Tatiana Guderzo seguita a ruota da Marta Bastianelli a Doha © Bettiniphoto
Tatiana Guderzo seguita a ruota da Marta Bastianelli a Doha © Bettiniphoto

L’Olanda stecca sull’acuto

Le pagelle: gara da mattatrici, ma la Wild toppa il finale. Azzurre in linea con le loro possibilità

Amalie Dideriksen – 10
Che sia una predestinata, pochi dubbi ve ne erano prima di oggi. A testimoniarlo, tre ori juniores fra pista (scratch 2014) e strada (2013 e 2014, per una doppietta riuscita solo a Nicole Cooke e Lucy Garner). Diversamente da molte sue connazionali di ambo i sessi dominatori tra i giovani, la ventenne ha però subito confermato il talento anche tra le élite con la potentissima Boels-Dolmans. Due vittorie nel 2015 e una nel 2016, pur con l’intermezzo della pista olimpica dove è stata quinta nell’Omnium. E ora, la perla nel circuito di The Pearl: pur se coinvolta in una caduta nelle prime fasi di gara e con solo due compagne a supporto, la ragazza nata nei dintorni di Copenhagen si è perfettamente disimpegnata nelle fasi finali restando con tutte le sue forze incollata al treno oranje. La scelta si è rivelata azzeccata: rimasta coperta da quell’armadio a quattro ante chiamato Wild, la Dideriksen esce solamente ai meno 90 metri per superarla di mezza bicicletta negli ultimissimi metri prima del traguardo. Gioia immensa per lei che regala al suo paese il primo titolo tra le élite; e, vista l’età, potrebbe essere solo un gustosissimo inizio.

Kirsten Wild – 5,5
Era l’occasione della vita per lei che proprio oggi soffia trentaquattro candeline. Ma dal clan olandese potrebbero anche non metterle sul tavolo la torta; perché, più che un argento conquistato, per Kirsten Wild si tratta di un oro mancato. Era la grande favorita, attorniata da una formazione di talento come poche altre nella storia del ciclismo femminile. Inoltre la possente atleta della Hitec Products ha sempre mostrato un feeling speciale con il Qatar: su otto edizioni del Tour of Qatar la nativa di Almelo ne ha vinti quattro con l’aggiunta di dieci tappe sulle ventotto svoltesi. Rimasta coperta per tutta la gara e portata fuori solo al momento giusto, ecco che le è mancato lo spunto decisivo per sbaragliare la concorrenza. Un’impertinente giovincella si è frapposta fra lei e il sogno iridato che, visti i percorsi futuri, non potrà mai diventare realtà.

Marianne Vos – 8
La più grande ciclista di tutti i tempi, con buona pace di Jeannie Longo, si è sacrificata come la ultima delle gregarie sin da prima di metà corsa, cercando più e più volte di movimentare la gara. L’attenzione delle rivali e la tipologia di percorso non hanno però frazionato il gruppo, come era nelle attese delle olandesi. Oltre alla tre volte iridata, la super formazione prevedeva la coppia di sabotatrici deluxe Anna Van der Breggen e Annemiek Van Vleuten a cui si è aggiunta la meno titolata Amy Pieters; prezioso il lavoro anche di Chantal Blaak e Ellen Van Dijk mentre una menzione merita la consueta gregariona Roxane Knetemann che ha tirato in testa in svariate fasi. È mancata la finalizzatrice, per il resto prova ineccepibile.

Lotta Lepistö – 8
Ma siamo sicuri di essere in Qatar? Abbiamo visto vincere danesi e norvegesi, e chi ti spunta sul podio femminile? Pure la Finlandia! Certo, il 2016 di Lotta Lepistö lasciava prevedere per la sprinter della Cervélo-Bigla un’occasione unica di scrivere la storia del paese scandinavo più vergine a livello ciclistico (Islanda esclusa). Con tre compagne a darle man forte nella fase iniziale, la ventisettenne ha potuto concentrarsi sul tratto finale dove è sempre stata attentissima nel pedalare in zona olandese. Messasi alla ruota della Dideriksen nella preparazione della volata ha provato ad uscire sulla sinistra della carreggiata partendo forse con filo in ritardo, conquistando un meritatissimo terzo posto.

