Quarto successo di Mark Cavendish © Twitter
Quarto successo di Mark Cavendish © Twitter

Finale turbolento, Cavendish turboveloce

Mark vince la quarta tappa al Tour de France 2016, Kittel lo contesta. Kristoff e Sagan sul podio, bella fuga di Benedetti

Nell’ultimo periodo storico il Tour de France non ha mai brillato dal punto di vista dello spettacolo; tanto per non fare nomi, pur con gli opportuni distinguo a livello prestazionale il Giro d’Italia ha quasi sempre sovrastato i cugini d’Oltralpe. Fra alti e bassi in qualche modo non ci si è mai eccessivamente addormentati ad ammirare la corsa francese; quest’anno, invece, la prima metà abbondante di Grande Boucle ha avuto come unico comun denominatore la noia. E la frazione di oggi ha negativamente suggellato questa tendenza

Partenza anticipata ma si avanza stancamente
Da Montbéliard i 187 corridori ancora in gruppo sono partiti in direzione Villars-les-Dombes nel tratto di trasferimento alle 11.45, ossia 15′ prima di quanto previsto: il motivo che ha spinto gli organizzatori ad adottare tale decisione risiede nel forte vento contrario che spira su gran parte delle zone attraversate. Prima del via si è osservato come ieri un minuto di silenzio in memoria delle vittime della strage di Nizza.

Il vento soffia, ma non in maniera così importante da giustificare la prima ora di gara: il gruppo ha infatti percorso solamente 30.4 km/h in un tracciato estremamente agevole. Non vi è stato alcun elemento che abbia provato ad attaccare, neppure sul primo gpm di giornata: alla maglia a pois Thomas De Gendt (Lotto Soudal) è bastato solamente mettersi davanti al plotone nella Côte de Puy-Saint-Martin (km 20.5) per cogliere l’unico punto in palio.

Finalmente parte la fuga, e c’è Benedetti
Per il primo scatto bisogna ringraziare uno dei corridori più esperti del gruppo: al km 28.5 il trentatreenne Jérémy Roy, al nono Tour di fila, si muove in maniera decisa. L’ingegnere della FDJ, formazione che ieri ha perso il capitano Thibaut Pinot per una bronchite ed è ridotta a soli sei elementi, viene inseguito da tre colleghi: sono l’elvetico Martin Elmiger (IAM Cycling), lo statunitense Alex Howes (Cannondale-Drapac) e l’azzurro Cesare Benedetti (Bora-Argon 18).

Il trentino è alla terza fuga nel suo Tour de France del debutto: la sua “prima volta” risale alla seconda tappa, la Saint Lô-Cherbourg, mentre la seconda nella l’Isle Jourdain-Lac de Payolle, ma in quell’occasione la sua avventura fu interrotta prima di metà gara. Oltre al ventottenne è la terza azione in tredici tappe in linea per Alex Howes: lo yankee, all’attacco come Benedetti nella settima tappa e nel weekend iniziale (Howes nell’apertura di Mont Saint-Michel), è un rappresentante dell’unica formazione, la Cannondale-Drapac, che ancora deve cogliere il primo piazzamento tra i migliori 10 di tappa (miglior risultato l’undicesimo di Pierre Rolland nella Limoges-Le Lioran).

Benedetti e Howes primi sui gpm mentre l’abbiocco generale prosegue
In gruppo non c’è stata alcuna reazione a questi primi allunghi; in questo modo il quartetto ha rapidamente guadagnato terreno: al km 32 Benedetti, Elmiger, Howes e Roy hanno già 1’45” di vantaggio, che aumenta a oltre 4′ al km 50 e raggiunge il picco massimo a 4’30” al km 67, quando Dimension Data, Etixx-Quick Step e Lotto Soudal si sono già messi in testa a controllare la situazione.

I due rimanenti gpm di giornata sono posti a breve distanza: la prima, la Côte du Four-à-Chaux (km 93.5), ha visto passare davanti Howes; la seconda, la Côte d’Hauterives (km 101.5), sorride invece a Benedetti. Non ci sono variazioni né nell’andatura, che rimane sempre assai moderata (33.5 km/h la media dopo la terza ora), né sul margine dei battistrada che mantengono 4’10” a metà gara.

