Coryn Rivera vince il Trofeo Binda © Ossola
Coryn Rivera vince il Trofeo Binda © Ossola

Rivera mazzola tutte a Cittiglio

Coryn vince il Trofeo Alfredo Binda in volata su Sierra e Ludwig. Quinta e nona Cecchini e Longo Borghini

La 24enne statunitense Coryn Rivera è un’atleta che fin dalle categorie giovanili ha attirato su di sé molte attenzioni facendo incetta di successi nelle corse nordamericane, ma anche cogliendo una medaglia di bronzo ai Mondiali Juniores 2010 a Offida quando davanti a lei si piazzarono solo Pauline Ferrand-Prévot e Rossella Ratto, non certo due atlete qualsiasi: nelle prime stagioni da élite ha continuato a fare risultati, ma le sue apparizioni nel ciclismo europeo sono sempre state un po’ limitate dal fatto di gareggiare per team statunitensi e quindi svantaggiati sul piano economico ad affrontare lunghi periodi nel vecchio continente. Ma quest’anno l’atleta di origini filippine si è sentita pronta per fare finalmente il grande passo ed ha accettato l’offerta del Team Sunweb che nel 2016 aveva fatto un altro bel colpo portando in Europa la canadese Leah Kirchmann: la Rivera ci ha messo pochissimo ad adattarsi alla nuova realtà, al debutto all’Omloop Van het Hageland era all’attacco negli ultimi chilometri, oggi ci ha provato di nuovo e poi ha fatto suo il Trofeo Alfredo Binda, terza prova del Women’s World Tour 2017, fulminando tutte in volata.

Diversi attacchi nella prima parte
La fase decisiva del Trofeo Alfredo Binda sono i quattri giri da 17.8 chilometri ciascuno che caratterizzano il finale della corsa: lo strappo di Casalzuigno e la più lunga salita di Orino sono i passaggi chiave e, all’ultima tornata, dall’ultima difficoltà altimetrica al traguardo ci sono meno di otto chilometri. Il primo tratto del percorso è stato affrontato quindi con relativa tranquillità dal plotone che ha lasciato spazio alle attaccanti: nei primi chilometri, prevalentemente pianeggianti, la prima atleta ad attaccare è stata Anna Trevisi (Alé Cipollini) a cui successivamente si sono unite anche Silvia Valsecchi (BePink) e Simona Frapporti (Hitec), ma il terzetto è stato ripreso prima della salita di Cunardo.

In questa prima difficoltà di giornata la selezione è avvenuta solo nelle retrovie, mentre davanti il plotone è rimasto compatto: da segnalare qualche difficoltà per la campionessa olimpica Anna van der Breggen che già in settimana non era stata molto bene. Lo scenario invece è cambiato in discesa con un nuovo attacco portato da Anna Zita Maria Stricker (BTC City) e Lija Laizane (Aromitalia-Vaiano) che all’inizio del primo dei quattro giri finali avevano un vantaggio di 37″ sulle inseguitrici. La prima ad essere ripresa di questa coppia è stata la lettone Laizane, poi anche l’altoatesina Stricker ha alzato bandiera bianca ed è stata raggiunta dal gruppo con diverse maglie della Orica-Scott nelle prime posizioni.

Orica molto attiva, ma il gruppo è sempre lì
Proprio la Orica ha provato a smuovere le acque nel corso del secondo giro con un bell’allungo dell’australiana Jessica Allen, atleta molto combattiva e che già aveva provato a mettersi in evidenza lo scorso weekend in Olanda. Tutta sola la Allen (al suo inseguimento s’è lanciata Anna Ceoloni, senza fortuna) è arrivata a toccare i 45″ di vantaggio proprio all’inizio del penultimo giro, a circa 35 chilometri dall’arrivo.

