Ryder Hesjedal al Giro d'Italia © Trek-Segafredo
Ryder Hesjedal al Giro d'Italia © Trek-Segafredo

Ultimo piatto indigesto per Hesjedal

Il bilancio dei peggiori dieci trasferimenti del mercato 2016: Breschel e Van den Broeck eterni incompiuti, Landa e Kwiatkowski altalenanti con Sky

Se, da una parte, ci sono gli acquisti azzeccati, è evidente che dall’altra si trovano quelli che, per un motivo o per un altro, non hanno mantenuto le attese dei datori di lavoro che li hanno ingaggiati. C’è chi si è visto rovinare il 2016 da infortuni in serie o chi, semplicemente, ha tenuto un rendimento al di sotto delle aspettative. La lista non è ovviamente esaustiva: giusto per fare due nomi, avrebbero tranquillamente potuto farne parte anche Pierre Rolland, il cui salto di qualità sperato non si è visto, e Yuri Trofimov, praticamente invisibile per tutta la stagione.

10 – Beñat Intxausti
Dopo cinque stagioni al Movistar Team il basco aveva deciso di tentare una nuova esperienza, la prima all’estero in carriera. La scelta è caduta sul Team Sky, per raggiungere il quale il trentenne ha messo da parte le ambizioni personali in favore di quelle del collettivo, che nel caso della rappresentativa britannica sono assai importanti.

L’inizio alla Volta a la Comunitat Valenciana è stato più che incoraggiante, con un secondo ed un quarto posto di tappa a far da supporto al terzo posto nella generale. Da lì, però, il buio: colpa di un senso di debolezza che gli impedisce di allenarsi a lungo. La risposta è chiara: mononucleosi, che lo tormenta per tutta la primavera. Rientra a fine giugno al Tour de Slovénie, dove si piazza penultimo. Ancora peggio al Tour de Pologne: penultimo nella prima tappa, ultimo nella seconda e ritiro nella terza, che rappresenta il quindicesimo ed ultimo giorno di corsa di una stagione da dimenticare.

9 – Rafael Valls
Nel 2015 con la Lampre era stato uno dei grandi protagonisti dei primi mesi dell’anno, riuscendo a vincere a sorpresa il Tour of Oman e piazzandosi in ottima posizione a Paris-Nice e Volta a Catalunya, Lo spagnolo è stato così al centro del mercato venendo ingaggiato dalla Lotto Soudal, alla ricerca di un uomo per le corse a tappe.

Ma il valenciano, dopo un bel debutto al Tour Down Under (ottavo nella generale), è stato attanagliato dai problemi fisici che ne hanno minato la continuità anche nelle stagioni passate. Ad eccezione di un discreto Tour de Romandie chiuso al quattordicesimo posto, il ventinovenne non è mai entrato tra i primi 20 negli altri quindici giorni di corsa. L’obiettivo stagionale, ossia la Vuelta a España, ha rappresentato un miraggio, con la stagione conclusasi anticipatamente a metà luglio.

8 – Matthew Goss
Qualche stagione orsono era tra i velocisti di punta nel panorama internazionale, lui che è stato capace di vincere la Milano-Sanremo, tappe al Giro d’Italia e di conquistare un argento mondiale. L’australiano, in crisi di risultati almeno da metà 2013, ha cercato nuova linfa accettando la proposta della ONE Pro Cycling, neonata formazione britannica del quale è stato l’acquisto più prestigioso.

Purtroppo per lui, anche il 2016 è stato un totale fallimento: un piazzamento in top 10 (il nono posto nella frazione conclusiva del Tour de Langkawi). Altrimenti mai tra i primi 25 negli oltre quaranta giorni di corsa per colui che doveva trascinare i compagni, molti dei quali neoprofessionisti. L’ennesima stagione deludente lo ha fatto propendere per un precoce ritiro, a soli trent’anni.