Chi è Benedetti, una vita in fuga
La storia di Cesare Benedetti merita qualche riga in più rispetto a quella abitualmente dedicata a colleghi anche più rinomati: nato il 3 agosto 1987 a Rovereto da dilettante ha militato per un biennio nella Gavardo e per una stagione (il 2009) nella Colpack. Le buone prestazioni con la squadra bergamasca gli hanno permesso di gareggiare come stagista nella seconda parte del 2009 con una delle formazioni più blasonate dell’epoca, la Liquigas: nel team diretto da Roberto Amadio l’azzurro ha debuttato al GP di Carnago prima di allinearsi al via anche del GP di Camaiore e al GP Beghelli.

A mettere gli occhi su di lui è una neonata formazione Continental tedesca, la NetApp che, dopo una stagione, sale alla categoria Professional. E proprio con il team diretto da Ralph Denk che Benedetti corre tuttora: come lui sono alla settima stagione nella compagine teutonica Jan Barta e Michael Schwarzmann. Manca ancora al nostro il primo successo in carriera tra i pro’, lui che comunque si è tolto diverse soddisfazioni come il via al Giro d’Italia 2012, la maglia di leader nella prima giornata del suo Giro del Trentino 2015, una magnifica fuga al Giro di Lombardia 2015, la classifica dei traguardi volanti alla Tirreno-Adriatico 2016 e l’attacco alla Liegi-Bastogne-Liegi 2016. E infine la partecipazione al primo Tour de France, condito da tre fughe che hanno portato il suo “contafuga” sopra quota 1000 km in stagione.

Benedetti si prende anche il traguardo volante, Fränk termina il suo faticoso Tour
Il gruppo inizia a reagire grazie ai soliti Lars Ytting Bak (Lotto Soudal), Natnael Berhane (Dimension Data) e Petr Vakoc (Etixx-Quick Step) che rapidamente fanno abbassare il vantaggio dei battistrada: al rifornimento di Beaurepaire (km 111.5) si è infatti scesi a 3’20”, margine che si riduce di ulteriori 10″ ai meno 80 km. Nel frattempo, dopo un’innocua foratura per Warren Barguil (Team Giant-Alpecin), il quale comunque non la prende benissimo, c’è da registrare il ritiro di Mathias Fränk: l’elvetico, che avrebbe dovuto essere l’uomo di classifica dell’IAM Cycling, era da giorni alle prese con qualche problema gastrointestinale che lo hanno fatto propendere oggi per l’abbandono.

Diversamente da quanto accaduto ai gpm, al traguardo volante di La Fayette (km 145.5) i battistrada si danno battaglia: a spuntarla è proprio Cesare Benedetti che raccoglie i 20 punti in palio davanti a Howes, Roy e Elmiger. Il gruppo transita allo sprint dopo 2’10”, merito del forcing effettuato nei km precedenti: gli 11 punti riservati al quinto vanno, senza troppe sorprese, a Peter Sagan che supera Marcel Kittel, Mark Cavendish e Bryan Coquard.

Il gruppo si riavvicina, Breschel cade e si ritira
Si fa sempre più ridotto il vantaggio del quartetto al comando, che ai meno 54 km possono contare solo su 1’40” e su 1′ tondo ai meno 50 km. Da questo punto continua gradualmente a scendere il margine che per una lunga fase resta nell’ordine dei 40-50″; scende a 30″ attorno ai meno 30 km, a 20″ ai meno 26 km, a 10″ ai meno 22 km. Questo aumento di ritmo è dovuto dalla lotta fra le formazioni dei big per rimanere davanti in una fase di forte vento.

La corsa intanto conosce un nuovo ritiro: termina il suo Tour de France in ambulanza Matti Breschel. Il danese della Cannondale-Drapac parrebbe essere entrato in rotta di collisione con l’ammiraglia della Cofidis; con lui sono finiti a terra anche Jens Debusschere (Lotto Soudal) e Daniel Navarro (Cofidis, Solutions Crédits), che sono tranquillamente ripartiti (ma hanno fatto visita all’automedica).

Howes prima e Benedetti poi non ce la fanno, Elmiger e Roy spingono a fondo
Il gruppo, accortosi di essere troppo prossimo al ricongiungimento, rialza il piede e fa in modo che i battistrada tornino ad avere 40″ ai meno 16 km. Ai meno 14 km il quartetto diventa terzetto perché perde contatto Howes, incapace di tenere il rinnovato ritmo tenuto dagli altri compagni di avanscoperta che riescono a conservare 30″ ai meno 10 km. Dietro a tirare è una marea rossa: sul lato destro sono presenti i BMC Racing Team per tenere davanti Porte e van Garderen, sul lato sinistro i Team Katusha per permetter a Kristoff di sprintare.

