Filippo Ganna, Jordan Kerby e Kelland O'Brien a medaglia nell'inseguimento individuale al Mondiale su pista © UCI
Filippo Ganna, Jordan Kerby e Kelland O'Brien a medaglia nell'inseguimento individuale al Mondiale su pista © UCI

Ganna, se Inseguimento fa rima con argento

Ai Mondiali su Pista di Hong Kong Filippo conquista il secondo posto nell’individuale. Settima Elisa Balsamo nell’Omnium

Per la serie “Non chiedere la luna”, oggi è andata in scena la puntata in cui Filippo Ganna non riusciva a bissare il titolo mondiale conquistato l’anno prima. Sarebbe certo piaciuto, eccome!, a lui, ai suoi tifosi, agli appassionati italiani della pista, anche a diversi addetti ai lavori, che il piemontese riuscisse a confermarsi sul trono iridato dell’Inseguimento individuale, ma come tutti sappiamo e quotidianamente sperimentiamo, non sempre i desideri diventano realtà.

Oggi il brusco risveglio ha avuto la faccia (vagamente hobbitiana, non lo prenda come un insulto!) di un certo Jordan Kerby. “Un certo” perché chi l’aveva mai visto prima? Dalla regia ci dicono che negli ultimi anni ha fatto parte della crew della Drapac, ma di rado si è messo in evidenza, mostrando comunque discrete doti da cronoman. Poi la squadra si è smembrata, per metà è confluita nella Cannondale, a lui non hanno trovato un posto e quindi è tornato, a 24 anni e mezzo, a occuparsi di pista. Non che non sapesse di cosa si parlava, visto che da ragazzo aveva ottenuto ottimi risultati, compresi due Mondiali juniores, nella Corsa a punti e nell’Inseguimento a squadre.

Solo che da una vita non risultava più rintracciabile sui radar degli anelli, assente dai massimi gradi di tutti i ranking UCI di specialità, e proprio oggi – dice Ganna tra sé e sé – proprio oggi dovevi ricordarti di estrarre dal cilindro la tua giornata perfetta? Lo sport è anche questo, è anche l’outsider che indovina tutto e beffa il favorito.

Che poi, di beffa non si può nemmeno parlare, perché Kerby ha fatto vedere sin da subito di che pasta è fatto, stampando già in qualifica un tempo che ha fatto venire i sudori freddi a Ganna e, in subordine, al ct Marco Villa: 4’12″172 per l’australiano (non l’avevamo ancora scritto? È australiano), 4’14″647 per l’azzurro, roba che non puoi dire “ok, in finale limo quei due secondi e mezzo e gliela faccio vedere io”, perché due secondi e mezzo non li limi come se bevessi un bicchiere d’acqua fresca in un giorno d’estate.

 

Ganna e la finale che visse due volte
Ad ogni buon conto, Kerby primo e Ganna secondo, non si voleva chiudere la porta della speranza prima del tempo. La finale sarebbe stata un’altra gara, con logiche sue, e quindi tutta da scrivere. Preceduta dalla finale per il terzo posto con il francese Corentin Ermenault (già giustiziere di Filippo agli Europei francesi dello scorso anno) che ha dovuto cedere il passo per il bronzo all’altro australiano Kelland O’Brien, la sfida conclusiva dell’Inseguimento individuale (en passant, citiamo la presenza di Liam Bertazzo e Carloalberto Giordani nelle qualifiche del mattino, eliminati entrambi col 17esimo e col 24esimo tempo rispettivamente) ha avuto una genesi curiosa.

La gara è partita una prima volta, poi – dopo che in 500 metri Kerby aveva già messo insieme un secondo di vantaggio – a qualcuno della non inappuntabile organizzazione di Hong Kong è partito per sbaglio un colpo di pistola. Ganna si è rialzato, ma ha visto che l’altro non se ne dava per inteso, e si è rimesso a pedalare, ma a quel punto la sfida non aveva più senso, e infatti un secondo sparo – riparatore! – ha fermato temporaneamente la competizione.

Mal per Kerby, che al momento dell’interruzione vantava due secondi abbondanti di margine dopo un chilometro (certo, per metà quel vantaggio era determinato dal rialzarsi dell’italiano; però il tempo parlava in ogni caso a favore dell’australiano).

Come se nulla fosse, il simpatico Jordan ha ripreso a macinare quando il via è stato dato per la seconda volta, e ha dato vita a una prestazione più o meno in fotocopia rispetto alla precedente, prendendo subito il largo. Chi aspettava una crescita di Ganna nella seconda parte della gara era destinato a rimanere deluso: Kerby non ha mai perso, anzi fino alla fine ha continuato ad incrementare il proprio vantaggio, fino a chiudere con ben 4″231 di margine. I tempi in assoluto non sono stati eccezionali (conta anche qui il fatto della doppia partenza), 4’17″068 per il vincitore e 4’21″299.

Se può consolare l’azzurro, il secondo posto conquistato oggi conferma lo status di protagonista della specialità a cui è assurto ormai stabilmente: al titolo dell’anno scorso seguono queste due medaglie di Hong Kong, il bronzo della prova a squadre e l’argento di quella individuale. Mica male, nel complesso.

