Lo sprint vincente di Amalie Dideriksen al Mondiale di Doha © Bettiniphoto
Lo sprint vincente di Amalie Dideriksen al Mondiale di Doha © Bettiniphoto

Il favoloso Mondo di Amalie

A Doha vince a sorpresa la danese Dideriksen con una combattuta volata su Kirsten Wild, Lotta Lepistö, Lizzie Armitstead e Marta Bastianelli

Non possiamo dire che sia stato un Mondiale bello. Battagliato sì, per merito della nazionale faro (l’Olanda), e anche del classico cane sciolto (in questo caso Amber Neben), le cui azioni hanno movimentato il lungo avvicinarsi al volatone. Ma ogni volta che qualcuna provava a far qualcosa, il percorso facilissimo permetteva a chi inseguiva di controllare agevolmente, per poi chiudere ogni spiraglio. C’è stata tanta corsa, e al contempo si può dire che non ci sia stata corsa.

La premessa non è peregrina, visto che non capita tutti i giorni che un Mondiale venga vinto da un ciclista che a metà gara era ben staccato dai migliori. Oggi è accaduto: a imporsi è stata Amalie Dideriksen, che nel quarto dei sette giri del circuito di Doha aveva perso contatto dal gruppo, in seguito a uno scivolone (uno dei tanti che hanno caratterizzato la corsa).

Fatta però la tara alla semplicità del tracciato qatariota che ha permesso insperati recuperi, grandi lodi le tessiamo lo stesso alla giovanissima atleta danese. Ricapitolando: 20 anni, due titoli mondiali su strada già conquistati da juniores (2013 e 2014), un’ottima attività su pista coronata anche qui da un titolo mondiale juniores (Scratch a Seul 2014) oltre che da altre medaglie tra Mondiali ed Europei (giovanili e non); ancora a Rio, due mesi fa, centrava un buon quinto posto nell’Omnium. Non si contano ovviamente i suoi titoli nazionali tra strada e pista, tra una categoria e l’altra.

E allora: forza bruta, capacità di mulinare ad altissime frequenze nonché di tirare il lungo rapporto, sagacia tattica (interpretare alla perfezione un finale come quello di oggi non è da tutti, a 20 anni!), tenacia per non mollare anche quando magari sarebbe facile farlo, e in più pure gran velocità pronta a esplodere al termine di una gara difficile come un Mondiale inevitabilmente è. Se non è questo l’identikit di una degnissima Campionessa del Mondo, allora quale?

 

Italia, difficile essere più sfortunate
Giornata perfetta per la Danimarca, amara per l’Olanda battuta sul filo di lana dopo aver dominato la scena; e per l’Italia? Giornata da Fantozzine, poco ma sicuro. Del resto, quando una squadra è costruita intorno a una capitana, e quella dà forfait proprio la mattina del Mondiale, è inevitabile cercare la classica nuvola personalizzata anche nel più terso dei cieli (e quello qatariota è proprio terso, poco ma sicuro).

Purtroppo per le speranze azzurre, un malessere fisico è stato più forte di Giorgia Bronzini, arrivando a metterla ko nell’imminenza dell’appuntamento più atteso. La piacentina è stata male ieri nel pomeriggio, ma ha sperato di riprendersi in tempo per la gara; cosa non avvenuta, ahilei. La tempistica del problema è stata peraltro tale da impedire che la capitana potesse essere sostituita da una riserva (sarebbe toccato ad Arianna Fidanza, nel caso): il limite per effettuare cambi erano le 12 di ieri.

Pur priva della sua donna simbolo, l’Italia si è comunque comportata bene in gara (come vedremo), ed è arrivata a giocarsi pure una medaglia con Marta Bastianelli, nonostante la iella non abbia certo abbandonato la spedizione azzurra anche nelle fasi calde del Mondiale. Visto e considerato tutto ciò, il quinto posto con cui le ragazze di Dino Salvoldi tornano in patria è tutto meno che una sconfitta.

 

All’inizio è solo folklore
Nella prima parte, tratto in linea di 28 km fino al circuito dell’isola di The Pearl Qatar, spazio al folklore. Non tanto relativamente allo scatto della giapponese Eri Yonamine, partita al primo chilometro, passata da un vantaggio massimo di 40″ al km 10 e rimasta al comando da sola fino al secondo giro del circuito, quanto per la sequela di precoci ritiri: protagoniste soprattutto le tre kuwaitiane, una cade (Noura Alameeri), una si ferma per soccorrerla (Nada Aljeraiwi) ed entrambe chiudono lì la gara; la terza (Najla Aljeraiwi) si è ritirata dopo una quarantina di chilometri, imitata di lì a poco dalla sudafricana Zanele Tshoko.

