Le due coreane in posa per un selfie © Reuters
Le due coreane in posa per un selfie © Reuters

Dai Giochi uno schiaffo alla politica

Un selfie riavvicina riavvicina simbolicamente le due Coree

Due atlete che alle Olimpiadi si fanno un selfie. Verrebbe da dire: «E allora? Qual è la novità?». Quella del selfie è una pratica ormai sdoganata non solo nello sport, e i Giochi Olimpici sono un’occasione che la maggior parte degli atleti, soprattutto quelli degli sport minori, non si lasciano sfuggire per immortalare con una “auto-foto” la loro presenza nella massima competizione sportiva.

Ma il selfie che è stato registrato qualche giorno fa all’HSBC Arena, dove vengono ospitate le gare di ginnastica artistica (e più avanti quelle di ginnastica ritmica) ha un sapore molto particolare. Non tanto per il nome delle sue atlete (non ce ne vogliano) ma per la loro nazionalità.

Lee Eun-ju viene dalla Corea del Sud mentre la sua compagna di selfie, Hong Un Jong, arriva dalla Corea del Nord. Due paesi non proprio amici, nonostante abbiano una parte del nome in comune.

Fino alla prima metà del Novecento, le due Coree erano una cosa sola, anche se già dall’inizio del secolo le incursioni e le schermaglie tra cinesi e giapponesi, che tentavano entrambi di acquisire la supremazia sul territorio, ne avevano minato l’unità. Alla scissione, però, si arrivò con la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando la Corea viene coinvolta, suo malgrado, nella Guerra Fredda tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica. Il 38° parallelo diventa la linea di demarcazione tra nord e sud del paese, con la parte settentrionale, occupata dai sovietici, dove nel 1948 viene proclamata la Repubblica Popolare democratica di Corea con capitale Pyongyang, e la parte meridionale, occupata dagli americani, con capitale Seoul.

Quando nel 1950 il Nord (per non dire l’Unione Sovietica) invade il Sud ha inizio la Guerra di Corea, un conflitto che formalmente si conclude tre anni dopo, nel 1953, con un armistizio che pone fine simbolicamente alla guerra. Simbolicamente, appunto, perché il conflitto è tuttora in atto anche se non ufficialmente. Tra l’altro, mentre la Corea del Sud è stata denuclearizzata, la Corea del Nord, verso la fine degli anni Novanta, ha iniziato, clandestinamente, il suo programma nucleare. Insomma l’equilibrio tra le due nazioni è appeso ad un filo sottilissimo e le accuse da una parte e dall’altra continuano quasi quotidianamente.

Ecco perché un semplice selfie fra due ginnaste diventa un simbolo indiscusso di una pace che, a livello politico, non si riesce a trovare.

Le due atlete si sono incontrate durante gli allenamenti che hanno preceduto la prova di qualificazione alle finali del concorso completo individuale e alle finali dei singoli attrezzi. La giovanissima Lee Eun-ju, appena 17 anni, alla sua prima partecipazione olimpica, non è riuscita a superare lo scoglio delle qualificazioni.  La più esperta Hong Un Jong ha guadagnato l’accesso alla finale del volteggio, dove può puntare a vincere una medaglia, dopo l’oro conquistato nel 2008 a Pechino, che l’ha resa la prima ginnasta medaglista del suo paese.

Ma nel momento in cui si sono incontrate, qualsiasi rivalità, sportiva o politica che fosse, è stata messa da parte da entrambe le ginnaste che hanno voluto suggellare il momento con una foto che si porteranno a casa e che rappresenta uno schiaffo simbolico ai loro capi di governo, incapaci di trovare un modo per convivere pacificamente.

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