Christian Prudhomne presenta il Tour de France 2016 © ASO
Christian Prudhomne presenta il Tour de France 2016 © ASO

Un Tour all’insegna dell’innovazione

L’analisi del percorso della Grande Boucle 2016, fra sconfinamenti, salite inedite e il ritorno della cronoscalata

Un Tour intrigante e aperto a molti scenari, quello 2016. Molto esterofilo, dati i tre sconfinamenti previsti fra Spagna, Andorra e Svizzera. Molto montagnoso, fra Pirenei, Alpi, Giura e il ritorno del Massiccio Centrale. Resta, rispetto al recente passato, la ridotta distanza in prove contro il tempo, in quest’occasione due con il ritorno della cronoscalata; manca la cronometro a squadre come nel 2014, anno in cui si partì dallo Yorkshire con una prova in linea. Tour quello vinto da un italiano dell’Astana, per la cronaca; ecco, tanto il Giro 2016 è parso venir disegnato su Vincenzo Nibali quanto il Tour 2016 non può certo dispiacere a Chris Froome e a Nairo Quintana.

1ª Tappa: Sabato 2 luglio, Mont Saint Michel-Utah Beach (188 km)

Mont Saint Michel-Utah Beach

Le Grand Départ del Tour de France edizione 2016 avviene dalla Normandia. Si salpa da uno dei luoghi maggiormente simbolici di tutto il paese, vale a dire “l’isola che non c’è” di Mont Saint-Michel. Dopo un tratto di trasferimento nelle zone attigue il km 0 del Tour è previsto alle 12.50, ed il tempo per ammirare l’abbazia è giunto agli sgoccioli. Dopo 20.5 km il primo gpm dell’anno, ovviamente di quarta categoria, la Côte d’Avranches seguita una ventina di km più tardi dalla Côte des falaises de Champeaux, anch’essa tutt’altro che complicata. In una frazione altimetricamente semplice l’insidia maggiore, oltre alla frenesia del gruppo che spesso, in tali situazioni, porta a cadute, riguarda il vento: questo perché i primi 105 km sono tutti esposti al forte vento della Manica. Nel secondo terzo di gara si passa per l’interno del dipartimento, ma anche in questo caso le folate di Eolo possono dare qualche grattacapo. Si torna a costeggiare il mare attorno ai meno 35 km a Quinéville: qui le formazioni più attrezzate potrebbero togliersi lo sfizio di provocare ventagli. Dopo un nuovo ritorno verso l’interno da Sainte-Marie-du-Mont si riprende, quando mancano solamente 6 km al termine, la strada verso il mare e verso il traguardo, posto in una delle spiagge teatro dello sbarco alleato in Normandia il 6 giugno 1944. Nessun problema a livello stradale, visto che l’ultima curva è posta a 5000 metri dalla conclusione, e prima occasione di sfida fra i tanti velocisti della carovana.

2ª Tappa: Domenica 3 luglio, Saint Lô-Cherbourg en Cotentin (183 km)

Saint Lô-Cherbourg en Cotentin

Se l’apertura è stata disegnata per le ruote veloci non altrettanto si può dire per la seconda frazione, anch’essa interamente compresa nel dipartimento della Manica, con la partenza posta nel capoluogo Saint Lô. Anche in questa giornata allerta massima per il pericolo ventagli ma, a differenza di sabato, qui si pedala respirando a pieni polmoni l’aria marina ininterrottamente dal km 90 al km 145. Nel primo terzo di gara tre semplici gpm: nell’ordine saranno affrontati la Côte de Torigny les Villes (km 10), la Côte de Montabot (km 23) e la Côte de Montpinchon (km 52). Decisamente diverso rispetto alle 24 ore precedenti il finale: ai meno 3 km dal termine inizia la prima ascesa di terza categoria del Tour, la Côte de La Glacerie. Lungo neppure 2 km questo stappo presenta pendenze esigenti nel tratto centrale, con punte del 14% per una pendenza media del 6.5%. Da qui mancano solamente 1500 metri alla conclusione: praticamente pianeggianti i primi 800 metri, al 5.7% medio i rimanenti 700 metri. Frazione adatta ai puncheur o per gente come Sagan e Van Avermaet; gli uomini di classifica dovranno correre in maniera attenta, restando nelle primissime posizioni per evitare improvvisi buchi e inutili perdite di secondi.

