Il podio del Campionato del Mondo con Cavendish, Sagan e Boonen © Bettiniphoto
Il podio del Campionato del Mondo con Cavendish, Sagan e Boonen © Bettiniphoto

Bocciate senza appello intere nazionali

Le pagelle: sconfitta bruciante per Francia, Spagna e Germania. Che combattente Cavendish!

Peter Sagan – 10
Ormai non ci sono più parole per definire Peter Sagan: è un fenomeno assoluto e l’indiscusso numero 1 del ciclismo mondiale. Nell’avvicinamento a questa prova aveva provato a bluffare dicendo che non sapeva neanche se avrebbe partecipato visto il percorso interamente in pianura e quindi poco adatto a lui che nelle volate pure perde qualcosa nei confronti degli specialisti: nessuno ovviamente gli aveva creduto. Per quanto riguarda la gara di oggi si può dire semplicemente che è stato perfetto: lui parla di fortuna per essere stato l’ultimo ad accodarsi al ventaglio decisivo, ma in momento come quello servono anche e soprattutto le gambe per riuscere a tenere prendendo in faccia più vento di tanti altri. Una volta entrato nel ventaglio ha tirato il giusto e poi si messo buono dietro a Belgio ed Italia in attesa della volata: ha scelto di partire da dietro ed impostare uno sprint di rimonta, ha trovato un varco incredibile lungo le transenne alla destra di Nizzolo e alla fine ha vinto con un margine anche abbastanza netto. Ora che ha vinto due Mondiali di fila sarà interessante vedere per dove riuscirà ad andare avanti con il suo filotto.

Mark Cavendish – 9
Durante la stagione in tanti lo avevano indicato come principale favorito per questa gara, ma un malanno nelle ultime settimane lo aveva rallentato e appena sette giorni fa alla Parigi-Tours non aveva dato una bella impressione rialzandosi completamente negli ultimi metri della volata: e invece alla fine il velocista britannico dell’Isola di Man era là davanti a ruota di Peter Sagan quando è stato il momento di lanciare lo sprint e ha provato a dare filo da torcere allo slovacco. Può recriminare per la preparazione, per un scivolata in allenamento nei giorni scorsi, per aver avuto Adam Blythe come unico compagno di squadra per gli ultimi 150 chilometri o per aver dovuto dribblare i norvegesi in volata perdendo mezza pedalata, ma non sappiamo se tutti questi fattori sommati assieme sarebbero potuti servire a colmare il gap sul traguardo nei confronti di Peter Sagan. Con quattro tappe vinte al Tour de France, l’argento iridato su strada, l’argento olimpico nell’Omnium e l’oro mondiale nell’Americana a Londra in coppia con Bradley Wiggins il suo 2016 è un anno da incorniciare.

Tom Boonen – 8.5
Ha compiuto 36 anni ieri e questo è stato l’ultimo Mondiale della sua fantastica carriera: conquistare la maglia iridata 11 anni dopo Madrid (nessuno nella storia è mai riuscito a ripetersi dopo tanto tempo) sarebbe stato un finale da film ma sulla sua strada ha trovato semplicemente due uomini più forti di lui. In una volata a ranghi compatti un terzo posto sarebbe stato impensabile per Boonen e per il Belgio che hanno cercato di portare la situazione a loro favore grazie al vento: negli ultimi giri con la situazione di corsa ormai ben definita ha scelto di andarsela a giocare allo sprint sperando che il chilometraggio e l’alta andatura potessero giocare un brutto scherzi agli uomini più veloci di lui, purtroppo non è andata bene ma bisogna fargli comunque i complimenti anche se il risultato in sé aggiunge poco alla sua straordinaria carriera.

Michael Matthews – 7
Caleb Ewan è stato tra i primi a staccarsi nei ventagli, la responsabilità è quindi passata tutte sulle spalle di Michael Matthews che ha avuto in Matthew Hayman l’unico punto d’appoggio praticamente per tutta la gara: hanno deciso di giocarsi tutto in volata ed è arrivato un quarto posto a pochi centimetri dal bronzo di Boonen. Dopo l’argento di Richmond, Matthews si conferma come uomo da grandi appuntamenti e siamo certi che d’ora in avanti sarà uno di quelli da tenere sempre d’occhio nelle varie rassegne iridate, a partire già da Bergen 2017 il cui percorso sembra essere cucito su misura per lui.

