Joanna Rowsell, Elinor Barker, Laura Trott e Katie Archibald © Bettiniphoto
Joanna Rowsell, Elinor Barker, Laura Trott e Katie Archibald © Bettiniphoto

Deep Trott, oro e record fanno sempre gola!

Inseguitrici britanniche da urlo a Rio de Janeiro. A Elis Ligtlee l’oro nel Keirin. Adesso tocca a Viviani nell’Omnium

Chi ha detto che il quartetto britannico dell’Inseguimento femminile fosse ormai dalle parti della chiusura del suo ciclo straordinario? Forse anche noi su queste colonne, a ben pensarci… ma era facile cadere in tentazione, visto che nell’ultimo biennio questo team invincibile, reduce da sei titoli mondiali in sette anni, inframezzati dalla vittoria olimpica di Londra 2012 e da una caterva di prove di Coppa del Mondo, aveva conosciuto l’onta di ripetute sconfitte.

Persi i Mondiali 2015 (fu argento), persi ancora peggio quelli del 2016 (bronzo), le ragazze UK avevano destato qualche perplessità. Ma niente paura (per loro), il riscatto era dietro l’angolo. E tra ieri e oggi, a Rio de Janeiro, quell’angolo è stato voltato, e ci ritroviamo oggi con la Gran Bretagna nuovamente sul tetto delle Olimpiadi. Come non bastasse, tre record del mondo in due giorni hanno dato un’idea più precisa dell’esplosività dell’ensemble guidato da Laura Trott e composto da Elinor Barker, Joanna Rowsell e Katie Archibald.

 

Una gara stellare di record in record
Dopo un primo turno stratosferico, nel quale prima gli Stati Uniti (col tempo di 4’12″282) e poi appunto la GBR (in 4’12″152) avevano guadagnato l’accesso alla finale stampando entrambe il nuovo primato mondiale, ci si aspettava gran battaglia nell’atto conclusivo del torneo.

E invece le britanniche, dopo aver carburato nel primo chilometro (al termine del quale erano ancora dietro alle americane) hanno innestato una marcia in più, volando letteralmente negli ultimi 3000 metri, e arrivando a bloccare i cronometri su un quasi incredibile 4’10″236; e solo per essersi un minimo disunite nel finale non hanno abbattuto la barriera dei 4’10”.

Gli Usa, pur non essendo stati più in partita da metà gara in poi, hanno peraltro stampato a loro volta una prestazione di tutto rispetto, con un 4’12″454 finale che solo stamattina sarebbe stato tempo da record del mondo. Ma le cose nella pista corrono veloci, per definizione, soprattutto quando c’è di mezzo uno squadrone rodato e letteralmente mai sazio di successi e primati.

 

La buona riuscita del quartetto italiano
Le cose corrono veloci, da un po’ di tempo, anche per l’Italia, dopo anni a dir poco bui. Le ragazze del quartetto azzurro erano partite per Rio con gli obiettivi di entrare in finale e di fare il record nazionale. Entrambi sono stati brillantemente centrati, e se il sesto posto conclusivo rappresenta bene o male il livello delle azzurre nel panorama mondiale, il fatto che Simona Frapporti, Tatiana Guderzo, Francesca Pattaro e Silvia Valsecchi abbiano migliorato per ben due volte (nelle qualificazioni e oggi nel primo turno) il primato italiano, fino a 4’22″964, suggerisce che ci siano ancora margini per migliorare ulteriormente.

Non è stata la prova della vita per le azzurre, quella fornita complessivamente a Rio, ma semplicemente il risultato di un lavoro che finalmente è stato condotto con costanza nel corso di diverse stagioni.

Il sesto posto olimpico (alle spalle di Gran Bretagna e Usa, e poi Canada e Nuova Zelanda e Australia) è un punto fermo da cui ripartire in autunno verso obiettivi superiori. Oggi l’Italia è stata splendida nella batteria contro la Cina (quella in cui è stato fissato il primato), poi nella finalina per il quinto posto contro le aussie – con Beatrice Bartelloni che ha preso il posto di Frapporti – ha scontato un po’ di stanchezza o se vogliamo appagamento, non riuscendo mai a impensierire le dirette avversarie. Ma va bene lo stesso, la spedizione ai Giochi per le azzurre della pista può essere definita un successo.