3ª Tappa: Lunedì 4 luglio, Granville-Angers (223.5 km)

Granville-Angers

Una settantina di km prima di dire au revoir alla Manica per iniziare la rapida discesa verso i Pirenei: la Granville-Angers promette di essere una classica tappa di trasferimento del Tour, tipologia di frazioni particolarmente in auge a cavallo del millennio quando sulla tolda di comando sedeva Jean-Marie Leblanc. In ossequio al desiderio di inserire in ogni giornata almeno un gpm, dopo 25.5 km la breve Côte de Villedieu-les-Poèles assegnerà un punto a chi transiterà in testa. Per il testo, giornata che, a meno di malaugurati incidenti, non dovrebbe causare alcun problema alla compagnia passando tra i dipartimenti dell’Ille-et-Vilaine e della Mayenne per poi pedalare negli ultimi 60 km nel Maine-et-Loire. Raggiungere il capoluogo Angers non sarà complicato; neppure tanto diverso è il discorso relativo agli ultimissimi km, con solo un paio di rotatorie negli ultimi 5000 metri. Due le curve a cui prestare attenzione: la prima ai meno 1800 metri, la seconda, una svolta a destra, a soli 300 metri. Rettilineo leggermente all’insù, si parla di poco più del 2%, che non provoca ansia a chicchessia.

4ª Tappa: Martedì 5 luglio, Saumur-Limoges (237.5 km)

Saumur-Limoges

 

Bisogna accelerare il viaggio verso sud, si è detto, ed ecco la frazione più lunga dell’intero Tour: ben 237.5 i km da affrontare parendo da Saumur, città che ha dato i natali a Coco Chanel e a Fanny Ardant, fino a Limoges. Primi 180 km tra i dipartimenti del Maine-et-Loire, Vienne e Haute-Vienne modellati sulla classica pianura francese: leggero saliscendi dunque, ma l’escursione altimetrica non si distanzia dai 31 metri slm della partenza ai 234 metri slm del traguardo volante di Le Dorat. Il gpm di giornata, ovviamente di quarta categoria, è la Côte de la Maison Neuve (km 182), 1200 metri al 5.6% medio. La strada nei 30 km successivi continua a salire dolcemente per arrivare al punto più alto di giornata dei 452 metri slm di Bonnac. All’arrivo mancano poco più di 25 km, tutti di leggerissima discesa. L’arrivo, posto difronte al municipio limosino, non è tortuoso, dato che l’ultima semicurva è sita ai meno 1300 metri. Ultimi 500 metri in leggera pendenza ma, come per il giorno precedente, si parla di percentuali poco probanti, oscillanti tra il 3 e il 4%. Terzo traguardo su quattro riservato agli sprinter dunque, ma dal giorno seguente la musica cambia.

5ª Tappa: Mercoledì 6 luglio, Limoges-Le Lioran (216 km)

Limoges-Le Lioran

Dopo quarantuno anni dalla vittoria di Michel Pollentier Le Lioran, stazione sciistica sita sul Massiccio Centrale, torna ad ospitare un arrivo di tappa del Tour de France. Da Limoges la carovana trova subito un minuscolo gpm, ovviamente di quarta categoria, la Côte de Saint-Léonard-de-Noblat (km 16.5). Lasciato il dipartimento della Haute-Vienne si viaggia in direzione sud-est percorrendo le accidentate strade della Corrèze, tipico esempio di pianura francese, per entrare nel Cantal. Qui, nella terra dell’ex presidente Georges Pompidou e del due volte vincitore del Tour (negli anni ’30) Antonin Magne, il terreno si fa sempre più favorevole ai fuggitivi, in una giornata a loro dedicata. Cinque i colli da affrontare negli ultimi 70 km di gara: nell’ordine, la Côte du Puy Saint-Mary (km 144.5), il Col de Neronne (km 173.5), il Pas de Peyrol (km 185), il Col du Perthus (km 201.5) e il Col de Font de Cère (km 213.5) saranno manna dal cielo per i cacciatori di punti per la maglia à pois. Particolarmente insidioso il Pas de Peyrol, lungo 5.4 km e dalla pendenza media dell’8.1%; dalla vetta 13 km di discesa sino all’inizio del Col du Perthus, lungo 4.4 km al 7.9%. I successivi 6 km di discesa portano alle pendici dell’ultima ascesa di giornata, il Col de Font de Cère; quest’ultima ascesa di 3.3 km al 5.8% medio non permette di fare una grossa selezione. Altri 2 km pressoché in falsopiano prima dell’ultimo km al 6% che porta all’arrivo. Tappa da fughe, come detto, che non dovrebbe dir molto in chiave generale a meno di qualche tentativo di imboscata.