Lizzie Armistead-Deignan – 7,5
Pur se in un circuito a lei non adatto la campionessa uscente ha provato a confermare la maglia al termine di un’annata scintillante nella prima parte ma poi macchiata dalla vicenda dei mancati controlli emersa prima dei Giochi Olimpici. Con una nazionale numerosa ma, con l’eccezione di Danielle King, poco incisiva, è stata proprio la ventisettenne la più attenta in occasione degli abbozzi di attacco olandesi, non facendosi mai sorprendere. Il quarto posto assai difficilmente avrebbe potuto tramutarsi in qualcos’altro. Un ipotetico mezzo voto in meno per la scelta, successiva al matrimonio, di cambiare il cognome con quello del marito, professionista irlandese del Team Sky, fatto che provoca l’orticaria in tutti i giornalisti abituati a chiamarla con il proprio gentilizio.

Marta Bastianelli – 7
Causa improvvisa assenza di Giorgia Bronzini è toccato a lei, magnifica iridata a Stoccarda, l’onore e l’onore della leadership azzurra. La romana ha disputato una prestazione solida raccogliendo un quinto posto più che onorevole. Brava e concentrata nell’evitare il contatto fortuito con Elena Cecchini così come scaltra nel seguire Maria Giulia Confalonieri, la velocista della Alè Cipollini ha disputato una buona volata piazzandosi tra le prime cinque, risultato che male mai non fa.

Maria Giulia Confalonieri – 6,5
La ventitreenne, al debutto in un Mondiale Élite, si è resa protagonista di una superba azione di puro gregariato quando ha raccolto un’intruppata capitana Bastianelli per guidarla magistralmente ai meno 350 metri in ottima posizione di sparo. La brianzola, maturata tantissimo in questa stagione alla Lensworld Zannata, potrà essere una pedina preziosa nelle stagioni future. A differenza del solito, complice sia il tracciato senza asperità e data l’assenza in extremis del totem Bronzini, l’Italia si è mossa in maniera più accorta, restando quasi sempre vigile sulle folate olandesi. Elena Cecchini, Barbara Guarischi e Elisa Longo Borghini hanno corso da stopper, Tatiana Guderzo da regista per una nazionale solida e che difficilmente poteva muoversi diversamente.

Roxane Fournier – 6,5
La scalpitante francesina sta salendo di colpi e sta diventando una piacevole costante nelle posizioni buone in volata. Non ancora venticinquenne, la Fournier è buona sesta in una Francia dalla quale non ci poteva di certo attendere una prestazione in stile Ponferrada.

Chloe Hosking – 5
Assieme alla Wild era la grande favorita della vigilia, alla guida di un’Australia di altissimo livello. La Hosking, recente vincitrice del Gp Beghelli davanti a Marianne Vos, ha rappresentato forse la maggior delusione di giornata. Pur se in buona posizione (era alle spalle della Bastianelli), la ventiseienne della Wiggle High5 non è di fatto mai partita rimanendo sin sul traguardo alla ruota della futura compagna di squadra. Peccato per un gruppo aussie che l’aveva supportata benissimo; una menzione la meritano Katrin Garfoot e Loren Rowney, eccellenti metronome del plotone.

Sheyla Gutiérrez – 6,5
Dalla ventiduenne spagnola non ci si aspettava un risultato di rilievo; l’ottavo posto raccolto è invece più che incoraggiante per lei che solo ora sta assaggiando con continuità il ciclismo di alto livello. Un buon punto di partenza per il futuro.

Joëlle Numainville – 6
La condotta degli ultimi 1000 metri delle canadesi è di difficile comprensione. Le due donne veloci rimaste distanti l’una dall’altra ed entrambe intruppate a centro gruppo. Il piazzamento migliore è quello raccolto dalla ventottenne Numainville, che sulla carta avrebbe dovuto lavorare per la ventiseienne Leah Kirchmann (5), papabile outsider ed infine solo quattordicesima.

Jolien D’Hoore – 5
Altra potenziale candidata quantomeno al podio, la belga si è dovuta accontentare di un decimo posto. Partita a fare la volata da casa sua e senza l’aiuto delle compagne, per la polivalente ventiseienne non c’è stato nulla da fare.

Nicolle Bruderer – 7
Alzi la mano chi conosceva prima di oggi questa ventitreenne guatemalteca, vista a livello UCI solo ai Giochi Caraibici 2014 e alla Winston-Salem 2015. Messasi in luce durante i rifornimenti dove ha tentato più e più volte a sorprendere i meccanici avversari alla ricerca delle borracce, ricevendo solamente tanti epiteti poco urbani (citofonare Armitstead-Deignan) dalle rivali vistesi scippate dell’opportunità di abbeverarsi, la centramericana è arrivata zitta zitta sin sul traguardo in trentottesima posizione a 12″ dalla vincitrice, suo secondo miglior piazzamento della carriera.

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