Giacomo Nizzolo – 7
Le volate sono spesso imprevedibili, ma si sapeva che contro certi corridori l’Italia sarebbe partita battuta e così è stato. Nizzolo, campione italiano in carica, è stato bravissimo a resistere davanti con i migliori, cosa di certo non scontata, e poi ha cercato di correre il più coperto possibile in attesa del finale. La volata probabilmente se la rivedrà in testa centinaia di volte e ripenserà a cosa avrebbe potuto fare per ottenere un risultato migliore: onestamente contro il Sagan ed il Cavendish di oggi non ci sarebbe stato nulla da fare, il podio era invece più alla sua portata ma dopo 257 chilometri percorsi a grande velocità non era così scontato far meglio di un vecchio volpone come Tom Boonen. Questo quinto posto è quindi un ottimo risultati, forse anche migliore di quanto si potesse prevedere per l’Italia alla vigilia: dal Campionato Italiano in avanti Nizzolo sembra aver trovato una maggiore consapevolezza nei propri mezzi, il prossimo anno con 28 anni sulla carta d’identità (lì compirà a gennaio) potrebbe crescere ancora.

Edvald Boasson Hagen e Alexander Kristoff – 5
Al termine di una corsa così tirata è comprensibile che la lucidità fosse scarsa e la gambe ormai al limite di esplodere, ma è evidente che in casa Norvegia qualcosa non abbia funzionato: i due uomini migliori erano entrambi davanti all’ultimo chilometro, ma hanno portato a casa un sesto e settimo posto che lascia spazio e rimpianti e qualche polemica. Il podio sarebbe probabilmente stato impossibile da raggiungere comunque, ma se uno dei due avesse tirato la volata all’altro il piazzamento finale sarebbe potuto essere migliore; ma chi tra Boasson Hagen (arrivato davanti al traguardo) e Kristoff avrebbe dovuto sacrificarsi?

Truls Engen Korsaeth – 8
Questo ragazzo norvegese di 23 anni milita ancora in una squadra Continental, ma oggi è stato protagonista di una prestazione davvero generosa e convincente: prima è stato bravissimo a rimanere davanti, cosa non scontata per un giovane con poca esperienza, poi ha lavorato molto per i suoi capitani che, come detto, non sono riusciti a concludere al meglio. La sensazione è che dopo oggi qualche squadra potrebbe sondare la possibilità di offrirgli un contratto per il 2017 per farlo salire di categoria.

Tom Leezer – 7.5
Lo ammettiamo, per qualche istante abbiamo temuto di ritrovarci questo passistone olandese di 30enne sul gradino più alto del podio con la maglia iridata: il suo scatto negli ultimi due chilometri è stato perfetto per scelta di tempo e ha fatto davvero tremare il gruppo. Leezer ha costretto il Belgio ha un lavoro extra ed è stato ripreso a 500 metri dalla linea d’arrivo con il gruppo ormai lanciatissimo verso lo sprint: si merita un applauso perché è stato l’unico a tentare qualcosa di serio per impedire l’arrivo in volata. Il compagno di squadra Niki Terpstra ha tentato anche lui un allungo: mossa timida e subito stoppata, non è da lui.

Belgio – 7
Lo avevano dichiarato e lo hanno fatto: appena hanno trovato le condizioni di vento ideale, i belgi si sono messi davanti e hanno spaccato la corsa. A loro va dato il merito di averci creduto e di essersi presi la responsabilità di chiudere la porta in faccia a chi ancora sperava di riaprire i giochi una volta entrati sul circuito di The Pearl. Se ne deserto il Belgio è stato favoloso, bisogna ammettere che la gestione del finale è stata quantomeno rivedibile: con sei uomini nel gruppo di testa (diventati poi cinque con il ritiro dello sfinito Keukeleire) e un leader sulla carta meno veloce di altri presenti, avrebbero potuto o dovuto tentare qualcosa per costringere anche altri corridori a prendere l’iniziativa. Dopo l’oro olimpico arriva comunque una buona medaglia di bronzo che ha interrotto un digiuno di podi iridati che durata dall’oro di Gilbert a Valkenburg 2012.

Elia Viviani – 6.5
Il campione olimpico dell’Omnium si è spento nel finale non riuscendo a fare la volata né ad aiutare Guarnieri e Nizzolo, ma già all’inizio dell’ultimo giro (a 15 km all’arrivo) aveva dato segni di sofferenza, probabilmente dovuti ai crampi. La prestazione del veronese è stata comunque positiva perché si è esposto molto in quei chilometri di fuoco in cui si sono creati i ventagli decisivi: forse ha collaborato anche troppo in quel frangente, ma ricordiamo che sarebbe bastato poco per far mutare gli equilibri nel gruppo di testa e regalare una nuova chance a chi era rimasto staccato.

Daniele Bennati e Jacopo Guarnieri – 7.5
Gli altri due italiani rimasti nel primo gruppo hanno fatto in pieno la loro parte. Bennati ha tenuto a lungo alta la velocità collaborando con i belgi per tenere armonia ed impedire al gruppo inseguitore di rientrare in testa con i velocisti tedeschi; Guarnieri invece si è risparmiato un po’ di più per il finale per entrare nei panni di ultimo ruolo di Nizzolo e si è ben comportando, c’è stata una piccola esitazione tra i due al momento dello sprint vero e proprio ma comprensibile per due corridori di squadre diverse e comunque non decisiva ai fini del risultato.