6ª Tappa: Giovedì 7 luglio, Arpajon sur Cère-Montauban (190.5 km)

Arpajon sur Cère-Montauban

Si arriva, finalmente, nel Midi; ma per le salite, con gaudio maximo delle ruote veloci, bisogna attendere altre 24 ore. Da Arpajon-sur-Cère prosegue il viaggio verso il confine spagnolo in una frazione altimetricamente ondulata soprattutto nella prima metà, ma con un finale dolce e adatto ai velocisti, che dovranno aver corso di conserva il giorno precedente per potersi garantire chance di successo in quel di Montauban. Tre i gpm, tutti parimenti ininfluenti ai fini della contesa per la vittoria di tappa: il Col des Estaques (km 62), la Côte d’Aubin (km 71.5) e la Côte de Saint-Antonin-Noble-Val (km 149), con il primo e l’ultimo di terza categoria. Finale complesso per la frazione che attraversa i dipartimenti del Cantal, dell’Aveyron, del Tarn e del Tarn-et-Garonne: tre rotatorie negli ultimi 3000 metri, l’ultima delle quali posizionata a circa 500 metri dalla linea bianca, con tanto di successiva curva a destra ai meno 380 metri. Almeno non c’è alcuna pendenza, penseranno gli sprinter, volenterosi di chiudere la prima settimana nel migliore dei modi.

7ª Tappa: Venerdì 8 luglio, L’Isle Jourdain-Lac de Payolle (162.5 km)

L'Isle Jourdain-Lac de Payolle

Finalmente si sale, finalmente arrivano i Pirenei. Con somma gioia degli scalatori ed altrettanta disapprovazione del resto del gruppo ha inizio il trittico pirenaico. Da l’Isle Jourdain nel dipartimento del Gers si attraversano l’Haute-Garonne per sbarcare negli Hautes-Pyrénées dove si svolgeranno i due terzi di giornata. Nessuna difficoltà fino ai meno 20 km dal traguardo, con la strada che sale prima dolcemente e poi, grazie alla Côte de Capvern (km 117) lunga 7.7 km ma con una pendenza media del 3.1%, ci si ritrova ad Arreau. Da questo piccolo borgo partono due strade: la prima, a sud-est, porta al Col du Peyresourde; la seconda, a nord-ovest, al Col d’Aspin. Ed è questo, colle tra i più tradizionali del Tour (nel 2016 vi si salirà per la settantaduesima volta) nonché quello che fu decisivo nel 1938 per il successo di Gino Bartali, il primo appuntamento in cui mostrare il vero stato di forma. 12 km di salita sostanzialmente costanti, con pendenza media del 6.5% e punte attorno al 10%. Per giungere al traguardo mancano 6 km di discesa non troppo complicata fino ai 1200 metri dal termine, dove una stretta svolta a sinistra porta al traguardo, posto al termine di un leggero falsopiano.

8ª Tappa: Sabato 9 luglio, Pau-Bagnères de Luchon (184 km)

Pau-Bagnères de Luchon
Eccolo, il classico tappone pirenaico. Un po’ cortino, certo, visto che i 200 km sono un miraggio. Pyrénées-Atlantiques, Hautes-Pyrénées e Haute-Garonne i dipartimenti attraversati, ma questo importerà a pochi fra gli atleti ancora in corsa. Si parte senza sorprese da Pau, la capitale dei Pirenei in chiave Tour; dopo un tratto di simil trasferimento passando anche per Lourdes, esattamente 150 metri dopo il traguardo volante di Esquièze-Sère inizia l’ascesa al Col du Tourmalet, prima salita Hors Catégorie della Grande Boucle; il versante scelto è quello di Luz-Saint-Sauveur da dove partono i 19 km di interminabile salita: pendenze mai inferiori al 6% (se non per tre brevi tratti di “riposo” tra il 4 e il 5%) che si accentuano nei conclusivi 4 km, per una media del 7.4%. Dopo i 2115 metri slm della cima (al km 86) dedicata a Jacques Goddet spazio a 17 km di discesa fino a Sainte-Marie-de-Campan dove parte la Hourquette d’Ancizan (vetta al km 120), lunga sì 8.2 km dalla pendenza media del 4.9%. Una dozzina di km di declivio fino a Saint-Lary-Soulan dove inizia il Col de Val Louron-Azet: 10.7 km di dura salita al 6.8%, per decimare ancor più le già facce del gruppo. La vetta è al km 148 di gara e, 9 km più tardi, è di nuovo il turno di una salita: la prescelta si chiama Col de Peyresourde, che è la più breve delle quattro di giornata (7.1 km) ma quella con la pendenza media maggiore (7.8%). Ascesa spaccagambe se ce n’è una sui Pirenei, visto che non si vai al di sotto del 6.6% e mai sopra al 9%. Dal passo, posto al km 168.5, mancano ancora 15.5 km tutti in discesa fino alla località termale di Bagnères-de-Luchon. Giornata chiave, dove salteranno i primi aspiranti uomini di classifica.

