La sede del Ministero della Salute © IlVelino.it
La sede del Ministero della Salute © IlVelino.it

I ciclisti i più dopati d’Italia? ANSA, contala giusta

Un dato tratto dal report annuale del Ministero della Salute, letto in maniera non meno che superficiale, ci induce ad alcune precisazioni

Cari lettori, probabilmente domani qualche vostro amico vi spernacchierà perchè avrà letto sui giornali (o su qualche sito già oggi) che il rapporto antidoping per il 2015 del Ministero della Salute conferma quello che tutti abbiamo sempre saputo, e cioè che il ciclismo è il più sporco tra gli sport.

Naturalmente questa notizia è alquanto fuorviante, e qui vi spieghiamo perché. Vi serva, questo piccolo scritto, a mo’ di memorandum per sapere come rispondere domani ai vostri amici.

 

Il report del Ministero e la rilettura dell’ANSA
L’antefatto: il Ministero della Salute ha pubblicato lunedì 6 giugno il suo rapporto annuale sull’attività di controllo dell’antidoping, basato su 190 manifestazioni sportive monitorate e 860 atleti testati nel corso del 2015.

Il fatto: l’ANSA ha ripreso la notizia oggi, ribattendola sui suoi canali di diffusione. Laddove il comunicato del Ministero (a questo link) non faceva riferimento alle singole discipline sportive fatte oggetto dei controlli, l’Agenzia Nazionale Stampa Associata (l’ANSA, appunto), ha ritenuto per forza di dover inserire un passaggio in cui si precisava che “il ciclismo è lo sport dove si registra il maggior numero di casi” (a questo link).

Ancora una volta si ripropone una lettura dei fatti apparentemente univoca: i ciclisti si dopano molto più degli altri sportivi, e i dati lo statuiscono anche in questo ultimo report. Inutile dire che la gran parte della stampa, tra oggi e domani, ripubblicherà distrattamente la notizia diffusa dall’ANSA.

 

La verità dei fatti
Poi però, insospettiti dalla faciloneria dell’asserzione, siamo andati a leggerci nel dettaglio il report ministeriale, e abbiamo “scoperto” quel che in realtà già ben sapevamo.

E cioè che, tra tutte le discipline sportive in Italia, il ciclismo è l’unica per la quale i controlli vengono effettuati non solo sugli atleti tesserati per la Federazione, ma anche su quelli affiliati agli Enti riconosciuti dalla Consulta Nazionale del Ciclismo, ovvero tutti quegli enti di promozione sportiva relativi principalmente allo sport amatoriale.

In parole povere, se per il calcio, il basket, la pallavolo, l’atletica, il nuoto, si son presi in esame solo i tesserati federali, per il ciclismo “vale tutto”. La differenza è rimarchevole, perché il dato delle positività riscontrate dal Ministero nel ciclismo ammonta a 12 (contro le 2 di atletica, baseball, rugby, pallamano e pallacanestro), un numero di gran lunga superiore a quello di tutte le altre discipline.

Ma se si leggono le righe piccole, si scopre che i positivi provenienti dalla FCI (Federazione Ciclistica Italiana) sono appena… uno. Gli altri 11 vengono tutti dal mare magno dell’amatorialità.

 

Le nostre ovvie conclusioni
Si può dire quindi che il ciclismo è lo sport con più positività, quando è l’unico per il quale vengono controllati anche gli amatori? Ovviamente no.

Ci si può chiedere come mai di ACSI, UISP, US ACLI, CSAIN e CSEN, associazioni attive in tutti gli sport, vengano monitorati solo i ciclisti e non anche i rugbysti o i calciatori o i nuotatori? Certo che ce lo si può chiedere.

Si può supporre che, se anche per gli altri sport ci fosse un controllo così certosino sugli Enti della Consulta, i dati sarebbero molto più equilibrati in favore del ciclismo? Naturalmente sì.

Si può pretendere che l’informazione mainstream faccia attenzione invece di sparacchiare dati a casaccio? Non occorre neanche dirlo.

Nel nostro piccolo, contenti di aver ottemperato a questo minimo esercizio di servizio pubblico, vi linkiamo il report di cui sopra di modo che possiate leggere coi vostri occhi i dati del Ministero della Salute.

Report attività di controllo antidoping – anno 2015 (PDF 0.75 Mb)

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