7 – Carlos Betancur
Qui siamo difronte ad uno dei più importanti talenti del panorama internazionale ma che, per carattere, per mentalità e per altre problematiche, non è mai stato un professionista nel vero senso della parola. Dopo la conclusione del complicato rapporto con l’AG2R La Mondiale per l’ex maglia bianca del Giro d’Italia si è fatto sotto il Movistar Team, squadra teoricamente perfetta per comunanza di lingua e di obiettivi.

Bananito ha però, tanto per cambiare, deluso: presentatosi ad inizio stagione in sovrappeso (e per questo “punito” con la partecipazione a Milano-Sanremo, E3 Harelbeke e Gent-Wevelgem al fine di velocizzare il ritorno della condizione), ha mostrato quali siano le sue capacità nella seconda parte di aprile, vincendo una tappa alla Vuelta Castilla y León e una alla Vuelta Asturias. Il premio è stata la convocazione al Giro d’Italia in aiuto a Valverde ma, complice qualche problema di salute, non ha potuto dare più di tanto supporto al murciano. Da quel momento altra lunghissima pausa, come avvenuto nelle precedenti stagioni: lo si rivede a settembre nelle prove italiane, dove non incide minimamente. Gli anni passano anche per lui e la fiducia nei suoi confronti non è eterna.

6 – Cameron Meyer
Di gente come lui, nei velodromi, ne è passata veramente pochissima negli ultimi decenni. La transizione su strada non è stata agevole per CamMeyer, che comunque qualche soddisfazione (Tour Down Under, tappe e piazzamenti al Tour de Suisse) è riuscito a togliersela, seppur non commisurate a quanto pareva possibile. Dopo quattro stagioni con la Orica l’australiano ha deciso lo scorso inverno di tentare l’avventura con la Dimension Data.

Con i sudafricani l’inizio del sei volte iridato su pista era stato incoraggiante: secondo al campionato nazionale in linea e dodicesimo al Tour Down Under sono prestazioni interessanti. Le settimane successive sono state però difficilissime: solo tre gare (Vuelta a Andalucía, Volta a Catalunya e Tour de Romandie) senza alcuno squillo e la improvvisa decisione di abbandonare il team per non meglio specificati problemi personali, su cui ancor’oggi è mistero. Lo si è rivisto (con profitto, ovviamente) su pista, lo si rivedrà probabilmente su strada al Tour Down Under 2017 con la maglia della nazionale, ma tutto questo non basta per dimenticare l’annus horribilis del ragazzo di Perth.

5 – Mikel Landa
Strappato a suon di sterline all’Astana, il basco ha raggiunto il Team Sky con la promessa che gli era negata, causa presenza di altri galli nel pollaio, in Kazakistan, ossia la leadership al Giro d’Italia. Il basco ha dunque centrato tutta la stagione sull’appuntamento rosa, iniziando il cammino di avvicinamento alla Coppi e Bartali, proseguendolo in casa alla Vuelta al País Vasco (vincendo una tappa) e rifinendolo al Giro del Trentino, dove ha conquistato una tappa e la generale dimostrandosi in forma eccellente.

A maggio, invece, il grande flop nella Corsa Rosa: una prima settimana senza farsi quasi mai vedere e il ritiro nella tappa di Sestola dopo essere entrato in una crisi pesantissima già dai primi km di giornata. Il calendario degli impegni è stato dunque modificato: il ventiseienne è andato al Tour de France in aiuto al vincitore Froome, alternando buone prestazioni e giornate nel gruppetto. Altre tre gare nel grigiore (San Sebastián, Milano-Torino e Il Lombardia) prima di staccare la spina, per un 2016 che non è stato all’altezza delle aspettative.

4 – Jurgen Van den Broeck
Dopo la bellezza di nove stagioni alla Lotto Soudal dove ha alternato alcuni alti e troppi bassi, per il belga era necessario un cambio di ambiente, per cercare nuovi stimoli all’alba dei trentatré anni. La scelta è caduta sul Team Katusha, squadra che gli permetteva di correre per il proprio risultato in alcune prove.