9ª Tappa: Domenica 10 luglio, Vielha Val d’Aran-Andorra Arcalis (184.5 km)

Vielha Val d'Aran-Andorra Arcalis

Niente dipartimenti stavolta, dato che la frazione si disputa interamente all’estero. Fra Spagna e Andorra una giornata durissima, praticamente senza un metro di pianura. Il chilometraggio è pressoché identico a quello del giorno precedente, così come sono molteplici le ascese (quelle extra Esagono sono cinque contro le quattro di 24 ore prima). Si parte subito in salita da Vielha Val d’Aran con 13 km verso i 2072 metri slm del Port de la Bonaigua (cima al km 19), per una pendenza media del 6.1% che può mettere subito in croce le gambe di molti. Da lì quasi 50 km di discesa, i primi 20 dei quali più ripidi e i restanti 30 km decisamente agevoli, fino a Sort dove partono i 20 km del Port del Cantó (km 87.5). Salita che va su a gradoni, con la pendenza media del 5.4% che può far ulteriormente ingolfare cosce e polpacci. Altra lunga discesa, stavolta di quasi 30 km, fino a La Seu d’Urgell, sede delle gare di canoa slalom ai Giochi Olimpici di Barcellona 1992, da dove la strada riprende a salire dolcemente, passando prima il confine e poi transitando per Andorra vecchia. Da qui parte la breve (4.2 km) ma ardua salita (pendenza media dell’8.2%) della Côte de la Comella. Vetta al km 143 seguita da 8 km equamente divisi tra morbida discesa e falsopiano fino a Vila, da cui inizia il Col de Beixalis: salita difficile soprattutto nella prima metà, con il secondo ed il terzo dei 6.4 km di lunghezza ad una pendenza media a due cifre. Dell’8.5% è la difficoltà complessiva dell’intera scalata, che termina al km 157: 8 km di discesa e 9 km di falsopiano conducono alle pendici dell’ultima difficoltà, la salita verso Andorra Arcalis, ascesa Hors Catégorie. 10.1 i km ancora da percorrere, con la pendenza media del 7.2% pressoché costante: salita già affrontata più volte dal Tour e della Vuelta, nella quale non dovrebbero crearsi grosse differenze. Tutto dipenderà da come verranno affrontate le precedenti asperità di giornata.

10ª Tappa: Martedì 12 luglio, Escaldes Engordany-Revel (197 km)

Escaldes Engordany-Revel

 

Dopo un giorno di riposo, si riparte sempre da Andorra, dalla stazione termale di Escaldes-Engordany. Ma i riposanti bagni a cui i corridori potranno servirsi nel lunedì di pausa saranno sin da subito un lontano ricordo: la strada parte immediatamente all’insù con una lunghissima ascesa per tornare in Francia. È il Port d’Envalira che, con i suoi 2408 metri slm, rappresenta il punto più elevato dell’intera corsa; per arrivarci bisognerà pedalare per circa un’ora, in una salita di 22.5 km al 5.5% di pendenza media. Sarà fondamentale partire già caldi perché una simile difficoltà può presentare un conto salato. Dal punto di vista altimetrico questo è l’unico grande ostacolo del giorno: lunga discesa prima e pianura poi tra i dipartimenti dei Pyrénées-Orientales, dell’Ariège, dell’Aude, del Tarn e dell’Haute-Garonne. Si passa una prima volta a Revel, ma non sotto il traguardo: manca l’ascesa verso l’ormai tradizionale Côte de Saint-Ferréol, dentello di 1800 metri al 6.6% di pendenza che culmina a circa 7 km dall’arrivo. Da lì discesa e il ben noto traguardo, che vide vincitori nel 2005 Paolo Savoldelli (in un giorno di libertà accordatogli da Lance Armstrong, con il gruppo decimato in salita da un irresistibile Jan Ullrich) e nel 2010 Alexandre Vinokurov (che si vendicò della beffa del giorno precedente a Mende). Tappa da fughe o per puncheur, ma non si può escludere una qualche scaramuccia tra i big.