 

Balsamo settima (con caduta) nell’Omnium
L’altra punta di diamante schierata dall’Italia oggi era Elisa Balsamo nell’Omnium. Per la 19enne cuneese luci e ombre, e un settimo posto finale che ha comunque un suo perché. L’azzurra è partita bene, chiudendo al quarto posto nello Scratch e al sesto nella Tempo Race (nella quale ha conquistato il giro insieme a tutte le migliori), per un totale di un quinto posto nella generale. Prima era la britannica Katie Archibald, a segno in entrambe le gare: 80 i suoi punti, 72 quelli di Amy Cure seconda, quindi 68-66-64 per Kirsten Wild, Sarah Hammer e appunto Elisa Balsamo.

I dolori sono iniziati con la prova dell’Eliminazione, nella quale l’italiana ha sofferto sin dall’inizio, trovandosi a sgomitare nelle retrovie. Quel che è peggio, nei primi giri la ragazza è caduta, dopo aver urtato la ruota posteriore della belga Lotte Kopecky, e ha trascinato giù la lituana Baleisyte e la canadese Roorda (che ha avuto la peggio: sospetta frattura della clavicola e ritiro).

Elisa si è rialzata ma ha patito i postumi del capitombolo, finendo col farsi eliminare precocemente. Undicesimo posto per lei nella gara che ha permesso all’australiana Cure (che l’ha vinta davanti all’olandese Wild e alla polacca Daria Pikulik) di andare ad affiancare la Archibald in testa alla classifica: 112 punti per entrambe, Wild terza a 106, poi Hammer a 96, Pikulik a 90 e Balsamo, scivolata in sesta posizione, a 84.

Nella Corsa a punti conclusiva, Elisa ha deciso di marcare soprattutto la Hammer, e ha tentato seriamente solo in occasione di un allungo con Lotte Kopecky. Quando quest’ultima, a 27 giri dalla fine, è andata a inserirsi in un tentativo giù in atto (con la cinese Luo, la giapponese Kajihara e l’irlandese Boylan), l’azzurra non ha saputo (o potuto, o voluto) accodarsi, ed è stato un peccato perché quell’azione si è conclusa con la conquista del giro. 20 punti che avrebbero proiettato l’italiana in zona medaglie.

Invece Elisa non è riuscita a essere pienamente efficace, e la classifica finale l’ha vista scendere al settimo posto con 87 punti. Prime posizioni cristallizzate, con Archibald vincente a quota 122, Cure seconda a 118 e Wild terza a 115. Anche Pikulik (110) e Hammer (102) hanno preceduto Balsamo; la quale però non deve crucciarsi più di tanto, visto che se l’è cavata in maniera più che dignitosa (era pur sempre il suo primo Omnium iridato tra le élite).

 

Kristina Vogel e Cameron Meyer, due miti della pista
Rapida carrellata sulle altre gare della terza giornata dei Campionati del Mondo su Pista 2017. Nella Velocità femminile la mitica Kristina Vogel si è vendicata del “misero” bronzo nella prova a squadre, e ha vinto nettamente battendo in finale l’australiana Stephanie Morton; terzo posto per la beniamina di casa Wai Sze Lee che nella finalina ha battuto la lituana Simona Krupeckaite. Per la fantastica tedesca si tratta dell’ottavo titolo mondiale, il terzo nella Velocità individuale; e ha ancora il Keirin, domenica, per incrementare ancora un palmarès da favola.

In tema di miti dei velodromi, eccoci a parlare di una nuova impresa di Cameron Meyer, che nella Corsa a punti ha fatto a polpette gli avversari: l’australiano ha conquistato due giri (il secondo in maniera superspettacolare, rinvenendo da solo su un gruppetto che era all’attacco, superandolo e proseguendo ancora solo, come se niente fosse), ha vinto sei sprint, si è piazzato in altri quattro, e tutto ciò porta al mostruoso punteggio di 76. Per dire, il secondo (il belga Kenny De Ketele, bravo a conquistare l’argento vincendo l’ultima volata) e il terzo (il polacco Wojciech Pszczolarski) hanno totalizzato 40 punti. In gara per l’Italia Michele Scartezzini, che con 2 punti si è piazzato al 15esimo posto. Anche Meyer (come la Vogel) è arrivato a quota 8 titoli mondiali (il penultimo ancora l’altro giorno, nell’Inseguimento a squadre), e pure lui può ulteriormente arrotondare, visto che domenica sarà il grande favorito della Madison.

È poi iniziato il torneo della Velocità maschile, il cui tabellone si è allineato agli ottavi e domani si andrà a conclusione ripartendo dai seguenti quarti di finale: Dmitriev (Russia)-Webster (Nuova Zelanda), Niederlag (Germania)-Owens (Gran Bretagna), Dawkins (Nuova Zelanda)-Lavreysen (Olanda) e Mitchell (Nuova Zelanda)-Glaetzer (Australia). Evidente il dominio neozelandese, peraltro già esplicitatosi nella prova a squadre.

Oltre a quello della Velocità maschile, domani si assegneranno altri quattro titoli: sempre tra gli uomini ci sarà l’Omnium, con l’Italia rappresentata da Simone Consonni che potrà certo far bella figura (medaglia? non medaglia? chi può dirlo!). Tra le donne spazio ai 500 metri (per Miriam Vece pare fuori portata la qualificazione alla finale), all’Inseguimento individuale (Silvia Valsecchi e Francesca Pattaro per una difficile top ten) e alla Madison, specialità giovane nella quale Maria Giulia Confalonieri e Rachele Barbieri tenteranno la carta della sorpresa per avvicinare le posizioni buone. Quanto buone, lo scopriremo domani.

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La vignetta di Pellegrini

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