Elmiger, desideroso di lanciare la propria candidatura per il numero rosso, lancia un attacco ai meno 9.5 km; Roy risponde, non altrettanto riesce a fare Benedetti che deve alzare bandiera bianca. Lo svizzero e il francese, da scafati passisti quali sono, viaggiano di comune accordo e mantengono un margine più che interessante: ai meno 8 km vantano 30″, ai meno 6″ km ancora 25″; ma ai meno 5 km sono solo 12″ a separarli. Nel frattempo fora Fränk Schleck (Trek-Segafredo), che cerca disperatamente di rientrare, non riuscendovi e rimanendo in un drappello di staccati.

Fuga ripresa, la volata è inevitabile
Il ricongiungimento avviene ai meno 3.3 km in una fase in cui sono Dimension Data, Lotto Soudal e Team Katusha le formazioni più attive. Gli ultimi 3100 metri sono, per una volta, tutti in rettilineo, elemento che ha favorito il lavoro dei trentini. Quello che ha preso l’iniziativa ai meno 2.5 km è quello della Etixx-Quick Step, con Julien Vermote, Iljo Keisse e Tony Martin che punta ad entrare all’ultimo km.

Ma è la Lotto Soudal che entra nell’ultimo km davanti, desiderosa di permettere ad André Greipel di festeggiare con un successo il trentaquattresimo compleanno. La Etixx rimane invischiata attorno alla decima posizione ma Fabio Sabatini riesce a portar fuori alla perfezione il proprio leader ai meno 400 metri e lo traina per i successivi 200 metri.

Parte Kittel ma Cavendish lo supera (maliziosamente?) e vince ancora
Marcel Kittel parte ma viene rapidamente superato da Mark Cavendish: il britannico devia però il suo sprint sulla destra, coprendo proprio la linea in cui si è lanciato il rivale tedesco che è costretto a rallentare, motivo per cui il biondo si lamenta con gesti espliciti dell’azione del mannese. Il quale, però, prosegue senza alcun problema andando a cogliere agevolmente il quarto successo al Tour de France. Vittoria netta, la trentesima al Tour: e, seppur non da gentelman, certamente non irregolare.

Il secondo posto va ad un ritrovato Alexander Kristoff (Team Katusha), che pare finalmente aver messo alle spalle il problema al soprassella che lo ha condizionato nella prima settimana. Terzo posto per il solito Peter Sagan (Tinkoff) che beffa negli ultimissimi metri John Degenkolb (Team Giant-Alpecin), che sembra essere in netta fase di crescita. Quinto un arrabbiato Marcel Kittel (Etixx-Quick Step), sesto un deludente André Greipel (Lotto Soudal), settimo Bryan Coquard (Direct Énergie), ottavo l’azzurro Davide Cimolai (Lampre-Merida) alla prima top 10 del Tour, nono Christophe Laporte (Cofidis, Solutions Crédits) e decimo l’enfant du pays Samuel Dumoulin (AG2R La Mondiale).

No party per Francia, Italia e Spagna: è record. Domani tornano le salite
Per la prima volta nella storia il Tour de France non conosce nelle prime quattordici frazioni un successo di corridori francesi, italiani o spagnoli: un segno evidente come il panorama del ciclismo sia aperto ad altre nazioni (basti pensare alle sei vittorie della Gran Bretagna con tre atleti differenti). Tuttavia non vi è una globalizzazione generale, dato che l’unica affermazione extraeuropea è quella di Michael Matthews (corridore formatosi nei Paesi Bassi) a Revel.

Non cambia nulla in classifica con Chris Froome (Team Sky) che guida sempre con 1’47” su Bauke Mollema (Trek-Segafredo) e 2’48” su Adam Yates (Orica-BikeExchange). Domani nuovo appuntamento con le salite francesi: da Bourg en Bresse a Culoz una tappa lunga 160 km con tanti possibili trabocchetti. Sei le salite, le ultime due delle quali assai impegnative: prima l’Hors Catégorie del Grand Colombier e poi il più breve ma più insidioso Lacets du Grand Colombier. Che sia spettacolo, finalmente.

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