11ª Tappa: Mercoledì 13 luglio, Carcassonne-Montpellier (162.5 km)

Carcassonne-Montpellier

Dopo giorni in cui avranno dovuto faticare i velocisti possono tirare un sospiro di sollievo: la Carcassonne-Montpellier è roba loro. Dalla antichissima città di partenza (i primi insediamenti risalgono al Neolitico) torna ad essere protagonista la pianura francese, questa volta sulle terre occitane. Aude e Hérault i due dipartimenti interessati dal transito della carovana, che avrà a che fare con due gpm, entrambi di quarta categoria e posti nella prima metà di gara: sia la Côte de Minerve (km 38) che la Côte de Villespassans (km 57) non daranno pensieri per quella che sarà una frazione accolta con il sorriso da chi ancora sarà in corsa. Anche gli ultimi 5000 metri sono tutto fuorché insidiosi: solo tre le curve nel finale, l’ultima delle quali ad oltre 2 km dal termine. Lunghissimo rettilineo d’arrivo dunque, posto in prossimità dello Stadio Yves-du-Manoir, sede della nota squadra locale di rugby. Volata a ranghi compatti, dove i treni potranno mettere in scena le loro sfide ad alta velocità.

12ª Tappa: Giovedì 14 luglio, Montpellier-Mont Ventoux (184 km)

Montpellier-Mont Ventoux

È il 14 luglio per cui quale miglior modo che celebrare la festa nazionale con un arrivo al Mont Ventoux? Christian Prudhomme ripete la scelta del 2013 quando l’arrivo nel Gigante della Provenza vide il netto successo di Chris Froome con forse la frullata più memorabile della sua carriera. Il keniano bianco è il favoritissimo per questa tappa, che pare disegnata a sua immagine e somiglianza. Partenza dal capoluogo dell’Hérault e poi via, tra Gard e Bouches-du-Rhône, fino al dipartimento del Vaucluse dove avranno luogo le fasi calde della frazione. Due salitelle in rapidissima sequenza, la Côte de Gordes (km 131.5) e il Col des Trois Termes (km 135.5), saranno un antipasto per il piatto principale che arriva al km 168.5. Da Saint-Estève parte la terribile scalata del monte affrontato quasi 700 anni fa dal Petrarca. Cosa dire del Monte Calvo che non sia stato detto? I dati parlano di un’ascesa di 15.7 km all’8.8% di media in quello che è il terzo Hors Catégorie della Grande Boucle. Primi 8 km terribili, con pendenze che non scendono mai sotto l’8.5%; i seguenti 5 km, con tanto di passaggio per Chalet Reynard, sono leggermente più agevoli mentre gli ultimi 3 km di giornata tornano a pendenze sempre sopra l’8%. Fra il vento e il probabile caldo sarà una giornata dura per tanti, e i distacchi potrebbero contarsi in minuti.

13ª Tappa: Venerdì 15 luglio, Bourg Saint Andéol-La Caverne du Pont d’Arc (cronometro individuale, 37.5 km)

Bourg Saint Andéol-La Caverne du Pont d'Arc

La prima cronometro del Tour de France 2016, da Bourg-Saint-Andéol a La Caverne du Pont-d’Arc, arriva dopo un giorno che avrà certamente fatto danni a molti; ripartire con una cronometro di 37.5 km ondulata fino ad un certo punto potrà dare noie agli scalatori più puri. Ambedue le località cardini di giornata sono al debutto alla Grande Boucle: una particolare menzione merita la sede di arrivo, dato che presenta un’omonima costruzione edificata a partire dal 2012 e aperta al pubblico nel 2015. È una vera e propria riproposizione della Grotta Chauvet, ossia della caverna in cui sono state rinvenute le più antiche testimonianze di arte preistorica al mondo. I primi 7 km della crono sono subito all’insù, con una salita al 5% di pendenza media; a seguire una quindicina abbondante di km in falsopiano nel quale si dovrà spingere il rapporto lungo. Breve discesa non troppo insidiosa ed un nuovo tratto pianeggiante, stavolta con qualche curva in più. Si torna a salire negli ultimi 3300 metri con una pendenza media del 4.9%. Cronometro particolare e assai complicata da valutare: sarà una delle tappe più attese dell’intero Tour.

14ª Tappa: Sabato 16 luglio, Montélimar-Villars les Dombes (208.5 km)

Montélimar-Villars les Dombes

Altro giorno di gloria per gli sprinter tra Montélimar e Villars-les-Dombes. Si punta dritti verso nord attraversando i dipartimenti della Drôme, dell’Isère, del Rhône e dell’Ain, sfiorando nel finale Lione e la sua vasta area metropolitana. Tre gli strappetti di quarta categoria da scalare: la Côte de Puy-Saint-Martin (km 20.5), la Côte du Four-à-Chaux (km 83.5) e la Côte d’Hauterives (km 101.5). Come per diverse frazioni precedenti la pianura francese caratterizza l’intera giornata che dovrebbe arridere alle ruote veloci e non ai fuggitivi in ragione del vento contrario che sovente spira nel finale. Negli ultimi 10 km si entrerà nell’area paludosa del Parc des Oiseaux, già arrivo di una cronometro al Critérium du Dauphiné 2013. Finale velocissimo, con la bellezza di due curve nei conclusivi 9000 metri: se poi queste svolte sono ai meno 5.8 km e ai meno 3 km, ecco che il discorso si fa ancora più semplice. Frazione dal finale scontato in un panorama che si preannuncia suggestivo.

