudio finale per il fuoriclasse nostrano al termine di uno dei Giri più imprevedibili e al cardiopalma degli ultimi 20 anni. La Guillestre – Sant’Anna di Vinadio non è stata la tappa più spettacolare, ma è somigliata più ad una resa dei conti col destino, un percorso di catarsi per completare da parte dell’eroe Vincenzo Nibali, che esorcizzava i suoi fantasmi con l’attacco più telefonato che poteva esserci, quello a 15 km esatti dal traguardo, a Isola 2000, sul Colle della Lombarda.

Telefonato all’inverosimile (con Kangert in fuga fermato ancor prima che l’attacco avvenisse) quanto impossibile da non subire per Esteban Chaves, apparso già alla frutta (e non solo per la quantità di banane mangiate) ieri e oggi ancora più arrancante: il sogno rosa del talento colombiano è durato solo un giorno, limitato da una certa immaturità verso la terza settimana. Ma a 26 anni ci sarà ancora tanto, tantissimo tempo per rifarsi.

Vars a tutta con Valverde pimpante, fuga a 11
La temutissima Guillestre-Sant’Anna di Vinadio parte sotto il segno della tensione, non solo per la corsa: dei manifestanti ritardano la partenza per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla costruzione di alcune linee elettriche ad alta tensione.

Si sale subito verso il primo GPM di giornata, il Col de Vars, e si accende la bagarre tra gli uomini intenzionati a conquistare una tappa: si anima soprattutto la lotta per la maglia azzurra, con Mikel Nieve (Sky) intenzionato ad andar via e Damiano Cunego che prova ad accodarsi. Ma l’ormai ex-campione di Cerro Veronese non ha più le gambe per tenere il passo dello scalatore basco e degli altri che andranno a comporre la fuga: si tratta del vincitore dell’Alpe di Siusi Alexander Foliforov (Gazprom) promotore del tentativo, dell’ex maglia rosa Giacomo Brambilla (Etixx), di un pimpante Giovanni Visconti (Movistar), di Tanel Kangert (Astana), Darwin Atapuma (BMC), Joe Dombrowski (Cannondale) e Stefan Denifl (Trek), il quale scollinerà per primo sul GPM di Vars. Su di loro si riporteranno in discesa Aleksey Rybalkin (Gazprom), Rein Taaramäe (Katusha) e Diego Ulissi (Lampre); insomma più o meno gli uomini fuori classifica che si sono dimostrati più in forma sulle montagne.
Dietro il gruppo vede un momento di forte accelerazione nelle prime fasi, con Alejandro Valverde in persona che saggia due volte le gambe degli altri contendenti: principalmente quelle di Steven Kruijswijk, il quale risponde bene, facendo capire al murciano che per la microfattura alla costola soffre fino a un certo punto e il podio dovrà sudarselo. Valverde dunque si cheta e il gruppo procede a ritmo regolare.

Bonette tranquilla, Nieve va a conquistare l’Azzurra
Non è stata solo la giornata del ribaltone della maglia rosa dunque, ma anche di quello della maglia blu. Un ribaltone che Nieve ha voluto assicurarsi d’anticipo, partendo con un altro passo rispetto ai compagni di fuga all’inizio del Col de la Bonette, e arrivando a guadagnare 1’30”, per poi scollinare in solitaria e guadgnare quei 35 punti decisivi per scavalcare Cunego , arrivando a quota 152 punti. Dietro non tenevano il passo Denifl, Rybalikin, Ulissi e Brambilla, gli altri procedevano regolari sapendo che con l’azione suicida di Nieve andavano a giocarsi la tappa.

Difatti il gruppo, con nessuno effettivamente interessato a spaccare la corsa già sulla Bonette, lasciava gli uomini di Chaves a condurre il gregge al pascolo, col risultato che Nieve scollinava con 11’ di vantaggio sul gruppo in cima alla Bonette. Solo i Tinkoff e i Movistar cercheranno di alzare un po’ il ritmo, con Majka che accende Poljanski negli ultimi due km di salita e Amador a condurre le linee nella lunga discesa che conduce a Isola. Unica vittima della Bonette, Domenico Pozzovivo, deludente fino alla fine del Giro: si stacca e fa gruppetto coi velocisti, arrivando con tre quarti d’ora di ritardo dal vincitore.
Nella discesa della Bonette succede qualcosa solo davanti, con Nieve che prevedibilmente si rialza e si fa riprendere a 48 km dal termine e Giacomo Brambilla che riesce a recuperare quanto perso in salita con le sue splendide traiettorie.