In pratica, nella prima fase del Mondiale le difficoltà maggiori sono venute dai rifornimenti, con tante atlete poco avvezze a prendere al volo le borracce. L’Olanda, favoritissima di giornata, si limitava a controllare la corsa tenendo lì la Yonamine a 20″ e guidando il gruppo con le sue ragazze, supportata poi dal primo giro del circuito dalla Polonia e dalla Danimarca, a tenere un ritmo comunque blando.

 

L’Olanda si mette d’impegno per far corsa dura
Nel secondo giro qualcosa si è mosso: dal plotone è partita (mancavano 90 km) la svizzera Nicole Hanselmann, e con poche pedalate ha raggiunto la Yonamine. Una caduta su una rotonda ha coinvolto una delle favorite (l’olandese Kirsten Wild) insieme alla polacca Alicia Ratajczak, con Elena Cecchini costretta nell’occasione a mettere piede a terra; nessuna conseguenza reale, comunque.

A fine tornata è uscita dal gruppo l’israeliana Paz Bash, ma non è riuscita a rientrare sulle prime due, anche perché di lì a poco la corsa si è infiammata grazie all’Olanda, e in particolare a una Marianne Vos letteralmente scatenata. La Leggenda ha messo in serie due o tre scatti, inframezzati da due di Amy Pieters e uno di Anna Van der Breggen. Il risultato è stato l’annullamento della fuga di Yonamine e Hanselmann (ai -70), l’allungamento del plotone e il richiamo per le altre big a mettersi davanti con gli occhi ben aperti.

Al quarto giro la musica non è cambiata: a orchestrare sempre le oranje, di nuovo con Vos (due attacchi) e con Pieters (uno), Ellen Van Dijk (uno), Chantal Blaak (due), Kirsten Wild (due) e Van der Breggen (uno). Un continuo rilanciare l’andatura che ha fatto male a diverse avversarie, sfilacciando abbastanza il gruppo. Fin qui l’Italia è stata molto attenta, con Elisa Longo Borghini brava a inserirsi addirittura in un allungo a tre con la Vos e una britannica (ai -50), e le altre (Barbara Guarischi, Maria Giulia Confalonieri ed Elena Cecchini) a spendersi in marcatura sulle avversarie.

 

Il bell’attacco di Amber Neben
Appena l’Olanda ha respirato un attimo, in avvio di quinto giro (a 43 km dalla conclusione), è partita secca l’americana Amber Neben. La 41enne fresca Campionessa del Mondo a cronometro si è decisamente involata, arrivando a superare i 50″ di vantaggio (margine toccato ai -32), dopodiché le olandesi si sono rimesse d’impegno e il gap è stato limato: al passaggio successivo (ai -30, a due giri dal termine) alla Neben rimanevano 36″ su un plotone in cui erano rientrate in tante approfittando del rallentamento; e da cui era uscita in malo modo la russa Olga Zabelinskaya, squalificata in corsa per un cambio di bici irregolare: tale azione poteva essere fatta solo al passaggio dai box, e invece lei l’ha attuata lungo il percorso.

La Zabelinskaya tra l’altro aveva dovuto spendere moltissimo per rientrare in gruppo dopo una precedente caduta (tra le altre atlete ruzzolate giù, da segnalare l’australiana Tiffany Cromwell, capitombolata ai -49, e prima ancora Amalie Dideriksen, rientrata pure lei nel quinto giro).

Proprio le aussie hanno ereditato dall’Olanda il controllo della corsa, e il loro lavoro in testa al gruppo ha dato frutti: a 20 km dalla fine non restavano che 20″ alla Neben, e in apertura di ultimo giro, ai 15 km, l’avventura della statunitense è definitivamente finita.

 

Lotta tra treni e per prendere la ruota di Kirsten Wild
Appena raggiunta la Neben, si è fiondata in contrattacco Danielle King, a cui subito s’è agganciata ancora Amy Pieters. Tra diverse altre atlete che hanno provato a chiudere sulla nuova coppia, l’unica a riuscirci è stata Elisa Longo Borghini, ai -13: nuova riprova di come le azzurre di Salvoldi fossero perfettamente calate nel cuore della competizione.