15ª Tappa: Domenica 17 luglio, Bourg en Bresse-Culoz (160 km)

Bourg en Bresse-Culoz

Dopo Massiccio Centrale e Pirenei è la volta di una terza catena montuosa da scalare: nella frazione da Bourg-en-Bresse a Culoz, interamente disegnata nel dipartimento dell’Ain, tocca al Massiccio del Giura, in quelle che sono le zone di allenamento di Thibaut Pinot. Ben sei i gpm in soli 160 km: si parte subito con il Col du Berthiand (km 23) di prima categoria, lungo 6 km e dall’interessante pendenza media dell’8.1%. Nel saliscendi continuo che caratterizza la frazione la seconda ascesa valida per la maglia à pois è il Col du Sappel (km 52) di seconda categoria: anche in questo caso non si tratta di un semplice zampellotto vista la lunghezza di 8.8 km e la pendenza media del 5.6%. Breve discesa e poi via verso il Col de Pisseloup (km 63.5), dalla pendenza simile al colle precedente ma lungo 4.9 km. Altri 8 km tra discesa e falsopiano e poi ecco spuntare il terzo gpm, il Col de la Rochette (km 79), il più semplice del giorno con i suoi 5.1 km al 5.4%. 21 km fra discesa, salitella non contabilizzata come gpm e ancora discesa portano a Lochieu, dove ha inizio la penultima ascesa del giorno, l’unica Hors Catégorie: è il Col du Grand Colombier. Misura 12.8 km, ma si sale in maniera irregolare: dolce nei primi 2 km, dura nei 2 km seguenti, quindi 3 km quasi di falsopiano prima di altri 2 km al 10% di media, seguiti da 1 km al 3.4% e, per finire, gli ultimi 2800 metri con pendenze sempre superiori all’8.5%. Dai 1501 metri slm della vetta si scende giù per ben 16 km a cui fan seguito 8 km di pianura, con tanto di passaggio sotto il traguardo. Ma non è finita, perché dalla sede di arrivo, luogo dove è cresciuto il velocista Christophe Lemaitre, si riparte con una nuova salita, fortunatamente per i ciclisti l’ultima del giorno: è quella dei Lacets du Grand Colombier, che non ha nulla a che fare con l’ascesa precedente. Gli 8.4 km al 7.6% presentano una difficoltà continua sino all’ultimo km, questo ad un modesto 2.9%. Dalla cima mancano 14 km al termine e si tratta del medesimo tracciato finale affrontato una quarantina di minuti prima venendo giù dal Col du Grand Colombier. Frazione da affrontare con estrema cautela, perché potrebbe rivelarsi sorprendentemente importante in chiave classifica.

16ª Tappa: Lunedì 18 luglio, Moirans en Montagne-Berna (209 km)

Moirans en Montagne-Berna

Nuovo sconfinamento all’estero, e stavolta si va in Svizzera. Da Moirans-en-Montagne, a due passi dalla casa di Alexis Vuillermoz, si pedala per 106 km fra Jura e Doubs prima di entrare nel Cantone di Neuchâtel. Nella metà di frazione in terra della Confederazione non ci sono differenze rispetto a quanto affrontato in precedenza: serie di falsopiano alternata a pianura francese, in questo caso pianura svizzera. Uno il gpm, la Côte de Mühleberg (km 183.5), lungo appena 1200 metri; nessun fastidio per i velocisti, figuriamoci per tutti gli altri. Tra il Cantone di Berna e quello di Friburgo si continua sul piano per arrivare agli ultimi 5 km. Qualche problema potrebbe sorgere a livello stradale, con la presenza di due sottopassi da affrontare e di altrettante curve a gomito, seppur a largo raggio. Nascosta nell’altimetria ma presente sulla carreggiata è lo strappetto di Papiermülhestrasse: dai 1800 ai 1200 metri al termine un tratto al 6.5% medio potrebbe togliere dalla partita gli sprinter più puri. Per chi riuscirà a salvarsi spazio allo sprint, che avverrà nel rettifilo finale lungo 1100 metri.