A questo punto dal gruppo hanno iniziato a fare sul serio e la velocità è salita vertiginosamente: Jessica Allen è quindi stata ripresa e anche un contropiede di un’altra australiana, Tiffany Cromwell della Canyon-SRAM, ha avuto vita breve. Sul penultimo passaggio sull’ascesa di Orino nessuna delle grandi favorite ha attaccato, ma l’alta velocità ha creato grande selezione ed il gruppo ha perso parecchi elementi: ma quello che non ha fatto la salita lo ha fatto la successiva discesa con l’allungo di Marianne Vos, Shara Gillow, Katrin Garfoot e Alena Amialiusik che hanno approcciato l’ultimo giro con 10″ di vantaggio sul resto del primo gruppetto inseguitore.

All’ultimo giro si muovo le più forti
Il gruppo ha prontamente reagito all’attacco di questo quartetto di altissimo livello e la fuga è stata annullata in vista dell’ultimo passaggio sullo strappo di Casalzuigno e sulla salita di Orino. La situazione di corsa è esplosa tra le due salite con la campionessa australiana Katrin Garfoot che ha attaccato tutta sola, dando seguito al grande lavoro fatto dalle compagne in precedenza: alle sue spalle si è formato un gruppetto di Elisa Longo Borghini, Annemiek Van Vleuten, Katarzyna Niewiadoma, Alena Amialiusik, Coryn Rivera, Arlenis Sierra e Hanna Nilsson.

Sulla salita di Orino c’è stata la reazione della padrona di casa Elisa Longo Borghini che si è riportata sulla Garfoot assieme alla campionessa polacca Katarzyna Niewiadoma, ma il piccolo vantaggio preso in salita è subito stato annullato in discesa dal primo gruppo che si era ricompattato. A 5 chilometri dall’arrivo erano quindi davanti 28 atlete e nessuna ha più trovato il terreno ideale per fare la differenza, anche perché le squadre con le atlete più veloci del gruppo hanno sempre tenuto molto alta l’andatura per evitare brutte sorprese.

Una volata di nomi nuovi, la spunta Coryn Rivera
A questo punto è stata volata con il Team Sunweb che ha lanciato ottimamente Coryn Rivera, atleta molto veloce allo sprint ma con un’ottima tenuta anche sulle salite brevi: la statunitense è partita lunga e nonostante la leggera pendenza a salire è riuscita a contenere la rimonta della cubana Arlenis Sierra (Astana) che le è arrivata a pochi centimetri; terzo posto invece per la giovane danese Cecilie Uttrup Ludwig (Cervélo) che si conferma come una delle migliori atlete di questo inizio di stagione nonostante abbia solo 21 anni. Ma tutto il podio rappresenta una ventata d’aria nuova per il ciclismo femminile che mai come quest’anno è sembrato aperto a così tante soluzioni diverse: sarà forse che molte big hanno scelto di partire più tranquille dopo l’anno olimpico, ma finora non si vedono squadre o atlete in grado di dominare la scena in lungo ed in largo, e da dietro c’è subito chi ne ha saputo approfittare al meglio.

Addirittura tra le prime tre ed il resto del primo gruppo la giuria ha rilevato 2″ di distacco, proprio a voler evidenziare ancora di più la grandissima condizione fisica del podio odierno. La migliore delle italiane al traguardo è stata la tricolore Elena Cecchini che ha chiuso quinta, Elisa Longo Borghini invece non è riuscita a fare il vuoto in salita come ci si poteva aspettare ma ha comunque colto un nono posto che le consente di difendere il proprio primato nella classifica individuale del Women’s World Tour: interessante notare come le due azzurre, assieme ad Annemiek Van Vleuten (oggi sesta), sono le uniche cicliste ad essersi piazzate nelle prime 10 in tutte e tre le prove stagionali del massimo circuito dell’UCI, a testimonianza una volta di più della grande varietà di protagoniste finora. Domenica prossima si volerà sul pavé della Gent-Wevelgem, la tendenza sarà sempre la stessa?

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