Ad ogni buon conto, anche quest’azione è stata presto annullata (ai -12), e di lì a poco (diciamo all’altezza dei -10) l’Olanda ha chiuso definitivamente i rubinetti, andando a prendere la testa del plotone e imponendo un notevole aumento dell’andatura. Da qui in avanti è stata solo logica di treni.

La Germania di Lisa Brennauer, poi la Danimarca di Amalie Dideriksen, quindi di nuovo l’Olanda si sono spartite le trenate dai -10 ai -5. A questo punto è riemersa l’Italia, più compatta che mai, tutta al servizio di Marta Bastianelli, chiamata al difficile compito di non far rimpiangere troppo la Bronzini.

Il tema principale degli ultimi 5 km era peraltro molto facilmente intuibile: lotta furibonda per prendere la ruota di Kirsten Wild, ovvero della finalizzatrice oranje, individuata come quella che di sicuro sarebbe stata al centro della contesa nello sprint. La finlandese Lotta Lepistö, malgrado abbia dovuto far da sé (le sue compagne erano da tempo disperse) è stata brava ad accucciarsi alle spalle dell’olandesona, ma ai 3.5 km, in occasione dell’ultima svolta a U del circuito, tutte le carte erano destinate a rimescolarsi.

 

L’ultimo intoppo frena Bastianelli, Dideriksen batte Wild allo sprint
Le prime a saltare sul curvone sono state proprio le azzurre, che si sono malamente disunite, con la sola Tatiana Guderzo rimasta nell’avanguardia del gruppo. Le olandesi, dopo un momento di riflessione, si son rimesse a menare, ma la situazione rimaneva più confusa rispetto a poco prima.

Longo Borghini ha riportato sotto Bastianelli, ma le disavventure per l’Italia non erano ancora finite: proprio quando il treno di Salvoldi si stava nuovamente esprimendo al meglio, risalendo posizioni e quasi riaffiancando l’Olanda, Elena Cecchini ha perso un pedale, e già tante grazie che sia riuscita a non cadere, con un equilibrismo degno di Sagan. Alle sue spalle c’era proprio Marta, e pure lei ha dovuto sganciare, per poi ripartire dopo aver perso diverse pedalate: tornare su e sprintare era impresa abbastanza fantasy a quel punto, ma ci ha pensato Maria Giulia Confalonieri, con un numero da inseguitrice (quale ella è), a caricarsi sulle spalle Bastianelli e a riportarla – con un chilometro al fulmicotone – in posizione di sparo.

Al momento dello sprint Marianne Vos, ultimo vagone del treno arancione, aveva alla ruota codesta sequenza: Wild-Dideriksen-Lepistö-Bastianelli. Ai 200 metri la Leggenda si è spostata e Wild è partita. Alle sue spalle Amalie è uscita come una scheggia, mentre poco dietro Marta si ingolfava sul più bello, ai 50 metri (c’è da dire che anche prima non era sembrata avere l’esplosività necessaria per giocarsi l’oro, ma senza i vari intoppi il podio sarebbe stato alla sua portata).

Spazio libero per Lepistö sulla sinistra, e bronzo acciuffato proprio mentre Dideriksen bruciava negli ultimi 20 metri Wild, rimasta ovviamente scontentissima del risultato (e anche per non aver coronato con l’oro il gran lavoro olandese di tutto il giorno), mentre la danesina, dubbiosa sull’esito del colpo di reni, ha pure evitato di esultare. Al quarto posto si è inserita una tignosa Elizabeth Armitstead (no Lizzie, non ti cambieremo cognome!), proprio davanti all’onorevole quinto posto di Marta Bastianelli, e subito prima di avvisare (lei, iridata uscente) la Dideriksen che sì, aveva vinto la corsa e poteva abbandonarsi alla festa.

A seguire, top ten composta da Roxane Fournier (Francia), Chloe Hosking (Australia), Sheyla Gutiérrez (Spagna), Joëlle Numainville (Canada) e Jolien D’Hoore (Belgio). I piazzamenti delle altre azzurre: Barbara Guarischi 20esima, Maria Giulia Confalonieri 36esima, Tatiana Guderzo 74esima, Elisa Longo Borghini 89esima ed Elena Cecchini 90esima.

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