La lotta per la tappa: Taaramae vince d’astuzia
Sul Colle della Lombarda si accende dunque la corsa parallela per conquistare la tappa. Joe Dombrowski dimostra molta voglia di fare e strafare, attaccando con violenza sin dai primi metri della lunga salita di 20 km. Gli risponde –eccome se risponde! – Darwin Atapuma, al quale certamente non è andata giù la sconfitta di Badia ed ha una gran voglia di vincere. Agilmente, si mette a ruota anche Giovanni Visconti. Ma non c’è una grande collaborazione tra i tre e anche Tanel Kangert e Rein Taaramäe riescono ad avvicinarsi, sebbene Atapuma non li voglia a ruota. E fa bene, perché dopo l’ennesimo affonda è proprio l’estone della Katusha a contrattaccare deciso, mettendo in seria difficoltà la concorrenza che non è in grado di rispondere.

Con Visconti e Kangert bloccati da impegni di scuderia, come vedremo poi, sono Atapuma e Dombrowski a portarsi all’inseguimento, ma Taaramäe è un vero rullo compressore e alla fine sul traguardo di Sant’Anna rifilerà 52” al colombiano e 1’17” all’americano; molto più lontani Nieve a 4’12” e Foliforov a 4’36”. Tappa di consolazione dunque per il team di Konyshev, all’indomani dell’incidente a Zakarin, e 16° successo da professionista per il talentuoso estone, che a questo Giro non verrà più ricordato per la caduta di Benevento e le conseguenti bestemmie dei velocisti rallentati: il più prestigioso, al pari con la tappa di La Farrapona alla Vuelta 2011.

La lotta per la maglia: l’Astana forza il ritmo, poi è il turno di Nibali
Tornando nel vivo della corsa per la maglia rosa, la Lombarda viene affrontata con un altro piglio, ma nelle prime fasi l’unico attacco è di un voglioso quanto discutibile Pirazzi (ma ormai ci abbiamo fatto il callo e di certe azioni non ci chiediamo neanche il perché). La Tinkoff alza ancora l’andatura, ma si comincia a far sul serio quando tocca all’Astana: per la prima volta in questo Giro si vede un Fuglsang nel vivo dell’azione e utile alla causa. Son rimasti in pochi, solo i migliori, quando è il turno di Scarponi: e l’aquila di Filottrano fa ancora un’opera delle sue, facendo boccheggiare tutti gli elementi del gruppo maglia rosa, soprattutto la maglia rosa: solo Valverde, Jungels, Majka, Urán e Kruijswijk restano sulle ruote dei due Astana rimasti e di Chaves.
Tutto è pronto per l’attacco di Nibali, anche Kangert è stato fatto fermare. E l’attacco avviene esattamente sotto il cartello dei 15 km all’arrivo: Chaves e Valverde rispondono immediatamente, gli altri non reagiscono. Ma il cachaco ha il fiato corto, e lo Squalo va via, guadagnando lentamente secondi su di lui e su un Valverde che invece appare in giornata di grazia e capace di arrivare in zona podio.

Cavalcata vincente, Chaves senza più energie
Comincia il ballo dei gregari, veri o guadagnati sulla strada. L’atteso Kangert permette a Nibali di guadagnare terreno, prima di esaurire il suo compito; dal canto suo, Chaves trova solidarietà colombiana in Rigoberto Urán, capace di rientrare su di lui e Valverde; ma è un aiuto fin troppo veemente, e Chaves non riesce a reggere il passo degli altri due ispanici. E non riuscirà a reggere neanche quello di Jungels e Majka prima, e di Kruijswijk poi, sugli ultimi 2,5 km di salita a Sant’Anna: Chaves ha raschiato il fondo del barile. Non Nibali, che giunge a 6’44” da Taaramae, anticipando di 13” Valverde e Urán, di 1’03” Visconti (utile per un breve tratto a Valverde, di 1’22” Majka e Jungels, di 1’29” Brambilla e Kruijswijk e di 1’36” l’ex-maglia rosa, scortata sino al traguardo da un esultante Scarponi: è un successo anche suo.
Vincenzo Nibali vince così il 99° Giro d’Italia (la kermesse finale a Torino non dovrebbe regalarci sorprese), il secondo della sua carriera, con 52” su Chaves e 1’17” su Valverde; per il colombiano è il primo podio della carriera in un GT, per il murciano solo l’ultimo di una lunga carriera di successi. Il povero Kruijswijk, nonostante una strenua lotta, deve accontentarsi del quarto posto finale ad 1’50”, a testimonianza di una classifica strettissima che ha visto questi 4 uomini contendersi fino alla fine i favori del pronostico.

Rafal Majka mantiene il quinto posto a 4’37”, Bob Jungels ottiene un lusinghiero sesto a 8’31”, confermandosi la next big thing per i GT (specialmente per il Tour de France); Urán, settimo a 11’47”, passa Amador ottavo a 13’21”, mentre grazie alla fuga odierna Atapuma riesce ad entrare in top ten a 14’09”, superando anche il bielorusso Siutsou decimo a 16’20”.

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