17ª Tappa: Mercoledì 20 luglio, Berna-Finhaut Emosson (184.5 km)

Berna-Finhaut Emosson

È pesantemente indiziata ad essere la tappa rivelazione dell’intero Tour: dopo un giorno di riposo la carovana riprende il proprio viaggio dalla capitale elvetica, in una frazione che verrà totalmente disputata nei confini della Confederazione, proprio nell’anno in cui si festeggia il cinquecentenario del Trattato di Friburgo con cui la Svizzera iniziò la sua pace perpetua. Primi 65 km in leggera ma costante ascesa sino a Zweisimmen da dove partono i 6.6 km al 4.8% della Côte de Saanenmöser (km 72.5); breve discesa e falsopiano fino a L’Etivaz quando inizia il Col des Mosses (cima al km 105), che pare una riproposizione perfetta della salita precedente visto che misura 6.4 km ed ha una pendenza media del 4.4%. 18 km di discesa seguiti da altri 27 km di pianura fino a Martigny: da qui inizia però il divertimento per gli spettatori a casa e a bordostrada. Arriva il momento del Col de la Forclaz, i cui numeri sono terribili: 13 km al 7.9% di pendenza media sempre costanti (basti pensare che si oscilla da un minimo di pendenza del 7.2% ad un massimo dell’8.5%) che per mezzora non lasciano neppure un momento di tranquillità a chi deve affrontarla. 7 km di discesa ostica nella prima metà e dolce nella seconda conducono fino all’imbocco della salita finale, inedita per la Grande Boucle: la destinazione è Finhaut, fino alla località lacustre di Emosson. 10.4 km di salita da togliere il fiato, soprattutto nella seconda parte: se nei primi 4 km si spazia dal 5 all’8% di pendenza media nei vari km, altrettanto non si può dire nei rimanenti dove sembra di assistere ad un crescendo rossiniano. 9.1% la pendenza media del quinto km, 9.2% del sesto, 9.6% del settimo, lieve calo all’8,7% nell’ottavo, quindi 9.2% nel nono e 10% tondo nel decimo. Il tratto più duro deve ancora arrivare, visto che gli ultimi 600 metri sono al di sopra del 12%. L’ascesa finale ha tutto per essere paragonata a quella, sempre svizzera, di Verbier affrontata al Tour 2009: allora Alberto Contador fece una delle migliori performance della carriera, dando 43″ a Andy Schleck e 1’03” a Vincenzo Nibali.

18ª Tappa: Giovedì 21 luglio, Sallanches-Megève (cronometro individuale, 17 km)

Sallanches-Megève
Il Tour de France torna ad avere nel proprio tracciato una cronoscalata: tale tipologia di prova mancava all’appello dall’ormai lontano 2004, quando Lance Armstrong diede distacchi abissali nell’ascesa verso L’Alpe d’Huez. Tuttavia questa non è una classica cronoscalata, visto il disegno tracciato dagli organizzatori. Si parte da Sallanches, sede del Campionato del mondo su strada 1980, considerato da molti come il più duro di sempre; vinse Bernard Hinault, che fece la differenza sulla Côte de Domancy, presente anche nel percorso di giovedì 21 luglio. Dopo 4 km di pianura la strada sale verso la già citata côte, lunga solo 2500 metri ma durissima, con la sua pendenza media del 9.4%: chi realizzerà in questo parziale il miglior tempo verrà omaggiato con un premio intitolato proprio al Tasso. Dalla cima 1 km in falsopiano viene seguito da 3 km di salita attorno al 4/5%; quindi una rampa di 1000 metri all’8.3% seguito da 1 km di pianura. Il medesimo scenario si ripete immediatamente: altro km di salita (all’8.2%) e altro km similpianeggiante prima degli ultimi 2 km di discesa sin sul traguardo di Megève. La frazione disegnata in Haute-Savoie ancorché breve sarà massacrante per le gambe e per lo spirito di molti, alle prese con uno sforzo particolarmente intenso.

19ª Tappa: Venerdì 22 luglio, Albertville-Saint Gervais Mont Blanc (146 km)