Daniel Oss e Matteo Trentin – 4.5
Per come si era messa la corsa con i ventagli e il gruppo spezzato in più tronconi, tra gli azzurri ci saremmo aspettati di vedere davanti anche Daniel Oss e Matteo Trentin che hanno caratteristiche ideali per queste situazioni: invece i due sono stati tra i primi a finire nelle retrovie del plotone senza poter essere più utili alla causa di Giacomo Nizzolo ed Elia Viviani. Non è stata la loro giornata, sono state le maggiori delusioni dell’Italia.

Nick Dougall, Anass Ait el Abdia, Natnael Berhane e Ryan Roth – 8
Impossibile non menzionare i nomi dei quattro corridori che facevano parte della fuga iniziale (con loro c’erano anche Sergiy Lagkuti e Bryan Ramírez) e che hanno resistito fino alla fine nel primo gruppo: una fuga ad un Mondiale porta sempre grande visibilità, Ait El Abdia, Berhane, Dougall e Roth dopo aver avuto più di 11′ di vantaggio sono stati ripresi dal primo ventaglio e sono riusciti clamorosamente a rimanere davanti fino all’ultimo giro quando l’aumento della velocità ha creato dei piccoli distacci. Al traguardo Berhane è stato il migliore con il suo 13° posto, poi si sono piazzati Roth 15°, Dougall 18° ed Ait El Abdia 22°: piazzamenti insperati alla vigilia ma conquistati meritatamente grazie alla loro condotta di gara.

Michael Kolar e Juraj Sagan – 8.5
Quando la scorsa è esplosa è stata oggettivamente una grande sorpresa vedere entrambi i gregari a disposizione di Peter Sagan nel gruppo dei migliori. Probabilmente nessuno dei due correrebbe nel World Tour se non fosse per il forte legame che li lega al campione del mondo, ma oggi hanno ripagato sulla strada la fiducia: il fratellone Juraj ha perso contatto dal primo gruppo per via del vento mentre andava a prendere borracce per i compagni, Kolar invece ha aiutato il leader della Slovacchia fino alla fine mettendosi addirittura a tirare negli ultimi chilometri. Una parte della vittoria di questo Campionato del Mondo è anche loro.

John Degenkolb – 7.5
Nelle gerarchie della squadra partiva dietro ad André Greipel e Marcel Kittel, ma quando si è animata la corsa è stato lui l’unico ad avere la prontezza di entrare nel primo ventaglio. Purtroppo una foratura lo ha ricacciato indietro nel peggiore dei momenti ed a quel punto si è generosamente messo a disposizione dei compagni: ha dato tutto per inseguire, si è anche arrabbiato con Debusschere con rompeva i cambi e alla fine ha alzato bandiera bianca ritirandosi stremato nel circuito finale.

Germania – 3
Mesi di discussione su chi dovesse essere il capitano tra André Greipel e Marcel Kittel: il vento del deserto ha messo d’accordo tutti tagliando entrambi fuori dai giochi a più di 150 chilometri dall’arrivo. In realtà in quel momento si poteva ancora rimediare alla situazione difficile, ma a mancare alla Germania sono stati anche gli uomini di supporto (Martin, Politt e Sutterlin) che hanno lasciato soli i compagni alla prima difficoltà.

Francia – 4
L’ottavo posto di William Bonnet non basta a salvare il bilancio dei transalpini che con Nacer Bouhanni e Arnaud Démare puntavano a giocarsi qualcosa di veramente importante. La squadra si è sfaldata completamente al primo ventaglio: davanti c’era Bonnet, nel secondo gruppo Bouhanni da solo, nel terzo Démare e Laporte, più indietro tutti gli altri… Mondiale da dimenticare.

Spagna – 4
Si sapeva che quello di Doha non era assolutamente il loro percorso e lo hanno dimostrato: l’unico a raggiungere il traguardo è stato Imanol Erviti, 33° nel gruppetto a 5’29” da Peter Sagan. Ci si poteva aspettare molto di più da Juan José Lobato che però sembra essere un corridore capace di accendersi e spegnersi con troppa facilità.

Fernando Gaviria – 5
Sfortunatissimo per l’incidente con Durbridge e Mezgec (si è slogato la spalla urtando l’australiano) che l’ha messo fuori dai giochi, ma in quel frangente il primo gruppo se ne era già andato e sarebbe stato comunque impossibile per lui rientrare a giocarsi il successo: ha 22 anni e tanta strada davanti a sé, avrà tempo e modo per rifarsi.

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