 

L’oro della gigante Elis Ligtlee nel Keirin
Successo che arride oggi anche a Elis Ligtlee, che i più magari non conosceranno (visto che è il suo primo trionfo in una manifestazione maggiore), ma che impareranno a ricordare da qui in avanti.

22enne olandese, la velocista non passa certo inosservata, per via di una stazza da gigante (185 cm per 90 kg) che la fa spiccare in mezzo a tutte le avversarie. Di sicuro oggi nel torneo del Keirin ha trovato un modo più gratificante per farsi notare: vincere.

Passato in scioltezza il primo turno, superata anche la semifinale alle spalle della favoritissima tedesca Kristina Vogel, la simpatica Ligtlee è stata autrice di un piccolo capolavoro in finale, impostando una volata lunghissima, di almeno 300 metri, e non cedendo un metro da lì alla fine.

Alle sue spalle si davano il cambio le rivali – prima la Vogel, poi malamente rimbalzata fino al sesto e ultimo posto; poi la russa Anastasiia Voinova e l’australiana Anna Meares; infine, in prodigiosa ma incompiuta rimonta, la britannica Rebecca James – ma non cambiava la battistrada.

Oro per l’olandese, quindi, davanti a James e Meares, con Voinova, Liubov Basova (Ucraina) e Vogel a completare l’ordine d’arrivo.

 

Anche la Velocità maschile va a tutta Gran Bretagna
In tema di sprint, diamo conto del prosieguo del torneo della Velocità maschile. Dopo ottavi, quarti e semifinali, si è composto il tabellone delle finali in programma domani a partire dalle 22 ora italiana. Jason Kenny ha avuto il suo bel daffare per piegare il tosto Denis Dmitriev (Russia), che l’ha costretto alla bella prima di cedere abbastanza nettamente.

Il britannico (nonché fidanzatissimo con Laura Trott) si scontrerà col connazionale Callum Skinner, che ha battuto invece nettamente (2-0 in semi) l’australiano Matthew Glaetzer. Quest’ultimo si giocherà il bronzo con Dmitriev. Per gli altri piazzamenti, già tutti definiti, fa rumore il sesto posto del cinese Xu Chao: già protagonista assoluta tra le donne, la scuola di Pechino fa capolino anche nel settore veloce maschile. Può essere una novità che anticipa nuovi importanti scenari.

 

E ora la parola (e le pedalate) a Elia Viviani nell’Omnium
Domani partirà il torneo della Velocità femminile (le favorite sono le stesse che hanno dominato Velocità a squadre e Keirin), ma soprattutto partirà l’Omnium maschile. Si tratta dell’ultima gara in cui vedremo in azione un italiano, nella fattispecie Elia Viviani. E sarà al contempo l’unica in cui gli azzurri hanno sensate speranze di andare a medaglia.

Ai Mondiali di marzo il veronese sfiorò addirittura l’oro, salvo poi ritrovarsi ai piedi del podio (quarto) in seguito all’ultimissima, beffarda volata della Corsa a Punti. Particolare non di poco conto, i tre avversari che lo sopravanzarano (Fernando Gaviria, Roger Kluge e Glenn O’Shea) conclusero la prova con lo stesso punteggio di 191; Elia si fermò a 189, poco dietro (a 181) si fermò il campione olimpico di Londra, Lasse Norman Hansen.

L’equilibrio nella disciplina è insomma grandissimo, e tutta la compagnia di giro degli atleti che abbiamo testè citato si darà battaglia domani e lunedì nelle 6 prove che compongono l’Omnium (Scratch, Inseguimento, Eliminazione, Chilometro, Giro Lanciato e Corsa a Punti) per le tre preziosissime medaglie in palio.

A questi nomi possiamo aggiungere – noblesse oblige – quello di Mark Cavendish (che però non è tra i favoriti per il successo, anche se potrà ben figurare in qualcuna delle singole prove), ma anche quelli di Thomas Boudat, Tim Veldt, Jasper De Buyst, tutti veramente temibili. Appuntamento a partire dalle 21.40 per fare il tifo per Viviani; o in ogni caso per apprezzare lo spettacolo che sicuramente verrà fuori da questo combattutissimo Omnium.

Archivio

La vignetta di Pellegrini