Il suo 2016 è stato però deficitario: solo tre i piazzamenti tra i primi dieci, tutti ottenuti al Tour of California (ottavo e nono in due tappe e ottavo nella generale). Per il resto solo magre figure nelle prove in linea, nelle corse di una settimana e al Tour de France dove, correndo in appoggio a Rodríguez, si è ritirato a metà gara. Altro cambiamento in questa sessione di mercato: l’ex speranza fiamminga per i grandi giri andrà a fare da gregario di Kruijswijk al Team LottoNl-Jumbo, con il viale del tramonto già anzitempo imboccato dallo scalatore di Herentals.

3 – Matti Breschel
Uno dei classici oggetti misteriosi, che ben figura per pochi giorni all’anno dopo mesi di oblio. Non così era stato il 2015 del danese, che era riuscito a strappare un bel contratto alla Cannondale-Drapac, con tanto di leadership sul pavè, dopo il triennio in Tinkoff di certo non irresistibile.

Ma il bilancio dell’annata che sta per volgere al termine dello scandinavo è deprimente: ritirato a Gent-Wevelgem e Ronde van Vlaanderen e un quinto posto come miglior risultato stagionale al GP d’Argovie. Tanto basta per etichettare il bronzo mondiale di Varese 2008 come l’eterno incompiuto; proverà a ridestarsi nel 2017, a trentadue anni suonati, all’Astana Pro Team. Auguri.

2 – Michal Kwiatkowski
Di questi tempi due anni fa si diceva: ma vuoi vedere che quello “buono buono per davvero” tra gli est europei è il polacco e non lo slovacco? Da allora, se uno è diventato di gran lunga il più forte del mondo, l’altro ha mostrato lampi di classe e periodi di vuoto. Dopo quattro stagioni il ventiseienne aveva deciso il passato inverno di cercare una nuova strada al Team Sky, pronto a dargli la leadership nelle classiche.

L’inizio è stato più che buono: secondo sulle strade maiorchine sia al Trofeo Pollença che al Trofeo Serra da Tramuntana, quindi ottavo alla Tirreno-Adriatico e ottimo vincitore d’astuzia alla E3 Harelbeke (nei confronti del solito Sagan). Il giro di boa si è registrato alla Ronde van Vlaanderen: pur essendo entrato nell’azione buona con lo stesso Sagan e Vanmarcke sprofonda miseramente sui muri decisivi, arrivando pesantemente staccato. Da allora un rendimento insufficiente tanto che non viene selezionato per il Tour de France. Vive una gran giornata a Rio de Janeiro, dove si sacrifica come gregario per Majka; successivamente abbandona la Vuelta a España dopo una settimana nella quale ha indossato per un giorno la maglia rossa. L’Abu Dhabi Tour, chiuso all’ultimo posto, pare un bizzarro simbolo della sua annata. Da lui Brailsford si attende ben altro rendimento.

1 – Ryder Hesjedal
La palma di trasferimento più deludente della passata sessione di mercato va indubbiamente al canadese, trasferitosi dopo ben otto anni alla Cannondale in direzione Trek-Segafredo dove sperava di mantenere inalterato il feeling con il Giro d’Italia, indubbio picco della lunga carriera dell’ex biker.

In ritardo sin da Praia a Mare, il vincitore della Corsa Rosa 2012 si è presentato sulle Dolomiti con quasi 5′ di ritardo dalla vetta; nel tappone a mettersi in mezzo ci ha pensato pure una faringite che lo ha costretto a staccarsi già sulle prime difficoltà e a ritirarsi anzitempo. La prima parte di stagione, fra corse a tappe e classiche vallonate, era stata un disastro (mai meglio di trentanovesimo), così come non è mai nel vivo dell’azione nella seconda parte di stagione. Lo si nota solo nella cronometro del Tour of Alberta (è quarto) e nelle prove canadesi del World Tour, dove chiude la top 20. In estate arriva la decisione di terminare la carriera all’alba dei trentasei anni, con Il Lombardia come ultima uscita chiusa, manco farlo apposta, con un ritiro.

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