Albertville-Saint Gervais Mont Blanc

La due giorni finale nelle Alpi savoiarde si apre da Albertville, sede dei Giochi Olimpici Invernali 1992, da cui si parte subito in salita con il Collet de Tamié, che però non assegna punti per la maglia à pois. A differenza della seguente asperità orografica che prende il là da Talloires: è il Col de la Forclaz de Montmin che, per essere posizionato ad inizio tappa, è una signor montagna con i suoi 9.8 km al 6.9% di pendenza media. Dalla cima al km 42.5 fanno seguito 8 km di discesa e 13 km di pianura fino all’inizio del Col de la Forclaz de Queige, salita che con quella precedente condivide solo una parte del nome (Forclaz corrisponde all’italiano Forcola); diverse sono anche lunghezza e pendenza media, rispettivamente pari a 5.6 km e 7.8%. Una decina di km fra discesa e falsopiano portano a Villard-sur-Doron dove ha inizio l’unica salita di giornata Hors Catégorie: è la Montée de Bisanne, ascesa inedita per il Tour de France. Ed è un mistero il motivo per cui abbia dovuto attendere così a lungo per venire inserita nel percorso, vista l’estrema durezza. Lunga 12.4 km e con una pendenza media dell’8.2% sarà uno spartiacque non solo per la giornata, quanto per il destino del Tour. La prima metà si assesta su una pendenza media di poco superiore al 7%; la seconda parte è invece vicina al 9.5%. Chi riuscirà a restare nel gruppo dei big (e anche tutti gli altri, chi in fuga e chi perso tra i vari gruppetti) troverà circa 5 km di falsopiano prima di scendere per 15 km, e la stessa operazione si ripeterà un’altra volta. Al termine di questi 40 km spazio alla salita conclusiva verso la località di Le Bettex nel comune di Saint-Gervais: anche questa tutt’altro che facile, visto che i 9.8 km finali hanno la pendenza media dell’8%. I tratti più complicati sono i primi 2500 metri, dove si è sopra al 10% di pendenza media, e i conclusivi 4 km dove è la pendenza media tocca l’8.5%.

20ª Tappa: Sabato 23 luglio, Megève-Morzine (146.5 km)

Megève-Morzine

Questa, per l’inseguitori della maglia gialla, sarà l’ultima possibilità di ribaltare il Tour e per sovvertire il destino della maglia gialla. Il terreno c’è nella Megève-Morzine che ripropone quasi esattamente il (ridotto) chilometraggio della giornata precedente. Dopo 14 km dalla partenza affrontare il Col des Aravis (vetta al km 21) non sarà una passeggiata di salute: lungo 6.7 km e dalla pendenza media del 7% questo valico può essere il giusto trampolino di lancio per l’attacco di qualche gregario delle formazioni dei big. I capitani potrebbero muoversi nella seguente ascesa, che prende il via da Le Grand Bornard e misura 12 km: è il Col de la Colombière, con una pendenza media del 5.8%. Dalla cima (al km 45.5) fanno seguito oltre 15 km di discesa e quasi 20 km di pianura fino alla terza asperità del giorno, il Col de la Ramaz. La più lunga ascesa di giornata con i suoi 13.9 km vanta una pendenza media del 7.1%, comprensiva di due tratti più semplici che spezzano il ritmo ma non le difficoltà. Altri 30 km fra discesa e pianura prima dell’ultimo ostacolo del Tour, nonché ultima vetta Hors Catégorie: è il Col de Joux Plane, che verrà affrontato per le dodicesima volta nelle ultime trentanove edizioni. Da ricordare il passaggio nel 1997 dove Marco Pantani staccò la maglia gialla Jan Ullrich e Richard Virenque andando a conquistare il successo di tappa due giorni dopo il ritorno alla vittoria de L’Alpe d’Huez. Il Joux Plane è un avversario ostico: lungo 11.6 km vanta una pendenza media dell’8.6%. Particolarmente aspra è la seconda metà nel quale non si scende mai sotto il 9% di pendenza. Dai 1691 metri slm dello scollinamento mancano 3 km di falsopiano e 9 km di discesa fino sul traguardo di Morzine, dove i giochi per il titolo conosceranno la parola fine.

21ª Tappa: Domenica 24 luglio, Chantilly-Paris Champs Élysées (113 km)

Chantilly-Paris Champs Élysées

Il classico trasferimento rapido con il TGV riporta tutti alla passerella finale parigina, con il via assegnato per la prima volta nella storia alla cittadina di Chantilly, nota soprattutto per essere patria dell’omonima crema. Anche stavolta i corridori non si faranno mancare la salitella valida per il gpm, vale a dire la Côte de l’Ermitage (km 32.5). Cambia leggermente l’entrata nella capitale: niente passaggio nei pressi della Tour Eiffel ma entrata dall’enorme parco di Bois de Boulogne. Il circuito finale, da ripetere otto volte, è quello classico: passaggio su ambedue i lati degli Champs Élysées con tanto di giro su Place Charles de Gaulle, meglio nota per ospitare l’Arco di Trionfo. Da Place de la Concorde ci si immette poi per Quai de Tuileries e, attraverso il sottopasso di Avenue du Général Lemonnier, si raggiunge la sfarzosa Rue de Rivoli, dove è posto l’ultimo km. Da lì rapida cavalcata di ritorno verso gli Champs Élysées, per la probabilissima volatona a ranghi compatti.

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